nadia battocletti

“NON MI RENDO ANCORA BENE CONTO DI QUELLO CHE HO FATTO” - NADIA BATTOCLETTI DOPO L'ARGENTO NEI 10 MILA, CONQUISTA IL BRONZO NEI 5MILA: “VENERDÌ, ALLA VIGILIA DELL’ULTIMA GARA, HO FATTO DUE CLIC. MI SONO CHIESTA: PERCHÉ NON FARE QUALCOSA DI DIVERSO? PERCHÉ NON PROVARE A STARE DAVANTI A KIPYEGON E CHEBET?” - L'ITALIA ARRIVA A QUOTA SETTE MEDAGLIE AI MONDIALI, È RECORD: “SONO ARRIVATE DA SETTE DISCIPLINE DIVERSE: SIGNIFICA CHE IL MOVIMENTO ITALIANO DELL’ATLETICA È IN CRESCITA. IO LEADER? FACCIO FATICA” – GLI ALLENAMENTI ASCOLTANDO ENZO BOSSO E IL RAGAZZO CHE HA VISTO POCHISSIMO… - VIDEO

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Gaia Piccardi per corriere.it - Estratti

 

nadia battocletti 9

 Al termine delle sue fatiche mondiali, la fachira della Val di Non è legittimamente stanca. Nadia Battocletti sogna la vasca del ghiaccio dove annegare il mal di gambe, una vacanza appena tornata in Italia e una tazzina di tiramisù fatto alla sua maniera: «Né savoiardi né pavesini — spiega appassionata, con la dovizia di particolari che di solito riserva alla descrizione della tattica di gara —. Prendi un cookie, ci butti su le gocce di cioccolato e un sacco di crema, il vero segreto. Viene dolcissimo, ma buono».

 

Nadia, con al collo l’argento nei 10 mila e il bronzo nei 5 mila lei è la Wonder woman del nostro Mondiale.

«Venerdì, alla vigilia dell’ultima gara, ho fatto due clic. Mi sono chiesta: perché non fare qualcosa di diverso? Perché non provare a stare davanti a Kipyegon e Chebet?».

 

Sembra facile, a dirsi. Però poi bisogna avere le gambe nell’ultimo giro.

«Si è corso nelle condizioni peggiori: caldo con umidità alle stelle. Ho aspettato per 4.600 metri, controllando. Sapevo che si sarebbero mosse, ormai le conosco. Sapevo che dovevo stare davanti. L’ultimo giro è stato di fuoco.

nadia battocletti 8

 

Condurre su Kipyegon e Chebet negli ultimi 400 metri non è cosa da poco. In pista c’erano tre keniane, tre etiopi e un’ugandese. Ma avevo un bel giro di gambe, mi sentivo bene. Quando mi hanno superata, ho alzato gli occhi verso il maxi schermo e ho visto Tsegay bella rotonda, dietro di me. Ho pensato: no, eh, mica mi superi. A quel punto ho dato tutto».

 

Può raccontare quei metri in testa, con l’Africa che l’inseguiva?

«Non è stato semplice, ho pensato: wow. Poi ho iniziato a risentirne. Ho temuto capitasse come al Mondiale di Budapest, quando arrivai ultima... L’avevo accennato a papà, subito prima della finale. Lui ha tagliato corto: vai dentro, stai sveglia e corri».

È sempre rimasta lucida e fredda, una corsa da vera ingegnera.

«Nel mezzofondo è impossibile fare cose folli, gli azzardi non hanno senso. Devi rimanere intelligente fino all’ultimo metro».

La regina Chebet è venuta a cercarla per un abbraccio quando era sdraiata sul tartan, esausta.

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«Erano giorni che sognavo di sdraiarmi un’ultima volta sulla pista. Con Beatrice siamo ottime rivali: ci rispettiamo molto ma in gara, dove la sua presenza dietro la schiena si fa sentire, l’amicizia non esiste. Sono fiera di me. In Italia, prima di partire per il Giappone, desideravo fare un bel Mondiale. Mai avrei pensato che sarebbero arrivate due medaglie così».

 

Con il suo bronzo, l’Italia sale a sette: al Mondiale è record. E Battocletti diventa la prima azzurra dopo Mennea (’83) e Panetta (’87) a fare doppietta. Che effetto le fa?

«Intanto mi piace sottolineare che le sette medaglie sono arrivate da sette discipline diverse: significa che il movimento italiano dell’atletica è largo, è un bel passo di crescita. Sono cresciuta con tanti ragazzi azzurri che sono qui a Tokyo, con Andrea Dallavalle per esempio sin dalle giovanili facciamo tutte le gare insieme. È bello che ci sia una squadra, un gruppo di giovani».

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Lei è la pioniera, sta aprendo la strada alle campionesse del futuro.

«Ogni tanto ci penso, quando sono da sola. Da piccolina non mi sarei mai permessa di desiderare tanto. Al massimo, con papà, sognavo di partecipare all’Olimpiade: solo di andarci, non di vincere medaglie, per carità. Esserci. E invece adesso già pensiamo a Los Angeles 2028».

Cosa sognava da bambina?

«Avevo la stanza piena di bambole: mi immaginavo di fare la mamma, al massimo».

E invece fa la vicecampionessa del mondo.

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«Meraviglioso, ma mi sento tanto tranquilla: forse non mi rendo ancora bene conto di quello che ho fatto».

 

La musica di Enzo Bosso l’ha aiutata?

«Una sua melodia, Rain, ha una durata simile a un 5 mila. L’ho ascoltata allenandomi. Alla fine l’enfasi della musica sale, come le emozioni dell’ultimo giro in pista».

Si sente una leader?

«Leader faccio fatica... Mi sento più un’atleta appartenente a una Nazionale piena di talenti, alcuni ancora inespressi».

 

Qual è la sua più grande qualità?

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«Mi piacciono le cose difficili, mi piace cavarmela con le mie forze, senza appoggiarmi a nessuno: in pista sono sola, posso contare solo su di me. Le responsabilità me le sento addosso, ma non mi pesano. Adoro fare progetti, avere la giornata scandita da impegni, mettere la sveglia e fare colazione alle otto».

Vacanze dove? Con chi?

«Gianluca, il mio ragazzo, ha esaurito le ferie per stare con me qui a Tokyo, anche se l’ho visto pochissimo. L’idea era andare in Marocco ma mamma è impegnata con delle consegne al lavoro. L’ultima volta che sono stata in Sardegna a ottobre ha piovuto sempre: mai più. Vedremo, con calma deciderò».

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