EFFETTO SIMEONE - STESSI PUNTI DEL BARCELLONA E MIGLIORE DIFESA DELLA LIGA: LA RIVOLUZIONE DEL CHOLO TRASFORMA IL ‘PATETICO’ MADRID: ORA E’ IL TERZO INCOMODO NELL’ETERNA LOTTA REAL-BARCA…

1. VIDEO - PAPA', PERCHé SIAMO DELL'ATLETICO?

2. EFFETTO SIMEONE - IL ‘PATETICO' MADRID E' IL TERZO INCOMODO NELL'ETERNA LOTTA REAL-BARCA...
Francesco Persili per ‘Dagospia'

«Perché siamo dell'Atletico?». Chissà se quel piccolo tifoso colchonero che in un vecchio spot domandava le ragioni di un simile atto di fede a un padre smarrito abbia rivalutato col tempo quella risposta: «Non è facile da spiegare ma è qualcosa di grande, molto grande». Non sono più gli anni del Patetico Madrid, scordatevi tutte le solfe sulla nobile decaduta del calcio spagnolo. I ‘materassai' di Madrid, i parenti poveri del Real, sono tornati al vertice del calcio spagnolo e quel bambino comincia a capire. ‘Qualcosa di grande, molto grande' è la squadra di Simeone che batte i blancos al Bernabeu, se la gioca alla pari col Barcellona, guida la Liga con gli stessi punti dei blaugrana (primi per differenza reti) e la migliore difesa del campionato spagnolo.

Il derby dell'antimadridismo del Calderon finito zero a zero fotografa il nuovo equilibrio. Terzo pareggio consecutivo con i catalani (dopo i due nella Supercoppa di Spagna), nell'eterna sfida Barca-Real si inserisce un terzo incomodo: l'Atletico di Simeone. 50 punti su 57, il tecnico argentino stappa: «Un record che mi riempie d'orgoglio, se pensiamo che tra noi e il Barcellona c'è una differenza di fatturato di 400 milioni»...

Già perché se c'è un segreto nella rinascita dei colchoneros, quel segreto ha il capello unto di gel e il total black da gangster del Cholo. Il tecnico argentino ha cambiato volto, anima e destino del club rojiblanco. Due anni fa prende il posto di Manzano e trascina i colchoneros alla rimonta in campionato e alla conquista dell'Europa League. L'anno scorso l'entrata in Europa dalla porta principale, la Champions. Il resto è storia di questi mesi. Dominio nel girone, pass per gli ottavi e partitazo col Milan.

Idolo della tifoseria biancorossa, Simeone ha sintonizzato la temperatura emotiva della squadra sui valori del club di cui lui è ambasciatore sul campo dal 1996, l'anno del doblete colchonero (Liga-Coppa del Re). Passione, fiducia e veemenza agonistica. Ha alzato il volume della convinzione e ha voluto sentire il rumore dei tacchetti, l'odore della battaglia. Adrenalina ed elettricità ma anche qualità con la coppia di centrali difensivi Miranda-Godin, il redivivo Thiago, Gabi e Koke, il profeta turco Arda Turan e lì davanti l'ostinazione dell'ispano-brasiliano Diego Costa che ha mandato in sollucchero Fabio Capello: «Forza fisica, tecnica, è un trascinatore».

Corazon e motivazione. L'effetto Simeone. L'artefice della rimonta-scudetto della Lazio nel 2000 con quel colpo di testa a Torino che condannò la Juventus, l'uomo che fatto tornare in cattedra l'Estudiantes, ha salvato il Catania, ha restituito dignità al popolo colchonero.

Lo vedi dalla connessione sentimentale col pubblico del Vicente Calderon, da come arringa la folla. È uno di loro. Modi spicci, Simeone passa per un sergente di ferro, e un po' lo è. Qualcuno ha rivisto nei suoi metodi certe asprezze degne del peggior Passarella, ma rispetto all'ex libero di Inter e Fiorentina, Diego riesce ad avere più empatia con i suoi uomini. Il Cholo è quello che nelle situazioni avverse si esalta, il motivatore che sa scegliere tempi, parole e anche i film giusti. Ai tempi dell'Estudiantes prima della partita con il Gymnasia caricò la squadra con "Ogni Maledetta Domenica" e a quell'abitudine non ha più rinunciato: «in questa squadra si combatte per un centimetro».

La forza del gruppo e la ‘garra', la grinta, e già, è questa l'essenza del ‘cholismo', un modo di fare le cose che è sostanza, concretezza, lavoro che non si lascia mai a metà. Lotta dura senza paura e una cattiveria agonistica che scalda il cuore. E guai a chi tira indietro il piede. Alla faccia del joga bonito e del calcio tacco, punta e ghirigori vari. Ché le partite non si giocano, si vincono. E comunque non si devono perdere. Così il muro di Simeone regge l'urto anche di Messi e Neymar che il ‘Tata' Martino butta dentro nel secondo tempo per scardinare il bunker del Cholo. Niente da fare, e fa niente che oggi il Real Carlo può andare a meno tre. «Una gara alla volta, fino alla fine», ripete Simeone.

L'antimadridismo ha trovato il suo centro. Sulla panchina dell'Atletico dove si agita anche "El Mono" Burgos, il Sancho Panza del Cholo. Rocker ed ex portiere molto "sui generis" dell'Atletico, tra papere e parate poco ortodosse (riuscì a respingere un rigore di Figo col naso!), si proclamò anti-Beckham («se lui è il bello, io sono la bestia, se lui è il nuovo Narciso, io sono l'incredibile Hulk») e a Mou si rivolse come nemmeno in quei campacci di Argentina raccontati da Soriano («te arranco la cabeza, ti spacco la testa»).

«Perché siamo dell'Atletico?». Non è facile da spiegare ma è qualcosa di grande, molto grande. Simeone, Burgos e quegli undici assatanati che stanno provando a fare la rivoluzione di Spagna. La loro vita è tutta lì, in quei 10 centimetri davanti alla faccia, col Cholo che ti obbliga a lottare...

 

 

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