matteo del fante pietro labriola vincent bollore tim

VIVENDI VENDE! – IL GRUPPO FRANCESE RIDUCE DEL 5% LA SUA QUOTA IN TIM, E SCENDE DAL 23,75 AL 18,37%: È UN RAMOSCELLO D’ULIVO VERSO POSTE ITALIANE, APPENA SALITA AL 9,8% DELL’EX TELECOM – BOLLORÈ RINUNCIA ALLA MINORANZA DI BLOCCO, E ORA PUÒ PARTIRE LA TRATTATIVA: SE VIVENDI SCENDESSE INTORNO AL 15%, AVREBBE MANI LIBERE PER STRINGERE ACCORDI CON LA SOCIETÀ GUIDATA DA DEL FANTE, SENZA CHE NE SCATURISCA L’OBBLIGO DI OPA (CHE SCATTA AL 25%) - VIVENDI NEL 2014 HA INVESTITO 4 MILIARDI PER LA QUOTA DI TIM, CHE ORA NE VALE POCO PIÙ DI 1,5

TIM, IL PASSO INDIETRO DI VIVENDI VENDITA LAMPO DI UNA QUOTA DEL 5%

Estratto dell’articolo di Francesco Bertolino per il “Corriere della Sera”

 

VINCENT BOLLORE

Vivendi riduce di oltre il 5% la partecipazione in Tim, aprendo una nuova fase negli assetti azionari della compagnia telefonica. Ieri, a sorpresa, il gruppo francese ha annunciato di aver tagliato la sua quota dal 23,75% a 18,37%, vendendo per la prima volta azioni di Tim sul mercato per un incasso di circa 230 milioni.

 

La mossa consente a Vivendi di monetizzare la crescita del titolo Tim che nel corso delle ultime sedute si è mantenuto intorno ai 30 centesimi. Poiché, dopo numerose e ingenti svalutazioni, il gruppo francese ha in carico le azioni della società a 21 centesimi, la cessione del 5,3% della società avrà assicurato una plusvalenza a bilancio.

 

Più che a ragioni economiche, però, la ritirata di Vivendi pare ispirata soprattutto a motivazioni tattiche, tesa cioè a favorire la nascita di nuove geometrie nel capitale di Tim in vista dell’assemblea degli azionisti del 24 giugno.

 

Dall’inizio dell’anno, infatti, la compagine azionaria della compagnia telefonica è profondamente mutata. Poste Italiane è subentrata a Cassa Depositi e Prestiti nel capitale di Tim, rilevandone il 9,81%, e ha precisato di voler svolgere un ruolo di socio industriale, favorendo anche il consolidamento dell’industria delle telecomunicazioni.

 

Questa dichiarazione di intenti ha dato adito a speculazioni riguardo alla possibilità di un accordo fra Vivendi e Poste, di uno spezzatino della partecipazione di Vivendi fra la stessa Poste e un fondo di investimento come Cvc, di un rientro in partita di Iliad per un’aggregazione, persino di un’acquisizione tout court della quota francese da parte del gruppo delle spedizioni.

 

Queste e altre ipotesi si sono però sempre scontrate con il dato di fatto che la somma dei pacchetti in mano a Poste e Vivendi (o a un eventuale acquirente dal gruppo francese) avrebbe portato al superamento del 25% di Tim, ossia della soglia oltre la quale vige l’obbligo di lanciare un’offerta pubblica d’acquisto.

 

L’obiezione resta tuttora valida, ma oggi a Vivendi basterebbe limare di un altro 3,2% la sua quota in Tim per rimuoverla. Se dovesse scendere intorno al 15%, infatti, il gruppo francese avrebbe mani libere per stringere accordi senza più rischiare di cadere nelle maglie della scalata coatta. A quel punto, tutti gli scenari succitati potrebbero tornare sul tavolo. […]

 

VIVENDI SCENDE AL 18,3% DI TIM E PREPARA LA TRATTATIVA CON POSTE

Estratto dell’articolo di Sara Bennewitz per “la Repubblica”

https://www.repubblica.it/economia/2025/03/22/news/vivendi_cede_5_tim_trattativa_poste-424078438/

 

Vivendi fa un passo indietro da Telecom Italia e così facendo offre un ramoscello di olivo, strizzando l’occhio a Poste. […]  Cedere un quinto della sua partecipazione, scendendo al 18,37% dal 23,75%, significa rinunciare alla minoranza di blocco e anche dare la propria disponibilità ad aprire una trattativa più ampia con le Poste guidate da Matteo Del Fante, che sono appena salite al 9,8% del gruppo di tlc.

[…]

 

Ieri il colosso francese guidato da Arnaud de Puyfontaine ha notificato alla Consob di detenere il 18,37% del capitale. […]

 

Il gruppo aveva rilevato il primo 8% di Tim da Telefonica in cambio della carioca Gvt, arrotondando la quota in più operazioni nel 2014 fino al massimo della soglia d’Opa: in origine la partecipazione era costata 4 miliardi o 1,08 euro per azione. Nel 2023, dopo essere uscita dal cda di Tim, Vivendi aveva svalutato le azioni a 0,21 euro, dichiarando che la partecipazione era di natura finanziaria e quindi disponibile per la vendita.

 

Secondo fonti finanziarie, Vivendi avrebbe venduto i titoli sul mercato a un prezzo non lontano da 0,30 euro, e quindi superiore agli attuali valori di carico. […] Il disimpegno di Vivendi agevola un ascesa del gruppo controllato dal Mef e da Cdp, che a questo punto non solo potrebbe arrotondare la sua partecipazione, ma anche partecipare alla governance entrando in cda di Tim.

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