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BOLLETTIERI RULES: “McENROE DISSE CHE NON CAPIVO NULLA DI TENNIS. POI SI E’ RICREDUTO” – “AGASSI? CON LUI HO SBAGLIATO MA SIAMO DI NUOVO AMICI” – “ERRANI E SCHIAVONE COMBATTENTI MA LA MIA PREFERITA RESTA LA REGGI” – “QUINZI? DEVE AVERE PIU’ CORAGGIO”

Francesco Persili per “Dagospia”

 

bollettieri librobollettieri libro

«Nick Bollettieri? Non capisce nulla di tennis». Era il 1978 quando John McEnroe liquidò senza tanti complimenti quello che oggi viene celebrato come il più grande allenatore di tennis di tutti i tempi. “Mac”, nel frattempo, ha cambiato idea. E l’anno scorso, quando a Bollettieri è stato dato l’anello della Hall of Fame, ha detto: «Quest’uomo con conoscenze limitate ha cambiato il gioco».

 

“Cambiare gioco” (Mondadori) è diventato il titolo della sua autobiografia, scritta con il suo braccio destro Bob Davis, che il coach americano, fondatore dell’accademia più celebre della storia del tennis, ha presentato oggi al Foro. «Essere agli Internazionali per me è un onore e un privilegio: sono italiano…». A casa sua il vero capofamiglia era la nonna DeFillipo. È stata lei ad insegnargli a non aver paura di nulla, neanche dei fallimenti. «Le scuse, le giustificazioni, non pagano i conti…».

 

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Quest’arzillo vecchietto sempre abbronzato che vive in maglietta e pantaloncini e si sveglia ogni mattina alle 4.20 per fare ginnastica, ha allenato 10 numeri uno al mondo, ha avuto 8 mogli (di cui 3 in 13 mesi), 7 figli, 4 nipoti. «So di essere speciale. E per questo devo fare cose speciali. La mia vita è contraddistinta da una parola: divertimento». Da piccolo pensava che il tennis fosse uno sport per femminucce. L’incontro con Vince Lombardi, totem del football americano, ha cambiato la sua esistenza e quella di migliaia di ragazzi.

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La Nick Bollettieri Tennis Academy, oggi Img Academy, fondata a Brandeton in Florida, nel 1981 ha rivoluzionato la scena del tennis americano e mondiale. Fino ad allora i migliori tennisti juniores si allenavano nei circoli o nei parchi pubblici, Bollettieri fu il primo ad istituire una specie di college in cui le promesse del tennis mondiale vivevano e si allenavano in un contesto che imponeva rigore, disciplina e competizione.

 

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Si è molto favoleggiato sull’addestramento militare  a cui sottoponeva i giovani ospiti – del resto Nick è un ex paracadutista – sulle sveglie all’alba e le sessioni di allenamento in stile Full Metal Jacket. Agassi ha paragonato l’Accademia al “Signore delle mosche”. E nel suo libro parla di quel posto come di una prigione. Ma in quel «piccolo cane sciolto», sfrontato e ribelle, che esibiva capelli blu, unghie smaltate e certe volte perfino il fard, Bollettieri aveva intravisto le stimmate della nuova “rockstar” del tennis. Le polemiche che seguirono la rottura del loro sodalizio decennale sono archiviate.

 

Nick ha ammesso di aver sbagliato con Agassi: «Gli scrissi una lettera per dirgli che era giunto il momento di porre fine al nostro rapporto. Glielo avrei dovuto dire di persona. Ho  commesso uno dei più grandi errori della mia vita. So che per lui ero un padre e avrei dovuto comportarmi meglio”. Oggi i due sono di nuovo grandi amici.

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Bollettieri racconta il messaggio inviato la scorsa estate da Agassi alla “Hall of Fame”: «Nick mi ha sempre protetto. Io e lui eravamo soli contro tutti. Se non lo avessi avuto come coach non sarei qui». Tra le intuizioni «da italiano vero» di cui il leggendario maestro va orgoglioso c’è anche il programma Bollettieri-Ashe per allenare gratis i bambini senza possibilità economiche. «Arthur l’avrei visto bene come presidente degli Stati Uniti»– scrive Nick nel libro in cui campeggiano le dediche ad Ashe e a Billie Jean King, atleti attivisti e campioni d’umanità.   

 

L’idea e la visione che stavano dietro l’Academy hanno prodotto risultati strepitosi. Dal “bulldog” Jim Courier (“Lui e Agassi erano grandi rivali”…) a Boris Becker, la scuola di Bollettieri ha forgiato tennisti di primo livello. Anna Kournikova (“la mia piccola Anna…”), Maria Sharapova, le sorelle Williams, l’elenco è lunghissimo. E comprende anche Hu Na, una tennista cinese che non diventò una star del tennis ma fu al centro di una spy story che Nick racconta nel libro.

 

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Menzione speciale per Monica Seles che all’Academy si sentiva “come una bambina a Disneyworld”: «Colpiva la pallina con  un dritto e un rovescio a due mani potentissimi. Mi accusarono di aver cambiato il suo gioco ma io non ho mai cambiato nulla dei miei giocatori, ho solo cercato di formare il loro carattere». L’attitudine positiva e la capacità di lottare su ogni pallina fanno parte dei valori non negoziabili che Bollettieri ricerca nel Gioco e che rintraccia nelle giocatrici italiani. «Mi piacciono la Errani e la Schiavone: in campo sono grandi combattenti».

 

Ma la sua preferita resta Raffaella Reggi. «Dritto così così ma grande corazon». Nel 1985 fu la prima italiana ad aggiudicarsi dopo oltre 30 anni gli Internazionali d’Italia. A Parigi contro Annabel Croft, Raffaella sfidò i conati di vomito e i consigli di Nick che le consigliava il ritiro: «Piuttosto muoio ma non mi arrendo». Alla fine vinse il match. «La differenza – spiega Nick – è nell’atteggiamento, l’attitudine positiva può battere il talento e far sì che l’impossibile diventi realtà».

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Bollettieri parla anche di Gianluigi Quinzi, altro allievo dell’Accademia, vincitore di Wimbledon junior e ieri eliminato dall’ex numero 24 del mondo Paire: «E’ bravo da fondo campo ma deve avere più coraggio. Sembra che abbia paura di andare a rete. Se imparerà a venire avanti, avremo un giocatore di altissimo livello».

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