rummenigge

“SI DEVE TORNARE IN CAMPO”. E VI SPIEGO IL MOTIVO – L'INTERVISTA DI ZAZZARONI A ‘KALLE’ RUMMENIGGE, AD DEL BAYERN E MEMBRO DELL’ESECUTIVO UEFA - "DA 3 GIORNI CI ALLENIAMO A GRUPPI DI 4 O 5, LE DATE NON LE DECIDE IL CALCIO, BENSÌ LA POLITICA. MA E’ NECESSARIO RICOMINCIARE. OLTRE ALL’ASPETTO SPORTIVO C’E’ ANCHE QUELLO ECONOMICO..." IL MESSAGGIO A INFANTINO - L’INTER E IL GOL-CAPOLAVORO ANNULLATO CONTRO I RANGERS - (VIDEO)

Ivan Zazzaroni per il ''Corriere dello Sport''

 

rummenigge

Ero a San Siro la sera del 24 ottobre ’84 per Inter-Glasgow Rangers, secondo turno di coppa Uefa. Due posti in curva, i biglietti li aveva trovati il mio amico Pierpaolo Barbieri, bolognese ma interista, musicista funky con tanto di fidanzata a San Donato Milanese. Pier è morto quattro anni fa e anche - se non soprattutto - per questo il ricordo della rabbia che provammo quando l’arbitro Roth, tedesco dell’Est, annullò per gioco pericoloso uno dei gol più belli della storia, si è trasformato in pensiero doloroso ma anche di struggente dolcezza.

 

Cross di Altobelli più o meno dal vertice sinistro dell’area scozzese, Rummenigge, a pochi metri dalla porta, si inventa l’impossibile, spicca il volo e senza guardare il pallone con il destro salito fi no al secondo anello compie il miracolo. Un gol da ma che cazzo ha fatto Kalle?! (godetevelo su youtube). «I miracoli sono sogni che diventano luce», disse Alan Drew, purtroppo Roth ebbe l’irragionevolezza di spegnerla, quella luce, mortifi cando il calcio. Sembra che negli spogliatoi abbia rischiato addirittura di prenderle da Altobelli. «Ero girato » mi spiega Kalle «e quando ho visto partire il pallone ho capito che non ci sarei mai potuto arrivare in un modo normale, era indispensabile che provassi l’acrobazia. Quando il pallone è entrato in porta sono rimasto sorpreso».

 

 

rummenigge

 

Bei tempi.

«Molto diversi da quelli che stiamo vivendo. Siamo dentro una crisi globale. Globale e spaventosa. Qui in Germania non abbiamo ancora i numeri dell’Italia, ma il livello di attenzione adesso è altissimo. La gente è molto disciplinata, da due settimane le restrizioni sono simili alle vostre, possiamo uscire per motivi di lavoro e per fare la spesa».

 

 

 

Però, a differenza nostra, avete ripreso ad allenarvi.

«Eravamo fermi dall’8 marzo, ultima partita quella con l’Augsburg in casa. Da tre giorni ci alleniamo a gruppi di quattro o cinque, rispettando i protocolli sanitari, ma in precedenza i nostri avevano seguito le indicazioni del tecnico sostenendo dei cyber-allenamenti. Delle videocall, tutti i giocatori collegati, durante le quali il preparatore atletico segnalava gli esercizi da fare. Novanta minuti di lavoro per volta».

 

 

 

Ripartite davvero il 9 di maggio?

rummenigge

«È tutto provvisorio. Il dg della Lega ha formulato delle ipotesi, prospettato degli scenari, qui l’organizzazione è molto importante. Ma le date non le decide il calcio, bensì la politica. Esattamente come in Italia. Non sappiamo ancora se riprenderemo al 100 per cento il 9 maggio. Sappiamo però che è necessario ri- cominciare. Per due motivi. Il primo è quello sportivo. Bisogna assegnare il titolo, sapere quali squadra parteciperanno alle coppe, chi retrocederà. Il secondo, non meno importante, è economico. Anche da noi le televisioni che trasmettono le partite hanno forte incidenza sui ricavi. Devono ancora versare l’ultima rata, e in particolare con Sky, la principale, il dg della Lega sta trattando le condizioni. Sappiamo che pagheranno, ma intorno al 15 ci sarà un altro check. Bisogna innanzitutto capire come evolve la situazione. Aspettiamo soltanto la luce verde del governo. Disciplina e sensibilità sono i nostri punti di forza».

 

 

 

Oltre alla riconosciuta solidità economica, naturalmente, anche se in Germania ben tredici club non se la passano bene.

rummenigge

«In questo momento la differenza non la fanno i bilanci, la fa il cash. Al Bayern siamo tra quelli messi meglio e quindi abbiamo maggiori possibilità di sopravvivere alla crisi, ma tanti club, anche i più importanti, sono in grossissime difficoltà. Il calcio negli ultimi dieci anni ha vissuto ben oltre le proprie possibilità, alzando costantemente i costi. Transfer, ingaggi. Sempre più su, su, su. Troppe società hanno accumulato debiti insostenibili assumendosi da sole tutti i rischi. Il Bayern ha una fi losofi a che non ha mai rinnegato: sul mercato abbiamo sempre pagato in contanti, con soldi nostri, senza accedere a prestiti, nessuna banca può vantare crediti con noi. L’operazione più costosa della nostra storia è l’acquisto di Lucas Hernàndez, 80 milioni l’estate scorsa. E non siamo certo un club che non vuole vincere. Lo stadio è il nostro valore più alto, l’abbiamo pagato in sette anni, ci è venuto a costare poco meno di 400 milioni. È una benedizione».

 

 

 

La squadra ha accettato un taglio del 20 per cento.

«Nessuno ha imposto percentuali, posto condizioni o altro. Tutti noi, manager, dirigenti, tecnici e giocatori abbiamo scelto di ridurre del 20 per cento lo stipendio di aprile per garantire che non fossero toccati quelli degli impiegati, di tutto il personale che lavora nel club. Non c’è stata discussione. Altre società della Bundesliga hanno fatto la stessa cosa. Non escludo che il taglio possa interessare altri mesi. Ne riparleremo. Oggi bisogna fare sacrifici soprattutto per rendere possibile e sostenibile il futuro. Ripeto: c’è grande sensibilità, tanta consapevolezza. E tantissima disciplina».

 

 

karl heinz rummenigge stringe la mano a detmar hopp

 

Soltanto noi italiani noi riusciamo a fare sistema.

«In Italia ho giocato tre anni, ho ancora tanti amici, soprattutto in Lombardia, la regione più colpita. Noi tedeschi siamo diversi, abbiamo un’altra cultura, un’altra formazione, ma non è detto che siamo migliori di voi. Semplicemente diversi, non migliori».

 

 

 

Infantino sta studiando un piano Marshall per il calcio.

«Mi auguro che intervenga in modo sostanzioso per aiutare le leghe attraverso un fondo di solidarietà. Deciderà lui chi assistere, determinante è che i soldi non fi niscano nelle mani sbagliate. In questa fase sarebbe importantissima la riduzione delle distanze politiche tra Fifa e Uefa, che sono la madre del cal- cio mondiale e l’organizzazione più importante. Infantino e Ceferin dovrebbero migliorare le loro relazioni per sostenere insieme l’intero sistema. Io sono stato presidente dell’Eca per dieci anni, adesso c’è Andrea (Agnelli, nda) che lavora per contrastare una crisi imprevedibile ma che, se gestita con intelligenza, potrebbe risolversi in un miglioramento dello stato di salute del calcio».

 

rummenigge

 

 

Ne è davvero convinto?

«Penso che anche i club con consistenti liquidità, pochi peraltro, saranno molto più attenti a spendere. La contrazione dei prezzi e dei salari sarà inevitabile. Sono molto preoccupato per i Paesi più piccoli, per le leghe più piccole, per i club più piccoli che potrebbero subire danni irreversibili. Oggi i ricavi sono a zero per tutti».

 

galeazzi maradona rummenigge

 

 

Parlava di contrazione dei costi: sarà utile disciplinare anche il ruolo degli agenti, che sono a tutti gli effetti i mediatori tra club e giocatori. «Dovranno cambiare le normative internazionali, la Fifa non può trascurare fi gure professionali che negli ultimi anni hanno assunto un ruolo sempre più rilevante e che in questo periodo stanno collaborando seriamente. Serve chiarezza e determinazione. La condivisione del rischio è fondamentale, soprattutto quando la crisi colpisce tutti».

RUMMENIGGE Karl-Heinz Rummenigge ANCELOTTI RUMMENIGGEjuan carlos rummenigge

 

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