eugenio fascetti

VITA, PALLONE E CAMPIONI NEI RICORDI DI EUGENIO FASCETTI: “IL MIO RAMMARICO PIU' GRANDE? LAZIO-VARESE, STAGIONE 1981-82. IO ALLENAVO IL VARESE E COME DS AVEVO BEPPE MAROTTA. DOPO 20 MINUTI ERAVAMO 2-0 MA PERDEMMO 3-2. NOI ERAVAMO LANCIATI PER LA SERIE A, ACCADDERO COSE STRANE E MI FERMO QUI… - SE CASSANO AVESSE AVUTO LA TESTA DI ANTONIO CONTE SAREBBE STATO MOSTRUOSO - ALLEGRI E’ IL PIU’ BRAVO DI TUTTI - DOPO LA GUERRA, ANCHE NEL PALLONE SERPEGGIAVA UNA DERIVA SOCIALISTA E QUANDO ANDAMMO IN UNGHERIA…"

EUGENIO FASCETTI

Marco Spiridigliozzi per “la Verità”

 

Ha fatto esordire in serie A giovani di grande talento e di grande tenacia; ha conquistato uno scudetto con la Juventus e un campionato di serie B col Messina. La Lazio gli deve davvero tanto, forse tutto. È stato capace di essere amato a Bari e a Lecce, che portò in serie A per la prima volta. Un viaggio in Ungheria negli anni Cinquanta gli tolse sul nascere ogni dubbio, la sinistra non era fatta per lui. Ha inventato la teoria del casino organizzato, e un termine che a suo dire gli garba molto è «scorbutico».

 

Ecco, Eugenio Fascetti è un tipo scorbutico. Da sempre. E quello che più lo rende fiero è di aver fatto tanto marciapiede, come dice lui: «Si, ne ho fatto tanto, in tutte, dico tutte le categorie, fino alla serie A».

 

CASSANO E EUGENIO FASCETTI

Partiamo dalla stagione 1960-61: vince il suo primo e unico scudetto.

«Mi allenavo col Bologna, mi chiamarono in sede e mi dissero che andavo alla Juventus. Mi ritrovai in una squadra stellare, giocatori come Mora, Boniperti, Charles, Sivori. Un grande gruppo. Ricordo la grande umiltà e la grande disponibilità proprio di Sivori e Charles. Uno spogliatoio unito, si usciva sempre tutti insieme. Peccato, perché avessi avuto una possibilità in più ci sarei potuto stare in quella Juve».

 

Poi un' altra chiamata in sede e si ritrovò a Messina.

«E lì soffrii due volte. Non volevo andarci e alla fine non volevo ripartire. Messina è bellissima».

 

Due anni a Savona, parentesi Lazio, poi San Benedettese, Viareggio e il sipario sul calcio giocato.

«Avevo già capito che avrei allenato. Mi ritrovai a Latina. Quella è stata una parentesi importantissima della mia vita da allenatore. Allenavo la Fulgorcavi, a Borgo Piave, nel centro sportivo di una fabbrica. C'era tutto, attrezzature d'avanguardia. Ma anche disciplina, ordine. E c'erano tanti giovani.

EUGENIO FASCETTI

 

Lì imparai a gestire un gruppo, a capire le diverse personalità dei ragazzi. Furono anni di marciapiede, anni formativi. Poi, finito di allenare, c'era tutto il litorale, che è molto bello, a Sud di Roma. Ci si ritrovava spesso ad Anzio, al ristorante del papà di un giocatore, il signor Alceste, un grande personaggio, persona di altri tempi. Quante belle chiacchierate di calcio. Il figliolo Gino era bravino, ed erano tutti tifosi incalliti della Lazio. Li ritrovai qualche anno dopo».

 

Entriamo nella leggenda. Stagione 1986-87, la Lazio arriva a 8 minuti dalla serie C.

Poi il gol di Fiorini sancisce la famosa salvezza del -9.

«Annata pazzesca. Potevamo andare in serie A, rischiammo la C. Fino a quel Lazio-Vicenza. Ricordo la prima parata del loro portiere, capii subito che sarebbe stata durissima. Fece parate assurde. Solo la vittoria c' avrebbe salvato dalla fine. Poi all' 82' Fiorini anticipa di un nulla il difensore su un tiro di Podavini e segna. Il boato dello Stadio Olimpico è un qualcosa di indimenticabile. Mai più sentito uno stadio creare un tuono del genere. Credo sia stato il gol più importante degli ultimi 40 anni della storia della Lazio».

EUGENIO FASCETTI

 

Due anni prima aveva portato il Lecce per la prima volta in serie A.

«Altra grandissima emozione. C'era un gruppo di giovani fortissimi».

 

Fece esordire Antonio Conte in serie A.

«Che testa, che tenacia. Una furia. Oggi lo vedo troppo incazzoso, ma lui è così. È uno determinante e lascia un' impronta netta nelle squadre che allena. Non si diventa capitani della Juventus per caso».

 

Poi gli anni a Bari e un altro Antonio.

«Cassano, avesse avuto la testa di Conte, sarebbe uscito fuori un giocatore mostruoso. A livello di tecnica è un genio, un genio però che ha fatto molto meno di quello che avrebbe potuto fare. Giocatori come lui ne ho visti pochi. Purtroppo poi cedeva a certe scenate».

 

Come quella con il signor Garrone, ex presidente della Sampdoria?

«Esatto. Penso che la cosa peggiore che si possa fare è offendere una persona anziana. Alla lunga l' ha pagata».

EUGENIO FASCETTI

 

Digressione. Il calcio l'ha salvata dal comunismo?

«Mamma mia. Nel dopoguerra, anche nel pallone serpeggiava una deriva socialista, definiamola così. Poi andammo per delle amichevoli in Ungheria. Era il 1956. A sentir parlare certi santoni sembrava che di là ci fosse il paradiso terrestre, ma io tutto sto benessere mica lo vidi. Ricordo solo fame, miseria e rovine. Come arrivammo all' aeroporto, senza chiederci permesso e con modi che non sto qui a spiegare, ci aprirono le valigie e controllarono tutto. Bene, avevo già capito tutto. Rimanemmo chiusi una settimana in albergo. Poi tornai in Italia e parlavano ancora di comunismo. Ma io avevo visto con i miei occhi».

 

In sintesi non le garba la sinistra?

«Senza tanti giri di parole, no. Per l' amor di Dio! Anzi l' unica cosa che mi piace a sinistra è la colonnina della classifica di calcio. Sono nato libero e voglio essere libero. Tutti lo devono essere, anche di lavorare».

 

EUGENIO FASCETTI

Si riferisce a qualcuno in particolare?

«Mi riferisco a Salvini e Di Maio. Hanno vinto e allora li facciano lavorare in santa pace. Abbiamo fatto lavorare di tutto in questi ultimi anni in Italia. Poi alla fine del mandato si vedrà, saranno valutati».

 

Stagione 1981-82, il suo direttore sportivo si chiamava Beppe Marotta.

«A Varese. Aveva 20 anni e veniva al campo. Piano piano ha dimostrato una grande serietà. Anche lui ha fatto marciapiede sotto la scuola dell' avvocato Colantuoni, presidente storico del Varese. Ho solo un rammarico, quel Lazio-Varese».

 

EUGENIO FASCETTI

Alla penultima giornata. Dopo 20 minuti vincevate 2-0.

«Ho un tarlo dentro da allora. Perdemmo 3-2. Noi eravamo lanciati per la serie A, accaddero cose strane e mi fermo qui perché non ho certezze. Eravamo forti, andavamo 20 chilometri più veloci di tutti».

 

La Juventus ha preso Cristiano Ronaldo.

«Beati loro. Ronaldo è un grandissimo e inoltre mi sembra anche una persona positiva. Mai dato problemi. È il migliore e non si può lamentare di madre natura, ma quello che ha fatto dopo è tutto merito suo, si allena da grandissimo professionista».

 

Le sarebbe piaciuto allenarlo?

«Dico di sì, ma con tutto il rispetto, se devo sognare, mi sarebbe piaciuto allenare Pelè. Unico, da fermo saltava in maniera impressionante. Un fisico micidiale. Mentre in Italia avrei tanto voluto allenare il più grande di tutti i tempi: Valentino Mazzola, il papà di Sandro.

antonio conte e massimiliano allegri

 

Ovvio che si sia tutti concentrati sul presente, ma alla mia età ne ho visti tanti.

Schiaffino, Cruijff, Beckenbauer, Rivera, Mazzola. Mi sarebbe piaciuto vederli allenare con i sistemi di oggi. Penso a Di Stefano, il primo falso nueve: faceva gol, difendeva e ripartiva. Oppure Puskas, che ti tradiva con quella sua pancetta, palla sul sinistro e gol.

Non c' era scampo».

 

A proposito di allenatori, qual è lo scorbutico di oggi che la intriga?

«Allegri: il migliore di tutti. Bravo a gestire i tanti campioni che gli mettono a disposizione, e soprattutto bravo in campo. Azzecca alla perfezione i cambi. E guardate che non è fortuna. Il bello è che sento che qualcuno lo critica. Pazzesco, con tutto quello che ha vinto».

 

gianni rivera

Stagione 2003-2004, la sua ultima cavalcata in panchina in un calcio radicalmente cambiato. In meglio o in peggio?

«Da Pisa a Como, in 40 anni, ne ho viste davvero tante. Dico che per certi aspetti si è migliorato. Noi all' epoca non avevamo nessuna protezione, nessuna assicurazione e dobbiamo ringraziare Bulgarelli, Rivera, Campana perché hanno dato un volto ai giocatori. In altre cose si è peggiorato.

 

Quando vedo un terzino che crossa e la palla va in gradinata, allora non va. Si deve tornare a insegnare calcio, si deve dare del lei al pallone. Quando ero a Bologna o a Pisa, gli allenatori ci lasciavano delle ore a battere i calci d' angolo. Dovrebbero tornare maestri come Oberdan Ussello o Ercole Rabitti. Oppure preparatori come Enrico Arcelli: cambiò il calcio. Si iniziò a correre con intelligenza».

Ultimi Dagoreport

arianna meloni boccia sangiuliano

DAGOREPORT - IL PROCESSO BOCCIA-SANGIULIANO POTREBBE RISERVARE QUALCHE BRUTTA SORPRESA PER L'ARMATA BRANCA-MELONI: SISTER ARIANNA DOVRÀ RISPONDERE SOTTO GIURAMENTO, COME ‘’PERSONA INFORMATA SUI FATTI’’, NON SOLO ALLE DOMANDE DEI MAGISTRATI MA ANCHE A QUELLE DELLA DIFESA DELLA VISPA POMPEIANA. E BASTA UNA PANZANA E SI FINISCE INDAGATI – L’INCHIESTA DI “REPORT” DEL 2024: ''QUAL È STATO IL RUOLO DELLA CAPA DELLA SEGRETERIA POLITICA DI FDI NELLA MANCATA NOMINA DELLA BOCCIA A CONSULENTE DEL MINISTRO DELLA CULTURA?'' – L’AVVOCATO DI GENNARINO, SICA, AMMISE: "ARIANNA AVEVA SOLO AVVERTITO MOLTO PRIMA SANGIULIANO DI STARE ATTENTO PERCHÉ C’ERANO DELLE VOCI CHE GIRAVANO SU QUESTA PERSONA... E AVEVA RAGIONE. LUI ERA PRESO DALLA RELAZIONE" – PIZZICATA IN VIA DELLA SCROFA, LA SORELLA DELLA DUCETTA LA BUTTO' IN CACIARA: “MA LEI DICE DAVVERO CHE AGLI ITALIANI INTERESSA QUESTO?” – GRAN FINALE COL BOTTO DI “REPORT”: “DA QUELLO CHE CI RISULTA, ARIANNA AVREBBE INCONTRATO SANGIULIANO IL 29 LUGLIO PER AVVISARLO DELLE PERPLESSITÀ SULLA NOMINA DELLA BOCCIA. MA IL MINISTRO AVREBBE TENUTO IL PUNTO PERCHÉ LA SORELLA DELLA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SAREBBE IN CREDITO CON LUI, DOPO LA NOMINA DI FABIO TAGLIAFERRI ALLA PRESIDENZA DI ALES, SOCIETÀ IN HOUSE DEL MINISTERO DELLA CULTURA…” - VIDEO

papa francesco fazzini tornielli

DAGOREPORT - LA CASA EDITRICE DELLA SANTA SEDE ANNUNCIA IN POMPA MAGNA CHE, A NOVEMBRE, USCIRA' "IL DIARIO PERSONALE DI PAPA FRANCESCO", LIBRO CURATO DAL CARDINALE ARGENTINO VICTOR MANUEL FERNANDEZ - DIETRO QUESTA OPERAZIONE, CHE HA IL SAPORE DI UN NUOVO “VATILEAKS” CON PARVENZA ISTITUZIONALE, CI SONO ANDREA TORNIELLI, DIRETTORE EDITORIALE DEL DICASTERO DELLA COMUNICAZIONE VATICANA, E LORENZO FAZZINI, RESPONSABILE DELLA CASA EDITRICE - PROPRIO FAZZINI HA RACCONTATO CHE IL CARDINALE FERNANDEZ AVEVA RICEVUTO DA FRANCESCO UNO SCATOLONE PIENO DI SUE VECCHIE AGENDE. PECCATO CHE IL PONTEFICE ARGENTINO NON TENESSE DIARI PERSONALI E DISTRUGGEVA TUTTA LA CORRISPONDENZA E LA DOCUMENTAZIONE IN ARRIVO, UNA VOLTA EVASA - ALLORA PERCHÉ IL LIBRO È STATO INTITOLATO "IL DIARIO PERSONALE", SE BERGOGLIO UN DIARIO NON LO AVEVA E MANCO LO VOLEVA? IL TUTTO PUZZA DI BIECA OPERAZIONE COMMERCIALE...

leonardo lorenzo mariani francesco macri'

DAGOREPORT – DIN-DON! SAREBBE GIÀ FINITA LA LUNA DI MIELE FRA IL PRESIDENTE DI LEONARDO, FRANCESCO MACRÍ, E L’AMMINISTRATORE DELEGATO LORENZO MARIANI – IL MOTIVO DELLA DISCORDIA TRA MACRÌ, SOLDATO ARETINO DI FDI IN QUOTA DONZELLI, INDICATO DA LOLLOBRIGIDA-CROSETTO, E MARIANI, SOSTENUTO DA FAZZOLARI, ALLA FINE È SEMPRE LO STESSO: IL POTERE DELLE DELEGHE - MARIANI NE DIEDE A MACRÌ UNA LUNGHISSIMA LISTA (RAPPORTI ISTITUZIONALI, LE FONDAZIONI, LA SOSTENIBILITÀ, LA SICUREZZA, LE FILIERE, ETC. ETC.), MA TUTTE GESTITE “CONGIUNTAMENTE CON IL CEO” - E MARIANI, A QUANTO PARE, NON GLI FA TOCCARE PALLA…

silvio berlusconi mediaset bettino craxi televisione ceccarelli

DAGOREPORT - 1980, NON LO VIDERO PROPRIO ARRIVARE IL TELE-BERLUSCONISMO... NÉ DA DESTRA NÉ DA SINISTRA - EPPURE, GIÀ NEL 1977 L’ASSESSORE PCI ALLA CULTURA DI ROMA, RENATO NICOLINI, AVEVA AVVERTITO UN REPENTINO MUTAMENTO DELLO SPIRITO DEI TEMPO, LANCIANDO L’ESTATE ROMANA E LA ‘’CULTURA DELL’EFFIMERO’’ - ALL’AVVENTO DELLA TV COMMERCIALE, DC E PC FECERO SPALLUCCE, SPREZZANTI, DIMENTICANDO CHE LA SOCIETÀ CAMBIA NON PER RIVOLUZIONI, IDEOLOGIE, RELIGIONI, ETC.; CAMBIA OGNI VOLTA CHE I MEZZI DI COMUNICAZIONE CAMBIANO - LA NASCITA DEL BISCIONE RIDEFINÌ LE ASPETTATIVE E LE DINAMICHE DI VITA DELLA CULTURA DI MASSA DEGLI ANNI ’80: AL DIAVOLO IL CONCETTO NOVECENTESCO DI PROFONDITÀ, VIVA LA SUPERFICIE COME MASSIMO DELLA PROFONDITÀ - UN CAMBIO DI FORMAT CHE L’EX PALAZZINARO DI MILANO 2 COLSE AL VOLO, MANDANDO IN ONDA UN PALINSESTO A IDEOLOGIA ZERO CHE PREFERIVA L’IMMAGINARIO ALLA RAPPRESENTAZIONE DELLA REALTÀ - SE PCI E DC CONTINUARONO IMPERTERRITI A DEMONIZZARE IL BISCIONE, IL PSI DI BETTINO CRAXI COLSE AL VOLO L’OCCASIONE DI SMARCARSI DALLA TENAGLIA DEI “DUE CHIESE”, SUPPORTANDO SILVIONE - (UN SAGGIO DI FILIPPO CECCARELLI SU COME IL CAVALIERE CREO' IL SUO IMPERO MEDIATICO)

elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – DAJE E RIDAJE, CON CONTE IN MODALITÀ VENTRILOQUO DI TRAVAGLIO, CON I SONDAGGI CHE SPROFONDANO UN PD SUBALTERNO AL M5S SOTTO IL 20%, CON IL CAMPO LARGO RIDOTTO A UNO SPETTACOLO SEMPRE PIÙ UMILIANTE E GROTTESCO, ELLY AVRÀ PENSATO CHE ERA GIUNTA L'ORA DI FINIRLA: CARO GIUSEPPE, HA ROTTO IL CAZZO CON 'STE PROVOCAZIONI QUOTIDIANE SU EUROPA E UCRAINA, E SEMPRE CON QUEL TONETTO DA "PICCOLA, TORNA A PETTINARE LE BAMBOLE". ORA LA MISURA È COLMA: VEDIAMO CHI CE L'HA PIÙ LUNGO: “NEL PROGRAMMA UNO NON VALE UNO, IL PD HA IL DOPPIO DEI VOTI” - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE I NEURONI DI SCHLEIN FUORI DALLE SINAPSI È STATA LA DICHIARAZIONE DELL'AZZECCAGARBUGLI STELLATO: “ERO A FAVORE DI UN FEDERATORE NEL CENTROSINISTRA, MA MI È STATO DETTO DI NO”. UNA FRASETTA CHE HA STIZZITO OVVIAMENTE ELLY (MANCO NOMINATA), MA ANCHE GLI ESPONENTI DI SPICCO DEL VERTICE DEL M5S (IN PRIMIS, PATUANELLI), I QUALI DI UN EVENTUALE "TERZO UOMO" NON NE AVEVANO MAI SENTITO PARLARE - STASERA CONTE HA REPLICATO AL TURBO-VAFFA SPARATO DA ELLY FARFUGLIANDO LA SOLITA SUPERCAZZOLA CON SCAPPELLAMENTO NEL VUOTO DEI GAZEBO: "A QUESTO PUNTO NON CI SONO ALTERNATIVE ALLE PRIMARIE" (E LA GIOSTRA RICOMINCIA...) - VIDEO

sicilia toto cuffaro renato schifani gaetano armao geremia lombardo elvira amata gaetano galvagno

DAGOREPORT – IL TINTINNIO DI MANETTE FA TREMARE IL CENTRODESTRA SICILIANO IN VISTA DELLE ELEZIONI REGIONALI DEL 2027 – LA RICHIESTA DI ARRESTO PER L’EX VICEPRESIDENTE DELLA REGIONE, GAETANO ARMAO, MARITO DELL’EX “ZARINA” GIUSI BARTOLOZZI, ACCUSATO DI CORRUZIONE, HA FATTO SCALPORE. MA LE ANTENNE DI DAGOSPIA IN SICILIA CI SEGNALANO CHE IL NOME PIÙ “PESANTE”, IN TERMINI POLITICI, TRA I NOVE COINVOLTI NELL’INCHIESTA È QUELLO DI GEREMIA LOMBARDO, NIPOTE DELL’EX GOVERNATORE RAFFAELE - LOMBARDO È DEPUTATO DELL’MPA E PRESIDENTE DELL’UFFICIO DI QUESTURA DELL’ASSEMBLEA REGIONALE, DA DOVE PASSANO LE DECISIONI SULLE SPESE – I GUAI GIUDIZIARI DEL CENTRODESTRA NELL'ISOLA NON RISPARMIANO FDI: SONO A PROCESSO PER CORRUZIONE L’ASSESSORE AL TURISMO, ELVIRA AMATA, E IL PRESIDENTE DELL’ARS GAETANO GALVAGNO – E ORMAI È FUORI DAI GIOCHI ANCHE TOTO’ CUFFARO...