TOTTISSIMO: “GLI STADI? ANCHE I MIEI FIGLI HANNO PAURA E RESTANO A CASA” - “FORSE HO VINTO MENO DI QUELLO CHE AVREI POTUTO, MA SONO CONTENTO LO STESSO” - A ROMA SI PENSA PIÙ AI GRANDI CALCIATORI CHE AI TROFEI”

1. TOTTI: HO VINTO POCO MA SONO FELICE

Tommaso Pellizzari per il “Corriere della Sera

 

TOTTI LIJAICTOTTI LIJAIC

«Li ho riuniti tutti, sono un po’ impanicato». I «tutti», che se la ridacchiano, sono i nomi più importanti del calcio italiano, venuti a Milano, nella Sala Buzzati all’interno della sede della Gazzetta dello Sport e del Corriere della Sera , per la consegna a Francesco Totti del Premio Facchetti 2014 e per il «Gazza day», la giornata in cui il quotidiano sportivo ha aperto le sue porte ad appassionati, campioni e lettori per festeggiare l’uscita del giornale rosa con una nuova veste grafica. 
 

Solo il capitano della Roma e pochi altri potevano riunire il presidente della Figc Carlo Tavecchio, quello della Lega di serie A Maurizio Beretta e di B Andrea Abodi, il c.t. azzurro campione del mondo Marcello Lippi, l’a.d. del Milan Adriano Galliani e quello della Juventus Giuseppe Marotta, il d.g. dell’Inter Marco Fassone, ovviamente il direttore sportivo della Roma Walter Sabatini e meno ovviamente il presidente della Lazio Claudio Lotito.

 

MarottaMarotta

Che ha stupito non solo per avere contenuto il suo intervento entro i 3 minuti, ma anche per la prontezza di riflessi con cui ha replicato al video storico su Totti, in cui non poteva non comparire la storica maglietta «Vi ho purgato ancora» esposta dopo un gol alla Lazio: «Se capiterà di nuovo? Sto comprando diverse farmacie a Roma per adeguarmi». 
 

Verrebbe da dire 1-1 e palla al centro se non fosse che il festeggiato era Totti, premiato dalla giuria composta da Gianfelice Facchetti, figlio di Giacinto, dal presidente del Coni Giovanni Malagò e da Andrea Monti, il direttore della Gazzetta che ha istituito il premio insieme alla famiglia della leggenda dell’Inter e della Nazionale, scomparsa nel settembre 2006. Il capitano della Roma è apparso parecchio in forma, orgoglioso il giusto per il premio, motivato ovviamente da una carriera grandiosa e sempre con la stessa maglia, proprio come Giacinto Facchetti: «Ho vinto poco ma sono contento lo stesso, anzi di più».

 

lazio cesena lotito kloselazio cesena lotito klose

E ironico altrettanto, a conferma che la fama di buon battutista ha fondamento reale e non è solo marketing. A chi gli fa notare che la sua media gol è cresciuta da quando ha abbandonato la Nazionale, cioè dal 2006 a oggi che teoricamente sarebbero gli anni della vecchiaia, Totti replica al volo: «Se lo sapevo, smettevo prima…».

 

Quando gli chiedono cosa stava pensando nella celebre foto della festa mondiale a Berlino, in cui guardava la Coppa del Mondo come se fosse una sfera di cristallo lui spiega che fino a quel momento «l’avevo vista sempre finta, ce l’avevo al Subbuteo». Infine, al videomessaggio di Carlo Verdone che sembra rinnovargli un invito a cena a casa sua, replica «quello è un para…vento, l’invito non c’era mai stato». 
 

Insomma, Francesco smista il gioco con la stessa sicurezza di quando fa girare la Roma intorno a sé. Anche quando rivela: «Ogni tanto i miei figli mi dicono “ho paura, non vengo allo stadio”». Lui per primo, però, sa che su questo non c’è niente da ridere. 
 

GIOVANNI MALAGO' GIOVANNI MALAGO'

2. L’AMARA CONFESSIONE DI TOTTI: ANCHE I MIEI FIGLI HANNO PAURA

Stefano Scacchi per “la Repubblica

 

Nel giorno in cui riceve il premio “Il bello del calcio” dedicato alla memoria di Giacinto Facchetti, mentre sullo schermo della Sala Buzzati della Rcs scorrono le immagini dei capolavori della sua carriera, Francesco Totti pronuncia una delle frasi più malinconiche possibili sullo stato del nostro calcio: «Allo stadio devono tornare i bambini con le famiglie. Invece adesso qualche volta anche i miei figli non vengono. “Papá ho paura, resto a casa”, mi dicono». Una considerazione che fa ancora più male all’indomani dei disordini provocati dai tifosi croati a San Siro.

 

Anche i figli di uno dei fuoriclasse più grandi del nostro calcio hanno timore ad andare a vedere una partita di Serie A. Una nuvola sullo show del capitano della Roma, perfettamente a suo agio a Milano.

 

«Fino a quando c’è la passione, c’è tutto. Mi diverto ancora a giocare e sto bene fisicamente. Quando arriverà il momento, mi farò da parte. Tra poco — sorride — ma ho coronato il mio sogno: giocare sempre con la maglia della squadra del cuore. Forse ho vinto meno di quello che avrei potuto, ma sono contento lo stesso. Anzi, forse anche di più».

del pierodel piero

 

Sincero sull’ambiente del calcio romano: «Secondo un sondaggio, i tifosi giallorossi preferiscono una Roma con Totti a una squadra vincente. Forse è un problema di Roma pensare più ai grandi calciatori che ai trofei».

 

Il numero 10 incassa i complimenti di Malagó, Lippi e Galliani che rivela di averlo inseguito per portarlo al Milan in passato. In prima fila c’è anche Lotito: «Se mi avesse cercato la Lazio? No, lì nun se po’ proprio. Sabato per Lazio-Juventus mi chiudo gli occhi e vediamo cosa succede. Io in bianconero? Lì una bandiera ce l’avevano già, Del Piero».

 

 

Solo l’ad dei Campioni d’Italia, Marotta, non è benevolo con Totti, memore delle accuse all’arbitraggio di Rocchi dopo la partitissima di Torino: «Non ho condiviso le sue esternazioni, forse provocate dal suo amore per la Roma». Francesco evita le polemiche.

 

giacinto facchetti giacinto facchetti

Preferisce divertire con le sue battute spontanee. Viene proiettato un filmato di Verdone che lo invita a cena: «Carlo è furbo, non me l’ha mai detto. A Roma diremmo che è un paravento». In sala una bambina inizia a piangere mentre Totti parla della flessione della squadra di Garcia nelle ultime settimane. «È tifosa della Roma, prometto che non ci sarà più un’altra crisi in questa stagione. Sarà il nostro anno. Il sogno è la Champions».

 

Il campione giallorosso si augura che tutti i nostri club si riprendano a livello internazionale: «Altre formazioni all’estero si sono rafforzate grazie a un altro tipo di disponibilità economica ma torneremo grandi perché le nostre società hanno fatto la storia del calcio». Ma serviranno anche nuovi Totti.

 

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