gigi nicola riva

GIGI RIVA, MIO PADRE – PARLA IL FIGLIO NICOLA: MI CONFESSAVA SEMPRE DI NON AVERE RIMPIANTI: ME NE SPACCHEREI ALTRE VENTI DI GAMBE, DICEVA. HA SOFFERTO MOLTO LA DEPRESSIONE. LE PARTITE DEL CAGLIARI E DELLA NAZIONALE LO FACEVANO STAR MALE. PATIVA LA TENSIONE" - "PER I SARDI IL REGALO PIÙ GRANDE NON SONO STATI I SUOI GOL, MA CHE LUI NON LI ABBIA MAI ABBANDONATI - DOPO LA SALVEZZA IL MISTER CLAUDIO RANIERI SI È SENTITO DI RINGRAZIARE PAPÀ, PERCHÉ DOPO UN COLLOQUIO CON LUI…"

Pietro Cabras per “il Messaggero” - Estratti

 

Primo febbraio 1976, stadio Sant'Elia, Cagliari-Milan.

gigi nicola riva

Vicino alla bandierina, Aldo Bet contrasta Gigi Riva: è l'ultima azione del più grande attaccante italiano, strappo muscolare alla coscia destra. Nel 1976, a casa Riva nasce Nicola. Che ci racconta, a quattro mesi dalla scomparsa del padre, il 22 gennaio scorso. chi era davvero Riva, non il bomber ma il papà, non l'ala sinistra ma il padrone di casa, non il mito ma il custode di insegnamenti e valori, di cui Nicola va giustamente orgoglioso.

 

(...)

 

A casa non parlava di sé?

«Assolutamente no. E noi chiedevamo molto poco. Piano piano mi sono reso conto che non era solo un uomo di sport, ma si andava molto oltre: c'era il legame con la Sardegna, era come se fosse parente di tutti i sardi. E anche fuori, era benvoluto da tutti. Perché era una bandiera, e credo che nel calcio le bandiere piacciano a tutti».

 

Come reagiva suo padre di fronte ai complimenti?

«L'amore vero gli faceva piacere. È una delle ragioni per cui non se n'è mai andato dalla Sardegna: sentiva che era un legame sincero, autentico. Per i sardi il regalo più grande non sono stati i suoi gol, ma che lui non li abbia mai abbandonati. Noi di questo siamo molto fieri»

 

(...)

 

Come è stato essere il figlio di Riva?

gigi nicola riva 3

«Una sollecitazione continua, sin da bambino. Quando giocavo a pallone, il paragone era difficile da sostenere. Io cominciai a sei anni, ma quando passai al Cagliari, a 14, la maglia era pesantissima e io con questo cognome non mi sentivo sereno. Ho avuto un rifiuto e ho smesso: per quattro anni non ho voluto più saperne del calcio. Avevo la consapevolezza che diventare come lui sarebbe stato impossibile»

 

In tutto questo suo padre?

«E' rimasto al di fuori. Non è mai venuto a vedermi, non mi ha mai dato un consiglio. Non voleva essere un peso per me. Invece allo stesso tempo io avrei avuto bisogno di un parere, di un sostegno».

 

Era un padre severo, un padre presente, un padre da coccole?

«Non era da abbracci, baci, niente. Non ti diceva ti voglio bene: te lo faceva capire. Ma non mancava mai: feste, ricorrenze, parenti, lui c'era e gli piaceva partecipare.

 

Era rimasto orfano presto, la vita in famiglia gli era mancata e si vedeva. Io personalmente ho recuperato negli anni il nostro rapporto: quando usciva di meno e lo avevo in casa, allora lo abbracciavo, lo baciavo, si era creato un rapporto più fisico, ne sentivo il bisogno. E' stato bellissimo: come se lo avessi conosciuto una seconda volta, ho riscoperto una nuova parte di lui»

 

GIGI RIVA E CAGLIARI DELLO SCUDETTO

Era generoso?

«Non ci ha fatto mancare mai nulla, ma ci ha insegnato che dovevamo sudarci ogni cosa. A Natale c'è sempre stato. E qualche sorpresa me l'ha fatta: un anno mi ha regalato una macchina, era una Micra. Inaspettata, non era da lui. Motorino mai, aveva paura».

 

Vacanze insieme?

«Non l'ho mai visto concedersi una vacanza. Prendere l'aereo per lui era un peso. La sua vera vacanza era quando tornava a Leggiuno, il suo paese»

 

Vi ha portato spesso?

il cagliari alla camera ardente di gigi riva

«Io e mio fratello andavamo dai miei zii, l'estate, anche un mese intero, e lui magari veniva una settimana. E raccontava, allora sì, in quel contesto riuscivamo a ricostruire i frammenti della sua infanzia, che era stata terribile. Voglio scrivere un libro su Riva bambino, ho tanto materiale, ho promesso a papà che lo farò».

 

Guardavate le partite insieme?

«Mai. Ce lo proibiva, quando eravamo a cena con lui. Soffriva: Cagliari e Nazionale lo facevano star male. Pativa la tensione, si agitava».

 

Ha sempre parlato di insegnamenti di suo padre. Qualcuno su tutti?

giovanni malago alla camera ardente di gigi riva

«Non era di tante parole. Ci ha educato con l'esempio, non con le frasi fatte. Coerenza, amore della verità, educazione: lui era così».

 

Si arrabbiava con voi?

«Poche volte. Non doveva alzare la voce, bastava lo sguardo».

 

La frase che vi faceva sentire all'altezza?

«Sono orgoglioso di voi. Detta da un padre è enorme. Detta da mio padre, Gigi Riva, era una medaglia che ti dovevi guadagnare».

 

Discuteva con voi della sua salute, nell'ultimo periodo?

«Ci ho riflettuto tanto in questi mesi. Mi sono convinto che si fosse accorto che qualcosa non andava. Ma non si lamentava, la sua dignità è emersa anche in quei momenti, di sicuro dentro di sé aveva un vulcano. Non voleva accanimenti terapeutici, gli avevano proposto un intervento, e ha risposto: ci penserò».

funerali di gigi riva 6

 

Che rapporto aveva con il dolore fisico, lui che aveva avuto infortuni terribili?

«Mi diceva sempre che non aveva rimpianti: rifarei quel contrasto, mi diceva, me ne spaccherei altre venti di gambe. Ha sofferto molto la depressione, invece. Un uomo come lui, razionale, di fronte a una malattia subdola, ha faticato a farsene una ragione. Gli siamo stati accanto, siamo riusciti a portarlo a Milano, la dottoressa Colombo è stata la sua ancora di salvezza. Un periodo molto lungo, dal 1996 fino a quando ci ha lasciato».

 

Che cosa l'ha scatenata, secondo voi?

GIGI RIVA

«Credo che sia scaturita dai dolori dell'infanzia, la morte del padre, il collegio che lo ha fatto chiudere di più in se stesso. Ma la botta è stata nel momento in cui, con il primo contratto da semiprofessionista in tasca, quando poteva finalmente aiutare in casa, la mamma se n'è andata. Queste sofferenze alla fine gli hanno presentato il conto».

 

L'ultima frase di suo padre?

«Sentivo che aveva bisogno di noi. Quando la sera lasciavamo l'ospedale ci diceva: rimanete ancora, state qui. Era il segno del cambiamento. Mio padre ha avuto tre vite: Luigi quando era sul lago, a Leggiuno; Gigi Riva qui in Sardegna, in casa non è mai stato Gigi; infine un paio di anni fa ha ricominciato a vivere la famiglia da vicino, ha riscoperto il bisogno dei suoi cari, delle cose semplici, si è tolto il mantello di Gigirriva ed è tornato Luigi bambino».

GIGI RIVA

 

Il Cagliari è salvo: domenica hanno evocato tutti Gigi Riva.

«Il mister Ranieri si è sentito di ringraziare papà, perché anche dopo un colloquio con mio padre aveva accettato la sfida. Sarebbe stato triste finire in Serie B proprio in questo 2024 in cui papà purtroppo se n'è andato».

gigi riva roberto baggioGIGI RIVAGIGI RIVAGIGI RIVAfischi durante il minuto di silenzio in onore di gigi riva gigi rivagigi rivagigi riva francesco tottiGIGI RIVA mondiale 2006GIGI RIVA ROBERTO BAGGIOGIGI RIVA ROBERTO BAGGIOgigi riva doc nel nostro cielo un rombo di tuonogigi riva gigi riva doc nel nostro cielo un rombo di tuonogigi riva in spiaggiagigi riva a pesca di polpisergio bobo gori gigi rivatrofei in casa di gigi rivagigi riva nella sua casaclaudio ranieri gigi riva

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