donald trump ursula von der leyen usa ue dazi

VEDERE DAZIO, PAGARE CAMMELLO – LA COMMISSIONE EUROPEA RINVIA DI DUE SETTIMANE LA RITORSIONE CONTRO LE TARIFFE DI TRUMP: L’UE VUOLE ASPETTARE DI VEDERE QUALI CARTE GIOCHERÀ IL CALIGOLA DI MAR-A-LAGO, CHE IL 2 APRILE ANNUNCERÀ I FAMIGERATI DAZI “RECIPROCI”, PER POI CALIBRARE LA RISPOSTA - IL TYCOON: "SARÀ LA LIBERAZIONE DEGLI USA" – PER L’ITALIA LA GUERRA COMMERCIALE RISCHIA DI ESSERE UN’ECATOMBE: ALMENO 23 MILA IMPRESE POTREBBERO SALTARE...

TRUMP, CON I DAZI IL 2 APRILE SARÀ LA LIBERAZIONE DEGLI USA

(ANSA) - Il 2 aprile è il giorno della liberazione dell'America!!! Per decenni siamo stati derubati e abusati da ogni nazione del mondo, sia amica che nemica. Ora è finalmente giunto il momento per i buoni vecchi Stati Uniti di riavere indietro un po' di quei soldi e di rispetto. Dio benedica l'America!!!". Lo scrive Donald Trump a proposito della data nella quale entreranno in vigore i dazi su una serie di prodotti provenienti da diversi Paesi tra cui l'Unione europea.

 

L 'EUROPA RINVIA LE TARIFFE ANTI USA DUE SETTIMANE IN PIÙ PER TRATTARE

Estratto dell’articolo di Filippo Santelli per “la Repubblica”

https://www.repubblica.it/economia/2025/03/21/news/lagarde_bce_dazi_pil-424076215/

 

DONALD TRUMP URSULA VON DER LEYEN

La Commissione europea rimanda di due settimane la ritorsione contro i dazi di Donald Trump. E prova così a ricavarsi «più tempo» per intavolare una trattativa con il presidente americano, che finora non è nemmeno iniziata. «A quanto ci risulta il 2 aprile gli Stati Uniti intendono imporre tariffe reciproche ai loro partner», ha detto ieri il commissario al Commercio Maroš Šefcovic in audizione all'Europarlamento. «Solo allora i partner potranno impegnarsi in eventuali negoziati».

 

donald trump dazi vino

Il primo pacchetto di controtariffe europee su whisky, barche e motociclette, che sarebbe dovuto scattare a inizio aprile, slitta quindi a metà mese, quando era già fissata una serie di dazi supplementari su altri prodotti made in Usa.

 

[…] La scelta della Commissione di ammorbidire la reazione va incontro al messaggio di molte imprese e governi, tra cui quelli di Francia, Spagna e Italia, sulla necessità di evitare una escalation. «No a dazi contro dazi», ha detto tre giorni fa in Parlamento Giorgia Meloni. Mentre lo scorso weekend il premier francese Bayrou aveva definito «un errore» i dazi contro il whisky, a cui Trump minaccia di replicare con un muro del 200% contro champagne e altri vini europei.

 

ursula von der leyen - 100 giorni della nuova commissione ue

Tutto rimandato allora, anche per non rompere il fronte Ue, in attesa che il 2 aprile l'amministrazione Usa riveli al mondo forma e dimensione dei famosi "dazi reciproci" con cui dovrebbe pareggiare tutte le restrizioni (compresa l'Iva) che le merci americane subiscono all'estero. E sperando che a quel punto Trump sia davvero disposto ad aprire un negoziato.

 

La posta in gioco è enorme. Ieri è stata la presidente della Bce Christine Lagarde a stimare l'impatto per l'Europa di una guerra commerciale. In caso di tariffe americane del 25% sulle merci Ue la crescita dell'eurozona, già molto debole, potrebbe scendere di tre decimi nel primo anno, che salirebbero a cinque in caso di ritorsione occhio per occhio.

 

DONALD TRUMP GIORGIA MELONI

L'inflazione invece potrebbe salire di mezzo punto, complicando non poco la strada di normalizzazione dei tassi di interesse della Bce. […]

 

EXPORT, 23 MILA IMPRESE NEI GUAI A RISCHIO RICAVI PER 90 MILIARDI

Estratto dell’articolo di Luca Monticelli per “la Stampa”

 

[…] Il rapporto sulla competitività dei settori produttivi pubblicato dall'Istat scopre 23 mila imprese vulnerabili all'export. Per aziende vulnerabili alla domanda estera si intendono quelle concentrate geograficamente in pochi mercati di sbocco e su pochi prodotti, e che hanno una quota rilevante del proprio fatturato legato alle esportazioni.

Una guerra commerciale fatta di dazi e contro dazi potrebbe compromettere la loro esistenza.

GIORGIA MELONI TRA DONALD TRUMP E URSULA VON DER LEYEN - VIGNETTA DI GIANNELLI

 

[…] Negli ultimi anni, in particolare, l'Italia ha orientato i propri flussi di export verso i mercati extra-Ue, soprattutto quello statunitense». Il peso delle esportazioni verso gli Usa è continuato a crescere in «tutti i settori manifatturieri italiani» e ciò ha contribuito a generare un elevato surplus commerciale nei confronti degli Stati Uniti per 34,7 miliardi di euro nel 2024.

 

Queste 23 mila imprese, pur non essendo tante, non sono da considerare irrilevanti. Infatti impiegano 415 mila addetti e generano il 3,5% del valore aggiunto (36 miliardi di euro) e il 16,5% dell'export totale che equivale a 87 miliardi. Tra loro c'è una maggioranza di piccole imprese (con in media 20 dipendenti), ma si tratta comunque di un gruppo eterogeneo, al cui interno figura anche una quota del 10% di multinazionali.

 

EXPORT MADE IN ITALY

Le aziende vulnerabili alla domanda degli Stati Uniti sono 3.300, mentre quelle più esposte verso la Germania sono 2.800. Quelle che esportano in America vendono prevalentemente prodotti farmaceutici, meccanici (turboreattori e turbopropulsori), gioielleria, generi alimentari (vini e oli) e mobili. È una quota di mercato che vale 10 miliardi di euro.

 

Quanto alla vulnerabilità alla domanda tedesca, i beni esportati sono soprattutto parti di autoveicoli, gas, materiale elettrico, prodotti in metallo (viti e bulloni) e lavori in alluminio (barre e profilati), per un totale di 13,6 miliardi.

 

A livello locale, le imprese più esposte all'export si trovano in Puglia, Calabria, Abruzzo, Toscana, Campania e in provincia di Trento, le cui esportazioni hanno un peso importante sul fatturato complessivo regionale (in Puglia e Calabria valgono il 30%).

 

DAZIAMI MA DI BACI SAZIAMI - MEME BY EMILIANO CARLI

L'Istat esamina anche un'altra categoria di imprese vulnerabili, ovvero quelle che potrebbero soffrire la dipendenza all'import. Questo accade quando le importazioni sono molto concentrate geograficamente, merceologicamente (su pochi beni) e comprendono prodotti foreign dependent, cioè scarsi e poco sostituibili.

 

È un fenomeno che riguarda 4.600 aziende, che impiegano 400 mila addetti e generano il 5,7% del valore aggiunto e il 23,8% delle importazioni complessive. L'incidenza più elevata si registra sulla farmaceutica, il legno, la metallurgia e la chimica. Da questo punto di vista sono soprattutto le 780 imprese dipendenti dalla Cina per i beni legati alla meccanica e al tessile a rischiare future strettoie della catena di approvvigionamento a causa delle ritorsioni commerciali avviate da Donald Trump. […]

EXPORT MADE IN ITALYdonald trump - i dazi e la guerra commerciale

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