“IN ITALIA YAMAL NON GIOCHEREBBE, I GIOVANI IN QUESTO PAESE NON PIACCIONO” – CI VUOLE JULIO VELASCO PER AFFRONTARE DI PETTO I PROBLEMI DEL CALCIO ITALIANO: “I GIOVANI DEVONO DIMOSTRARE IN ITALIA TRE VOLTE IL LORO VALORE RISPETTO A UN GIOCATORE ESPERTO, QUANDO DOVREBBE ESSERE IL CONTRARIO. SOPRATTUTTO PERCHÉ IL GIOCATORE ESPERTO GUADAGNA DI PIÙ" – “NON CI SONO STADI? MA COSA C’ENTRA SU COME SI GIOCA A CALCIO?” – “TROPPI STRANIERI? E’ UN PROBLEMA GIURIDICO. NON SI POSSONO METTERE NORME CHE LIMITINO LA QUANTITA’ DI STRANIERI. E’ ILLEGALE. BISOGNA CERCARE ALTRE SOLUZIONI" - VIDEO
Velasco: “Non ci sono stadi? Cosa c’entra con come si gioca a calcio...”!!
Il ct della Nazionale femminile di volley, Julio #Velasco, ha commentato l’attuale situazione del calcio italiano.
? @GianluVisco pic.twitter.com/rXu5wLLolQ
— Sportitalia (@tvdellosport) April 16, 2026
Velasco lo aveva già detto un anno fa, lo ha ripetuto ieri al convegno del Foglio sullo sport. “In Italia Yamal non giocherebbe”.
Julio Velasco, come al solito, è l’uomo che rilasciato le dichiarazioni più interessanti. Ha strappato l’applauso della sala quando ha detto che in Italia Yamal non giocherebbe. Lo aveva detto anche un anno fa. Non è cambiato quasi niente.
“Credo che in Italia i giovani non piacciono in generale, anche nella pallavolo. I giovai devono dimostrare in Italia tre volte il loro valore rispetto a un giocatore esperto, quando dovrebbe essere il contrario. Soprattutto perché il giocatore esperto guadagna di più. Appena un giovane sbaglia, ha sbagliato perché è giovane. Non ha sbagliato perché ha sbagliato. È un paese in cui in generale piacciono poco i giovani e infatti i giovani sono costantemente criticati da parte degli adulti o dei vecchi. Questo non li aiuta, devono sentire la fiducia degli allenatori, dei genitori, dei professori”.
Velasco ha parlato anche a Sky Sport:
julio velasco a la torre di babele
“Se uno critica costantemente i giovani e le donne, poi non può aspettarsi grandi motivazioni perché loro cominciano a difendersi. I giovani in Italia si sentono dire, continuamente che non sono come eravamo noi, che non hanno valori, che non parlano tra di loro, che non socializzano, che guardano solo il cellulare.
Ma chi lo ha detto? Non è vero, e soprattutto: davvero i giovani guardano il cellulare più degli adulti? Ma per favore, semmai uguale. Certo hanno altri modi, vivono in modo completamente diverso da come facevo io. Non critichiamoli se vogliamo stimolarli, io credo che siano cambiati più i genitori che i figli.
julio velasco a la torre di babele
Con le donne è la stessa cosa. Addirittura qualcuno tende a dire “le donne non capiscono”. Ma quando? Fanno tutto le donne, ci affidavamo a loro a scuola. Sono tutte conseguenze di un fenomeno del potere, dell’esercizio del potere sulle donne e sui giovani. È quello che che stiamo dicendo: “noi siamo meglio di voi, gli uomini alle donne, gli adulti ai giovani. Il mondo sta cambiando, indipendentemente da noi. C’è una rivoluzione silenziosa da parte delle donne, si vede in tutto.
Poi possiamo scegliere di essere reazionari, porci contro questa rivoluzione, o partecipare. Io voglio partecipare, ho figlie, è giusto e oltre che giusto c’è ricchezza nella società delle donne. Anche noi possiamo arricchire loro ma non dobbiamo calpestarle. È bellissimo lavorare con i giovani, ovviamente i litigi le discussioni sono parte della vita. Cerco di accompagnare questi processi”.
Lei ha consigli da dare al calcio?
Velasco: “Io nel calcio ho anche lavorato, ho grandissimo rispetto primo perché sono un grandissimo appassionato. È molti difficile, si lavora nelle condizioni più difficili in assoluto, ci sono vincoli giuridici, economici, le nazionali convivono con le attività dei club. È tutto molto complicato. Non do consigli perché non ho consigli da dare, non perché voglio fare il politicamente corretto.
Quello che dico è che quando uno vuole rislvere una cosa e invece di cercare problemi specifici va a cercare i problemi generali, non trova mai la soluzione. Anche nella pallavolo. Ricordo che quando arrivai a guidare la Nazionale maschile, il problema era la mentalità italiana, le strutture.
Tutte cose che non puoi modificare. Allora, dissi, se mettiamo come ipotesi: “il problema è che giochiamo male, forse troviamo soluzioni”. Sennò ci perdiamo in considerazioni generali. Ci sono diversi personaggi autorevoli del calcio che stanno dando indicazioni in tal senso. Poi ci sono problemi politici generali che spettano a chi si occupa di politica del calcio, alla federazione.
Un allenatore deve porsi il problema del come si gioca. La frase “si gioca male perché è un problema politico non mi serve a niente”. Devo risolvere il problema di come si gioca con quello che c’è, non con quello che dovrebbe esserci”.


