“L’IRAN NON AVRÀ LA BOMBA NUCLEARE, HO FATTO MEGLIO DI OBAMA”- ALLA CHIUSURA DEL G7 DI EVIAN, DONALD TRUMP, DURANTE LA CENA CON MACRON A VERSAILLES, APPONE LA SUA FIRMA PER VIA DIGITALE SUL MEMORANDUM DI INTESA CON TEHERAN: “HO SEMPRE RAGIONE, SENZA GUERRA AVREBBERO FATTO SALTARE TUTTO IL MEDIORIENTE E ISRAELE”. I MEDIA USA GLI CONTESTANO DI AVER PERSO LA GUERRA CON L'IRAN, IL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO NON CI STA, ACCUSA GLI ALTRI LEADER DEL G7 DI VOLER SALIRE ORA SUL CARRO DELL’ACCORDO E METTE LE MANI AVANTI: “SE L’INTESA NON FUNZIONA SARÀ COLPA DI VANCE E RIPRENDERO' A SGANCIARE BOMBE SULLA LORO TESTA, OK?”. LA CRITICA A NETANYHAU SUL LIBANO: “SI ECCITA TROPPO. GLI DICO DI USARE UN TOCCO UN PO’ PIÙ LEGGERO, NON DEVE BUTTARE GIÙ UN EDIFICIO OGNI VOLTA CHE CI ENTRA QUALCUNO DI HEZBOLLAH…” – HORMUZ SARA’ RIAPERTO - VIDEO
Anais Ginori per repubblica.it - Estratti
È un ottimo accordo per molte ragioni, ma la prima, con una probabilità del 99,9%, è che l’Iran non avrà mai un’arma nucleare. Non si può dare all’Iran un’arma nucleare.
Non l’avrà mai». Alla chiusura del G7 di Evian, Donald Trump difende il suo deal con Teheran come una vittoria personale ma avverte che la guerra può ricominciare. In tarda serata, a sorpresa, il presidente americano durante la cena con Macron a Versailles appone la sua firma per via digitale sul memorandum.
Sul lato iraniano arriva quella del presidente Pezeshkian. Così il patto è entrato in vigore.
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Davanti ai giornalisti, per quasi un’ora, il leader americano aveva occupato la scena. Prima delle domande, pronuncia un lungo prologo in cui rivendica ancora una volta l’offensiva lanciata il 28 febbraio insieme a Israele. «In un certo senso ho sempre ragione», afferma, accusando gli altri leader del G7 di voler salire ora sul carro dell’accordo. «Se non avessi posto fine a tutto questo, l’Iran avrebbe fatto saltare per aria tutto il Medio Oriente e Israele».
DONALD TRUMP FIRMA INTESA CON IRAN
È lo stesso Trump che nel 2018 aveva stracciato l’intesa sul nucleare iraniano siglata da Barack Obama insieme agli europei. Ora oppone il suo pre-accordo a quello del predecessore. «L’accordo di Obama era la strada verso l’arma nucleare. Il mio, chiamiamolo pure Accordo Trump, è un muro contro l’arma nucleare. Un muro che nessuno riuscirà a superare».
Il memorandum è soprattutto una promessa di negoziato. Ma per Trump è già il segnale di un nuovo ordine possibile in Medio Oriente. A chi gli chiede quali garanzie abbia ottenuto dal regime di Teheran, il presidente risponde stizzito. «Se non si comportano bene, torneremo a sganciare bombe sulla loro testa, ok?». Gli iraniani, prosegue, sono «persone intelligenti» e quindi, «possono scegliere la stabilità».
DONALD TRUMP IN CONFERENZA STAMPA AL G7 DI EVIAN IN FRANCIA
Dietro la retorica trionfale - un tentativo di rispondere alle critiche sulla guerra («la ha persa», scrivono i media Usa) e sul memorandum che sarebbe un’ammissione di sconfitta - il bilancio politico dell’offensiva americana resta ambiguo, tanto che lo stesso Trump ha detto di non essere certo che 60 giorni per negoziare la fase 2 della pace saranno sufficienti.
Inoltre il regime iraniano è ancora in piedi, le scorte di uranio arricchito non sono state consegnate, le capacità balistiche non sono state distrutte, il sostegno di Teheran alle milizie anti-israeliane, a cominciare da Hezbollah in Libano, continua. È proprio sul Libano che Trump rivolge un rimprovero, cauto ma non innocuo, a Benjamin Netanyahu. «Netanyahu è un brav’uomo, a volte si eccita un po’», dice il presidente americano. «Abbiamo una piccola disputa sul Libano. Gli dico: puoi usare un tocco un po’ più leggero, Bibi. Non devi buttare giù un edificio ogni volta che ci entra qualcuno di Hezbollah».
BENJAMIN NETANYAHU DONALD TRUMP
Dietro le quinte, alcuni diplomatici europei confidano il timore che Teheran esca rafforzata dall’aver resistito all’urto della superpotenza, avendo dimostrato di poter controllare Hormuz. Ma nel comunicato finale del G7 i leader applaudono l’intesa, elogiano la «leadership» americana e rilanciano la proposta di una missione multinazionale, indipendente e difensiva, guidata da Francia e Regno Unito, per garantire la libera circolazione nello Stretto, proteggere le navi mercantili e verificare la rimozione delle mine. «Non ne abbiamo bisogno» risponde Trump.
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benjamin netanyahu donald trump mar a lago 2
«La maggior parte delle persone sembra molto contenta dell’accordo, ma il più contento è il mercato» ha aggiunto il leader Usa. «Il mercato è salito di migliaia di punti negli ultimi quattro o cinque giorni, lo Stretto sta per aprirsi, il mercato è impazzito e il petrolio è crollato».
L’intesa, annunciata domenica nel giorno dell’ottantesimo compleanno di Trump, dovrebbe essere celebrata domani a Lucerna. A firmarla fisicamente, attesi il vicepresidente Vance e il capo negoziatore di Teheran Ghalibaf. Un passaggio ancora avvolto nell’incertezza, soprattutto dopo la firma digitale di ieri sera, anche se lo stesso Trump non esclude di presentarsi. «Se andrà a buon fine – scherza, ma non troppo - mi prenderò il merito. Se non andrà a buon fine, darò la colpa a J.D.».
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giorgia meloni e donald trump al g7 di evian
