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KLAEBO, IL PHELPS DELLE NEVI! STORIA DELL’ATLETA PIÙ VINCENTE DELLE OLIMPIADI INVERNALI: A MILANO CORTINA IL FONDISTA NORVEGESE HA VINTO 6 ORI. IL TRIONFO NELLA 50 CHILOMETRI LO CONSEGNA ALLA MITOLOGIA DEI GIOCHI INVERNALI - “MA IL VUOTO DOPO LE GARE MI SPAVENTA”- UNA VITA DI RINUNCE, LA TESTA SEMPRE “FISSA SULLA PROSSIMA SFIDA”, IL NONNO-ALLENATORE CHE LO CONOSCE MEGLIO DI CHIUNQUE ALTRO - “PER SCIARE AD ALTO LIVELLO È NECESSARIO CURARE IL FISICO, LA MENTE, LA SALUTE, LA TECNICA, I MATERIALI E LE CERE PER FARLI SCIVOLARE: O PENSI A QUESTO OPPURE AFFINI LA SIMPATIA E RINUNCI A ESPLORARE I TUOI LIMITI. QUANDO SMETTERÒ DI SCIARE DOVRÒ IMPARARE LA TECNICA DI ESISTERE" (MANCO SARTRE!)

 

Giampaolo Visetti per repubblica.it - Estratti

 

KLAEBO 77

 “Ci sono due cose che mi fanno paura. Prima delle gare temo di ammalarmi. Dopo, mi spaventa il vuoto. All’improvviso mi sento privo di energie e non so più cosa fare. Il tempo passa anche per me: quando smetterò di sciare dovrò sforzarmi di trovare la mia strada”. Non è semplice diventare anche Johannes Hoesflot, dopo essere stato solo Klaebo. Queste Olimpiadi non si limitano a incoronare il fondista più vincente della storia: mostrano al mondo un campione che domina senza tradire fatica, attento a non esagerare, estraneo a frasi costruite per la memoria altrui.

 

 

 

La 50 km ultima fatica

KLAEBO 58

L’atteso oro nella 50 chilometri (in programma sabato) sta per consegnarlo alla mitologia dei Giochi invernali: sei vittorie su sei gare, come agli ultimi Mondiali, 13 medaglie di cui 11 d’oro in tre edizioni. Il rocketman norvegese, a 29 anni, non finge di sottovalutare quelli che definisce “certi buoni risultati”: a poche ore da un’impresa senza precedenti che promette di proiettarlo nella dimora esclusiva delle invincibili divinità dello sport, da Duplantis a Pogacar e da Bolt a Phelps, insiste però sulla sua verità:

 

“La mia testa – dice nel suo rifugio a Castello di Fiemme - è fissa solo sulla prossima sfida. Da otto mesi vivo in una bolla e giorno per giorno, non ho alternative: mi mancano le risorse mentali per occuparmi di paragoni con persone a me ignote, o di record ancora da stabilire. Pensare alla carriera è il passatempo di chi l’ha già conclusa”.

 

 

KLAEBO 33

 

Sulla tivù norvegese i suoi trionfi italiani toccano il non disprezzabile share del 90%. In Scandinavia l’inventore della “Klaebo-run”, capace di salire a venti chilometri orari pendii da scialpinisti, fino a oscurare le gesta di Mart Bjoergen, Bjoern Daehlie e Ole Einar Bjoerndalen, in questi giorni sorprende però per un’inattesa metamorfosi caratteriale. “Per la prima volta – ammette il nonno-allenatore Kare, che lo segue da quindici anni – Johannes si concede brevi sorrisi e qualche parola. Forse a scioglierlo è il calore italiano”.

 

 

"Dovrò imparare la tecnica di esistere”

Il primo a confessare la debolezza di accettare il mondo, spiegandone le ragioni, è proprio lui. “A Trondheim per l’ultimo oro ai Mondiali – dice - mi hanno accompagnato 30 mila persone. Mi sentivo solo, ma ero a casa tra famigliari e amici. Ho capito che per resistere non posso escludermi dalla realtà diventando invisibile. A Milano Cortina accetto la presenza delle persone care e l’affetto della gente. Ascolto: presto il mio esilio nella disciplina finirà, avrò bisogno di imparare la tecnica di esistere. Mio nonno mi conosce meglio di chiunque, con lui non servono parole: se dice che mi vede diverso, ha ragione”.

 

 

 

KLAEBO 12

Il cambiamento del modello Klaebo sarebbe questo: da un incrocio tra un asceta e un eremita, a un mistico stupito dalla terrena curiosità, disposto a spiegare con gentilezza le fondate ragioni del suo silenzio. “Per sciare ad alto livello – dice – è necessario curare il fisico, la mente, la salute, la tecnica, i materiali e le cere per farli scivolare. C’è molto da fare e la vita ti concede poco tempo tra i migliori: o pensi a questo, passando mesi da solo a lavorare in luoghi tranquilli, oppure affini la simpatia e rinunci a esplorare i tuoi limiti”.

 

 

Dopo il quinto oro nella Team sprint un cronista norvegese ha cercato di infilarsi dell’inedita disponibilità espressiva e gli ha chiesto i “progetti per il futuro”. Risposta: “Tornare in albergo dal fisioterapista e andare a dormire”. Domanda di riserva: come commenta le parole del suo allenatore, che lo definisce il migliore sportivo della storia? “Il mio commento è grazie, faccio del mio meglio: ma ogni atleta sa che il suo nemico è la fatica”. Ancora più laconica la replica a un tifoso che sul traguardo di Lago di Tesero gli ha chiesto un selfie insieme: “No”.

LA FIDANZATA DI KLAEBO 44

 

 

Klaebo: “Per la prima volta ai Giochi mi sto divertendo”

Uno scontroso gigante di ghiaccio? “Al contrario – dice Klaebo, impegnato ore sulla cyclette per impedire alle gambe di fermarsi – spero si capisca che vivo con la mascherina e mangio da solo perché non posso ammalarmi, che rinuncio a essere un ragazzo per chiarire chi è un atleta, che scio anche di notte perché la semplicità è nascosta nella complessità. Il prezzo dei sogni collettivi è l’indisponibilità personale: non si nasce forti, lo si diventa se non si smette mai di migliorare in modo rapido. Dire no, fino all’istante dell’addio alle competizioni, è inevitabile”. Un solo cedimento: l’uomo che ormai scia solo contro sé stesso, confessa che “per la prima volta ai Giochi mi sto perfino divertendo”.

 

 

(…) “Vincere – frena – è difficile. Se mi succede, cercherò di capire con calma cosa realmente significa”.

 

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