god of war sons of sparta

DAGOGAMES BY FEDERICO ERCOLE - TORNA A SORPRESA KRATOS, IL TRAGICO PROTAGONISTA DI “GOD OF WAR”, IN UNA NUOVA AVVENTURA PER PS5 QUESTA VOLTA IN DUE DIMENSIONI - L’ICONA DI PLAYSTATION RACCONTA LA SUA GIOVENTÙ SPARTANA IN UN GIOCO CHE PURTROPPO SI RIVELA ESANGUE, MONOTONO - “GOD OF WAR SONS OF SPARTA” È POCO ISPIRATO E A TRATTI INSOPPORTABILE PER INNUMEREVOLI INGENUITÀ LUDICHE E ARTISTICHE. MA SOPRATTUTTO MANCA COMPLETAMENTE DI PATHOS – VIDEO!

 

Federico Ercole per Dagospia

 

GOD OF WAR SONS OF SPARTA

È giunto a sorpresa durante la notte di giovedì scorso, il nuovo gioco dedicato allo spartano bianco della cenere dei suoi defunti, forse l’eroe o antieroe più tragico della storia dei videogiochi, che iniziò la sua lunga, migrante epopea su PlayStation 2 nel 2005, tentando invano un impossibile suicidio mosso da sensi di colpa atlantici.

 

Ma qui il massacratore di interi pantheon prima ellenici e poi norreni è lontano dalla ventura gravità che segnerà la sua grama, tragica e gloriosa esistenza perché è ancora un ragazzo e il videogioco che lo ospita, annunciato durante un interessante State of Play di Sony e distribuito in digitale per PS5 subito dopo l’evento, non è un colossal ma un un’opera piccola in due dimensioni che si inserisce nell’avventuroso genere dei “metroidvania” del quale qui su Dagogames si tratta spesso.

GOD OF WAR SONS OF SPARTA

 

Mi è parsa una bella sorpresa quindi questo God of War Sons of Sparta, un’idea inaspettata, stimolante e molto promettente che solo un pubblico ottuso e non avvezzo a produzioni più piccole e dall’estetica retrò avrebbe potuto criticare a priori postando facezie tipo “eh ma sembra un gioco di trent’anni fa” o “che me ne faccio della potenza di PlayStation 5 per ‘sta roba”.

 

Ho cominciato quindi a giocare con estremo interesse e passione, immaginando un severo racconto di formazione. Sentimenti purtroppo decaduti ora dopo ora. God of War Sons of Sparta non è infatti un contenitore ludico e artistico degno del suo protagonista e neppure un “metroidvania” stimolante da esplorare.

 

GOD OF WAR SONS OF SPARTA

Non è neanche un gioco brutto o almeno bruttissimo, sebbene quando un bug (successivamente risolto con una patch) ha cancellato i miei progressi salvati mi sia abbruttito parecchio io. Ma è un “giochino” mediocre, talvolta sciatto che quando illude di diventare interessante torna a precipitare nel limbo della noia per una ricorrente ingenuità. E soprattutto, e ciò è davvero imperdonabile trattandosi di Kratos, God of War Sons of Sparta manca del tutto di pathos, diluendo anche l’epica per quasi tutto il suo svolgimento in un trito humour senza la dignità della commedia.

 

ESSERE GIOVANI A SPARTA

Kratos e suo fratello Deimos vanno alla ricerca di un amico scomparso per gli aspri o ameni dintorni di Sparta, città dove curiosamente l’attività principale degli abitanti che animano le sue vie bidimensionali è quella di lucidare le superfici pietrose delle delle abitazioni e scopare (con la ramazza).

 

GOD OF WAR SONS OF SPARTA

L’intuizione narrativa di questa ricerca è quasi “kinghiana”, ma si trasforma presto in una serie di viaggi poco emozionanti tra panorami disegnati a mano con stile altalenante, poiché rari sono quelli ammirevoli, peni di nemici estrapolati dal bestiario mitologico.

 

L’avventura è sempre stemperata dalla ripetizione di percorsi lunghi e tediosi, da troppe parole inutili (i ragazzi conversano a distanza tra di loro tramite due busti marmorei di Licurgo come fossero telefonini, orrendo!) e da un “level design” che tende a rendere solo doverosa e non stimolante o sorprendente l’esplorazione, mentre le musiche ogni tanto interessanti si fanno strane, rimandando con accenti elettronici al passato dei “metroidvania” ma senza troppa convinzione.

GOD OF WAR SONS OF SPARTA

 

Ci sono inoltre bug ricorrenti, come dialoghi dove l’audio si tace e i personaggi gesticolano o i nemici vanno a incastrarsi contro una parete porgendo le spalle ai protagonisti. Qualche elementare enigma ambientale dovrebbe stimolare l’ingegno ma questi rendono per lo più  ancora più farraginosa l’esplorazione, per una scialba macchinosità che li contraddistingue.

 

LANCIA, CAPRIOLA, LANCIA, CAPRIOLA

Si combatte moltissimo ma tutte le lotte si risolvono a colpi di lancia e capriola, risultando quasi sempre inutili lo scudo e le diverse abilità che Kratos apprenderà nel corso del gioco. Insomma si preme davvero a palla solo “quadrato” e poi si fa una capriola, “quadrato” e poi capriola. Talvolta quadrato con R1 perché così attaccando si recupera vita, una buona idea questa. Anche gli scontri con i boss sono estremamente ripetitivi e, con la loro monotona lunghezza, mai gratificanti. Vincere è una liberazione, mai esaltazione.

 

GOD OF WAR SONS OF SPARTA

Ci sono innumerevoli tipologie di mostri e animali, illustrati questi in maniera gradevole in in galleria in guisa di mosaico, ma dissipano un loro possibile carisma nella loro totale idiozia comportamentale.

 

Insomma che delusione, considerando inoltre i “metroidvania” in due dimensioni davvero eccezionali usciti in questi anni da Hollow Knight a Ender Lilies o il Prince of Persia di Ubisoft, se si tratta di icone. Kratos si meritava un gioco di quel livello. Tra l’altro God of War Sons of Sparta è venduto ad una trentina di euro, quando un capolavoro come Silksong a diciannove…

 

Ecco, questo mediocre God of War ci ricorda almeno l’importanza del tempo trascorso con i videogiochi, da non dissipare mai con l’insulso perché allora, davvero, è vita che se ne va senza il balsamo dell’esperienza di un’altra vita.

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