‘STA GUERRA A CHE È SERVITA? TUTTO STO CASINO E POI SI TORNA ALLO STESSO PUNTO DEL NEGOZIATO DI FEBBRAIO? A TEHERAN GIUSTAMENTE FESTEGGIANO PER L’ACCORDO DI PACE CON GLI USA: ORA SI APRE UN LUNGO NEGOZIATO SUL NUCLEARE, E IN BASE A IMPEGNI VAGHI E GENERICI, GLI AYATOLLAH OTTENGONO SOLDI (12 MILIARDI SBLOCCATI), IL POTERE DI APRIRE E CHIUDERE LO STRETTO DI HORMUZ, E NON SI TOCCANO I MISSILI DI HEZBOLLAH – LA GIOIA NEI MEDIA UFFICIALI: “LI ABBIAMO COSTRETTI AD ACCETTARE”. IL GUAIO È CHE È VERO – IL MINISTRO ISRAELIANO DI ULTRADESTRA BEN-GVIR: “L’ACCORDO NON CI VINCOLA, NON SIAMO SUBORDINATI AGLI USA”
sciabatt - meme by emiliano carli
BEN-GVIR, 'L'ACCORDO DI TRUMP NON VINCOLA ISRAELE'
(ANSA) - "L'accordo di Trump non ci vincola. Israele non è subordinato agli Stati Uniti. Siamo un Paese indipendente e sovrano": è quanto affermato in una dichiarazione, citata dal Times of Israel, dal ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir, a commento dell'intesa annunciata tra Washington e Teheran.
"Non siamo parte di questo accordo, che non garantisce la nostra sicurezza. Non dobbiamo ritirarci da alcun territorio [in Libano] conquistato dai nostri combattenti", ha aggiunto il ministro del governo Netanyahu.
''Siamo grati al Presidente Trump, ma Israele non è una repubblica delle banane", prosegue il messaggio del ministro Ben-Gvir. "La mia posizione è chiara: non siamo partner in questo accordo che non ci riguarda per la nostra sicurezza e non ci vincola in alcun modo. Non dobbiamo scendere a compromessi sullo smantellamento di Hezbollah, sul ritiro dai territori che i nostri soldati hanno conquistato. Ogni lancio contro Israele dal Libano comporterà un attacco israeliano a Dahieh''.
benjamin netanyahu Bezalel Smotrich
SMOTRICH, 'ACCORDO CON L'IRAN È NEGATIVO PER ISRAELE E PER IL MONDO LIBERO'
(ANSA) - "Un accordo con l'Iran è negativo per Israele e per l'intero mondo libero. Punto. La campagna congiunta ha ottenuto numerosi risultati nell'indebolire l'Iran e questi successi non andranno perduti. Dovremo continuare la lotta per la caduta del regime con le nostre forze e attraverso mezzi creativi, assicurandoci che l'Iran non disponga mai di armi nucleari".
Lo ha scritto in un post su X il ministro israeliano di ultradestra Bezalel Smotrich. "Nessuno tra coloro che si considerano candidati alla carica di primo ministro sarebbe in grado di sopportare nemmeno il dieci per cento della pressione che in questi giorni viene esercitata sul governo israeliano e, soprattutto, sul suo capo. In Libano saremo messi alla prova", ha aggiunto.
il ministro ben gvir urla a un prigioniero della flotilla
"Questa è la nostra guerra, i nostri combattenti e la sicurezza immediata dei nostri cittadini del nord. Continuerò a operare affinché restiamo fermi sulle nostre posizioni e per consentire alle Forze di Difesa Israeliane (Idf) piena libertà d'azione nel proseguire l'allontanamento di Hezbollah dalla zona di confine", ha concluso Smotrich
KATZ, L'IDF RIMANE NELLE ZONE DI SICUREZZA IN LIBANO, SIRIA E GAZA ++
(ANSA) - "Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ed io stiamo portando avanti una politica chiara che stabilisce che le Forze di Difesa Israeliane (IDF) rimarranno nelle zone di sicurezza in Libano, Siria e Gaza, senza alcun limite di tempo, per proteggere, da lì, il confine e le comunità israeliane dagli elementi jihadisti". Ha dichiarato il ministro della Difesa Israel Katz
Il ministro della Difesa Katz, nella prima dichiarazione pubblica dopo l'annuncio dell'accordo Usa-Iran, ha affermato che le zone di sicurezza saranno "sgomberate dai residenti locali e tutte le infrastrutture terroristiche, sia sotterranee sia in superficie, comprese le abitazioni nei villaggi di confine che sono state utilizzate come postazioni terroristiche, saranno distrutte".
DONALD TRUMP - GUERRA ALL'IRAN
"Questa è la principale lezione appresa dagli eventi del 7 ottobre. Il controllo del territorio e delle zone di sicurezza rappresenta uno dei maggiori successi dell'Idf nella guerra - ha detto - ottenuto sotto le decisioni e la guida della leadership politica.
Per questo ci opponiamo al ritiro dell'Idf dal Libano, nonostante tutte le pressioni esistenti e quelle che potrebbero arrivare in futuro", ha dichiarato. "Il Primo Ministro Netanyahu ha chiarito questi punti al Presidente degli Stati Uniti Trump e ad altri alti funzionari americani, e anch'io li ho chiariti ieri al Segretario alla Guerra degli Stati Uniti Pete Hegseth", ha affermato. "Non scenderemo a compromessi sugli interessi di sicurezza di Israele e sulla protezione dei nostri cittadini, e non ci ritireremo dalle zone di sicurezza", ha sottolineato.
IL REGIME CANTA VITTORIA «ABBIAMO COSTRETTO GLI USA A FIRMARE» LE ULTIME CONCESSIONI PER BLOCCARE I MISSILI
Estratto dell’articolo di Greta Privitera per il “Corriere della Sera”
[…] Tra Washington e Teheran ci sono sette ore e trenta di differenza e, alla fine, dopo la mezzanotte iraniana, gli uomini della Repubblica islamica hanno firmato l’accordo. Lo conferma la tv di Stato: «Li abbiamo costretti ad accettare». E, in effetti, in Iran, è «il giorno dopo i bombardamenti su Beirut».
benjamin netanyahu elezioni in israele
Trump sognava di mettere il suo nome e cognome sotto quel foglio nella data del suo ottantesimo compleanno, e alla fine ce l’ha fatta. «Senza i raid sul Libano magari ci saremmo arrivati anche prima», dice la fonte.
A Teheran, almeno in pubblico, la narrativa è chiara. La pace, dicono, la vogliono entrambi, Washington e la Repubblica islamica. A far ballare il tavolo è sempre il premier israeliano.
La fonte lascia cadere una frase che è un paradosso: «Finirà che sarà Trump a fare da mediatore tra noi e Israele». Una battuta che, incredibilmente, si avvicina a ciò che spera lo stesso Netanyahu, che vorrebbe avere le mani libere e non farsi comandare dalla Casa Bianca.
teheran - guerra tra iran e usa
Nemmeno il tempo di inviare la firma, che la retorica della vittoria è già in moto: «Il nemico, che ha attaccato per perseguire i suoi scopi malvagi, ha visto tutti i suoi obiettivi vanificati e l’Iran ha conseguito grandi vittorie», scrive Kazem Gharibabadi , viceministro degli Esteri.
E l’agenzia Fars, vicina ai pasdaran, racconta come è andata: «Dopo l’attacco a Beirut, l’Iran ha annullato i negoziati e si era preparato per un raid contro il regime sionista, ma con le concessioni dell’ultimo minuto di Trump — tra cui la preservazione dell’integrità territoriale del Libano, il ritiro di Israele dal confine libanese e l’immediata revoca dell’assedio — è stato persuaso a rinunciare all’attuazione dell’attacco».
DONALD TRUMP IN VERSIONE AYATOLLAH
Intanto, sui social qualcuno ride e applaude. Vengono rilanciati i post in cui Trump richiama all’ordine Netanyahu, e piacciono soprattutto le parolacce con cui il presidente americano si rivolge all’alleato.
In mezzo a queste onde, navigano i tre moschettieri della diplomazia di Teheran — Mohammad Ghalibaf, Abbas Araghchi e Masoud Pezeshkian — che hanno provato con qualunque mezzo a chiudere la prima fase dell’intesa. Hanno trattato nonostante i missili israeliani e sotto il fuoco amico dei falchi interni, che ce l’hanno messa tutta per far deragliare il processo. Ieri, gli oltranzisti in piazza invocavano l’esecuzione di Araghchi, accusandolo di debolezza. In Iran, gli slogan hanno molta importanza. In quella piazza si gridava «Morte ad Araghchi» .




