CAN-NIBALI DI FRANCIA - IL SICILIANO HA MESSO IL TOUR DE FRANCE SOTTO IL SELLINO ED E’ RIUSCITO A VINCERE ANCHE LE SALITE ALPINE - NIBALI NON E’ UN MOSTRO GONFIO DI ORMONI CHE INFLIGGE DISTANZE ASSURDE AI RIVALI MA VINCE, E BASTA QUESTO

 

Gianni Mura per “la Repubblica”

vincenzo nibali vince la tredicesima tappa del tour sulle alpivincenzo nibali vince la tredicesima tappa del tour sulle alpi

 

CHI aspettava Nibali è servito, grazie. Ma è anche servito chi aspettava il grande caldo che stroncasse Nibali, l’uomo del freddo. Potrei dire che è servito anche chi voleva sapere in anticipo il nome del vincitore del Tour, ma non voglio mettere il carro davanti ai buoi e nemmeno agli squali, di cui ignoro colpevolmente le abitudini. Vanno in caccia anche quando hanno la pancia piena? Nibali sì, ed è un bel Nibali, forte di gambe ma anche di testa, capace di trasformare in pochi chilometri di salita il piano A (difesa della maglia e gestione della corsa) in piano B: io attacco, e chi s’è visto s’è visto.

 

S’è visto che Richie Porte ha preso una scuffia che la metà bastava. Incapace di tenere il passo del gruppo della maglia gialla quando era ancora composto da una trentina di corridori. Poi ha stentato a reggere quello caritatevole di Nieve, che lo ha scortato, distrutto sotto il peso di quasi 9’, al traguardo. Era lui il più temuto da Nibali, con il pensiero alla lunga cronometro. Adesso questo pensiero se l’è tolto.

 

vincenzo nibali vittorioso al tour de francevincenzo nibali vittorioso al tour de france

C’è stata molta Italia in questa tappa calda oltre i 40º. Molta Italia sulla strada del Tour. Alessandro De Marchi, detto il Rosso di Buja, anche se è nato a San Daniele del Friuli, è andato in fuga fin dalla partenza. Erano in nove, c’erano anche Oss e Visconti. E’ rimasto da solo, s’è sciroppato tutto il Palaquit a buona andatura. E’ stato ripreso a 13 km dal traguardo dopo 184 in prima linea. Le lunghe fughe sono la sua specialità. Coraggio, verrà anche la volta buona.

 

Questa invece è la volta buona per dire che solo un incidente potrebbe togliere a Nibali la soddisfazione di vincere il Tour e di entrare in un ristretto cerchio di colleghi che hanno conquistato in carriera le tre più grandi corse a tappe: Giro, Tour e Vuelta. Trattasi di Anquetil, Gimondi, Merckx, Hinault e Contador. Oppure è la volta buona per ricordare l’ultimo successo di un italiano in maglia gialla al Tour su un arrivo in salita: da Gimondi al Mont Revard (1965, ma era una cronoscalata) si salta al Coppi del ‘52: Sestriere e Puy de Dome. Sia chiaro che non paragono Nibali a nessuno di questi illustrissimi cinque. Me lo impedisce il discorso del carro davanti ai buoi, ma anche l’impossibilità di fare un paragone azzeccato. Provo a spiegarmi.

nibalinibali

 

Va bene che non ci sono Froome e Contador, ma questo Nibali, giorno dopo giorno, ci sta prendendo un po’ tutti di sorpresa. Deve avere imparato molto dalle batoste che ha preso, quando gli si rimproverava di sbagliare tempi e modi degli attacchi. Qui non sbaglia un colpo. Vince a Sheffield da finisseur, a La Planche des Belles Filles e quassù da scalatore, ma credo che la più impressionante dimostrazione di sicurezza e di forza l’abbia data sul pavé, pur non vincendo la tappa.

 

In quella sera felicemente bagnata abbiamo scoperto un’altra dimensione di Nibali. E poi altre ancora. Nibali è una specie di scatola cinese.

Certamente il suo lavoro è facilitato dall’assenza di Froome e Contador, e possiamo chiederci quali e quanti scontri avremmo visto, e chi avrebbe vinto alla fine, ma nel ciclismo non si ragiona così.

 

nibali in giallonibali in giallo

La realtà è che Nibali padroneggia la situazione ma non spadroneggia, anzi a volte dà l’impressione di andare a vincere perché non può fare altrimenti. Anche ieri ha chiesto a Majka e Konig di seguirlo, l’aveva già fatto con Purito Rodriguez. C’è negli atteggiamenti di Nibali una nobiltà da hidalgo e secondo me non vede l’ora di fare come Indurain: distribuzione doni, anche senza fiocco.

 

Gli resta da sistemare Valverde, che corre con poco cervello: ha fuso la sua squadra, ma quando è stato il suo turno ha piazzato uno scattino ed è rimasto indietro su quello di Nibali. Mancavano circa 6 km al traguardo. Pinot è arrivato a cinque metri da Nibali, e spingeva un rapportone, e non ha chiuso il buco. Valverde dirà che ci ha provato. Ma s’accuccia alla ruota di Pinot e non gli dà un cambio per tutto quello che resta della salita, e poi sprinta sul traguardo. Un campione vero non si comporta così.

 

nibali 3nibali 3

Torniamo a Nibali. Non si deprime quando resta senza gregari. Non fa una piega quando vanno via Majka e Konig: con tutto il rispetto, non sono pericolosi. Ma è prontissimo sulla sparata (a salve) di Valverde. E sa che una delle corse nella corsa, quella tra francesi rampanti, è una faccenda tra loro, come la maglia bianca del miglior giovane. A proposito di maglie, Nibali ha conquistato anche quella a pallini rossi del miglior scalatore, ma è pronto a cederla a Rodriguez. E ieri sulla maglia gialla non c’era il tricolore perché le maglie gialle non prevedono altri simboli.

 

I giornali francesi scriveranno che lo squalo si è mangiato il Tour un boccone dopo l’altro. A me pare che Nibali stia avviandosi a vincere il Tour, questo almeno si può dire, con grande eleganza e senso tattico innestati su una splendida condizione fisica. Le sue vittorie fanno capire chi è il più forte, ma non è forza bruta ne tanto meno sovrumana. I distacchi che infligge al secondo, al terzo sono distacchi umani, umanissimi, e questo forse è il lato più interessante.

il ritiro di contadoril ritiro di contador

 

E’ sempre rischioso dirlo, ma sembra finito il tempo dei superuomini che rifilavano minuti di distacco ai piazzati, delle medie terribilmente alte, delle imprese incredibili. Le gesta di Vincenzo Nibali al Tour sono belle, esaltanti, ma non incredibili. E proprio per questo sono credibili. A margine, si può chiudere dicendo che un Tour che perde in pochi giorni i due protagonisti più attesi, con Nibali terzo uomo, non dimentichiamolo, poteva essere una gran lagna. Non lo è stato, finora, grazie alle credibili pedalate di questo ragazzo del Sud, che i suoi sogni non li ha tenuti nel cassetto.

il ritiro di contador 4il ritiro di contador 4il ritiro di contador 3il ritiro di contador 3

 

Ultimi Dagoreport

stefano benigni marina berlusconi antonio tajani

LA “SFI-DUCETTA” ALLA LEGGE ELETTORALE HA APERTO IL VASO DI PANDORA: IN FORZA ITALIA SIAMO ALLA NOTTE DEI LUNGHI COLTELLI! SI VOCIFERA CHE IL SEGRETARIO, ANTONIO TAJANI E STEFANO BENIGNI PASSASSERO FRA I BANCHI A DIRE AI DEPUTATI COME VOTARE. MA HANNO FALLITO: IL LORO OBIETTIVO ERA INFATTI FAR PASSARE L’EMENDAMENTO SULLE PREFERENZE, IN PARTICOLARE IL SUPERAMENTO DELLA REGOLA DEL 60/40 (L’ALTERNANZA DI GENERE) - L’EX MONARCHICO VORREBBE LIBERARSI DEI PARLAMENTARI STORICAMENTE LEGATI A SILVIO BERLUSCONI, E OGGI A MARINA – IL SEGRETARIO È CONVINTO CHE LA “CAVALIERA” NON METTERÀ BOCCA SULLE LISTE PERCHE' SI SAREBBE GIÀ STANCATA DEL "GIOCATTOLO” FORZA ITALIA...

naike rivelli

DAGOREPORT – ORA SÌ CHE TI RICONOSCIAMO, NAIKE! LA RIVELLI DEDICA UN ALTRO VIDEO COATTO A DAGOSPIA E FINALMENTE TORNA LA BURINELLA CHE ABBIAMO SEMPRE AMATO – DALLE LEZIONI SULL’INGOIO DELLE BANANE ALLA FOTO CON LA TESTA NEL CESSO FINO ALLA “VULVA ART” E ALLA MEGA-HIT “DEFAILLANCE”, ABBIAMO SEMPRE ADORATO LA NAIKE FUORI CONTROLLO, TRA AVVENTURE LESBO, FOTO IGNUDA E APPELLI PRO-GNOCCA – CARISSIMA NAIKE, ABBIAMO UN CONSIGLIO: LASCIA PERDERE I DISSING, GLI SCONTRI VERBALI, LE POLEMICHE. NON SONO PER TE. NON AFFATICARE LE SINAPSI, LASCIALE LIBERE DI SINTONIZZARSI CON L’UNIVERSO. SPALANCA I CHAKRA, CHISSÀ CHE L’ENERGIA COSMICA NON ENTRI A FARE UN SALUTO. NON PRENDERTI TROPPO SUL SERIO. NOI NON L’ABBIAMO MAI FATTO...

giorgia meloni salvini tajani legge elettorale

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ERA CONVINTA DI AVER TROVATO UN ACCORDO CON SALVINI E TAJANI: PER AMMANSIRE I SUOI DUE ALLEATI, CONTRARISSIMI ALLE PREFERENZE, LI AVEVA ACCONTENTATI CON LE NOMINE DI STRISCIUGLIO A FERROVIE E STAZI ALLA CONSOB. OTTENUTO TUTTO QUESTO, NON SI METTERANNO MICA A ROMPERE I COJONI, PENSAVA LA DUCETTA. E INVECE… - IL GUAIO È CHE IL “FU TRUCE DEL PAPEETE” E L’EX MONARCHICO DI FERENTINO NON GOVERNANO PIÙ I LORO PARTITI, ORMAI SFARINATI – DENTRO FRATELLI D’ITALIA, MICA VA TANTO MEGLIO: QUANDO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA PARLA DI “VIGLIACCHINI” CHE HANNO VOTATO NO, CE L’HA ANCHE CON I SUOI CAMERATI DI VIA DELLA SCROFA (IL PARTITO GRANITICO E COMPATTO DIETRO “IO SO’ GIORGIA’ NON ESISTE PIÙ

giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA DUBBI E PERPLESSITÀ - ALL’EPOCA DELLA STESURA DEL NUOVO SISTEMA DI VOTO, NESSUNO DELLA FIAMMA MAGICA AVEVA PRESO IN SERIA CONSIDERAZIONE IL GENERALISSIMO VANNACCI E L'INARRESTABILE ASCESA DEL SUO PARTITO FUTURO NAZIONALE - E ADESSO SI CORRE IL FORTE RISCHIO CHE NESSUNA DELLE DUE CONTRAPPOSTE ALLEANZE RIESCA A INCAMERARE QUEL 42% CHE PORTEREBBE A UN PREMIO DI MAGGIORANZA DI 70 DEPUTATI E 35 SENATORI - UN BONUS TALMENTE ESAGERATO CHE LA CORTE COSTITUZIONALE NON AVREBBE IL MINIMO DUBBIO NEL BOCCIARLO - NON SOLO: A FINIRE SOTTO GLI ARTIGLI DELLA CORTE SPICCA ANCHE L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER NEL PROGRAMMA, UNA SORTA DI PREMIERATO IN VERSIONE DIETOR CHE VA A CONFLIGGERE CON LA COSTITUZIONE CHE VUOLE CHE SIA IL CAPO DELLO STATO A INDICARE IL PREMIER…

baroni universitari

DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A CREDERE NELL’UNIVERSITÀ ITALIANA? - IL PRIMO ATENEO IN CLASSIFICA, IL POLITECNICO DI MILANO, TIENE PER TRENT’ANNI UN PROFESSORE PRECARIO A MILLE EURO CIRCA ALL’ANNO, MENO DI UN PAKISTANO CHE RACCOGLIE POMODORI! - CONTRO GLI ESITI, PILOTATI, DEI CONCORSI UNIVERSITARI, GIACCIONO CENTINAIA DI CAUSE DI RICORSO, POICHÉ L’ITALIA È L’UNICO PAESE DOVE PRIMA SI SCEGLIE IL CANDIDATO, POI SI RITAGLIA IL CONCORSO - IL CELEBRATO ERASMUS E' TANTO DIVERTENTE PER GLI STUDENTI (ANCHE PER ACCOPPIARSI) QUANTO INUTILISSIMO PER LO STUDIO: LO SANNO TUTTI CHE LO STUDENTE ERASMUS LO SI FA PASSARE PERCHÉ TANTO POI SE NE TORNA NELLA SUA UNIVERSITÀ - IN PARLAMENTO HANNO FATTO SALTARE L’ABILITAZIONE NAZIONALE (CHE FU INTRODOTTA DALLA GELMINI): I CONCORSI PER NUOVI DOCENTI SARANNO LOCALI, CIOE’ CONSEGNATI, COMPLETAMENTE, NELLE MANI DEI ‘’BARONI’’: TANTO LA MAGISTRATURA DORME (OPPURE LI ASSOLVE) - E PER FORTUNA CHE È IL GOVERNO DELLA MERITOCRAZIA, PRESIEDUTO DA UN “UNDERDOG”…

tommaso cerno lirio abbate sigfrido ranucci giuliano ferrara valter lavitola

DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA UN SECOLO ALL'ALTRO, È IL TRASFORMISMO - SE ALL’EPOCA SULLA VOLATILITÀ DI GIULIANO FERRARA SCESE UNA SORTA DI CONDANNA MORALE, OGGI SI VEDONO COSE CHE DIECI ANNI FA SI POTEVANO IMMAGINARE SOLO IN UN FANTAFUMETTO - L'"AMICIZIA FRATERNA" CHE LEGA L’EX GALEOTTO LAVITOLA CON IL GIORNALISTA DI PUNTA DELL’ANTI-POTERE, SIGFRIDO RANUCCI - L’EX DIRETTORE DELL’''ESPRESSO” LIRIO ABBATE CHE È IN ATTESA DI ASSUMERE LA VICE-DIREZIONE DEL ‘’GIORNALE’’, DOVE L’ATTENDE IL ‘’CERNO-BYL’’ DEL TRASFORMISMO: IL GAIO TOMMASINO, NEL BREVE GIRO DI UN LUSTRO, È STATO DIRETTORE DELL’’’ESPRESSO’’, VICEDIRETTORE DI ‘’REPUBBLICA’’, SENATORE PD SOTTO L’ALA DI RENZI, FINO A QUANDO, TRAFITTO DAL RAGGIO DI GIORGIA MELONI, E' PLANATO NELLA STAMPA DI DESTRA - TI BUTTI NELLA VITA DI MARIO ORFEO E SALTA FUORI DI TUTTO: DA CALTAGIRONE ALLA RAI, DA “REPUBBLICA” A LEONARDINO DEL VECCHIO…