vincent van gogh

CARO AMICO TI SCRIVO - RACCOLTE IN UN LIBRO LE LETTERE CON CUI VAN GOGH SPIEGAVA IL SENSO DELLE SUE OPERE - “MI DIVERTE MOLTO DIPINGERE DI NOTTE DAL VERO” - “IL COLORE È TUTTO” - “QUELLO CHE NEL MIO MESTIERE MI APPASSIONA DI PIÙ È IL RITRATTO MODERNO. VORREI FARNE DI TALI CHE TRA UN SECOLO ALLA GENTE DI QUELL'EPOCA SEMBRINO DELLE APPARIZIONI"

autoritratto di vincent van gogh

Lettere di Vincent Van Gogh tratte da “I miei quadri raccontati da me” pubblicato da il Giornale

 

Vincent van Gogh (1853-90) pennellava anche senza pennelli. Gli bastava un pennino e un po' d' inchiostro. Nero, come quello dei suoi innumerevoli schizzi. Scrivendo a parenti (soprattutto il fratello Theo e la sorella Wilhelmina) e amici, il grande artista olandese diventava il più affidabile interprete della propria opera.

COPERTINA DEL LIBRO DI VINCENT VAN GOGH

 

In Vincent Van Gogh. I miei quadri raccontati da me (Donzelli, pagg. 265, euro 29,50, da giovedì in libreria) il curatore Piergiorgio Dragone ha collezionato le parole più significative di van Gogh affiancandole ai suoi quadri più famosi. Una galleria che vale doppio.

 

1. Esterno di caffè di notte (Place du Forum) settembre 1888

«Ecco un quadro di notte senza nero. Solo un bel blu, viola e verde, e in quest' atmosfera la piazza illuminata si colora di zolfo pallido, di verde limone. Mi diverte enormemente dipingere di notte dal vero. Un tempo si disegnava e dipingeva il quadro di giorno dopo aver fatto il disegno.

 

Io però mi trovo meglio a dipingere la cosa immediatamente. (...) Non mi hai mai detto se hai letto Bel-ami di Guy de Maupassant e che pensi ora del suo talento in generale. Dico questo perché l' inizio di Bel-ami è appunto la descrizione di una notte stellata a Parigi con i caffè illuminati del boulevard, ed è pressappoco lo stesso soggetto che ho dipinto».

 

vang gogh esterno di caffe di notte

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2. La camera da letto ottobre 1888

«Questa volta è solo la mia camera da letto, ma qui il colore è tutto e, dando alle cose uno stile più grande mediante la sua semplificazione, deve suggerire il riposo e il sonno in generale. Insomma, la vista del quadro deve riposare la testa, o piuttosto l' immaginazione. (...) Anche la forma squadrata dei mobili deve esprimere il riposo irriducibile».

 

«Questo pomeriggio ho terminato la tela raffigurante la camera da letto. (...) Questa camera da letto è qualcosa di simile a quella natura morta dei romanzi parigini con le copertine di colore giallo, rosa, verde, te ne ricorderai. Ma penso che la fattura sia più virile e più semplice. Niente puntinato, niente tratteggio, niente di tutto questo, tinte piatte, ma che si armonizzano tra loro».

 

 

vang gogh la camera da letto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

3. Girasoli agosto-settembre 1888

«Vedrai che queste tele daranno nell' occhio. Tuttavia, io ti consiglierei di tenerle per te, per l' intimità tua e di tua moglie. È una pittura un po' cangiante d' aspetto, che si arricchisce guardandola più a lungo.

D' altronde, sai che Gauguin ama tantissimo quei dipinti. Tra le altre cose mi ha detto: Questo - questo è... il fiore. Come sai, Jeannin ha la peonia, Quost la malvarosa ma io ho il girasole».

 

 

vang gogh girasoli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

4. Campo di grano con corvi luglio 1890 «Ecco - una volta tornato qui mi sono rimesso al lavoro - con il pennello che tuttavia quasi mi cadeva di mano e da allora - sapendo precisamente cosa volevo, ho dipinto altre tre grandi tele.

 

Si tratta di immense distese di campi di grano sotto cieli tempestosi e non ho esitato a cercare di esprimere la tristezza, l' estrema solitudine. Le vedrete, spero, a breve - infatti spero vi portarvele a Parigi il prima possibile, poiché tendo a credere che queste tele vi diranno ciò che non so dire a parole, quello che vedo di salutare e di corroborante nella campagna».

 

vang gogh campo di grano con corvi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

5. Ritratto del dottor Gachet giugno 1890

«Inoltre, ho trovato nel dottor Gachet un vero amico, una specie di altro fratello - tale è la somiglianza fisica e morale tra noi. Anche lui è molto nervoso e parecchio bizzarro e agli artisti della nuova scuola ha reso tante cortesie e servigi, per quanto era in suo potere. L' altro giorno ho fatto il suo ritratto e dipingerò anche quello della figlia, che ha 19 anni.

 

Ha perso la moglie qualche anno fa, il che ha contribuito molto ad abbatterlo. Siamo stati subito amici, per così dire, e ogni settimana trascorrerò un paio di giornate a casa sua a lavorare nel giardino di cui ho già dipinto due studi, uno con le piante del Sud, aloe, cipressi, calendule, l' altro con delle rose bianche, vigne e una figura. E poi un bouquet di ranuncoli. (...)

 

Quello che nel mio mestiere mi appassiona di più, molto molto di più di tutto il resto - è il ritratto, il ritratto moderno. Io il ritratto lo cerco attraverso il colore e non sono certo l' unico a cercarlo per questa via. VORREI, come vedi sono ben lungi dal dire che sono in grado di farlo, ma alla fine vi tendo, vorrei fare dei ritratti che tra un secolo alla gente di quell' epoca sembrino delle apparizioni».

 

vang gogh ritratto del dottor gachet

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