stefano meloccaro

“A WIMBLEDON OGGI NOI ITALIANI CAMMINIAMO A PETTO IN FUORI” - STEFANO MELOCCARO DI "SKY SPORT" FESTEGGIA IL QUARTO DI SECOLO DA INVIATO ALL’ALL ENGLAND LAWN TENNIS CLUB: “SINNER? A ME PIACCIONO I BAD BOY, PERÒ AVERE QUESTO ESEMPIO TI RENDE ORGOGLIOSO" - LA NOSTALGIA PER FEDERER E NADAL E LA DIFFICOLTA’ NEL SEGUIRE IL TENNIS IN TV SOPRATTUTTO DA PARTE DEI PIU’ GIOVANI: “IL MONDO VA VERSO TEMPI SEMPRE PIÙ VELOCI. IL TENNIS DURA ALMENO TRE ORE. TELEVISIVAMENTE MI RENDO CONTO CHE O SEI TALEBANO, OPPURE…”

Estratti da fanpage.it

 

 

stefano meloccaro

Stefano Meloccaro è il volto del tennis di Sky Sport, giornalista che gli appassionati di questo sport hanno imparato a conoscere nel corso degli anni, in particolare per la sua presenza a Wimbledon, il torneo trasmesso in esclusiva su Sky e in streaming su NOW. Lo incontriamo proprio all'England Lawn Tennis and Croquet Club, tra un ribaltamento meteo e l'altro, caratteristica imprescindibile di questo torneo dove c'è il sole e un attimo dopo piove a dirotto, se pure per pochi minuti.

 

A pochi passi da noi c'è il campo 14, coperto da un telone che lo ripara dall'acqua, e lì Lorenzo Musetti si sta giocando l'accesso agli ottavi di finale del torneo più prestigioso al mondo. Ancora qualche passo e sul campo 16 Jasmine Paolini e Sara Errani sono a un passo dalla vittoria, mentre Jannik Sinner si appresta a giocare sul centrale poco dopo. Parliamo con Meloccaro del momento d'oro che il tennis italiano sta attraversando, nel tentativo di pronosticare gli scenari futuri.

 

 

Wimbledon è praticamente casa tua, a quante edizioni sei arrivato?

Tra quelli fatti qui e quelli in studio – ci sono stati anche quegli anni bui (ride, ndr) – sono quasi 25 anni. Un bel quarto di secolo, non male direi.

 

Questo luogo ha una sua liturgia, la sensazione è che Wimbledon sia una sorta di Disneyland degli appassionati di tennis.

stefano meloccaro

Confermo la definizione di Disneyland del tennis, Clerici la definiva La Mecca di questo sport, dicendo che il pellegrino, il vero osservante deve venire qui almeno una volta. È il posto in cui anche se non sai nemmeno chi siano Panatta, Borg, Federer o Nadal, ti diverti lo stesso. Il motivo è che si tratta di una macchina del tempo, entri qui e sei subito nel 1932 o nel 1899.

 

(...)

Nell'ultima decade c'è stata una grande evoluzione del racconto del tennis. È in corso un processo di alfabetizzazione del grande pubblico?

È avvenuta una vera e propria rivoluzione, è cambiato il modo di raccontare lo sport, di fruirne. Sembro un nonno a dirlo, ma quando le prime volte venivo qui non c'erano i social, dovevamo andare a caccia di notizie, la mattina compravo i giornali inglesi con l'ansia di capire se fosse accaduto qualcosa che non si sapeva.

stefano meloccaro

 

Oggi le notizie ti arrivano in un istante e cambia il rapporto con loro, devi verificarle, raccontarle, filtrarle. Questa è la prima rivoluzione, mentre la seconda l'ha fatta Sinner. Noi italiani siamo sempre venuti qui in tono dimesso, quando si vincevano due partite ti inorgoglivi ed era festa, mentre adesso si cammina a petto in fuori.

 

Tutto è iniziato con quella finale del 2021, assolutamente inattesa, tra Berrettini e Djokovic.

Certo, avere un finalista a Wimbledon come Berrettini nel 2021 era stata già una cosa incredibile, oltre ogni nostro sogno.

 

 

Sinner farà da rompighiaccio per una cosa che potrebbe avere un peso epocale sulla nostra cultura sportiva?

Lo sta già facendo e spero che sapremo sfruttarne bene l'effetto Sinner, al di là dei suoi risultati di quest'anno. È un personaggio talmente positivo, vincente, bello, Panatta dice pure troppo, che di questi periodi serve a tanto. Devo dire che a me piacciono i bad boy, però avere questo esempio ti rende orgoglioso. Non sbaglia un colpo nemmeno fuori dal campo, a ogni intervista ti dà modo di riflettere. I ragazzi italiani sono molto sensibili al campione, per cui può portare tanta gente nelle scuole tennis e, se giocata bene, è una grande opportunità.

stefano meloccaro gabriela sabatini

 

 

 

(…)

 

A proposito della fruizione, io credo che uno dei motivi di fortuna del tennis negli ultimi anni sia il prestarsi all'effetto frammentazione dei social meglio di altri sport. Attraverso gli highlights credi sia possibile "capire" una partita di tennis?

Sì, ma fino a un certo punto. Un problema atavico del tennis, problema fino a un certo punto, è la durata. Una partita può durare anche cinque ore, ma se tu guardi due video di due bei rovesci pensi che la partita sia stata quello.

 

I tempi moderni sono così, non a caso oggi si parla di giocare gli Slam due set su tre proprio per andare incontro alle nuove esigenze. Non so se ci sarà mai una soluzione, se non quella di portarti dietro il telefono e guardare le partite da lì. Posso dire per certo che io ho un figlio di 15 e lui una partita intera non l'ha mai vista in vita sua.

 

stefano meloccaro

Perché si rifiuta o perché non è predisposto?

Forse perché non è innamorato del tennis e un po' perché, obiettivamente, fatico anche io a guardare tutte le partite per intero, ammesso che non mi riguardino direttamente, non siano turni importanti o non giochino gli italiani. Il mondo va verso tempi sempre più veloci, un GP di Formula 1 dura 50 minuti come la Moto GP, una partita di calcio dura poco più di un'ora e mezza, mentre il tennis dura almeno tre ore. D'altronde è il bello di questo sport, televisivamente mi rendo conto che o sei malato, talebano, oppure non è così facile seguirlo.

 

Il tennis oggi vive un momento cruciale, diviso tra il nostalgismo dei tempi di Federer e Nadal che non potranno più tornare e chi abbraccia il nuovo. Tu di che partito sei?

berrettini stefano meloccaro

Una certezza è che si va sempre oltre. Io sono abbastanza grande da aver vissuto il momento in cui Borg e McEnroe smisero di giocare e tutti pensavamo non avremmo mai avuto una rivalità simile. Poi arrivarono Sampras e Agassi, e ancora Edberg e Becker, poi Federer e Nadal, poi Djokovic. Si supera tutto, non bisogna essere nostalgici, Youtube è lì apposta, ma è ingiusto, storicamente, fare un confronto tra epoche. Dire "ai miei tempi" testimonia il fatto che sei diventato anziano. Chiaramente le vecchie racchette tiravano più piano e quello dà più spazio ai pittori, all'arte, però anche oggi si colpisce la palla benissimo, mi viene facile pensare a Musetti.

 

 

stefano meloccaro

(...)

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