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LA VOGLIA, L’INCOSCIENZA, LA FOLLIA DI MARC MARQUEZ: “MI PIACE CERCARE IL LIMITE. COSTI QUEL CHE COSTI” – A CACCIA DEL SESTO MONDIALE: “DOVIZIOSO? L’AVVERSARIO CHE NON MI ASPETTAVO. LA MORTE? SE CI DOVESSI PENSARE DOVREI SCENDERE DALLA MOTO. HO TEMUTO SOLO AL MUGELLO, 3 ANNI FA, QUANDO SFIORAI UN MURETTO A 348 KM/H'' – E RIVELA IL SUO SOGNO... - VIDEO

 

Massimo Calandri per la Repubblica

 

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Per essere Marc Marquez ci vuole un talento immenso mischiato a forza di volontà, passione, coraggio. Lui sostiene serva soprattutto un singolare stato mentale, una misteriosa febbre che gli brucia dentro fin da quando era bambino, appena qualcosa in più dell' incoscienza, qualcosa in meno della follia. Poi, una bella spolverata di fortuna. E la mamma, naturalmente.

 

Che formidabile, bravo ragazzo: un demonio di pilota con la faccia d' angelo, uno sbarbato magrolino che oggi indossa una maglietta con su scritto Micky Mouse, il piumino col cappuccio, jeans e scarpe da ginnastica. Mancano solo i libri di scuola. Domenica prossima a Valencia correrà a 350 all' ora verso il suo sesto titolo mondiale, il quarto in MotoGP. A 24 anni.

 

Nessuno come lui, mai. Sembra impaziente.

«Un' eternità, questi giorni: non vedo l' ora sia domenica pomeriggio per scoprire come andrà a finire, nel bene o nel male ».

 

Ventuno punti di vantaggio in classifica su Dovizioso, condannato a vincere mentre a lei basta l' undicesimo posto. Come vuole che finisca?

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«Sto cercando di non pensarci, non è semplice. È come nel calcio, che giochi bene e fai mille passaggi, rovesciate e colpi di tacco: però se alla fine il centravanti non la mette dentro, è tutto inutile».

 

Come si sta preparando?

«Uscendo a cena con gli amici, riposandomi mentalmente. Ma ho anche rivisto con calma le ultime gare, per capire gli errori commessi. E mi sono allenato in palestra: niente moto, non vale la pena rischiare di farsi male».

 

Una stagione straordinaria.

«Nelle prime 5 gare ho sbagliato, per fortuna la seconda parte è andata molto bene. Anche se si poteva fare meglio. Però, che fatica. Mai stato così difficile. Per un bel po' eravamo in 5, a lottare per il titolo».

 

Poi cosa è successo?

«Ho vinto in Germania, prima della pausa estiva. E in Repubblica Ceca, quando abbiamo ricominciato. Credo sia stato quello, il momento decisivo».

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Il momento decisivo è che quest' anno è caduto 25 volte, ma ha sempre trasformato il momento più drammatico del motociclismo in una meraviglia circense: controllando la sua Honda e il capitombolo, ripartendo più forte di prima. Come fa?

«Mi piace cercare il limite e gestirlo, anche se spesso - quando finisco gambe all' aria - lo supero. È la mia filosofia di vita ».

Suona un po' pericolosa.

«Se sei consapevole di cercare il limite, il tuo corpo è sempre nella giusta tensione, preparato: nonostante tutto provo a tenere la moto, oppure sono pronto a rialzarmi perché ho lavorato tanto su forza e flessibilità. Ci vuole sempre un po' di fortuna, intendiamoci. I veri danni me li sono fatti quando non mi aspettavo di cadere».

 

Come fa a restare lucido a quelle velocità impossibili?

marquez dovizioso rossi

«La mia maestra delle elementari, Roser Atienda, diceva che non ero impulsivo ma avevo le idee chiare. E prendevo subito la decisione giusta. È così, mi viene naturale. Però non parto mai con un' idea fissa, ascolto sempre i consigli di chi mi sta vicino. Anche se a volte devi fare da solo, subito: come all' ultimo giro in gara, quando decido di attaccare. E lo faccio, costi quel che costi».

 

A 24 anni, a 300 all' ora, non si ha mai paura di morire?

«La morte la rispetto. Non ci posso pensare. Tranne quella volta al Mugello, 3 anni fa, quando sfiorai un muretto di cemento a 348 km/h. Allora al rispetto si è aggiunta - forse - la paura. Che succede?, mi chiedevano al box. Non lo so, rispondevo. Ma la domenica in gara, la sfida con gli altri mi ha fatto dimenticare tutto».

 

Incoscienza o pazzia?

«Se pensassi alla morte, dovrei scendere dalla moto.

Subentra uno stato che è qualcosa in più dell' incoscienza e qualcosa in meno della follia. Allora apri il gas, e non importa più nulla. Molti dicono che ho una grande sensibilità quando guido, ma è vero in parte: Pedrosa, il mio compagno in Honda, ne ha più di me. È che io a un certo punto spengo i pensieri, e lascio comandare l' istinto ».

Che dittatura.

«Macché. A marzo ero sicuro e mi ripetevo: vedrai che ti batteranno, Marc. Pensavo a Viñales, a Valentino. Invece è saltato fuori l' uomo che non mi aspettavo, Dovizioso. L' importante è non credere di essere il più forte, non abbassare mai la tensione ».

 

marquez dovizioso

Per quanti anni ancora?

«Fino a quando avrò le motivazioni giuste.

Non quella di correre, troppo facile. Quella di allenarsi ogni giorno. Valentino è stato bravo a inventarsi il Ranch, a correre coi giovani. Un giorno potrei fare lo stesso».

In MotoGP ha vinto più di una gara su 3, con il 70% dei podi e la metà delle pole. Però ha perso tutta l' adolescenza dietro alle moto.

«Non rimpiango niente. Ho sempre voluto correre, non passa giorno che non pensi alla moto. Sì, mi manca qualcosa: quando esco per strada vorrei essere uno come tanti, ma se mi fermano per un selfie vuol dire che funziona. E poi, lontano dalle gare sono al paese con la mia famiglia, gli amici di sempre. Fortunato. E felice».

 

Non le piacerebbe una volta scappare dal circuito e fermarsi in un qualsiasi posto del mondo?

«Io per il mondo faccio solo aeroporto-albergo-circuito-albergo- aeroporto. Criceti nella ruota, come diceva Rosberg. È da quando ho 15 anni che sono in giro. Non sento questa smania di fare il turista. Le vacanze preferisco passarle a casa: nella mia camera, sul divano, mangiando le cose che mi piacciono ».

marquez rossi 10

 

Festeggerà così la prossima settimana?

«Comunque vada a finire il mondiale, subito dopo ci sono i test della nuova stagione. E da giovedì prossimo, finalmente vado in vacanza. Dove? A Cervera, casa mia. Tutto quello che sogno è mangiare in tranquillità: pan y tomate, jamón , una tortilla con patate. E la mia mamma accanto. Sono un bravo ragazzo, l' avete capito o no?».

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