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FENDI I SOLDI E SCAPPA – TOMASINO MONTANARI SUL "FATTO" DISTRUGGE ALDA FENDI E IL SUO “RHINOCEROS”: “E CHI L’HA DETTO CHE CON LA CULTURA NON SI MANGIA? LA NUOVA MIRABOLANTE FRONTIERA DEL MECENATISMO PER FAR CASSA CON L’ARTE DI TUTTI” – “ESSER RIUSCITI A FAR APPRODARE DISEGNI PUBBLICI DI MICHELANGELO DENTRO UN ALBERGO DI LUSSO È UNA SOLUZIONE CHE ANNULLA LA FALSA CONTRAPPOSIZIONE TRA INTERESSE PUBBLICO E PRIVATO: SEMPLICEMENTE FACENDO SPARIRE IL PRIMO DENTRO IL SECONDO”

Tomaso Montanari per “il Fatto Quotidiano”

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"All' arrivo nella vostra sistemazione troverete un cesto di frutta, una bottiglia di champagne e bibite analcoliche in omaggio, e durante il soggiorno al Rooms of Rome potrete partecipare a visite private gratuite della Fondazione Alda Fendi - Esperimenti e beneficiare della prenotazione prioritaria presso ristoranti convenzionati" (booking.com). E chi l' ha detto che con la cultura non si mangia?

 

La nuova, mirabolante frontiera del mecenatismo tappa la bocca alle vestali dell' arte pubblica, ridicolizzando le stanche ideologie di coloro che si ostinano a distinguere tra un' esposizione di disegni di Michelangelo e un ristorante di lusso dedicato al caviale.

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Perché continuare a pensare, quando è così facile arrendersi al lusso esclusivo di Rhinoceros? Siamo nel cuore di Roma, nel Foro Boario, tra l' Arco di Giano e la chiesa di San Giorgio al Velabro. Qua il tocco taumaturgico Alda Fendi ha miracolato un intero palazzo (6 piani, 3500 metri quadri), svuotandolo da inguardabili poveri e offrendolo alle mani fatate di Jean Nouvel.

 

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Così è nato il miracolo tanto chiaramente descritto nel suo sito: "Un safari dell' anima dai bagliori di porpora nella savana africana. Rifugiati attoniti con remoti inconsci. Una stele di Rosetta risolta tra il trabordare del Tevere, Roma e i popoli del mondo a lei assoggettati. Assecondando Svetonio e Ammiano Marcellino. E un rinoceronte bianco in via di estinzione sarà testimone vigile di un travaglio estetico pronto a buttare le ancore della conoscenza".

 

Tutto chiaro, no? Ai meno dotati intellettualmente giova una sobria pagina informativa del sito Art Tribune, che spiega come tutta questa ineffabile affabulazione si concretizzi in "uno spazio espositivo - non solo per mostre, ma anche per performance, teatro, azioni -, due piani di ristorante/caffè/bar dal panorama indimenticabile sul tetto dell' edificio (o meglio della serie di edifici che, uniti, costituiscono la struttura) e residenze gestite a livello di hôtellerie evoluta per un target di pubblico che fino a ieri a Roma non poteva trovare un prodotto similare".

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Quale target, esattamente?

 

Ci soccorre un' altra lettura estasiata, quella del sito Ytali: "Un' altra novità è che all' interno di questo enorme hub culturale sono stati creati venticinque mini appartamenti: residenze e atelier per artisti, viaggiatori, collezionisti".

 

Con una caduta certo assai prosaica, il Sole 24 ore ha ulteriormente dettagliato: "I ventiquattro appartamenti che possono essere abitati da artisti e da chiunque voglia (e soprattutto possa) risiedervi le residenze: The Rooms of Rome sono gestite dall' albergatore spagnolo, Kike Sarasola con prezzi che, per quanto riguarda i prossimi mesi, variano dai 499 a 749 euro a notte per appartamento, come si può constatare sul sito ufficiale delle Rooms".

 

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In verità, su booking.com si riescono a trovare anche all' irrisoria somma di 250 euro a notte: forse perché "Rhinoceros è mecenatismo. Rhinoceros è la sintesi della filosofia della Fondazione Alda Fendi Esperimenti che, dal 2001, promuove sperimentazioni che oltrepassano i confini convenzionali tra le discipline" (ancora Ytali).

 

Confini addirittura calpestati: si pensi che all' inaugurazione di ottobre - mentre scorreva a fiumi il caviale del ristorante Kaspia, stabilmente installato sul tetto - tra le camere paganti di Rhinoceros erano esposti veri disegni di Michelangelo provenienti da un museo pubblico (la sempre accorta Casa Buonarroti a Firenze).

 

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E che venerdì scorso è arrivato, dall' Ermitage di San Pietroburgo, quell' Adoloscente in marmo che solo alcuni pedanti si ostinano a considerare opera di allievi o imitatori, mentre è ovviamente uno dei massimi capolavori del Buonarroti in persona (come è vero che Rhinoceros è purissimo mecenatismo): "Mai prestato a un privato per un periodo così lungo.

 

Sarà davvero una cosa significativa per Roma, un altro regalo. E non sarà l' ultimo, visto che la mia fondazione avrà un rapporto duraturo con l' Ermitage. Praticamente noi diventiamo la sede dell' Ermitage a Roma", ha chiosato sobriamente Alda Fendi.

 

Finalmente la modernità, la libertà, l' eleganza. Dopo tante delusioni: come quella volta che la nostra mecenate riqualificò uno spazio pubblico, e poi quello "spazio venne dato a un mercato di contadini". Di contadini, signora mia!

 

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Da allora basta con i noiosissimi residenti. Perché, come ha detto una volta la vera stella polare di questa visionaria operazione - Jep Gambardella -: "In realtà, i romani mi sembrano insopportabili. I migliori abitanti di Roma sono i turisti".

 

Basta con i cittadini: "Nessun legame, perché il format che ho inventato e voluto realizzare è del tutto diverso - ha confessato un' ispiratissima Fendi al Giornale dell' arte -. Da noi non vi è nessuna programmazione, la troviamo noiosa, non moderna. È la vita sociale, è ciò che succede che ci dice che cosa dobbiamo fare.

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Perché l' arte moderna è questo: un modo di seguire la società, le città, il mondo. Le persone amano le cose che non comprendono, gli enigmi. Per dirla con Karl Kraus: artista è soltanto chi sa fare di una soluzione un enigma".

 

E non c' è dubbio che esser riusciti a far approdare alcuni disegni pubblici di Michelangelo e un pezzo celebre dell' Ermitage dentro un albergo di lusso sia insieme una soluzione e un enigma. Una soluzione che finalmente annulla la falsa contrapposizione tra interesse pubblico e interesse privato: semplicemente facendo sparire il primo dentro il secondo. Enigmaticamente. "Resta da capire se Roma saprà meritarsi" tutto questo, si è chiesto, pensoso, il patron di Art Tribune. Ma io temo di sì: se lo merita.

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