eraldo pecci

"SENZA CALCIO SAREI STATO UN CONTRABBANDIERE O UN DISADATTATO" - ERALDO PECCI FA 70 ANNI: "PER LA PRIMA VOLTA IL COMPLEANNO MI DÀ UN PO' FASTIDIO. PERÒ PIÙ NE FESTEGGI PIÙ CAMPI, E ALLORA VA BENE COSÌ” – L’EX CALCIATORE DI TORO E NAPOLI, POI OPINIONISTA, SI RACCONTA, DAL RISCHIO DI FINIRE ALLA JUVE DA RAGAZZINO A PESAOLA: "GLI DISSI DI SENTIRMI ESTROSO E LUI: 'LEI È ESTRONZO, NON ESTROSO'" – E POI I RINGRAZIAMENTI DI MARADONA, MAIFREDI (“NON ERA PRONTO PER LA JUVE, COME FORSE NON LO ERA MOTTA”) E PIZZUL: “UNA ENCICLOPEDIA VIAGGIANTE. UNA VOLTA…” – VIDEO

 

Antonio Barillà per “la Stampa” - Estratti

 

eraldo pecci

Settant'anni dietro un pallone, prima regista raffinato, poi opinionista. Sempre con la battuta pronta, i valori contadini di papà e mamma dentro, le piramidi di libri sul comodino. Eraldo Pecci spegnerà sabato le candeline, si volta indietro sereno ma un filo di disagio s'allunga: «Il numero fa effetto, per la prima volta il compleanno mi dà un po' fastidio. Però ho letto che più ne festeggi più campi, e allora va bene così».

 

Non si smentisce: settant'anni di leggerezza...

«La vita dà tanti pensieri, attraversarla con il sorriso è importante: l'ho sempre fatto e non cambio da vecchio».

Settant'anni, ovviamente, di calcio...

«Nei primi ricordi il pallone c'è sempre, partitelle infinite nella campagna romagnola finché non sentivo il fischio del babbo per cena. Noi bambini non avevamo altro, eppure eravamo fortunati: non c'erano pericoli né tentazioni, eravamo contenti con poco, figli di chi veniva dalla guerra e sapeva cos'era la fatica».

 

Se non avesse fatto il calciatore?

«Ho risposto, nel tempo, contrabbandiere, disadattato o sbandato. Per dire che non avrei saputo immaginarmi senza calcio. Qualsiasi lavoro avessi scelto, avrei giocato comunque per passione».

 

La prima squadra?

«Il Superga 63, guarda il destino. Era del prete, e chissà che ne pensava papà Gino: per lui, Stalin era di destra».

ERALDO PECCI

Non veniva a vederla...

«Una volta, ma andò via subito. Era molto severo, lo erano tutti i papà, mentre mamma Leda, come tutte le mamme di allora, ci accudiva con dolcezza. Quella generazione di genitori era così, aveva studiato poco ma sapeva educare: non credo che noi siamo stati bravi a crescere i nostri figli come loro con noi».

 

Superò un provino con la Juve...

«Pensi cosa ho rischiato (ride).

Giocavo al paese e s'era sparsa voce che ero bravino, così vennero a vedermi dal Bologna e decisero subito di tesserarmi. Quando si presentò l'osservatore della Juventus, le due società avevano già l'accordo, così, una volta superato il provino al Combi, davanti al capo degli osservatori bianconeri Locatelli, per uscirne bene i miei dirigenti spararono una cifra altissima».

 

In rossoblù bruciò le tappe.

«Debuttai in Serie A a 18 anni, proprio contro la Juve. Mi ricordo tutto, magari non so che ho mangiato ieri ma di quella partita ho presente ogni attimo. Finì 1-1 con due rigori, fallo mio su Bettega e fallo di Salvadore su di me. Arbitrava Casarin, e sa cosa successe? Bulgarelli o i grandi campioni bianconeri lo mandavano a quel paese e lui si limitava a replicare "stai calmo", io chiesi una punizione alzando le mani e mi ammonì. Capii che dovevo stare al mio posto».

 

eraldo pecci

Vinse la Coppa Italia a 19 anni: suo il rigore decisivo...

«Era il 1974, finale con il Palermo. Pareggiammo al 90' e l'1-1 rimase intatto ai supplementari, così ci toccò il dischetto. Non c'era lista, si decideva tiro per tiro, all'ultimo Pesaola si avvicinò e mi disse "vada lei". Forse perché al torneo di Viareggio, che all'epoca era un piccolo Mondiale, avevamo vinto la semifinale ai rigori e li avevo calciati tutti io. Andò bene, Palermo battuto: confermai l'abilità dagli undici metri che persi invece al Torino».

 

Pesaola dava del lei anche a un ragazzino?

«A tutti. Perfino se ti mandava affanculo. Una volta, parlando di caratteristiche, dissi di sentirmi estroso e lui: "Lei è estronzo, non estroso"».

 

 

Dal Bologna al Toro...

«Calcisticamente, sono nato e morto in rossoblù, ma l'età dello sviluppo è stata granata. Ho avuto la fortuna di giocare in squadre forti e città belle, ovunque sono stato bene, ma Bologna e Toro le amo in particolare: vedere il Fila è come vedere Parigi o Roma per la prima volta. Ti incanta, è come se ti parlasse e non mi importa se qualcuno pensa sia retorica».

 

Destini diversi, in questo momento, per le "sue" squadre...

«Non si può chiedere più di lottare con le big, ma possono nascere lo stesso cose belle. Bologna le vive, speriamo ci riesca anche il Toro».

Lei lo scudetto in granata lo vinse.

«Un'emozione unica, ero un ragazzino e a quell'età pensi che tutto sia dovuto: la verità è che fui fortunato a capitare in una squadra dalla chimica speciale, pronta a vincere».

 

(…)

Poi il Napoli di Maradona.

eraldo pecci

«Chi l'ha conosciuto non può che parlarne bene. Era sempre a disposizione di tutti, specie degli ultimi. All'ultima di campionato, ad Avellino, sapendo di andar via perché volevo avvicinarmi a casa, ringraziai i compagni uno per uno. Lui rispose: "Ringrazio io te per come mi hai insegnato a stare in campo". Ovviamente non era vero, ma erano le parole del capo vicino all'ultimo uomo, del grande che vuol far sentire il piccolo apprezzato. Abitavamo nello stesso palazzo, ogni tanto lo sfottevo chiedendo se volesse lezioni di palleggio con il destro. Calcisticamente, per me è stato il più grande: nel palazzo dei grandi, lui ha un attico».

 

Tornò al Bologna...

«La più grande soddisfazione perché da vecchio sono riuscito a dare qualcosa ai giovani, piccoli consigli o piccole risposte. E loro mi hanno fatto invecchiare bene».

 

Il calcio champagne di Maifredi.

«Seppe creare un ambiente gioviale, valorizzò tanti talenti, in città c'era entusiasmo come adesso. Credo non fosse pronto per la Juve, come forse non lo era Motta. Ma fare paragoni non ha senso».

In Nazionale ha giocato poco…

«Nessun rimpianto, se fai del tuo meglio quello che arriva è conseguenza. Magari ci sono state combinazioni sfavorevoli, per esempio Bearzot che si ispirò al modello Juve senza regista, ma se fossi stato Suarez avrei trovato spazio. Il ct mi voleva un gran bene».

 

Seconda vita da opinionista...

eraldo pecci

«Quante partite con Pizzul, un'enciclopedia viaggiante. Eppure non l'ho mai sentito dire "io". Era uno sportivo, se ne intendeva. Quando ho saputo che, giovane difensore, fu preferito dal Catania a Burgnich, gli ho chiesto se davvero fosse stato più forte. E lui, sorridendo: "Pensa quanto ci capivano quei dirigenti"».

 

Come festeggerà?

«In famiglia. Con i miei nipoti. E la tagliatella».

 

Come si immagina nei prossimi anni?

«A fare due passi, con sempre più fatica. Un giorno in piazza, al paese, ho visto un vecchio su una panchina: veniva a scuola con me... È l'inizio di una nuova vita, ma i settanta mi fanno effetto».

Ultimi Dagoreport

sigfrido ranucci valter lavitola

RESPINTO IL RICORSO DI SIGFRIDO RANUCCI CONTRO LA RAI: NON CI SARA' NESSUN REINTEGRO, IL CONDUTTORE NON RIPRENDERA' IL SUO POSTO ALLA GUIDA DI "REPORT" - DALLA RAI FILTRA "SODDISFAZIONE" PER LA SENTENZA DELLA GIUDICE DEL LAVORO DONATELLA CASARI (BOLLATA DALLA STAMPA DI DESTRA COME MAGISTRATO SINISTRORSO) CHE HA RESPINTO IL RICORSO EX ARTICOLO 700 DELL'''AMICO FRATERNO" DEL PESCIVENDOLO-BOMBAROLO DEL "BISTROT CEFALU' - NEI GIORNI SCORSI ERA ARRIVATA ANCHE UNA SOSPENSIONE DI DIECI GIORNI SENZA STIPENDIO - A CONDURRE LA PRIMA PUNTATA DI ''REPORT'', L’8 NOVEMBRE, CI SARANNO CLAUDIA DI PASQUALE E DANIELE PIERVINCENZI - SU TROPPI COMPORTAMENTI, DA LAVITOLA IN GIU', RANUCCI E' ETICAMENTE INDIFENDIBILE - COSA FARA' ORA "SUPERMAN" SIGFRIDO, COME LO DEFINISCE LA POMPEIANA BOCCIA? SE NON HA PIU' LA CREDIBILITA' PER PRESENTARE INCHIESTE SUL POTERE, CHISSA' SE IL CALDO "SIG" AVRA' ANCORA CREDIBILITA' PER CANDIDARSI ALLE PROSSIME POLITICHE...

messina orcel donnet generali

DAGOREPORT - FINITO IL PRIMO TEMPO DEL RISIKO, CON LO STRAORDINARIO SUCCESSO DELL’OPAS DI INTESA SU MONTE DEI PASCHI DI SIENA, SI APRE IL SECONDO ROUND, QUELLO DECISIVO PER ESPUGNARE IL “FORZIERE D’ITALIA”, ASSICURAZIONI GENERALI - L’UNICO ISTITUTO BANCARIO CHE POTREBBE FAR SALTARE IL PIANO INTESA DI CARLO MESSINA E COMPAGNI È UNICREDIT, CHE HA CONVOCATO PER OGGI UN CDA STRAORDINARIO – PARE CHE IL BERSAGLIO DI ANDREA ORCEL SIA LA CONQUISTA DI BANCA GENERALI, DI CUI IL LEONE HA IN TASCA IL 51% - NESSUNO ESCLUDE CHE DOMANI ORCEL POSSA SPEGNERE I SOGNI DI GLORIA DI MESSINA, PORTANDO LA PARTECIPAZIONE DI UNICREDIT NEL LEONE, DAL 9 AL 29,9%, MAGARI RILEVANDO LA QUOTA DEL 10,15% DETENUTA DAL GRUPPO DEL VECCHIO/DELFIN IN GENERALI - NON È NEMMENO DA GETTARE NEL CESTINO L’OPZIONE DI UNA FUSIONE UNICREDIT-GENERALI PER DARE VITA A UNA BANCA-ASSICURAZIONE - NON È FINITA. SI ACCAVALLANO LE VOCI DI INTERLOCUZIONI A IOSA TRA UNICREDIT E CRÉDIT AGRICOLE…

meloni schlein calenda richetti bonetti rosato conte

“IL CAMPO LARGO È UN GRAVE PERICOLO PER L’ITALIA” – CARLO CALENDA RIBADISCE IL SUO NO ASSOLUTO ALL’ALLEANZA CON IL CENTROSINISTRA: “NON SIAMO MAI STATI NÉ SAREMO MAI NEL CAMPO LARGO”. VA BENE CARLETTO, MA CHE FAMO? “AZIONE” FARÀ LA TERZA GAMBA PER GIORGIA MELONI? O CORRERÀ DA SOLA CON IL RISCHIO DI ESSERE ININFLUENTE? - DAGOREPORT: NEL PARTITO DEL “CHURCHILL DEI PARIOLI”, RICHETTI A PARTE, SAREBBERO GIÀ PRONTI A LANCIARSI TRA LE BRACCIA DELLA MELONI. BONETTI, ROSATO E COMPAGNIA SPERANO CHE IL CENTRODESTRA RESTI SOTTO AL 42% PER OFFRIRSI COME STAMPELLINA. MA GLI ELETTORI “AZIONISTI” SOFFRIREBBERO UN PASSAGGIO A DESTRA: SI FIDANO PIÙ DI RENZI CHE DI MELONI, SCHLEIN E CONTE...

malara corsini monteleone

DAGOREPORT - ANTONINO, CHE TIPINO! - IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI PAOLO CORSINI S'E' STUFATO DI MONTELEONE, IL CUI PROGRAMMA "FILOROSSO" INANELLA UN FLOP DIETRO L'ALTRO - NEL TENTATIVO DI ALZARE GLI ASCOLTI, CORSINI HA CONSIGLIATO ALL'EX "IENA" DI CAMBIARE ROTTA: PIÙ SERVIZI, PIÙ INCHIESTE "ON THE ROAD" E MENO CHIACCHIERE INUTILI IN STUDIO. PECCATO CHE IL CONDUTTORE, IN VERSIONE TORTELLONE RIPIENO DI SÉ, ANZICHÉ DARE ASCOLTO AI CONSIGLI, VADA DRITTO PER LA SUA STRADA - SE GLI ASCOLTI NON MIGLIORERANNO, LA RAI CHIUDERA' "FILOROSSO" A FINE ANNO E POTREBBE SILURARE IL CONDUTTORE, PAGANDO UNA PICCOLA PENALE - LO SCAZZO TELEFONICO IN DIALETTO CALABRESE TRA MALARA E MONTELEONE E LA LUNGA LISTA DI FLOP BY ANTONINO...

giorgia meloni cateno de luca

FLASH! MELONI S-CATENATA: ACCORDO FATTO CON "SUD CHIAMA NORD", IL MOVIMENTO DI CATENO DE LUCA. A LEGGE ELETTORALE APPROVATA, GIORGIA PUNTA ANCHE SU CATENO, QUOTATO ALL’1,5%, PER RAGGIUNGERE QUOTA 42 SENZA VANNACCI - IL SINDACO DI TAORMINA, ALLE REGIONALI SICILIANE DEL 2022, HA PRESO (DA SOLO) PIU’ DI MEZZO MILIONE DI VOTI - LA PROSSIMA SETTIMANA SI FORMERA’ LA COMPONENTE ALLA CAMERA: A FRANCESCO GALLO SI UNIRANNO UN ALTRO PAIO DI DEPUTATI, TRA I QUALI MANLIO MESSINA, CHE RIENTRA IN “AREA MELONI” DOPO AVER LASCIATO IL GRUPPO DI FDI NEL 2025…

urne voto schede elezioni giorgia meloni antonio tajani matteo salvini elly schlein donald trump benjamin netanyahu pedro sanchez

DAGOREPORT – LA CONFUSIONE POLITICA ITALIANA HA RAGGIUNTO LA QUINTA DIMENSIONE, OLTRE LO SPAZIO-TEMPO: QUANDO SI VOTA? - MOLTI SONO CONVINTI CHE LA DATA DA CERCHIARE SIA GIUGNO 2027 (SALVINI E TAJANI PERMETTENDO) - MA CI SONO TROPPE VARIABILI, IN ITALIA E ALL’ESTERO, CHE POSSONO INFLUENZARE IL CALENDARIO ELETTORALE – LE TRE DATE CHIAVE PER IL FUTURO DELL'UNDERDOG DI COLLE OPPIO SONO: LE ELEZIONI IN ISRAELE DEL 27 OTTOBRE, QUELLE DI MEDIO MANDATO NEGLI STATI UNITI DEL 3 NOVEMBRE E LE POLITICHE IN SPAGNA DEL 29 NOVEMBRE - I DESTINI DI NETANYAHU, TRUMP E SANCHEZ SONO IN QUALCHE MODO LEGATI A QUELLO DELLL'ARMATA BRANCA-MELONI. I PRIMI DUE PERCHÉ GRANDI ALLEATI, AL NETTO DI QUALCHE “VAFFA”, IL TERZO PERCHÉ GRANDE NEMICO E PRINCIPALE RAPPRESENTANTE DEL PARTITO SOCIALISTA EUROPEO IN UE - NEL CASO DI UNA SCONFITTA DI TRUMP, SIA ALLA CAMERA SIA AL SENATO, BISOGNA CAPIRE CHE POTRA' SUCCEDERE: IL RISCHIO CHE GLI PARTA L'EMBOLO È ALTISSIMO...