biennale venezia moschea

LA PREGHIERA È FINITA - IL COMUNE DI VENEZIA ORDINA: CHIUDETE LA MOSCHEA DELLA BIENNALE, È UN LUOGO DI CULTO E NON UNA MOSTRA - E LA COMUNITÀ MUSULMANA SI RITROVA DI NUOVO SENZA UN POSTO DOVE RIUNIRSI

Francesco Furlan per “la Repubblica

 

una moschea in una chiesa  succede a venezia per la biennale 8imageuna moschea in una chiesa succede a venezia per la biennale 8image

La preghiera è finita. Il Comune di Venezia ha imposto ieri la chiusura della moschea allestita per la Biennale d’arte nella chiesa di Santa Maria della Misericordia – privata dal 1973 – perché utilizzata senza autorizzazioni come luogo di culto. È questa la principale delle prescrizioni violate dal Padiglione islandese la cui curatrice Nina Magnúsdóttir ha affittato nei mesi scorsi la chiesa nel sestiere di Cannaregio affidandola all’artista svizzero Christoph Büchel.

 

La sua installazione, chiamata “Moschea della Misericordia”, voleva dare una risposta alle richieste dei ventimila fedeli della comunità musulmana della città, coinvolta nell’allestimento, di avere un luogo nel quale pregare che non fosse un capannone di Marghera.

una moschea in una chiesa  succede a venezia per la biennale 6imageuna moschea in una chiesa succede a venezia per la biennale 6image

 

Una vera e propria moschea quindi, che si è prestata a contrapposte interpretazioni fin dal giorno dell’inaugurazione, lo scorso 8 maggio: invito al dialogo o provocazione? Nessuno in città era stato informato dell’apertura – in questi termini – di una moschea in una chiesa, se pur privata, venduta nel 1973 con un decreto firmato dall’allora patriarca di Venezia Albino Luciani, poi diventato Papa Giovanni Paolo I.

una moschea in una chiesa  succede a venezia per la biennale 13imageuna moschea in una chiesa succede a venezia per la biennale 13image

 

Dopo l’analisi degli ulteriori documenti richiesti ai curatori e arrivati mercoledì in municipio è stata comunicata ieri la decisione di revoca delle autorizzazioni che si traducono con la chiusura della moschea, nelle prossime ore. «Hanno presentato le carte per allestire una mostra, non per un luogo di preghiera: hanno giocato sull’ambiguità», spiegano dal Comune, retto da un commissario prefettizio dopo lo scandalo del Mose. Nel corso dei ripetuti controlli fatti dopo l’inaugurazione – aggiungono Comune e prefettura – sono state riscontrate altre violazioni.

una moschea in una chiesa  succede a venezia per la biennale 12vimageuna moschea in una chiesa succede a venezia per la biennale 12vimage

 

Riguardano le modalità di ingresso dei visitatori – nei primi giorni erano costretti a togliersi le scarpe e, le donne, invitate a indossare il velo – e il ripetuto superamento del limite massimo di capienza. Al termine della preghiera di venerdì scorso anche la comunità islamica, messo da parte l’iniziale entusiasmo e valutata l’irritazione del patriarcato, aveva preso le distanze dal padiglione per non interrompere il percorso di dialogo interreligioso con la chiesa veneziana.

una moschea in una chiesa  succede a venezia per la biennale 12imageuna moschea in una chiesa succede a venezia per la biennale 12image

 

«Siamo stati ospiti del padiglione, per un’iniziativa che ci sembrava andare nella direzione giusta, della tolleranza», dice ora Mohamed Amin Al Ahdab, architetto e presidente della comunità islamica di Venezia, «ma la reazione della città è stata priva di equilibrio per una moschea destinata a restare aperta sette mesi, il tempo della Biennale. Una moschea provvisoria come una tenda». Il provvedimento può essere impugnato entro 60 giorni, e la Biennale si augura soluzioni che «possano consentire la riapertura del padiglione espressione della partecipazione dell’Islanda alla Biennale».

una moschea in una chiesa  succede a venezia per la biennale 15imageuna moschea in una chiesa succede a venezia per la biennale 15image

 

Altre volte artisti ospiti della città erano intervenuti con installazioni a servizio della comunità. Nel 2012 il russo Arseniy Zhilyaev aveva realizzato una lavanderia gratuita nell’isola della Giudecca. Anche in quel caso erano scoppiate le proteste. Ma solo quando l’installazione era stata chiusa, lasciando i residenti senza la possibilità di lavare i panni gratis.

 

una moschea in una chiesa  succede a venezia per la biennale aimageuna moschea in una chiesa succede a venezia per la biennale aimage

 

Ultimi Dagoreport

daniela santanche giorgia meloni giorgio mottola

DAGOREPORT - COME MAI LA FU “GIORGIA DEI DUE MONDI” HA DECISO LA “DESANTANCHEIZZAZIONE” DEL GOVERNO SOLO ADESSO, PUR AVENDO AVUTO A DISPOSIZIONE PIÙ DI TRE ANNI DI CASINI GIUDIZIARI PER METTERLA ALLA PORTA? - NON È CHE ALL’INDOMANI DELLA DISFATTA, MAGARI LEGGENDO UN POST SU FACEBOOK DI “REPORT” (‘’I SOLDI DELLA SOCIETA’ INDAGATA PER MAFIA A DANIELA SANTANCHE’ E LE OMBRE SUI “SALVATORI” DI VISIBILIA’’), LA PREMIER E IL SUO ENTOURAGE DI PALAZZO CHIGI HANNO SENTITO ODOR DI BRUCIATO E PRESO LA PALLA AL BALZO PER BUTTARE FUORI L’INSOSTENIBILE MINISTRO DEL TURISMO? GIÀ IL GIORNO DELLA SCONFITTA, IL RICHELIEU DI PALAZZO CHIGI, FAZZOLARI, AVEVA MESSO IN CONTO LA POSSIBILE REAZIONE DI UNA MAGISTRATURA RINGALLUZZITA DALLA VITTORIA, PREANNUNCIANDO CHE “L’AZIONE (DELLE TOGHE) POTREBBE DIVENTARE PIÙ INVASIVA" - E OGGI, LA PROCURA DI ROMA HA RICICCIATO IL CASO SOGEI CON PERQUISIZIONI AL MINISTERO DELLA DIFESA E IN UNA SERIE DI SOCIETÀ PUBBLICHE TRA CUI TERNA, RETE FERROVIARIA ITALIANA, POLO STRATEGICO NAZIONALE... - VIDEO DI GIORGIO MOTTOLA

radio deejay theodore kyriakou linus albertino

FLASH – THEO KYRIAKOU NON HA SCELTO A CASO DI ANDARE A MILANO PER IL DEBUTTO DA EDITORE DI “REPUBBLICA”: NEGLI STORICI STUDI DI VIA MASSENA C’È LA SEDE OPERATIVA DELLE RADIO DEL GRUPPO GEDI, CHE SONO L’UNICO ASSET CHE INTERESSA AL MAGNATE GRECO – QUEL VOLPONE DI KYRIAKOU, PIÙ FURBO DI ELKANN, HA DATO UNO ZUCCHERINO ALLA REDAZIONE DI “REP”, INCONTRANDO I GIORNALISTI E PROMETTENDO INVESTIMENTI. MA IL SUO VERO OBIETTIVO ERA IL FACCIA A FACCIA CON LINUS (DIRETTORE EDITORIALE DEL POLO RADIOFONICO): LA PRIORITÀ È METTERE A PUNTO UN PIANO PER DARE UNA RINFRESCATA A RADIO CAPITAL E RENDERE PIÙ COMMERCIALE LA DISCOTECARA “M2O”, DI CUI È DIRETTORE ARTISTICO ALBERTINO (FRATELLO DI LINUS)

netanyahu bin salman donald trump ghalibaf iran xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP HA DETTO UNA MEZZA VERITÀ NEL SOLITO MARE DI STRONZATE: UN NEGOZIATO CON L’IRAN C’È ED È BEN AVVIATO. IL GUAIO È CHE DOVEVA RIMANERE SEGRETO, COME SEMPRE QUANDO CI SONO TRATTATIVE COSÌ DELICATE – IL RUOLO DEL MEDIATORE SPETTA AL PAKISTAN, POTENZA NUCLEARE IN OTTIMI RAPPORTI CON L’ARABIA SAUDITA DI BIN SALMAN (CHE VUOLE ANNIENTARE IL REGIME IRANIANO) – IL TYCOON È PRONTO A SPEDIRE IL VICE JD VANCE: SAREBBE UN MESSAGGIO ALLA BASE CONTRARIA ALLA GUERRA (VANCE È UN’ISOLAZIONISTA) – NETANYAHU HA ABBASSATO LE PENNE DOPO CHE I MISSILI BALISTICI DEGLI AYATOLLAH HANNO BUCATO L’IRON DOME E SONO ARRIVATI A UN PASSO DALL’IMPIANTO NUCLEARE DI DIMONA, SU INDICAZIONE DELL’INTELLIGENCE CINESE …

putin trump orban zelensky droni ucraina

DAGOREPORT – IL MONDO È CONCENTRATO SULLE BOMBE DI TRUMP E NETANYAHU IN IRAN E SI È DIMENTICATO DEI POVERI UCRAINI: IERI PUTIN HA LANCIATO MILLE DRONI SU TUTTO IL PAESE, GLI USA CONTINUANO CON IL LORO PRESSING SU KIEV PER LA RESA E IL PRESTITO DA 90 MILIARDI DALL'UNIONE EUROPEA È BLOCCATO PER IL VETO DI ORBAN (IL 12 APRILE SI VOTA A BUDAPEST E FINO A QUEL GIORNO NON SE NE PARLA) – ZELENSKY SI SBATTE COME UN MOULINEX PER FAR CAPIRE AL TYCOON CHE IL FRONTE È UNICO (RUSSIA E IRAN SONO ALLEATI) MA QUELLO NON CI SENTE – L’ESERCITO UCRAINO IN QUATTRO ANNI DI GUERRA È DIVENTATO UNO DEI PIÙ AVANZATI AL MONDO: È L’UNICO CHE SA COME ABBATTERE I DRONI IRANIANI, E STA ADDESTRANDO I PAESI DEL GOLFO...

giorgia meloni tajani nordio salvini delmastro bartolozzi conte schlein santanche la russa

DAGOREPORT - LA CADUTA DEI MELONI NEL VOTO (A PERDERE) - DOPO UNA SCONFITTA, PER UN LEADER SI APRONO DUE STRADE: O SI DIMETTE O RAFFORZA LA SUA LEADERSHIP - MELONI HA SCELTO DI RESTARE INCOLLATA ALLA POLTRONA DI PALAZZO CHIGI, MA ANZICHÉ GUARDARSI ALLO SPECCHIO E AMMETTERE L’ARROGANTE BULIMIA DI POTERE DOMESTICO E IL VASSALLAGGIO ESTERO-TRUMPIANO, HA DECISO DI FAR PIAZZA PULITA DEGLI INDAGATI BARTOLOZZI, DELMASTRO, SANTANCHE’ - E METTENDO AL MURO LA PANTERATA MINISTRA DEL TURISMO, IL BERSAGLIO NON PUÒ ESCLUDERE IL VOLTO MEFISTOFELICO DEL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA, NONCHE' BOSS DELLA PRIMA REGIONE ITALIANA PER PIL, IL SICULO-LOMBARDO LA RUSSA (CHI SCEGLIERÀ NEL ’27 IL CANDIDATO A SINDACO DI MILANO, ‘GNAZIO O GIORGIA?) - AL TEMPO STESSO, IL VOTO DI LUNEDÌ FA RIALZARE LA CRESTA AI DUE GALLETTI DEL “CAMPOLARGO”, SCHLEIN E CONTE, CHE S’ILLUDONO CHE I “NO” INCASSATI AL REFERENDUM SI POSSANO TRASFERIRE IN BLOCCO SUL CENTROSINISTRA - MA IL DRAMMA È UN ALTRO: 'STA ELLY CON ESKIMO È IN POSSESSO DELLE CAPACITÀ DI FARE LA PREMIER? E COME VIENE PERCEPITA DALL’OPINIONE PUBBLICA UNA CHE GRIDA SLOGAN CICLOSTILATI NEGLI ANNI ’70 INVECE DI PROPORRE L’IDEA DI UN “PAESE NORMALE”?