ORIANA HORROR BOOK SHOW - QUELLE LETTERE DI DE BORTOLI CHE LA FALLACI NON APRI' MAI..
Ci sono persone più bisognose di noi. Dobbiamo comprenderle. Ci sono persone perseguitate dai debiti. Dobbiamo aiutarle. Ci sono donne in perenne debito di adrenalina. Dobbiamo capirle. Ricorrentemente, sentono il bisogno - imperioso - di imbarcarsi sul Titanic delle passioni, di aggrapparsi alla scialuppa della rabbia e dell'orgoglio, di svicolare oltre l'iceberg del raziocinio. Come fanno? C'è chi prende in mano la penna e consegna 4 paginate al Corriere della Sera, sparacchiando all'impazzata contro il nemico. Oriana Fallaci non ancora soddisfatta, ha preso in mano il pamphlet e lo ha gonfiato in un volume. Un volume che non fa testo - ha solo fatto infuriare il direttore Ferruccio De Bortoli perché il Corrierone non viene citato come madre de «La Rabbia e l'Orgoglio». Non solo. Ieri alla riunione di redazione il buon Ferruccio ha svelato anche un incredibile retroscena di corrispondenza fallacea: tutte le lettere inviate a New York all'attenzione della sublime Oriana sono tornate indietro.chiuse! Oggi, nell'articolo di presentazione, De Bortoli ammette: "I suoi artigli hanno finito per graffiare anche me".
Stralci e stracci da Oriana:
- Libro, quale libro?: « Call it a sermon , lo definisca una predica».
- Come nasce questo libro? La Fallaci si definisce uno scrittore incontentabile: «non assomiglio davvero a quelli che si compiacciono sempre del loro prodotto, manco urinassero ambrosia».
- «Avevo scelto l'esilio. Perché in America, è giunta l'ora di gridarlo chiaro e tondo, io ci sto come un fuoriuscito. Ci vivo nell'autoesilio politico che contemporaneamente a mio padre mi imposi molti anni fa».
- «L'esilio richiede disciplina e coerenza» afferma la Fallaci che vive il suo isolamento come «un lupo sdegnoso». Questo non le impedisce di tornare spesso nella sua Firenze. «Ma ci vengo di soppiatto. Come Mazzini quando si recava da Londra a Torino».
- La cosa che impressiona di più la Fallaci del terrorista miliardario saudita è che il suo sterminato patrimonio sia stato costruito sui guadagni di una corporation specializzata nelle demolizioni. Come dimostrano le Torri gemelle. E, confessa la scrittrice immaginando un'altra intervista clamorosa come quelle con Khomeini e Gheddafi, gli farebbe una domanda su questo tema. Le altre riguarderebbero il suo ultra poligamo e fertile padre (58 figli), le sorelle «che a Londra e sulla Costa Azzurra si fanno fotografare a volto e capo scoperto, nonché coi cicciuti seni e le immense natiche ben in vista».
- La Fallaci teme gli attacchi terroristici ai monumenti più dell'antrace o del gas nervino. «Sono fiorentina, quindi penso ancor di più a Santa Maria del Fiore, alla Torre di Giotto, al Battistero... penso alla Galleria dell'Accademia dove c'è il David di Michelangelo. (Scandalosamente nudo, mioddio, particolarmente inviso ai seguaci del Corano)... E se i fottuti figli di Allah mi distruggessero uno solo di quei tesori, uno solo, assassina diventerei io».
- Contro le femministe: «Giù la maschera, false Amazzoni. Ricordate gli anni in cui anziché ringraziarmi di avervi spianato la strada cioè di aver dimostrato che una donna può fare qualsiasi lavoro come un uomo o meglio di un uomo, mi coprivate di insulti? ... Mi definivate sporca maschilista? ... Com'è che sulle sorelle afghane, sulle creature assassinate seviziate umiliate dai maiali-maschilisti con la sottana e il turbante, imitate il silenzio dei vostri ometti?»
- Dopo aver attaccato la sinistra, la Fallaci se la prende con Berlusconi. «Non mi piace la sua mancanza di buon gusto e di acume. Il fatto, ad esempio, che tenga tanto a essere chiamato Cavaliere». Un'onorificenza che le sembra un errore politico. E anche buffa. «E un capo di governo non può permettersi di essere buffo». Critiche per la scelta del nome Forza Italia: «Lei non ha alcun diritto di usare per il Suo partito il nome della mia Patria... per un simile abuso il mio trisnonno Giobatta L'avrebbe sfidata a duello con la spada di Curtatone e Montanara. I miei zii con le baionette del Carso. Mio padre L'avrebbe presa a pugni, mia madre Le avrebbe cavato gli occhi...». Ma la colpa maggiore è la marcia indietro sulla difesa della cultura occidentale («dobbiamo essere consapevoli della sua superiorità» aveva detto il premier) accontentando le «cicale di lusso». «Ha subìto senza fiatare le ipocrite rampogne dei Suoi colleghi europei, nonché la scapaccionata di Blair. Insomma, s'è preso paura. E ciò non va bene».
- De Bortoli. Lei gli mostrò gli appunti e lui - curiosa iperbole - «s'infiammò come se avesse visto Greta Garbo che tolti gli occhiali neri si esibisce alla Scala in licenziosi striptease».
(Fonti: Alessandro Cannavò, Corriere della Sera e Simonetta Fiori, Repubblica)
Dagospia.com 13 dicembre 2001
Stralci e stracci da Oriana:
- Libro, quale libro?: « Call it a sermon , lo definisca una predica».
- Come nasce questo libro? La Fallaci si definisce uno scrittore incontentabile: «non assomiglio davvero a quelli che si compiacciono sempre del loro prodotto, manco urinassero ambrosia».
- «Avevo scelto l'esilio. Perché in America, è giunta l'ora di gridarlo chiaro e tondo, io ci sto come un fuoriuscito. Ci vivo nell'autoesilio politico che contemporaneamente a mio padre mi imposi molti anni fa».
- «L'esilio richiede disciplina e coerenza» afferma la Fallaci che vive il suo isolamento come «un lupo sdegnoso». Questo non le impedisce di tornare spesso nella sua Firenze. «Ma ci vengo di soppiatto. Come Mazzini quando si recava da Londra a Torino».
- La cosa che impressiona di più la Fallaci del terrorista miliardario saudita è che il suo sterminato patrimonio sia stato costruito sui guadagni di una corporation specializzata nelle demolizioni. Come dimostrano le Torri gemelle. E, confessa la scrittrice immaginando un'altra intervista clamorosa come quelle con Khomeini e Gheddafi, gli farebbe una domanda su questo tema. Le altre riguarderebbero il suo ultra poligamo e fertile padre (58 figli), le sorelle «che a Londra e sulla Costa Azzurra si fanno fotografare a volto e capo scoperto, nonché coi cicciuti seni e le immense natiche ben in vista».
- La Fallaci teme gli attacchi terroristici ai monumenti più dell'antrace o del gas nervino. «Sono fiorentina, quindi penso ancor di più a Santa Maria del Fiore, alla Torre di Giotto, al Battistero... penso alla Galleria dell'Accademia dove c'è il David di Michelangelo. (Scandalosamente nudo, mioddio, particolarmente inviso ai seguaci del Corano)... E se i fottuti figli di Allah mi distruggessero uno solo di quei tesori, uno solo, assassina diventerei io».
- Contro le femministe: «Giù la maschera, false Amazzoni. Ricordate gli anni in cui anziché ringraziarmi di avervi spianato la strada cioè di aver dimostrato che una donna può fare qualsiasi lavoro come un uomo o meglio di un uomo, mi coprivate di insulti? ... Mi definivate sporca maschilista? ... Com'è che sulle sorelle afghane, sulle creature assassinate seviziate umiliate dai maiali-maschilisti con la sottana e il turbante, imitate il silenzio dei vostri ometti?»
- Dopo aver attaccato la sinistra, la Fallaci se la prende con Berlusconi. «Non mi piace la sua mancanza di buon gusto e di acume. Il fatto, ad esempio, che tenga tanto a essere chiamato Cavaliere». Un'onorificenza che le sembra un errore politico. E anche buffa. «E un capo di governo non può permettersi di essere buffo». Critiche per la scelta del nome Forza Italia: «Lei non ha alcun diritto di usare per il Suo partito il nome della mia Patria... per un simile abuso il mio trisnonno Giobatta L'avrebbe sfidata a duello con la spada di Curtatone e Montanara. I miei zii con le baionette del Carso. Mio padre L'avrebbe presa a pugni, mia madre Le avrebbe cavato gli occhi...». Ma la colpa maggiore è la marcia indietro sulla difesa della cultura occidentale («dobbiamo essere consapevoli della sua superiorità» aveva detto il premier) accontentando le «cicale di lusso». «Ha subìto senza fiatare le ipocrite rampogne dei Suoi colleghi europei, nonché la scapaccionata di Blair. Insomma, s'è preso paura. E ciò non va bene».
- De Bortoli. Lei gli mostrò gli appunti e lui - curiosa iperbole - «s'infiammò come se avesse visto Greta Garbo che tolti gli occhiali neri si esibisce alla Scala in licenziosi striptease».
(Fonti: Alessandro Cannavò, Corriere della Sera e Simonetta Fiori, Repubblica)
Dagospia.com 13 dicembre 2001