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L’ULTIMO VALZER DEL “MAESTRO” PIRLO: "SMETTO A DICEMBRE, A 38 ANNI CI STA. UN FUTURO DA ALLENATORE? LA SCINTILLA DELLA PANCHINA ANCORA NON MI E’ SCATTATA – LA NAZIONALE? ALL’INIZIO COL 3-5-2 AVEVA FATTO DELLE PROVE DISCRETE, POI CON IL CAMBIO DI MODULO E’ ANDATA COSI’ COSI’" – L’ELOGIO DI CONTE: "CON LUI BASTANO 20 MINUTI..." – FARA’ IL SUO VICE? - POI PARLA DI VERRATTI, VAR E BONUCCI-VIDEO

Massimo Lopes Pegna per La Gazzetta dello Sport

PIRLO

Quando si alza dal tavolino del bar all’aperto in zona Chelsea di fronte a casa sua, Andrea Pirlo si lamenta per il dolorino al ginocchio destro che lo tortura da mesi. Dice: «Dove c’è la rotula non ho più la cartilagine. Quando è venuta la Juve in tournée a fine luglio, mi sono fatto vedere anche dal loro medico. Ma c’è poco da fare». Causa infortunio ha dovuto saltare una manciata di partite della sua terza stagione in Mls e quando disponibile si è spesso accomodato in panchina: 15 presenze su 32 gare e due assist. Per dire, nel campionato passato non aveva praticamente mai saltato un match ed era sempre stato titolare. Con grande serenità, spiega: «Vanno in campo i più giovani, Herrera e Ring. A 38 anni è giusto dare spazio ai ragazzi. No, non sono arrabbiato. Anzi do una mano agli altri e all’allenatore».

A dicembre le scade il contratto. Smetterà?

PIRLO

«Ti rendi conto da solo che è arrivato il momento. Ogni giorno hai problemi fisici, non riesci più ad allenarti come vorresti perché hai sempre qualche acciacco. Alla mia età ci sta di dire basta. Non è che puoi andare avanti per forza fino ai 50. Farò qualcos’altro».

Ha già pensato al futuro?

«Non lo so ancora. Rientrerò in Italia già a dicembre. Il vice di Conte? Se ne dicono di cose. Ho delle idee, ma mi concedo tempo per decidere».

Tanti suoi ex compagni hanno scelto la panchina: Nesta, Gattuso, Inzaghi, Sheva…

PIRLO BUFFON

«… E Grosso, Cannavaro, Zambrotta, Brocchi, Oddo. Ormai tutti. Se penso ad allenare? Non è detto che siccome sei stato un buon giocatore puoi farlo. Devi essere predisposto e avere la prova del campo. Deve scattarti la scintilla. A me non è ancora scattata».

Meglio partire dal basso come Nesta o come Inzaghi subito dal Milan?

«Non c’è una strada giusta o sbagliata. Dipende dalle opportunità che ti offrono. Se ti chiama subito una prima squadra, è dura rifiutare. Ripeto: per ora non ho quell’intenzione. Dopo 25 anni di calcio starò a casa con la famiglia (ad agosto gli sono nati due gemelli, ndr). Per tenermi in forma giocherò a golf (handicap 10) e a tennis».

Intanto in Italia era di scena la Nazionale. Venerdì con la Macedonia un altro passo indietro.

«Purtroppo piuttosto male. Era importante fare risultato e si palpava la tensione. Ne è uscita una gara confusionaria e con poche idee».

Sbagliato usare i termini catastrofe o apocalisse in caso di mancata qualificazione?

PIRLO TOTTI

«Non lo so. Sicuramente sarebbe disastroso per il movimento, che comunque è in ripresa, e per i giocatori, la cui ambizione massima è andare al Mondiale. Però ci sono i playoff, pur mancando la certezza aritmetica, e c’è speranza che le cose possano sistemarsi».

Giusto parlare di crisi dopo due eliminazioni dal gruppo alle ultime due Coppe del Mondo?

«Il calcio italiano non è malato. E’ vero che ci sono state due brutte uscite al Mondiale, ma nel mezzo abbiamo disputato due ottimi Europei con una finale e un buon piazzamento in Francia, dove con un po’ di fortuna in più si poteva andare fino in fondo. Capita di uscire come è accaduto in Sudafrica e in Brasile, anche se non è normale per un Paese come l’Italia. C’è un cambio generazionale in corso come hanno avuto pure Germania, Francia e la stessa Spagna. Poi arriva un periodo più prolifico e ricominci a vincere».

Si dice che si dia poco spazio ai giovani.

PIRLO 1

«Non sono d’accordo. Se uno è bravo, giovane o anziano, gioca sempre, in Italia e all’estero».

Chi le piace di più?

«Oltre ai già maturi Insigne e Verratti, fra i top metto Belotti, Bernardeschi, Rugani, Caldara, Conti e Gagliardini. Avere dei nuovi Totti e Del Piero non sarà facile. Ci vorrà tempo, bisogna sperare che questi ragazzi pian piano si trasformino in campioni. Anche se un fuoriclasse lo riconosci già a 18 anni...».

Verratti è un po’ in difficoltà.

«Perché ha tante responsabilità, riflettori puntati sempre addosso, anche per la questione mercato di quest’estate con il Barcellona. Così alla prima partita sbagliata iniziano le critiche. Ma siamo in tanti ad aver sopportato faccende di questo tipo. Se mi somiglia? Giochiamo in ruoli simili con caratteristiche diverse».

Balotelli è recuperabile?

«Dipende da lui. Se segna, come sta facendo adesso, ha sicuramente la possibilità di tornare. Ma quelle poi sono scelte dell’allenatore».

PIRLO

Dicono che la Mls non sia allenante. Altrimenti non si spiegherebbe la ragione per cui Giovinco non sia mai stato chiamato neanche per uno stage...

«Forse non hanno voglia di venirlo a vedere o pensano che siccome è venuto qui sia lui a non aver più voglia di giocare. Allora dovrebbe valere anche per quelli che sono andati in Cina o a Dubai. E poi vengono convocati calciatori che stanno fuori nelle loro squadre».

Le piace l’Italia di Ventura?

«All’inizio con il 3-5-2 come Conte aveva fatto delle prove discrete, poi con il cambio di modulo è andata così così».

Lei in azzurro è stato allenato da Trapattoni, Lippi, Donadoni, Prandelli, Conte.

«Sì, ne ho avuto tanti. Beh, la Nazionale di Lippi giocava bene. Quella di Prandelli faceva un buon calcio, discrete anche alcune partite di Donadoni. Quella di Conte era notevole».

pio e amedeo emigratis con pirlo

Lei ha sempre considerato Conte un fenomeno.

«Impressionante la sua cura dei particolari. Riesce a darti comunque spiegazioni convincenti. Una sua lezione di 20’ al video vale tre giorni di allenamento: capisci subito al volo che cosa devi fare. Negli anni poi è migliorato, con questa voglia di vincere e fare tutto al massimo. Uno dei più bravi in assoluto».

Var: in Italia ci sono pareri divisi, nella Mls ce l’avete dai primi di agosto.

«Qui funziona bene, perché gli arbitri non sono proprio dei fenomeni. Forse in Serie A danno fastidio le pause, l’esperimento però è appena cominciato e ci vuole pazienza. Magari si può limitarla alle cose più eclatanti, ma aiuta a non sbagliare: è decisamente un passo in avanti».

Il licenziamento di Ancelotti l’ha sorpresa?

«Sì. Soprattutto perché sembra che siano stati i giocatori a volere la sua testa, mentre lui è sempre stato un maestro nei rapporti di spogliatoio. Strano. Uno del suo valore mandato via così in fretta... mi sa che c’è sotto dell’altro».

PIRLO DYBALA

E se licenziassero Montella?

«Mi auguro di no. Il Milan ha una squadra nuova: dura mettere insieme 20 uomini. Ci vogliono tempo e fiducia anche se i risultati non arriveranno subito. C’è un progetto e deve portarlo avanti. Poi i tanti cambi di panchina in precedenza non mi pare abbiano dato risultati».

Sarri le piace?

«Molto. Il Napoli è quella che gioca meglio in Italia ed è fra le migliori in Europa. Vederla in campo è puro divertimento».

La Juve senza Alves e Bonucci è ancora la più forte?

«Sì, lo è. E ha la consapevolezza di esserlo. E’ piena di bravi giocatori, vincerà il campionato e andrà lontano pure in Europa».

L’Inter?

«La sto osservando con interesse, farà bene. Spalletti mi piace, e anche i nerazzurri hanno bisogno di tempo per capire che cosa chiede. Per ora non entusiasma, ma fa risultato. Mica è fortuna. Non prendono gol, che in Italia è già molto, e prima o poi capita che uno lo segni. Mentre l’anno scorso uno lo subivano sempre. E poi Spalletti sa come sistemare in campo i suoi uomini e farli rigare dritto, e questa cosa è importante. Quando hai in mano lo spogliatoio, chi vuol giocare sa che deve meritarlo e quindi lavorare».

Giuste le critiche a Bonucci?

PIRLO JUVE

«No. E’ normale che per ora non renda come alla Juventus. Hanno iniziato da poco, gioca in una società diversa, con compagni e movimenti nuovi, cambiando modulo. Non possono aspettarsi che appena arrivato faccia assist e gol. E’ il miglior difensore d’Italia e uno dei più forti d’Europa, ma anche lui ha bisogno di tempo per ambientarsi».

l proprietario del Miami Fc allenato da Nesta, Riccardo Silva, ha chiesto al Tas di Losanna di adeguare il soccer Usa allo statuto Fifa. Cioè introdurre retrocessioni e promozioni.

«Assolutamente d’accordo. Se ci fosse più pressione per evitare di perdere e retrocedere, oltre che per vincere, si alzerebbe la qualità. Se la Mls non cambia le regole liberalizzando il mercato, non ci potrà mai essere una squadra come il Real Madrid».

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