VENT’ANNI DI SOLITUDINE - NEL 1994, AGOSTINO DI BARTOLOMEI SI SUICIDÒ. L’EX CAPITANO DELLA ROMA TRADITO DAL MONDO CHE LO AVEVA OSANNATO

Malcom Pagani per “il Fatto Quotidiano
 
 
   Se Agostino e suo figlio Luca, vent’anni dopo, potessero ancora passare interi pomeriggi a parlarsi senza mai aprir bocca. Se solo quel verbale dei Carabinieri non fosse stato mai scritto: “Il Di Bartolomei indossava un paio di pantaloni ginnici, jeansati, di colore celeste e una maglietta di pigiama di colore beige”.
 
Se di rosso fosse rimasta solo la terra del campo di Tor Marancia e di nero, la spiaggia di Lavinio da arare sotto lo sguardo attento del padre Franco, questa storia non parlerebbe ancora i colori del rimpianto. L’uomo in più, piegato dall’indifferenza, si sostituì da solo a 39 anni. Sottraendosi francescanamente a un universo abituato a rispondere: “Vedremo”.
 
   Ai piedi, come in certi spogliatoi dell’infanzia, Ago “non portava né scarpe né calze”. L’Ansa aveva dato la notizia con due ore di ritardo: “Agostino Di Bartolomei, ex calciatore della Roma, si è ucciso stamattina sparandosi un colpo in testa sul terrazzo della sua villa di San Marco di Castellabate” e in un attimo ogni cosa era tornata al silenzio – la dimensione favorita del Diba o come lo chiamavano gli indigeni “Dibba” – portandosi via scudetti e delusioni, ragioni, torti e fotogrammi definitivi.
 
Istantanee da rivedere con la domanda di sempre alle spalle: “Perché ?” e i pezzi di carta strappati, ritrovati in un pantalone da Marisa, la moglie, a scorrere davanti agli occhi nel vano tentativo di cercare i nessi, intuire un’anatomia sentimentale, disperarsi una volta di più.
 
 
   Nelle ultime parole scritte dall’ex capitano della Roma si parlava di banche che ostacolano i sogni, di mutui rifiutati, di fondi regionali immobili , di burocrazia. Di libertà: “Il mio grande errore è stato cercare di essere indipendente da tutto”. Di amore: “Ti adoro e adoro i nostri splendidi ragazzi, ma non vedo l’uscita dal tunnel”. Di aspirazioni tradite, promesse non mantenute, di fama rapita che per dirla con Eduardo Galeano non gli aveva lasciato “neppure una letterina di consolazione” .
 
 
 
Anche Agostino, il campione riflessivo, quello che con gli arbitri discuteva con le mani dietro la schiena, lo stesso che amava l’arte e la lettura, metteva il cuore dentro alle scarpe e se non correva più veloce del vento era solo per mettere la palla al posto giusto, si era trovato solo. Come i calciatori tristi delle canzoni di De Gregori, gli Antonio Pisapia di Paolo Sorrentino, le persone troppo serie che alla saggezza popolare dei vecchi, fino a quando l’età non divora le illusioni, non vogliono credere.
 
   Papà Franco lo aveva avvertito: “Quando si smette, si smette. Adesso sei Ago, Diba di qua, Diba di là, ma poi di te non fregherà niente a nessuno”. Era accaduto, ma nella marginalità del Cilento, nel doppio passo che lo aveva scaraventato per passione nelle retrovie, con la maglia della Salernitana riportata in Serie B dopo l’esperienza con il Milan e la parentesi di Cesena, Agostino era voluto approdare immaginando un nuovo inizio.
 
Aveva una barca, la “Leucosia” con cui salpare per Punta Licosa a pescare murene e si sentiva di poter nuotare in autonomia. Allenatore, osservatore, insegnante di calcio per bambini anche in tv, a Telecolore, perché l’impero era lontano e bambino era stato anche lui.
 
   Quando qualche adulto, qualche compagno si smarriva nelle tentazioni, toccava ad Ago fare gruppo, aprire il frigo, rafforzare la comunità con un abbraccio. Poi fu Di Bartolomei ad avere bisogno. E all’orizzonte, con grettezza di cui è difficile stupirsi, sparirono un po’ tutti. Agostino prese carta e penna. Scrisse alle società, ai politici, agli amministratori. Andò in trasferta al Palafiera, a Roma, nel febbraio del ’94 per la prima convention della Forza Italia del suo ex presidente Berlusconi.
 
Prima di arrendersi a una debolezza, con onesta dignità, cercò sulla mappa scie e costellazioni per vedere un altro cielo da vicino. Da giovane stella osannata, rifiutava autografi argomentando la ritrosia agli amici increduli: “Non è che non voglio farli, è che mi chiedo perché li vogliono”. Da meteora in caduta libera, firmò a modo suo l’addio più doloroso.
 
Dieci anni prima, la Roma aveva perso in una maledetta notte casalinga la Coppa dei Campioni contro il Liverpool. Dieci anni dopo, perdendo se stesso, Agostino aveva gridato come il personaggio di Moravia. Uno che voleva essere trattato da uomo in un mondo di bestie.agostino di bartolomei 1agostino di bartolomei 1francesco totti con la vedova di bartolomeifrancesco totti con la vedova di bartolomeiagostino di bartolomei 4agostino di bartolomei 4Luca Di Bartolomei parla del padre Agostino Luca Di Bartolomei parla del padre Agostino

Ultimi Dagoreport

calamucci del deo striano

FLASH! – DURANTE L’ERA MELONI SONO ACCADUTI TRE SCANDALI POLITICI GRAVISSIMI DI CYBER-SPIONAGGIO E DOSSIERAGGIO ILLECITO: IL "CASO STRIANO", CHE HA TRAVOLTO LA DIREZIONE NAZIONALE ANTIMAFIA (DNA); IL "CASO EQUALIZE", SOCIETÀ CHE RACCOGLIEVA INFORMAZIONI RISERVATE E SENSIBILI PER CONTO DI AZIENDE, MANAGER E PRIVATI; IL CASO "SQUADRA FIORE", COMPOSTA DA EX 007, HACKER E IMPRENDITORI, CHE HA COINVOLTO GIUSEPPE DEL DEO, EX NUMERO DUE DEI SERVIZI SEGRETI – COME MAI, DOPO LA FIAMMATA INIZIALE, I GIORNALONI NON NE PARLANO PIÙ? CHE FINE HANNO FATTO LE TRE INCHIESTE?

monte dei paschi di siena mps banco bpm luigi lovaglio giuseppe castagna hugues brasseur

DAGOREPORT - LA FUSIONE MPS-BPM È DAVVERO FINITA NEL CESTINO? PER SALVARSI DALL’OPAS DI INTESA, LOVAGLIO E CASTAGNA POTREBBERO AGGRAPPARSI A DUE SALVAGENTI: ANTI-TRUST E CREDIT AGRICOLE - INCORPORANDO IL 13% DI GENERALI, IL DESTINO CINICO E BARO VUOLE CHE IL PRIMO COMPETITOR DEL LEONE DI TRIESTE NEL MERCATO ASSICURATIVO, SIA PROPRIO INTESA - CON UNA QUOTA COSÌ IMPORTANTE IN GENERALI, L’ANTI-TRUST POTREBBE CONSIDERARE INTESA IN GRADO DI CONDIZIONARE ASSEMBLEE, INFLUENZARE NOMINE E SCELTE STRATEGICHE - IL FUTURO DI CASTAGNA È NELLE MANINE DEI FRANCESI DI CREDIT AGRICOLE, CHE DETIENE IL 29,9% DI BPM - VISTO L’OTTIMO RAPPORTO DI GIORGETTI E CASTAGNA CON LA “BANQUE VERTE”, C’È CHI IPOTIZZA CHE IL GOVERNO MELONI POTREBBE DARE L’OK A UNA FUSIONE DI BPM CON CRÉDIT AGRICOLE ITALIA, SETTIMO GRUPPO BANCARIO ITALIANO - MA C’È CHI VA OLTRE: NULLA VIETEREBBE A CREDIT AGRICOLE DI LANCIARE UN'OPAS SU SIENA CONTRO L'OPAS DI INTESA…

fertitta meloni

"BENVENUTA A BORDO, GIORGIA!", COSÌ E STATA ACCOLTA LA PREMIER DELLA SGARBATELLA DALL’AMBASCIATORE USA A ROMA, TILMAN FERTITTA, CHE NELL’ULTIMO WEEKEND L'HA OSPITATA SUL SUO MEGA-YACHT "BOARDALK" DI 117 METRI, CHE HA GETTATO L'ANCORA ALL’ARGENTARIO DAVANTI ALL’''HOTEL PELLICANO", IMPEGNATO A COSTEGGIARE IL BELPAESE ("COASTAL DIPLOMACY", LA CHIAMA) - DOPO IL RENDEZ-VOUS, UNA VOLTA SBARCATA A PORTO ERCOLE, LA EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" NON HA DOVUTO "IMPLORARE" PER UN SELFIE, COME AD EVIAN CON IL TRUMPONE, METTENDOSI IN SORRIDENTE POSA CON I VILLEGGIANTI - DOPO ESSERE STATA SPUTTANATA E INSULTATA VIA SOCIAL DAL SUO EX AMICO COL CIUFFO, LA CAMALEONTICA "GIGIORGIA" FORSE SPERA ANCORA DI RIALLACCIARE UN RAPPORTO COL DEMENTE DELLA CASA BIANCA AL CONVEGNO NATO DI ANKARA DEL PROSSIMO 7 LUGLIO - NEL DUBBIO DI QUALE SARA' LA REAZIONE DI TRUMP VERSO DI LEI (BUFFETTO O SCHIAFFETTO?), LA DUCETTA AZZOPPATA È STATA BEN ATTENTA A NON FAR SAPERE ALLE GAZZETTE DEL SUO INCONTRO CON FERTITTA - LA SMENTITA DI PALAZZO CHIGI: "MELONI NON È STATA SULLO YACHT DI FERTITTA. NOTIZIA INVENTATA"

mark rutte giorgia meloni donald trump giuseppe conte

DAGOREPORT - L’ITALIA È ENTRATA (A SUA INSAPUTA) NEL CONFLITTO USA-IRAN? - AL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO, MARK RUTTE, CHE HA SPIFFERATO A TRUMP CHE “CINQUECENTO AEREI AMERICANI SONO DECOLLATI DALLA BASE DI SIGONELLA” (DI CUI L'ITALIA HA LA PIENA SOVRANITÀ TERRITORIALE), MELONI HA RISPOSTO NEGANDO SECCAMENTE LA PARTECIPAZIONE DEL BELPAESE AL CONFLITTO - OVVIAMENTE, UNO DEI DUE MENTE: RUTTE O MELONI? - IN SOCCORSO DI "GIGIORGIA", ARRIVA IL RETROSCENISTA DEL ‘’CORRIERE’’, FRANCESCO VERDERAMI: “LA PROVA CHE RUTTE HA DICHIARATO IL FALSO È IL ROTTAME DI UN DRONE DELL’AERONAUTICA CHE GIACE IN KUWAIT” - FORSE IGNARO CHE UNO STATO PARTECIPA A UNA GUERRA ANCHE SENZA FAR ALZARE IN VOLO DRONI MA SUPPORTANDO ATTIVITÀ MILITARI, DOPO IL "FALSARIO" RUTTE, VERDERAMI PASSA A GIUSEPPE CONTE, REO DI ACCUSARE MELONI DI AVER VIOLATO L'ART. 78 DELLA COSTITUZIONE: “ERA IL 2020, LE BASI ITALIANE NON FURONO UTILIZZATE SOLO PER LA LOGISTICA, MA ANCHE PER MISSIONI NON AUTORIZZATE NÉ DALL’ONU NÉ DALLA NATO: IN SIRIA E IN LIBIA”. E CHIUDE: “ALLORA A WASHINGTON C’ERA SEMPRE TRUMP E A GERUSALEMME C’ERA SEMPRE NETANYAHU. A ROMA INVECE C’ERA CONTE” - IL SERVIZIEVOLE RUTTE HA SPUTTANATO COSÌ PESANTEMENTE MELONI PER SALVARSI LA SUA POLTRONA NATO DAL TRUMP IRACONDO…