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IVAN, “IL CRESTATO”! PARLA LO ZAR DELL’ITALVOLLEY ZAYTSEV: "IN ITALIA SENTO IL CALORE DELLA GENTE, IN RUSSIA NON MI DIVERTIVO. L’ORO OLIMPICO? PRIMA O POI CE LA FAREMO. LA GENERAZIONE DEI FENOMENI DI VELASCO: GUADAGNAVANO DI PIU’ PUTIN? STA FACENDO MOLTO BENE – LA RAGGI’ NON DIGERISCO IL NO AI GIOCHI- E SU TOTTI… - VIDEO

Flavio Vanetti per il “Corriere della Sera”

 

Oggi sarà al Corriere della Sera, a commemorare Roberto Stracca, e in questi giorni, arruolato dallo sponsor Red Bull, s' è dedicato (anche) alla beneficienza. Non è un caso per Ivan Zaytsev, lo Zar della rete, volto leader della nostra pallavolo: «Sul fronte del "sociale" sono pure ambasciatore dell' Onu: cerco di impiegare bene il poco tempo che ho.

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A Milano ho partecipato a "Wings for life", evento che ha coinvolto 40 località: sono stati raccolti 7 milioni per la ricerca sulle lesioni del midollo spinale. Mi sono "sparato" 10 km, di solito mi dedico alle ripetute sui 60 metri. Adesso mi fa male tutto...». Gambe stanche, ma lingua sciolta su vari temi, anche se non svela se resterà a Perugia o se deciderà di cambiare squadra: Ivan Zaytsev, un piacere ascoltarlo.

 

Ivan, sente la responsabilità di essere un modello per i ragazzi?

«Non la avverto perché credo di dare comunque il giusto esempio anche se a volte, in partita, esagero e mi si chiude la vena. Penso però di essere portatore di giusti valori di vita: non influenzo in negativo chi si rispecchia in me».

 

Ci parla della sua parte russo-sovietica?

«Più sovietica che russa. Grazie a Gorbaciov, papà fu il primo sportivo a uscire dall' Urss: sono nato a Spoleto e così mi sono legato all' Italia, anche se prima di tornarci ho fatto il giro del mondo. Questa componente l' ho sentita fino ai 15-16 anni, poi me la sono scrollata di dosso».

 

Sicuro che ancora non emerga?

«Forse di tanto in tanto, nella testardaggine. Ma è sotto controllo, ben sepolta».

 

Papà le parlava dell' Urss?

«Qua e là. Mi ricordo solo che dava al partito comunista il 70% dei suoi guadagni».

 

Come vede e giudica Vladimir Putin?

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«Sta facendo molto bene per i russi. È un uomo di estrema intelligenza, capace di tenere in piedi un Paese complicato. All' estero è più stimato di quello che si immagina».

 

Che cosa non le è piaciuto dell' esperienza alla Dinamo Mosca, dal 2014 al 2016?

«Mi mancava il calore delle persone, tipico dell' Italia. Un professionista dà sempre il massimo, però attorno a me c' era una sensazione non di sport ma di obbligo e di lavoro. Non ci si divertiva e questo non l' ho sopportato».

Il volley, quanto a personaggi, ha già avuto la «generazione dei fenomeni» negli anni 90.

«Ma era diverso il modo di essere personaggio: quei giocatori puntavano sulla tv e prendevano una fascia di pubblico più vasta; oggi noi abbiamo i social network e intercettiamo un pubblico più giovane e dal target più basso».

 

Siete un po' invidiosi di loro?

«Come popolarità a livello di Nazionale, forse siamo allo stesso livello. E anche come obiettivi: manca l' oro olimpico e noi potremo magari tornare a inseguirlo. Ma tre Mondiali di fila... be', come non essere invidiosi di quelle imprese?».

Avete i like e i selfie, loro avevano più soldi.

«Sì, è vero. Erano altri guadagni, c' era ancora la lira e nel volley c' erano i mecenati».

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A proposito, quanto guadagna Zaytsev?

«Quanto mi basta per una vita più che degna.

I quattrini li tengo io, ma li amministra mia moglie: me li fa girare sotto il naso».

 

La svolta mediatica è coincisa con Rio, oppure lei era un predestinato?

«Mi/ci ha aiutato l' attenzione attorno ai Giochi: prima non eravamo così conosciuti. Abbiamo dato la possibilità di accorgersi del volley».

 

Da simpatizzante romanista, che cosa dice sulla questione Totti?

«Francesco sconta un' immagine da icona. Se fossi Spalletti avrei bisogno di uno psicologo ad ogni partita: lo schiero, non lo schiero?».

Il caso-Muntari ha riproposto il rischio del razzismo nello sport: il giocatore del Pescara ha detto che certe cose capitano solo in Italia.

«Le persone "poco colte" circolano ovunque. Però lo capisco: dà molto fastidio».

 

Le capigliature strambe sono figlie di stati d' animo precisi?

«Erano un gioco scherzoso, invece ora sì, dipendono anche dall' umore. Però non sono come Earvin N' Gapeth che le cambia in giornata».

 

Lupus in fabula: ha fatto pace con il francese dopo i battibecchi ai Giochi?

«Continuo a rispettarlo. Non ne abbiamo più discusso, ci siamo rivisti solo in campo. Un giorno, davanti a una birra, ne riparleremo».

Se oggi abbiamo questo Ivan Zaytsev è perché lei aveva litigato con papà sul ruolo.

«In realtà avevo litigato con la mia testa: l' omino nel cervello mi faceva la guerra. Non ero pronto ad assorbire le pressioni di mio padre. Sperava che diventassi come lui: palleggiatore, campione olimpico e miglior giocatore al mondo. Lo scenario era pesante: con il cambio di ruolo sono rinato. Sono un opposto o uno schiacciatore? Le maggiori gioie le ho avute da opposto, ma ora mi usano come schiacciatore».

IVAN ZAYTSEVIVAN ZAYTSEV

 

Ha mai rivisto la finale dei Giochi 2016?

«No, brucia ancora. Abbiamo sbagliato i finali di set: a livello mentale non eravamo sul pezzo».

 

Sarà un' Italia che vincerà?

«Prima o poi ce la faremo. Purtroppo ci manca ancora qualcosa: l' Europeo 2017 sarà uno snodo chiave verso il Mondiale del 2018».

 

Un coach deve essere un capo democratico, un dittatore, uno psicologo o un amico?

«Un "frullato" di tutte queste cose».

 

Parliamo di c.t.: era necessario arrivare alla rottura con Mauro Berruto?

IVAN ZAYTSEVIVAN ZAYTSEV

«È una storia gestita male da tutte le parti. Ma il mio vaso era ormai saturo».

Chicco Blengini ora è c.t. a tempo pieno.

«È l' allenatore giusto per la Nazionale».

Quattro personaggi e altrettanti giudizi lapida: Donald Trump, per cominciare.

«No comment».

Emmanuel Macron.

«Mi piace».

Matteo Renzi.

«Lavoratore».

Virginia Raggi.

«Non digerisco il no ai Giochi: da italiano che paga le tasse, forse è meglio; ma da sportivo...».

 

Quale Zar è Ivan Zaytsev?

«Ivan il "crestato"».

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IVAN ZAYTSEVIVAN ZAYTSEVIVAN ZAYTSEVIVAN ZAYTSEV

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