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FEDERER MOMENTS – ELENA STANCANELLI IN GLORIA DI "RE ROGER XX" CHE HA VINTO IN AUSTRALIA IL VENTESIMO TITOLO DI SLAM: "LONGEVO, INVULNERABILE, DIVINO EPPURE MAI ARISTOCRATICO. GIOCA COME SE IL TENNIS L' AVESSE INVENTATO LUI” - CLERICI: "DELL' IMPRESA DI FEDERER È STATO COMPLICE INVOLONTARIO IL SUO AVVERSARIO CILIC" - VIDEO 

 

 

 
 
Elena Stancanelli per la Repubblica

 

ROGER FEDERER VINCE GLI AUSTRALIAN OPEN 2018

Nel saggio pubblicato sul New York Times il 20 agosto del 2006 dal titolo "Roger Federer come esperienza religiosa", David Foster Wallace si sofferma sulla questione della bellezza.

 

La bellezza cinetica, che non ha niente a che vedere col sesso e le norme culturali, ma piuttosto con la possibilità di un essere umano di riconciliarsi con il fatto di avere un corpo. Quando si parla di sport maschili, si preferisce fare riferimento a una simbologia di guerra: uniformi, fervore tribale, eliminazione e avanzamento "Per ragioni che non sono totalmente chiare", scrive infatti Wallace, "molti di noi trovano i codici della guerra più sicuri di quelli dell' amore.

 

" Ma se ci si riferisce a Federer, la potenza/velocità/ aggressività - cioè quanto è utile nel combattimento (e quindi nell' incontro) - non è che lo scheletro del suo tennis.

La carne, quello che fa di lui il più grande tennista di tutti i tempi, è appunto la bellezza.

 

Intesa in maniera classica: la grazia del movimento, la leggerezza, la plasticità del gesto... Ma soprattutto l' abilità di far sembrare tutto semplice, come se un prodigioso top spin di rovescio, o uno slice lento addormentato da un back spin, non fossero che la normale conseguenza di colpire una palla con una racchetta per mandarla di là dalla rete entro un perimetro di righe. Qualcosa che chiunque può riuscire a fare se solo decide di farlo. Sono passati dodici anni da allora.

 

elena stancanelli

David Foster Wallace è morto, si è ucciso impiccandosi nel suo salotto il 12 settembre del 2008 cedendo alla depressione che lo ha perseguitato per tutta la vita.

 

Federer vince ancora quasi tutto quello che c' è. E se allora era considerato il più grande tennista di tutti i tempi, come possiamo definirlo adesso, che ha 36 anni e sconfigge tennisti che ne hanno, dieci, quindici di meno? Si è detto tutto di lui, del suo carattere plasmato con pazienza, del fisico eccezionale, dell' impermanenza dei suoi allenatori (tra questi anche Stefan Edberg, che Carmelo Bene definì l' ultimo grande poeta del novecento), del mal di schiena e il prodigioso recupero.

 

Si è detto della sua vita privata giudiziosa, dei gemelli e della moglie perfetta, ma nessuna di queste cose, ovviamente, spiega niente. Ieri, alla fine dell' incontro, Federer ha pianto. Durante la premiazione dell' Australian Open, conquistato per la sesta volta (la seconda consecutiva) ottenendo il ventesimo titolo in un circuito Slam, mentre il pubblico in piedi non smetteva di applaudire, sul volto di Federer hanno cominciato a scorrere le lacrime. Stringeva la coppa tra le sue lunghissime braccia e piangeva, tranquillo.

 

ROGER FEDERER VINCE GLI AUSTRALIAN OPEN 2018

Ha un volto buffo, Federer. Per niente elegante, a differenza di tutto il resto, gommoso e infantile. Quanto è disumana la sua bravura, quanto sono irreali la sua longevità e l' invulnerabilità, tanto quel suo volto è semplice, identico a mille altri, umano. Non è aristocratico, Federer, non è intangibile e altero. Né lo immagini mai alle prese con qualcosa di complesso. Però ha un dono che è prerogativa delle divinità: gioca a tennis come se il tennis l' avesse inventato lui. Come se tutti gli altri lo avessero imparato, e lui lo sapesse già. Da prima di cominciare a giocare, come le note che canticchiano i musicisti prima ancora di scriverle sul pentagramma, di conoscere il solfeggio. E tutto quello che fa, le palle rocambolesche, i "momenti Federer" - quelli in cui lo spettatore strabuzza gli occhi chiedendosi come diavolo ha fatto - non sono altro che variazioni inventate al momento per non annoiarsi.

 

La bellezza dunque, l' amore, il divertimento, la sua totale consustanzialità con il tennis.

federer cilic

Federer non si usura perché non combatte, non è rabbioso come tutti i giocatori. La sua non è una guerra. Lui gioca a tennis, da sempre, come fosse un' unica lunghissima partita, la stessa. Fin quando un giorno, semplicemente, non si allontanerà dal campo. Magari a metà di un incontro, lasciando per l' ennesima volta il suo avversario sconcertato e incredulo.

Gianni Clerici

 

 

 

2. UNA STORICA IMPRESA DI CUI CILIC E’ COMPLICE

Gianni Clerici per la Repubblica

 

Penso che tutti, anche i più accaniti tifosi di calcio, sappiano che Roger Federer ha vinto il ventesimo Slam della sua attività di tennista. Mentre raggiungeva tale risultato mi trovavo a Lugano, dove ascoltavo i commenti dei bravissimi Claudio Mezzadri e Stefano Ferrando alla locale tv.

 

Mi sono allora chiesto se qualcuno avesse esposto la bandiera rossocrociata ma, tornando verso il centro- città, la densissima nebbia mi ha forse impedito di vedere se qualche ticinese avesse ecceduto in patriottismo, sebbene Roger l' avrebbe meritato. Fermandomi poi per un caffè, un avventore che mi aveva riconosciuto mi ha chiesto "Ma lei, Clerici, non potrebbe chiedere che la balestra della statua di Guglielmo Tell ad Altdorf venisse sostituita con la racchetta di Roger?". " E il nome di Guglielmo con Roger" ho ribattuto, con allegria.

 

federer 23

Chiedo perdono per simile inizio superficiale di una vicenda che rischia di diventare storica, e che ha spinto alle lacrime lo stesso Federer, non impedendogli, al contempo di sorridere. Piangeva tutta la famiglia Federer, eccettuati i bambini, che l' orario notturno doveva aver conciliato al sonno. Avrei dovuto piangere anch' io, per il mio coté svizzero, invece ero solo lieto per l' impresa di Roger, impresa della quale credo sia stato complice involontario il suo pur bravo avversario Marin Cilic.

 

federer

Infatti, arrivati al punto che, dopo quasi tre ore di gioco accanito, di inesausta ricerca della palla vincente, un violento diritto offre a Cilic il quarto set, Roger appare a tutti i milioni di telespettatori troppo provato per concedersi un altro giro del campo. Torna dal bagno, va subito 0-30 nel quinto set e io mi ritrovo a scuotere la testa, a dire ai miei vicini: "Se non ce l' ha fatta a 2 set a 1 e 3- 1 al quarto, non ci sono più speranze".

 

Mi sbaglio in pieno. Sarà l' emozione di vedere Federer così provato, sarà la cecità sua o del suo team, ecco Marin cadere in quattro gravissimi errori, due diritti seguiti da due rovesci, che ridanno speranze al Federer stanco morto. Stanco morto sì, ma indomito, capace di raggiungere il 2- 0, poi addirittura il 3-0, di fronte a un avversario di ben sette anni più giovane che, invece di togliergli le ultime forze, non fa che avventarsi, anche su palle più sfuggenti, cercando di chiudere gli scambi di fretta, con un colpo vincente.

federer

 

Un game perduto da Roger alla ricerca d' ossigeno e poi, dal 3 a 1, ecco il tennista vincente 12 punti a 1 per la foto ricordo. Segue la consegna della Coppa, da parte del mio amico Ashley Cooper, anche lui capace, oltre che di deridere sul campo il povero scriba, di 4 vittorie negli Slam. Poi il discorsetto del rappresentante della Kia, lo sponsor che afferma: « Il mondo non possiede più superlativi, per Federer». Al che, Federer ribatte, tra sorrisi e singhiozzi: « Io direi che è la fine di una favola».

 

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