bonucci allegri

BONUCCI IN BRODO - LO SCAZZO COL PALERMO COSTA CARO AL DIFENSORE (CHE NON HA CHIESTO SCUSA AL TECNICO): ALLEGRI LO ESCLUDE CONTRO IL PORTO - SCONCERTI: "A USCIRE IN MODO FRAGILE DALLA STORIACCIA ALLEGRI-BONUCCI È LA SOCIETÀ"

 

1. PUÒ AVERE STRASCICHI PERICOLOSI

 

Mario Sconcerti per il Corriere della Sera

 

ALLEGRIALLEGRI

La prima impressione è che a uscire in modo fragile dalla storiaccia Allegri-Bonucci sia la società. Non può essere giudice Allegri che è ampiamente parte in causa.

Non può dare punizioni diverse agli altri e a se stesso.

 

Essendo stato molto plateale l' incidente e riguardando due suoi tesserati, toccava alla Juventus dare linee di comportamento al di sopra delle parti. Si è lasciato invece che la vicenda restasse tra giocatore e tecnico, cioè fra tutto il mondo Juve ma fuori dalla Juve. È anche un po' volgare la donazione di Allegri a copertura delle sue offese pubbliche, come vincesse sempre la prepotenza del denaro.

 

Ma capisco anche che con la frittata limpida sul piatto uscirne bene era molto difficile. Mi sembra abbia prevalso un cattivo senso del reale, la divisione per tre di un danno serio e molto seccante. La Juve si è presa la parte della debolezza, ma ha «ufficialmente» condiviso con l' allenatore la punizione.

 

BONUCCIBONUCCI

Che sia l' opposto è evidente, questo tipo di punizioni sono da statuto a carico delle società. Tocca all' allenatore semmai condividere. E Allegri non poteva fare altro visto il torto palese. Bonucci era il vaso di coccio sul tavolo. Sarà semmai importante capire cosa rimarrà dello screzio. È stato molto violento. E tra figure che nello spogliatoio si equivalgono. Il resto è una brutta storia di cui si parlerà ancora domani solo in base al risultato della partita col Porto. Raramente conta altro nel calcio.

 

Ma una riflessione la Juve e Allegri devono farla. Era già successo a Firenze, stessa offesa contro il quarto uomo. Allegri disse che c' era stato un equivoco, non è nel suo stile il turpiloquio. Va bene comunque, nessuno è un santo. E nessuno vuole nemmeno un campo di calcio bianco come un giglio, è giusto abbia il suo tasso di durezza, le sue liberazioni. Ma senza prendersi in giro. La Juve lo sa. Dalla prossima volta deve anche dirlo.

 

2. CARTELLINO ROSSO

Paolo Tomaselli per il Corriere della Sera

ALLEGRIALLEGRI

 

Se è nata davvero una Juventus da battaglia, pronta ad andare fino in fondo in questa campagna d' Europa superando qualsiasi difficoltà, interna ed esterna, lo scopriremo presto. Perché il bivio della stagione è qui e adesso, allo stadio do Dragao: decidere di affrontare l' andata di un ottavo di Champions in trasferta senza Leonardo Bonucci, il miglior difensore spedito in tribuna per motivi disciplinari, è un punto di non ritorno per Massimiliano Allegri e di conseguenza per la sua Juventus.

 

Se la risposta sarà da grande squadra, sarà una vittoria che vale doppio, una scarica di adrenalina («la giusta tensione» di cui parla Max) che cementerà ulteriormente il gruppo. In caso negativo, peserà altrettanto. Perché gli strascichi del pesante screzio tra l' allenatore e uno dei bianconeri più carismatici non si fermerebbero qui, a una punizione per il calciatore e una «auto-multa» per Allegri, che verrà devoluta dall' allenatore in beneficenza.

 

L' aspetto chiave della vicenda, per gli effetti comunque positivi che può avere sulla squadra, è il fatto che Bonucci sia rimasto nel gruppo e nello spogliatoio, dove riveste un ruolo fondamentale. Una forma di punizione per così dire aggregante e non disgregante.

BONUCCIBONUCCI

«Perché va lui in tribuna e non altri? Perché c' è sempre uno che paga per tutti - argomenta Allegri -, è stato solo sfortunato».

 

Quello del difensore è stato l' ultimo caso di insofferenza verso l' allenatore, ma certo il più clamoroso, visto lo scambio di insulti in pubblico tra i due nel secondo tempo della partita col Palermo. La società ovviamente non ha gradito il comportamento del giocatore, ma nemmeno quello dell' allenatore, che infatti fa mea culpa: «Ho concordato con la società di devolvere una somma a chi ne ha bisogno - spiega Allegri - visto che ho avuto una reazione non consona al mio modo di essere e alla mia educazione».

max allegrimax allegri

 

Serviva una scossa, serviva una prova di forza. Dell' allenatore, prima ancora che della società: «Non sono successe altre cose oltre a quelle in campo - sottolinea Max -, la decisione di mandare Leonardo in tribuna è mia: sono in diritto di decidere su tutti i giocatori. Ho parlato con lui, ha capito da ragazzo intelligente qual è e resta in gruppo perché è uno dei più rappresentativi della squadra.

 

Ci sono delle regole, nella vita si può sbagliare e io spesso sono il primo a farlo. Però esistono il rispetto e l' educazione e bisogna far capire lo sbaglio con serenità, da persone mature. L' importante ora è fare una grande partita, contro una squadra che è abituata a giocare queste partite: non ci saranno contraccolpi o distrazioni. Siamo arrivati qui nelle migliori condizioni».

 

In realtà se c' è un reparto che non è al top è proprio quello dei difensori centrali: Chiellini e Barzagli sono reduci da acciacchi assortiti e si sono aggiunti al gruppo solo nel fine settimana. Non è escluso che giochino entrambi, ma il più in forma resta Rugani e anche Benatia è un' opzione. Per il resto Allegri conferma in blocco lo schieramento offensivo che ha caratterizzato fin qui il 2017 della Juve: torna Pjanic e davanti giocano le 4 punte, con Cuadrado e Mandzukic impegnati più di Dybala e Higuain nella doppia fase. «Dobbiamo fare gol per non complicare il ritorno - rilancia Max - contro una squadra che ne subisce pochissimi: non sarà una partita facile». Almeno adesso non c' è più il rischio di sottovalutarla.

 

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