basquiat bansky

L’OMAGGIO DI LONDRA (E DI BANKSY) AL GENIO DI BASQUIAT – RIELLO: AL “BARBICAN” UNA CONTROVERSA ESPOSIZIONE SUL "MOZART DELLA PITTURA'' – IL “SUNDAY TIMES” LA MASSACRA – DA SOTHEBY’S A NEW YORK UN QUADRO DELL'ARTISTA E’ STATO ACQUISTATO PER 110 MILIONI DI DOLLARI – I MURALES-SBERLEFFO DI BANKSY

basquiat3

Antonio Riello per Dagospia

 

Waldemar Januszczak sul Sunday Times la massacra. Matthew Collings sulle pagine dell’Evening Standard ne parla abbastanza bene. Anche il pubblico è diviso tra entusiasmo (i piu’ a dire il vero) e scetticismo. Una mostra controversa quella su Jean Michel Basquiat appena aperta al Barbican Center. E non senza ragione.

 

Un suo quadro, “Untitled”, è stato comperato recentemente da un abbiente giapponese, certo Yusaku Maezawa, per più di 110 milioni di dollari alla casa d’aste Sotheby’s a New York. La cifra è di per se’ un notevole record e non ha evidentemente bisogno di essere commentata.

 

Ma perche’ tutti questi quattrini per comperare un quadro? Come mai Basquiat piace così  tanto a così tanti?

 

Di origini haitiane (il padre) e portoricane (la madre) nasce a Brooklyn nel 1960. Cresciuto in un ambiente urbano duro e difficile (gran parte della New York di quegli anni era un posto molto tosto e poco trendy) vive con la mamma che comunque ne apprezza l’indole artistica. E’ molto curioso e studia con caparbietà la Storia dell’Arte. Ama i libri e li legge avidamente.

 

basquiat

Visita spesso il Metropolitan Museum. Ha una sua lista di artisti di riferimento tra i quali non mancano Tiziano, Matisse e soprattutto Picasso. Ma ancora giovane, a causa di problemi di salute della madre e di contrasti famigliari, si ritrova a vivere sbandato e senza casa. La cultura alternativa di certi ambienti newyorkesi inesorabilmente lo assorbe (anche e soprattutto nel senso di droghe e “sballi” vari).

 

Diventa nel frattempo quello che in Italia chiameremmo un “graffitaro” e assieme ad un amico artista, Al Diaz, usando lo pseudonimo SAMO, tra il 1977 e il 1980 decora (ed imbratta) mezza New York. Il primo ad accorgersi di lui e’ Diego Cortez, curatore e socio dell’allora celebre Mudd Club (1978-83) di TriBeCa, che lo invita ad una collettiva. Quando il Mudd Club e’ costretto a chiudere tutti si spostano all’ Arena Club (posti che potrebbero essere tranquillamente paragonati al famoso “Chat Noir” delle avanguardie parigine).

 

Jean Michel è un bel ragazzo, ambizioso, sveglio e fotogenico. Gestualita’ e look perfetti, e sa pure cantare. E’ in grado, con naturalezza, di fiutare il posto giusto e il momento giusto. E’ sicuramente “etnico”, ma non ha l’aggressività radicale tipica del mondo Afro-Americano di quel periodo. E’ anche molto amico dell’altro astro emergente, Keith Haring.

 

BASQUIAT

In quegli stessi anni l’epopea della Pop Art americana sta ormai diventando seppure con gloriosa lentezza roba vecchia e il mercato dell’arte (quello potente, quello che conta) sta cercando con una certa ansia qualcosa (e qualcuno) da affiancare ai grandi nomi che avevano segnato la New York artistica gli anni sessanta. Doveva essere una faccenda che potesse diventare la naturale evoluzione e lo sviluppo di quanto già accaduto (e che era stato ampiamente e proficuamente capitalizzato).

 

Opere semplici, dirette, colorate, non troppo cerebrali (vade retro sofisticata Europa!) e soprattutto in sintonia con i nuovi tempi. Qualcosa con la forza dirompente del graffito, che ricordasse le periferie urbane, maleducata, ed irriverente, ma che non facesse alla fine troppa paura al potenziale collezionista. Sicuramente meglio la pittura, ma avrebbe dovuto avere assolutamente in se’ molto carattere e il giusto grado di “newyorkesita’”.

 

Quadri, e non graffiti, che funzionassero per una elite che voleva sentire in salotto l’odore della vita vera, senza però certo sopportarne i disagi e viverne troppo da vicino i rischi. Puzza virtuale insomma. Della Pop Art riveduta e corretta in salsa “tamarra”, ecco cosa ci voleva. E con in piu’ un pizzico di spezia etnica (l’America infatti iniziava a vedere allora le minoranze con nuovo interesse, come potenziale nuova fascia di consumatori e come elemento importante della dialettica culturale liberal).

 

Intanto il talentuoso e determinato ragazzo con i dreadlocks (i capelli stile “rasta”) prosegue la sua carriera con un discreto successo e inizia finalmente ad avere qualche dollaro in tasca. La sua prima personale la fa alla Annina Nosei Gallery (lei era davvero una eccezionale talent scout di altissimo livello, non ne ha sbagliato uno). Nel Dicembre 1981 su ArtForum, Rene Ricard pubblica forse il suo più celebre articolo, intitolato “The Radiant Child”, proprio su Basquiat.

 

Ci si accorge che potrebbe esser lui quello che si stava cercando. Il suo “primitivismo urbano” condito con un po’ di esotismo caraibico sembra essere la ricetta vincente. In più la sua disinvolta e versatile abilità suggeriscono la felice idea di un “Mozart” della pittura.

 

Il candidato entra rapidamente nell’orbita e nei favori di Andy Wharol, che ne intuisce le potenzialità, ne fa il suo protetto e in un certo senso lo designa come suo vero “erede” sul piano artistico. Il figlio che Wharol non aveva mai avuto…. I due collaboreranno anche professionalmente con lavori a “quattro mani”, uno di questi lo si può  vedere al Barbican dove a questa amicizia è dedicata una ampia sezione.

warhol e basquiat 1985 by michael halsband

 

Sembra che Basquiat abbia addirittura influenzato in qualche modo l’ultima stagione artistica del divo della Pop Art. Assolutamente da vedere l’opera “Dos Cabezos” (1982), in mostra. Parallelamente il mitico mercante svizzero Bruno Bishofberger provvede a sdoganare rapidamente e con successo il ragazzo di Brooklyn (che nel frattempo si era trasferito a SoHo) nei salotti buoni della vecchia Europa.

 

Era quasi fatta. Bisogna solo capire se il soggetto era in grado di gestire il successo e sostenere le stressanti esigenze del cosiddetto “circo mediatico”.

 

Con le sue doti naturali lui supera ogni aspettativa in tal senso. Diventa un personaggio pubblico vero e proprio e l’efficiente testimonial di se’ medesimo. Anzi raggiunge involontariamente la perfezione: muore giovanissimo di overdose nel suo nuovo studio (1988). Quando (purtroppo) accade, la scomparsa prematura di un artista di grande talento è un elemento essenziale che permette di confezionare una impeccabile carriera leggendaria (di nuovo viene in mente Mozart, ma anche Giorgione, Egon Schiele e Amy Winehouse).

 

omaggio di banksy a basquiat

E la sua produzione artistica diviene automaticamente facile da controllare. La situazione ideale per i mercanti che lo gestivano (tra loro anche un Larry Gagosian, non ancora potente, ma certamente già con fiuto e idee molto chiare). Biografie e film seguiranno per irrobustire a dovere il mito.

 

Ecco perché piace tanto: è appunto un artista leggendario e per apprezzarne i lavori non occorre essere necessariamente degli studiosi o dei fanatici di Arte Contemporanea.

I prezzi che fa all’asta sono il frutto ovviamente del suo innegabile talento, ma nel contempo anche di una calcolatissima amministrazione, sul mercato, del suo asset di opere e di un processo straordinariamente efficace e sinergico di “brandizzazione”.

 

Al Barbican si possono conoscere parecchi aspetti interessanti e non banali della sua vita e del suo lavoro.

 

omaggio di banksy a basquiat copia

Per esempio che gli piaceva dipingere con la televisione sempre accesa (ha copiato lui da Schifano o Schifano da lui?). Quando e come ha iniziato a piazzare un elemento iconico dei suoi dipinti: la corona da re. Che non era un “barbaro” successivamente civilizzato dalla ecumenica e generosa società americana: andava già da piccolo con la madre Matilda a vedere le mostre di Cy Twombly. Che era solito alla fine degli anni settanta realizzare delle cartoline che cercava di vendere qui e là ai passanti per un dollaro (quando prova a farlo nel davanti all’ingresso del MOMA viene prontamente allontanato con forza dalle guardie del museo).

 

Decisamente un personaggio multi-ruolo: incide nel 1983 un singolo con Rammellzee (altro graffitaro doc) dal titolo “Beat Bop”: Hip-Hop all’ennesima potenza. Ama fare il DJ con la stessa passione con cui dipinge (e pare con altrettanto talento). Ha anche recitato in un film del 1981, “Downtown 81”, impersonando se’ stesso: oggi esistono parti del film, ma sfortunatamente senza la sua voce originale, i nastri sono andati perduti.

 

basquiat

Si possono vedere, in una apposita stanza, anche i suoi magnifici quaderni di appunti del 1981. In qualche pagina appare anche la consapevolezza che la condizione di un artista di colore è comunque oggettivamente svantaggiata negli USA. Forse era piu’ radical di quanto non si pensasse…

 

In una bella e avvincente intervista del 1985, realizzata durante un soggiorno californiano dell’artista da Becky Johnston e Tamara Davis, e’ possibile avere una idea ravvicinata del personaggio: semplice e disinvolto, pieno di talento ma anche sfortunato. Basquiat insomma.

 

Un ragazzo inquieto disperatamente alla ricerca, come un Caravaggio contemporaneo, di uno stile realistico capace di raccontare la vita come davvero e’.

 

banksy riello

PS Tutti i miti, soprattutto quelli ancora freschi, di portano appresso la possibilita’ di essere sbeffeggiati. E’ successo anche a Basquiat. Il misterioso e onnipresente Banksy (o chi per lui) non l’ha infatti risparmiato. Vicino all’ingresso della mostra e’ spuntato un intervento murario che lo prende in giro. Le autorita’ locali, sapendo quanto costano i murales di Banksy (spesso rubati con tutto l’intonaco su cui sono fatti) e temendo il peggio l’ha subito messo sottovetro. Non si sa mai….

 

BASQUIAT

BOOM FOR REAL

Dal 21 Settembre 2017 Al 28 Gennaio 2018

BARBICAN ART GALLERY

Barbican Centre, Silk St, Londra EC2Y 8DS

BASQUIATbasquiat con warholBASQUIATBASQUIATBASQUIATair power di basquiatWARHOL BASQUIAT HARINGBASQUIAT

RIELLOANTONIO RIELLO

 

Ultimi Dagoreport

andrea stroppa elon musk beppe grillo

DAGOREPORT - PER CAPIRE IL SENSO DELL’INCONTRO TRA IL LUOGOTENENTE DI MUSK IN ITALIA, ANDREA STROPPA, E BEPPE GRILLO BISOGNA CAPIRE IL CONTESTO DELLA DESTRA “MAGA” – ARCHIVIATO IL TRUMPISMO, IN PATRIA THIEL E MUSK PUNTANO LE LORO FICHES SU JD VANCE. MA HANNO BISOGNO DI UNA RETE INTERNAZIONALE DI “SUPPORTO” – IL SUDAMERICA SE L’È INTESTATO THIEL (CHE FLIRTA CON L'ARGENTINO MILEI), MA L’EUROPA È TERRENO DI MUSK - IN GERMANIA IL FONDATORE DI TESLA HA TROVATO SODDISFAZIONE AIUTANDO I NEONAZISTI DI AFD - E IN ITALIA? DOPO IL ''TRADIMENTO'' SULL'AFFARE STARLINK DI MELONI, CON SALVINI ALLA FRUTTA E QUEL VANNACCI SU CUI ALEGGIANO DUBBI E SOSPETTI, ECCO CHE MUSK CHIEDE AL SUO REFERENTE STROPPA DI TASTARE IL TERRENO PER CAPIRE COME E QUANDO INTERVENIRE SULLO SCENARIO ITALIANO - ANCHE INCONTRARE QUEL VECCHIO GRILLO, CHE GRAZIE ALL'EMINENZA GRIGIA TECNO-VISIONARIA DI CASALEGGIO PORTO' IL M5S AL 33%, PUO' STIMOLARE QUALCHE IDEUZZA...

carlo freccero silvio berlusconi anni ottanta 80 tv mediaset

DAGOREPORT - SARÀ STATO UN BIGNÉ IN DOPPIOPETTO, UN FABBRICANTE DI MILIARDI INDAGATO-CONDANNATO-PRESCRITTO, UNO SCIUPAFEMMINE PIÙ VIBRANTE DI UN VIBRATORE, UN POLITICO CHE ALL’ETICA HA SEMPRE PREFERITO LA COTICA. SARÀ STATO QUELLO CHE È STATO RACCONTATO IN MIGLIAIA DI ARTICOLI, LIBRI, INCHIESTE, MA UNA COSA È CERTA: SILVIO BERLUSCONI HA INTUITO, CALCOLATRICE IN MANO, CHE LA VERA EGEMONIA NON ERA PIU' CULTURALE BENSÌ TELEVISIVA – LA GRANDE INTUIZIONE, MATRICE DEL BERLUSCONISMO ANCORA OGGI VIVO E VEGETO, È STATA LA SUA CAPACITÀ DI COMPRENDERE LO SPIRITO DEL TEMPO: DAL SINISTRISMO SI PASSA AL NARCISISMO, DAL NOI ALL'IO, DALLA SOMMOSSA DELLE BIERRE ALLA MOSSA DELLE PIERRE, DA LOTTA CONTINUA AL SUCCESSO DI BREVE DURATA, DAI CELLULARI AL CELLULARE, DALLA RIVOLTA A TRAVOLTA – UN BREVE E ILLUMINANTE SAGGIO DI CARLO FRECCERO: ''LA SINISTRA STENTA A CAPIRE QUESTA FONDAMENTALE MUTAZIONE DALLA CLASSE ALLA MAGGIORANZA, DAL POLITICO AL PRIVATO. IN QUESTO VUOTO IDEOLOGICO SI INSERISCE BERLUSCONI E IL BERLUSCONISMO - NON È PIÙ LA RAI A IMPORRE AL PUBBLICO LE SUE SCELTE PEDAGOGICHE, MA IL PUBBLICO STESSO A DETTARE LE SUE LEGGI ALLA PROGRAMMAZIONE. LA GENTE, DIVENTA PER LA PRIMA VOLTA CONSAPEVOLE DEL SUO VALORE, NON IN SENSO MORALE, MA ECONOMICO…” - VIDEO

messina milleri del vecchio lovaglio

DAGOREPORT - I GIOCHI SON (QUASI) FATTI. LA MAGGIORANZA DEGLI OTTO EREDI/AZIONISTI DI DELFIN, IN PRIMA FILA LEONARDO MARIA DEL VECCHIO, AVREBBERO DECISO DI ADERIRE ALL'OPAS LANCIATA DA INTESA SU MONTE DEI PASCHI DI SIENA – PUR ESSENDO LA CASSAFORTE DELLA FAMIGLIA DEL VECCHIO, CON IL SUO 17,5% DI MPS, L’AGO DELLA BILANCIA DELLA SFIDA TRA INTESA E SIENA, NON È ANCORA DETTO. SOLO VIVENDO SAPREMO SE IL PRESIDENTE DI DELFIN, FRANCESCO MILLERI, FAVOREVOLE AL CEO DI MPS, LUIGI LOVAGLIO, SI ALLINEERÀ ALLA VOLONTÀ DEGLI OTTO EREDI? - CHE DECISIONI PRENDERÀ L’ANTITRUST? INTESA È AL VERTICE DEL RICCO MERCATO DELLE POLIZZE VITA E GENERALI SI RITROVEREBBE COME PRIMO AZIONISTA UN COMPETITOR - LA RIVINCITA DI CALTAGIRONE: E' “AL FIANCO DI INTESA PERCHÉ SPERA DI INCASSARE UN DIVIDENDO IN TERMINI DI POTERE NELLE GENERALI” – E CHISSA' COME LA PRENDERÀ LA VITTORIA DI INTESA GIORGIA MELONI CONTRARIA, PER TIMORI ELETTORALI, ALLO ‘’SPEZZATINO SENESE”?

giorgia meloni sergio mattarella elezioni legge elettorale melonellum

DAGOREPORT – A CHE GIOCO STA GIOCANDO GIORGIA MELONI? NELL’ULTIMO CONSIGLIO DEI MINISTRI HA TUONATO: “SE SALTA LA LEGGE ELETTORALE, CI SARANNO CONSEGUENZE INEVITABILI”. TRADOTTO: SALIRÒ AL COLLE PER PRESENTARE LE DIMISSIONI – EPPURE L’“INCIDENTE” PARLAMENTARE SUL MELONELLUM A QUESTO PUNTO SAREBBE LA SCUSA PERFETTA PER LA DUCETTA PER PROVARE AD ANDARE AL VOTO A INIZIO 2027 (MATTARELLA PERMETTENDO): PRENDEREBBE IN CONTROPIEDE IL CAMPO LARGO, CHE AL MOMENTO È SENZA LEADER E SENZA UNO STRACCIO DI PROGRAMMA, EVITEREBBE D DOVER AFFRONTARE MESI ECONOMICAMENTE DA INCUBO PER NOI POVERI CITTADINI, TRA INFLAZIONE E CRISI ENERGETICA, E BLOCCHEREBBE L’ASCESA DI ROBERTO VANNACCI – SENZA DIMENTICARE LA COMMISSIONE UE NON PIÙ DISPOSTA A TENDERE UNA MANO AI PATRIOTI TRICOLORE, MENTRE L’ONDA NERA TRAVOLGE L’EUROPA…

onorato renzi de luca manfredi

DAGOREPORT! FERMI TUTTI! VINCENZO DE LUCA SCENDE IN CAMPO: VENERDI’ PROSSIMO APRE LA LEOPOLDA INSIEME A RENZI. MATTEO LO VUOLE FRONTMAN DEL SUO PARTITO: “SOLO DI VOTO DI OPINIONE, CI PORTA IN DOPPIA CIFRA”. LO "SCERIFFO" E’ TENTATO, ANCHE PER SBARRARE ALL’ODIATO MANFREDI LA STRADA VERSO LA RIBALTA NAZIONALE. NON SOLO: IL SINDACO DI NAPOLI E’ LA PUNTA DI DIAMANTE DEL PARTITO DI ONORATO, NEMICO GIURATO DI RENZI. SAREBBE UNA BREZZA FRIZZANTINA PER L’ATTUALE CAMPO LARGO E LA SUA ATMOSFERA DA CAMPOSANTO…