HASTA SIEMPRE CR7 – ALTRO CHE LO SFREGIATO RIBÉRY, OGGI É IMPOSSIBILE NON DARE IL PALLONE D’ORO A CRISTIANO RONALDO (E ANCHE BLATTER SI INCHINA AL ‘COMANDANTE’)

UN NUMERO UNO CHE HA TUTTO E SA FARE TUTTO
Mario Sconcerti per "Il Corriere della Sera"

È forse un segno del destino che la scelta del Pallone d'oro arrivi nel momento di minor forma di Messi negli ultimi anni. Come se Messi stesso avesse voluto rallentare per dare al suo grande avversario almeno un angolo della gloria già avuta. Cristiano Ronaldo è in questo momento il miglior giocatore del mondo. Lo è in modo classico. Mentre Messi è un'eccezione fisica, la sua velocità di tradurre un'azione in gol è legata alla sua statura e alla sua fragilità apparente, Ronaldo è un calciatore del suo tempo, scultoreo, rapido, vitaminizzato.

Qualche movimento in lui ricorda Gigi Riva, che di Ronaldo era forse più potente e meno tecnico. George Best una volta riassunse in poche parole il valore di Ronaldo: «Sono stati molti gli attaccanti che mi sono stati accostati; il paragone con Cristiano Ronaldo per la prima volta è un complimento per me». Siamo insomma davanti a una grande eccezione. Ronaldo ha tutto e sa fare tutto. È velocissimo, raccontano faccia i 100 metri in 11" e che raggiunga i 33 km orari nello scatto breve, cosa che mi sembra eccessiva. Ma la velocità è niente se non c'è un controllo del pallone adeguato.

Ronaldo è forte nel fisico come un centravanti tedesco, non lo sposti nemmeno quando è in corsa. Ronaldo tiene a dieci centimetri dal piede il pallone in qualunque circostanza, a qualunque velocità. Cerca il semplice, va per linee dirette. E soprattutto sa giocare anche senza pallone, vede la partita, conosce sempre la sua posizione in campo più conveniente. Con Messi, Ibrahimovic, forse Aguero, forse Van Persie, è fra i pochi attaccanti al mondo che cambierebbe il volto di ogni squadra.

È giusto, anzi normale, che abbia finalmente il riconoscimento più importante. A differenza di Messi (che comunque segna tanto anche con l'Argentina) è decisivo anche nella sua nazionale. Ci voleva il fascino rancoroso di Mourinho, la piccola gelosia di chi assiste allo stupore del talento non suo, per litigare anche con lui. Se Messi è solo eccezionalità, c'è in Ronaldo la normalità straordinaria dell'uomo che gioca a calcio, il massimo della gestione di se stesso in funzione dell'attrezzo-pallone. È questa strepitosa abitudine a se stesso che fa sembrare tutto facile. Ma non sbaglia mai.


IL MIGLIORE

Roberto De Ponti per "Il Corriere della Sera"
Fanno finta di non preoccuparsene troppo, ma in realtà ci tengono eccome. Tanto che il favorito numero uno, Franck Ribéry, pochi giorni fa si era lasciato andare a frasi tutt'altro che di circostanza: «Non penso al Pallone d'oro, ma mia moglie ha già preparato il posto dove sistemarlo: sotto il camino, in salone». Parole da sbruffone o da vincitore designato? Forse entrambe, perché pronunciate poche ore prima della chiusura delle votazioni. Cioè giovedì pomeriggio, vigilia del playoff d'andata tra Ucraina e Francia.

Ma Ribéry, che pure quest'anno con il Bayern ha vinto tutto, non aveva calcolato un'ultima, imprevista, eventualità: la possibile eliminazione della sua nazionale dal Mondiale. Così, quando il giorno dopo il 2-0 dell'Ucraina la commissione del Pallone d'oro ha cominciato a contare le schede, probabilmente ha preso paura: che senso avrebbe eleggere il miglior giocatore del pianeta per poi lasciarlo in vacanza mentre 32 nazionali si contendono il titolo mondiale? Da qui la decisione, comunicata ai giurati martedì sera durante il primo tempo dei playoff di ritorno: votazione riaperta fino al 29 novembre, invito a tutti i grandi elettori a «riconfermare» la propria scelta. Traduzione: cari giurati, valutate se sia proprio il caso di votare come Pallone d'oro un giocatore che non disputerà il Mondiale.

Dopo l'intervallo Ribéry (o meglio la Francia) ha rimesso le cose a posto, ribaltando lo 0-2 dell'andata e ottenendo una sofferta qualificazione. Ma in questo spiraglio temporale si è infilato come un cuneo Cristiano Ronaldo con tre lampi abbaglianti in contropiede a Stoccolma. Svezia eliminata, Portogallo promosso.

E la norma salva-Ribéry (o meglio: salva Fifa) è diventata un assist per CR7: chi se la sentirà adesso di non votare il fuoriclasse del Real Madrid come il miglior giocatore del 2013? Ronaldo si gode il momento senza illudersi troppo, considerando le battutine che gli aveva riservato nelle settimane passate il grande capo del pallone mondiale Sepp Blatter: «Non devo rispondere a nessuno perché le mie risposte arrivano sempre in campo. E lo dimostro ogni anno: credo che segnare 50 gol a stagione non sia alla portata di tutti». E il Pallone d'oro? «Non è la mia ossessione».

Ha ragione, la sua ossessione sono i gol. Un po' di cifre, giusto per capire: solo nel 2013, in 55 partite ufficiali tra club e nazionale ha messo a segno 66 reti, più 16 assist tanto per gradire; solo nella stagione 2013-14 i gol sono 31 (con 5 triplette) in 19 partite; solo negli ultimi 3 anni una media-gol pazzesca: più di una rete a partita, più di 50 a stagione nelle ultime 3 (precisamente 53, 60 e 55). Serve altro?

In effetti, per conquistare il Pallone d'oro dicono che serva vincere con il proprio club, e lì Ribéry domina («anche nel Bayern tutti sono convinti che sia io a meritarlo»), ma è altrettanto vero che tra i 4 Palloni di fila di Leo Messi ce n'è almeno uno (quello dello smoking a pois) sollevato malgrado il Barcellona abbia vinto ben poco: il Pallone d'oro, in uno sport di squadra, resta un premio individuale. E come calciatore, il gellato del Real non teme confronti. Per referenze chiedere a sir Alex Ferguson, uno che di campioni se ne intende.

Lo stesso Blatter ha dovuto inchinarsi davanti a CR7, twittando dopo la tripletta «fantastica esibizione di Cristiano Ronaldo»: trattasi di incoronazione a tutti gli effetti. E se persino l'avversario Ibra, quello che «un Mondiale senza di me non vale niente», ha dovuto ammettere quanto sia bravo Ronaldo, allora i giurati potrebbero decidere davvero di cambiare idea in zona Cesarini. Poi però chi glielo va a spiegare alla moglie di Ribéry?
Roberto De Ponti

 

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