jannik sinner sergio mattarella quirinale

“SINNER NON HA UNA PATRIA, È LA PATRIA DI SE STESSO” – GIANCARLO DOTTO STRONCA JANNIK CHE NON SI FA LA FOTO CON MATTARELLA E SI PRENDE LA RESIDENZA A MONTECARLO: "CON SINNER, LA NUOVA HEIDI DEI GIORNI NOSTRI, STIAMO CELEBRANDO LA NOSTRA MORTE E LA NOSTRA NOIA. È LA NUOVA FRONTIERA DELLO SPORTIVO ANDROIDE. IL TENNIS DI OGGI È UNA SEQUENZA APOCALITTICA DI PALLATE. UN INCUBO IPNOTICO SENZA FINE. SINNER E QUELLI CHE VERRANNO DOPO DI LUI SONO COME ERODE..."

Giancarlo Dotto per Dagospia

jannik sinner

 

Tutti a dire e a opinare. E a biasimare. Sinner non si fa la foto con Mattarella, Sinner fa l’italiano vero ma si prende la residenza a Montecarlo, no, Sinner non è un italiano vero, Sinner è un italiano anomalo, chi se ne frega se sogna e geme in tedesco quando fa sesso con la sua bella o maledice Kyrgios.

 

La verità? Sinner non ha una patria, è la patria di se stesso. Fa lo schizzinoso con i nostri altarini nazionalpopolari, li schifa proprio, ma si tura il naso quando si tratta di marchette milionarie, a destra e a manca. Che siano partite nel deserto o starsene a mollo in vasche zeppe di palline.

 

roberto d agostino giancarlo dotto foto di bacco

Orologi, spaghetti, automobili, banche, formaggi, cellulari (mi domando, per inciso, come un ragazzo che parla bene anche dei suoi nemici possa essere credibile quando parla bene, essendo pagato per farlo, di qualunque cosa in natura commestibile o indossabile). Sinner fattura come il Perù. Mai stato mamelico, forse. In compenso, tanto compenso, è diventato famelico. Le sue ascelle non sudano, buttano acqua santa.

 

Un ragazzo che tu padre, qualsiasi padre, daresti in sposo alla figlia, e pazienza se la notte le dice ti amo in ladino. Educato, impeccabile, per quanto si chiami Sinner.

 

Ha le movenze di un cicognone che ha appena fatto il nido su un tetto del basso Alentejo. Lui, la nuova Heidi dei giorni nostri. Ti sorridono i monti, le caprette ti fanno ciao. E tutti che ti difendono a spada tratta e travasi di bile. Oggi è più temerario sparlare di Sinner che di Padre Pio. Minimo, se ti va bene, ti becchi dell’intellettualoide. Poi, si sa, la vita è crepa, anche quando non crepa. La salute prima o poi scoppia. L’incidente, per quanto inosservato, scappa. La benedetta pomata che passa per le dita di uno sfigato massaggiatore.

jannik sinner - alexandeer zverev - australian open 2025 - foto lapresse

 

Nessuno dice, piuttosto, l’unica cosa che sarebbe da dire: celebrando i Sinner, stiamo celebrando la nostra morte e la nostra noia, che poi sono la stessa cosa. Uno sbadiglio enorme ci seppellirà. Tutti a esultare quando Sinner mostra un sentimento (Berrettini si lascia dire con la scusa di elogiarlo, lapsus meraviglioso da reo confesso, “vedete anche lui in fondo è umano”), ma nessuno dice che il tennis dei battitori ciclopici e dei risponditori inesorabili ci ucciderà.

 

La nuova frontiera dello sportivo androide, Bistecconi alti due metri e non sai quanto tetri. I portieri anni ’60 erano grotteschi moscerini che si sbattevano da un palo all’altro, poi arrivò Zoff e sembrava una statua di marmo, un gigante rispetto a Pizzaballa, oggi sarebbe l’equivalente di Nonna Papera.

 

jannik sinner foto mezzelani gmt 26

Sinner e quelli che verranno dopo di lui sono il nuovo Erode. Stanno lì a scoraggiare il talento. Lo uccidono in culla. Alcaraz è lì lì che bussa alle porte di uno psicoanalista. Gli Edberg e i McEnroe non sarebbero mai stati. Federer, già frustrato di suo dalla cieca volontà alfieriana dei Nadal e dei Djokovic, si sarebbe suicidato alla terza batosta di fila con l’Altro Atesino inaccessibile.  Roba da spararsi. O quanto meno sparirsi.  Sarebbe scomparso Roger. Nel nulla. Come Ettore Majorana. Si sarebbe gettato dall’oblò di una nave.

 

Lo diresti tutto questo, pure se fosse italiano? Giuro su mia sorella, si. Lo direi pure se fosse italiano.

 

jannik sinner - australian open 2025 - foto lapresse

Il tennis di oggi è una sequenza apocalittica di pallate. Un incubo ipnotico senza fine, un modo sicuro per spedirsi all’inferno. Molti lo pensano, ma nessuno lo dice.

 

E, se lo dici, lo fai per alimentare lo scandaletto di giornata, invece dello scandalo definitivo. Ognuno ha i suoi interessi di bottega. Vendere qualche giornale in più, un corsivetto qua, un’apparizione là, una spruzzata di social, fumisterie, irrilevanze.

 

jannik sinner foto mezzelani gmt 24

Penso a uno come Adriano (Panatta).  Se lo conosco un po’, il cranio gli fuma dalla smania di sfogare un giorno la sua nausea per questo tennis da ergastolani. Si lascia andare solo Nick Pietrangeli, labbro fertile e l’alibi della senilità che fa rima con impunità (e, secondo me, l’impunito ci giobba pure)

 

Sì, è geometrico destino, moriremo di noia. O forse no. Perché l’andazzo di oggi fa sì che il circo della noia si spaccia da rutilante assortimento. Non fai in tempo ad annoiarti a morte di una cosa che già ti annoi di un’altra. Una noia diversa. Non ti lasciano mai solo. Robot che giurano ad altri robot di non essere dei robot.

 

JANNIK SINNER - AUSTRALIAN OPEN

 

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