marchionne arrivabene

FERRARI, ANNO ZERO (COME LE VITTORIE DI QUEST’ANNO) - QUANTO CI VORRÀ PRIMA CHE LA ROSSA TORNI COMPETITIVA? ALTRI 2, 3 ANNI? PER IL PROSSIMO ANNO SARÀ DIFFICILE - IL SORPASSO DELLA RED BULL, ORMAI 2° FORZA DEL CAMPIONATO. ARRIVABENE A MAGGIO DISSE: “SE DEVO PREOCCUPARMI DELLA RED BULL, MEGLIO CHE ME NE VADA A CASA..."

MARCHIONNE ARRIVABENEMARCHIONNE ARRIVABENE

Marco Mensurati per “la Repubblica”

 

Le beghe legali e politiche con la Fia sono gli ultimi sussulti di un campionato che ormai, fortunatamente, è agli sgoccioli. La situazione in Ferrari è disperata. La macchina sprofonda, la classifica si fa imbarazzante, le promesse fatte da Marchionne a gennaio risuonano beffarde nell' aria facendo eco alle parole pronunciate un' era fa contro Montezemolo.

 

Altra notizia beffarda: Red Bull e Mercedes hanno ingaggiato un' asta per assumere Allison. Le notizie in arrivo dall' Inghilterra sui progetti 2017 dei due top team sono terrificanti. Marchionne cerca di alzare la pressione all' interno del suo staff ma Binotto più di tanto non può e non vuole promettere.

VERSTAPPEN FERRARIVERSTAPPEN FERRARI

 

INCUBO RED BULL È la Red Bull a dare la misura del fallimento ferrarista. «Se adesso devo preoccuparmi della Red Bull, meglio che me ne vado a casa», disse Arrivabene a maggio durante il gp Montecarlo. Quelle parole oggi suonano come un suggerimento.

Partiti da una situazione peggiore di quella della Ferrari (ancora alla fine della scorsa stagione non avevano neppure i motori) gli austro-inglesi hanno saputo recuperare terreno e immagine, diventando di prepotenza, grazie a scelte coraggiose e sensate, la seconda forza del campionato.

 

E così a Marchionne ora basta affacciarsi dalla finestra del motorhome per vedere a pochi metri di distanza lo spettacolo di un team vivo ed efficiente.

 

MARCHIONNE FERRARIMARCHIONNE FERRARI

Non solo nella progettazione e realizzazione della macchina, ma anche nella gestione, nella comunicazione, nella proiezione dell' immagine di sé. Persino nella scelta dei piloti, la politica della Red Bull si è dimostrata lontana anni luce da quella della Ferrari: il coraggio di sfrattare il pur discreto Daniil Kvyat dalla macchina dopo sole quattro gare per lasciar spazio alla stella di Max Verstappen è qualcosa che a Maranello nemmeno riescono a immaginare. E mentre adesso Mateschitz è lì a godersi i paragoni tra "Mad Max" e Senna, Marchionne e Arrivabene si trovano impegnati in sessioni di psicoterapia a Raikkonen e soprattutto a un Vettel sempre più cupo, "alonsizzato".

 

MARCHIONNE ARRIVABENE A BAKU PER IL MONDIALE F1MARCHIONNE ARRIVABENE A BAKU PER IL MONDIALE F1

IL FUTURO Ma quella dei piloti è solo una delle tante grane nell' agenda di Marchionne.

Il vero punto è il gap tecnico.

 

Il cambio delle regole per il 2017 ha risparmiato il tema dei motori che rimarranno sostanzialmente quelli del 2016: significa che se stessimo parlando di una corsa sui cento metri la Mercedes partirebbe almeno dieci metri avanti. Ma la situazione più complicata è quella che riguarda gli altri 90 metri, che si decideranno su telaio e aerodinamica, proprio i settori nei quali, dopo Allison, si è creato il vuoto (e nei quali la Ferrari ha storicamente subito la concorrenza). Insomma, dopo due anni, e due rivoluzioni organizzative, Marchionne si ritrova a dover fronteggiare una situazione peggiore di quella che aveva trovato.

 

BINOTTO ALLISON FERRARIBINOTTO ALLISON FERRARI

Per vincere in F1 servono tre ingredienti: investimenti, stabilità organizzativa e anni di paziente lavoro. La Ferrari di Todt costruì il ciclo vincente saccheggiando il mercato degli ingegneri e dei piloti, e lasciando loro almeno quattro anni di tempo; la Red Bull miliardaria di Mateschitz dominò il ciclo successivo (2010-2013) grazie a un progetto cominciato nel 2006 e sostenuto tramite finanziamenti faraonici; la Mercedes che stravince dal 2014 investì sull' ibrido già dal 2007.

 

IL BIVIO DI MARCHIONNE Il presidente della Ferrari si trova invece all' anno zero di un progetto autarchico appena riavviato. Quanto ci vorrà prima che questa Ferrari possa tornare competitiva? Altri due, tre anni? Di più? Di certo per il prossimo anno sarà difficile. Lo si capisce dalle parole dello stesso Marchionne in una conference call con gli analisti di mercato pochi giorni prima del gran premio del Brasile.

 

Il contenuto di quella comunicazione è stato l' ultimo momento decisivo della stagione 2016. A leggerlo con attenzione s' intravede il profilo di un grandissimo manager alle prese con un problema - guarire la Ferrari F1 - la cui natura non è solo finanziaria e industriale, ma soprattutto aziendale e sportiva.

FERRARI BAKUFERRARI BAKU

 

Leggendo quelle parole, «dobbiamo aspettare e avere aspettative più modeste», inevitabilmente tornano alla memoria altre parole, più datate: «Se non miglioriamo velocemente saremo costretti a riconsiderare il nostro impegno a lungo termine in F1, visto che questo livello di performance sta danneggiando la nostra credibilità sul mercato delle auto da strada ».

 

Era il 2014, e Marchionne non era ancora stato intossicato dal dolce veleno dell' agonismo, quello che possiede e domina gli uomini di sport conducendoli a ostinazioni impensabili, persino a scelte irrazionali.

 

L' impressione è che oggi, il presidente non ci pensi in nessun modo a disinvestire, a demordere. Ma con le pressioni delle borse e dei mercati, con le scadenze imposte da un gruppo colossale come quello che Marchionne guida, quanto potrà durare?

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