biennale venezia moschea

IL CULTO DELL'IPOCRISIA - NEL PAESE CHE USA LE CHIESE PER FARCI RESORT, SFILATE (O LE ABBANDONA), FA SORRIDERE LA CAGNARA PER LA MOSCHEA-PERFORMANCE DI VENEZIA - MONTANARI: "L'ARTISTA SVIZZERO BUCHEL HA FATTO TRE VOLTE CENTRO"

una moschea in una chiesa  succede a venezia per la biennale 8imageuna moschea in una chiesa succede a venezia per la biennale 8image

Tomaso Montanari per "la Repubblica"

 

Trasformando in moschea — sia pure solo per il tempo della Biennale — una chiesa di Venezia inaccessibile dal 1969, l’artista svizzero Christoph Büchel ha fatto tre volte centro.

 

Di fronte alle opere esposte in Biennale la domanda rituale è: «Perché è arte?». Se ci spostiamo dallo scivoloso piano della definizione a quello della funzione, possiamo rispondere che la metamorfosi di Santa Maria della Misericordia è arte perché ci obbliga a pensare. Tutto fa tranne che intrattenerci, o distrarci: ci ricorda che, per millenni, l’arte è stata un potente strumento per cambiare il mondo, non un irrilevante altrove di comodo in cui fuggire.

 

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Ci dice ancora, Büchel, a cosa può servire il nostro patrimonio artistico: non è vero che le uniche alternative siano la chiusura, o la messa a reddito commerciale. Una chiesa antica che non diventa resort a 5 stelle, ma una moschea, rende chiaro il nesso fortissimo, e quasi sempre eluso, tra cultura ed eguaglianza, tra articolo 9 e articolo 3 della Costituzione.

 

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Perché — e questo è il terzo, e più importante, successo — l’opera è tutta giocata sul corto circuito tra finzione e verità, nella più alta tradizione dell’arte occidentale. Nella “moschea” pregano veri fedeli, guidati da veri imam: il che ha comprensibilmente turbato una parte dei veneziani. Più curiosamente, il Comune di Venezia ha provato a fermare il libero gioco dell’arte con la carta moschicida della burocrazia: ieri ha chiesto di avere, entro il termine perentorio del 20, i documenti che dimostrano che la chiesa è stata sconsacrata, e ha surrealmente imposto che la chiesa ospiti un luogo di culto solo “per finta” (e che, dunque, non si sia per esempio obbligati a togliersi le scarpe).

 

chiesa della santa maria trasformata in moschea    veneziachiesa della santa maria trasformata in moschea venezia

Ma la questione sollevata da Büchel va esattamente nella direzione opposta: perché non offriamo alle comunità islamiche, cui non abbiamo permesso di avere un dignitoso luogo di culto, alcune chiese storiche che non usiamo più?

 

Un simile passo si collegherebbe a una storia lunga e terribile, cambiandone il segno. Conquiste e riconquiste hanno mutato molte chiese in moschee, e viceversa: il Partenone di Atene è stato consacrato alla Vergine cristiana, per poi essere islamizzato. Il Duomo di Siracusa è passato da tempio di Atena a chiesa della Madonna, a moschea: e quindi ancora a chiesa. Così è successo alla cattedrale di Cordova, prima chiesa, poi Grande Moschea poi definitivamente chiesa: ma nel 2007 i musulmani spagnoli hanno chiesto di poter tornarci a pregare.

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Non mancano esempi di (almeno temporanea) convivenza: la Grande Moschea degli Ommayadi, a Damasco è un tempio costruito dagli Amorrei intorno al 2500 circa a. C., rinnovato dai romani, trasformato in santuario cristiano da Teodosio alla fine del IV secolo, e poi in moschea dopo la conquista araba del 661: quando musulmani e cristiani poterono pregare, fianco a fianco, intorno alla testa del Battista.

 

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Oggi sono l’immigrazione musulmana in Europa e la contrazione del numero di cristiani praticanti a far sì che la più grande moschea di Dublino sia un’ex chiesa presbiteriana, e che simili trasformazioni si contino a migliaia in Inghilterra (dove dal 1960 ad oggi sono chiuse 10mila chiese), a centinaia in Olanda, a decine in Francia. Da noi l’opera veneziana fa rumore perché c’è un solo caso: quello della chiesa storica di San Paolino, nel centro di Palermo, donata nel 1990 alla comunità musulmana dal cardinale Pappalardo, e oggi moschea amministrata direttamente dal governo tunisino.

 

CALZINI NELL ACQUASANTIERA NELLA CHIESA TRASFORMATA IN MOSCHEA A VENEZIACALZINI NELL ACQUASANTIERA NELLA CHIESA TRASFORMATA IN MOSCHEA A VENEZIA

Non poteva che venire da Palermo questo segno profetico di accoglienza: e sarebbe importante che un’altra città aperta all’Oriente, Venezia, facesse per sempre ciò che l’opera di Büchel fa per qualche giorno. Una chiesa che diventa moschea, per amore e non per forza, in una città chiave dell’identità culturale europea: la migliore risposta a ogni intolleranza.

 

Qualche anno fa mi capitò di proporre che una chiesa storica del centro di Firenze diventasse moschea: perché è profondamente incivile che i compagni di scuola dei nostri figli non abbiano nemmeno un luogo di culto, in una città che trasforma le chiese antiche in sedi espositive, o location per sfilate. Il sindaco di allora — si chiamava Matteo Renzi — rispose che «era una bella sfida»: ma niente si è fatto, e anche l’ultimo piano urbanistico non prevede spazi per la moschea.

una moschea in una chiesa  succede a venezia per la biennale 14imageuna moschea in una chiesa succede a venezia per la biennale 14image

 

E quando la politica non raccoglie le vere sfide, la parola torna all’arte: capace di vedere più lontano, di costruire più futuro. Di svegliare, prima o poi, la politica stessa.

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