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TENETEVI FORTE: L’ECONOMIA AMERICANA È SUL BARATRO E PORTERÀ CON SÉ QUELLA MONDIALE – IL DEBITO MONSTRE USA DA 40MILA MILIARDI È UN MACIGNO INSOSTENIBILE: SOLO IL COSTO DELLE CEDOLE SUI TREASURY ASSORBE 1.300 MILIARDI DI DOLLARI L’ANNO, IL 42% DELL’INTERO GETTITO FISCALE SU IMPRESE E LAVORO E QUASI PARI AL NUOVO BUDGET DELLA DIFESA – LE MOSSE DISPERATE DEL SEGRETARIO AL TESORO, SCOTT BESSENT, NON SONO SERVITE A NIENTE, SE NON AD ALIMENTARE LA SFIDUCIA – FUBINI: “È UN PROBLEMA PRODOTTO DALLA MANO DELL’UOMO E QUELL’UOMO È DONALD TRUMP. SUA È LA DECISIONE DI CONTINUARE CON DEFICIT DA OLTRE DUEMILA MILIARDI L’ANNO, AL 6% DEL PRODOTTO LORDO STATUNITENSE, DI PROCEDERE A UNA SERIE DI TAGLI ALLE TASSE CONCENTRATI SOPRATTUTTO SUI RICCHI. SUA È POI LA DECISIONE DI ATTACCARE L’IRAN, SENZA COMPRENDERE IL RISCHIO CHE LA REPUBBLICA ISLAMICA AVREBBE CHIUSO HORMUZ, AUMENTANDO L’INFLAZIONE E DUNQUE I RENDIMENTI DEL DEBITO ...”

Oltre 40 mila miliardi di dollari: chi ha (ancora) fiducia nel debito americano?

Estratto dell’articolo di Federico Fubini per www.corriere.it

 

DONALD TRUMP E IL DOLLARO

L’estate 2026 sarà ricordata come il momento in cui l’amministrazione di Donald Trump iniziò a temere le conseguenze finanziarie delle sue stesse azioni. Oppure come quello in cui iniziò a rendersi conto di non avere gli strumenti per gestire quelle conseguenze, a meno di un’ulteriore distorsione dell’assetto delle istituzioni della democrazia americana.

 

Che Trump e i suoi inizino a temere il costo crescente del debito federale degli Stati Uniti, lo hanno rivelato varie mosse relativamente inattese di queste settimane. La più recente è l’annuncio di Scott Bessent, mercoledì, che presto raddoppierà a circa otto miliardi di dollari i riacquisti di titoli di Stato americani con scadenze fra i dieci e i trent’anni.

 

TREASURY BOND

[...] La dichiarazione del segretario al Tesoro mirava a far scendere i rendimenti del debito sulle lunghe scadenze. La settimana prima che Bessent intervenisse così, un’asta di bond federali a dieci anni aveva fatto registrare per l’amministrazione i costi in interessi più alti dal 2007 e una vendita di bond a trent’anni ai costi più alti da un quarto di secolo.

 

Solo il costo delle cedole sui titoli debito americani assorbe già 1.300 miliardi di dollari l’anno, una cifra pari al 42% dell’intero gettito fiscale su imprese e lavoro e quasi pari al nuovo budget della difesa. L’America, in questo, è terra inesplorata. I rendimenti del bond decennale erano al 4,7% al momento dell’annuncio di Bessent sui riacquisti e in seguito sono scesi. Per poco più di mezza seduta di mercato, non oltre.

 

moneta da un dollaro con l'immagine di trump

[...] Già ieri [...] il mercato [...] ha riportato i rendimenti dei bond sovrani americani a dieci anni sopra al 4,7% e quelli a trent’anni a un’ombra dal livello che aveva innescato l’intervento.

 

Era prevedibile che l’azione di Bessent non avrebbe funzionato. In primo luogo, per le sue entità modeste: quattro miliardi in più di riacquisti di titoli sono lo 0,01% di un volume di debito pubblico da 40 mila miliardi di dollari.

 

[...]

 

Bessent dimostra tra l’altro che le quotazioni dei suoi bond sovrani ora sono imprevedibili e soggette a sbalzi, qualcosa di incompatibile con il loro status storico di beni rifugio e titoli sicuri. Alla lunga l’effetto, in queste condizioni, sarà di dover offrire rendimenti più alti. Non è il solo sintomo della paura che attraversa l’amministrazione.

 

MEME SUL CROLLO DEL VALORE DEL DOLLARO BY TRUMP

Settimane prima il Tesoro era intervenuto vendendo euro (senza consultare le autorità europee) per comprare yen, nel timore che i giapponesi vendessero ancora più titoli americani per lo stesso scopo.

 

Né si tratta di una dinamica che riguardi dall’Italia solo da lontano, perché i titoli degli Stati Uniti sono il riferimento sul costo del debito per quasi tutti i Paesi e il loro degrado è destinato a influenzare tutti: non a caso, dall’inizio della guerra all’Iran, i rendimenti italiani a dieci anni sono saliti di quasi l’1%.

 

[...] Questo è un problema prodotto dalla mano dell’uomo e quell’uomo è Donald Trump, benché dopo il contributo decisivo dell’amministrazione democratica di Joe Biden. Di Trump è infatti la decisione di continuare con deficit da oltre duemila miliardi l’anno, al 6% del prodotto lordo statunitense.

 

Donald Trump holding a Million Dollars - Harry Benson

Di Trump è anche la scelta di scommettere che la crescita prodotta dall’accelerazione dell’intelligenza artificiale magicamente possa rimediare agli squilibri della finanza pubblica, quando economisti di punta come Kenneth Rogoff di Harvard gli dicono che è del tutto inverosimile.

 

Sempre di Trump è anche la decisione di procedere a una serie di tagli alle tasse concentrati soprattutto sui ricchi, nel primo e nel secondo mandato, che oggi costano al governo seimila miliardi di dollari al decennio.

 

[...]

 

Sua è poi la decisione di attaccare l’Iran, senza comprendere il rischio che la Repubblica islamica avrebbe chiuso Hormuz, aumentando l’inflazione e dunque i rendimenti del debito in America e in tutto il mondo.

 

IL PROMEMORIA DI SCOTT BESSENT SULL ACQUISTO DI 5-10 MILIARDI DI YEN

Di Trump è infine anche la decisione di attaccare l’indipendenza della Federal Reserve e nominarne presidente Kevin Warsh, il cui rifiuto di spiegare come contrasterà l’inflazione ha già alzato ancora di più i costi del debito sulle scadenze dai dieci ai trent’anni.

 

Quella a cui assistiamo è una catastrofe al rallentatore, che può restare probabilmente tale a lungo. Fino a manifestarsi, come sta già facendo, in erosione dell’indipendenza della Fed allo scopo governare un debito in continua crescita, inflazione più alta, dollaro più debole e meno credibile, costi del debito più alti ovunque. Ma non è una catastrofe naturale. È politica.

Kevin Warsh

DONALD TRUMP IN VERSIONE NERONE BRUCIA MILIARDI DI DOLLARI - IMMAGINE CREATA CON CHATGPT

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