2008, TERREMOTO DI CARTA: BOATOS SU MIELI, DE BORTOLI, RIOTTA, GRALDI, ANSELMI
MEDUSA DE ROIS: NEL CDA PIERSILVIO, ADREANI, GIORDANI - VALENCIA AMA BERTARELLI
GRUPPO RE SUL TRONO PAPALE - LA PARODI PRESENTA LA 500 E LA VENTURA DA' BUCA
MEDUSA DE ROIS: NEL CDA PIERSILVIO, ADREANI, GIORDANI - VALENCIA AMA BERTARELLI
GRUPPO RE SUL TRONO PAPALE - LA PARODI PRESENTA LA 500 E LA VENTURA DA' BUCA
1 - MIELI E I SUOI VERDELLI
Paolino Mieli è perplesso. Il direttore-stratega del "Corriere della Sera" non vuole ripetere l'errore dell'anno scorso quando si schierò senza mezzi termini dalla parte di Romano Prodi con un pronunciamento bazoliano che gli avrà pure inchiodato la traballante poltrona ma è costato caro nelle vendite del giornale e nella sua immagine.
Il nuovo assetto di Mediobanca e gli altri soci azionisti del Gruppo Rcs gli garantiscono un futuro tranquillo e blindato. In questa situazione Paolino non può permettersi il lusso di sbagliare, e anche se sta tirando la volata a WalterEgo Veltroni e Luchino di Monteparioli, sa benissimo che un passo falso potrebbe compromettere i suoi disegni.
L'imperativo categorico al quale vuole attenersi il 58enne giornalista è la messa a punto e il rilancio del "Corriere della Sera". Questo spiega perchè la sua attenzione sia concentrata per rendere sempre meno vulnerabile la formidabile ammiraglia di via Solferino, che deve navigare nei flutti della politica senza schiacciarsi contro qualche iceberg.
Due giorni fa ha presentato alla redazione di Roma la nuova veste grafica del "Corriere". Il restyling del giornale comporta una riduzione del formato che è sempre stato giudicato ingombrante come il malloppone di carta del New York Times. Paolino è rimasto perplesso quando i giornalisti hanno timidamente dichiarato: "sembra la "Stampa" di Torino". Il commento gli è parso un po' sciocco, ma con nonchalance ha dribblato l'obiezione dicendo che il taglio del formato non comporterà tagli al personale.
In realtà il restyling è solo il primo passo verso una rivoluzione che è nell'aria da tempo. Le tappe del cambiamento prevedono che un bel giorno Mieli diventi presidente di Quotidiani Rcs (la società che controlla le testate del Gruppo e lasci le redini a Carlo Verdelli (il 50enne stimato direttore della "Gazzetta dello Sport") e a Dario Di Vico, l'attuale vicedirettore del "Corriere".
Su questa ipotesi Mieli sta lavorando da tempo e ha trovato nell'amministratore delegato Antonello Perricone, un alleato prezioso. Verdelli è considerato affidabile e capace; le sue esperienze precedenti in Mondadori e a Vanity Fair sono sempre state apprezzate, e non sembra superato l'incidente che lo ha contrapposto a Dieguito Della Valle (azionista del "Corriere") nella vicenda Calciopoli: l'incontro tra i due litiganti messo su da Perricone è in sostanza fallito. Comunque, sul progetto Corriere di Mieli è solo questione di tempi.
2 - IL DISAGIO DI DE BORTOLI E QUELLA "REPUBBLICA" TROPPO SCHIACCIATA A SINISTRA
Ma il 2008 promette di essere davvero un terremoto di carta. Si rumoreggia di cambio di direzione anche per "La Stampa" di Giulio Anselmi (Jaki non dimentica il fratel Lapo e D'Alema non perdona il fantomatico "tesoretto" in Brasile, e Gramellini è pronto per l'up-grade). Si spettegola di un ritorno di Paolo Graldi al "Messaggero". Si spiffera a Saxa Rubra che Riotta non vede l'ora di alzare i tacchi dal Tg1 e correre verso Torino (Ma Luchino arriccia il naso). E poi c'è un altro giornalista a Milano che è perplesso. E' Flebuccio De Bortoli, il 54enne giornalista milanese che dirige il "Sole 24 Ore".
Nelle ultime settimane Flebuccio ha dato segni evidenti di insoddisfazione verso l'editore Confindustria e il patron EgoLuca di Montezemolo. L'episodio più clamoroso è stato l'annullamento della Convention dei giornalisti del 9 giugno scorso. Quel giorno i redattori del "Sole" aspettavano con ansia il discorso di De Bortoli, che dopo un duro comunicato del Comitato di redazione contro il vertice della società editrice e il presidente Giancarlo Cerutti, ha cancellato l'appuntamento. A quel punto Flebuccio ha preso carta e penna e ha sparato una cannonata memorabile nei confronti di Luchino di Montezemolo e del suo fantomatico partito. Come se non bastasse non c'è giorno in cui il direttore del giornale rosa non si diverta a punzecchiare qualche esponente del gotha confindustriale. La schiena diritta lo porta a scrivere righe al vetriolo nei confronti di Tronchetti Provera come di Carlo De Benedetti.
Ma proprio nell'ambito della famiglia dell'Ingegnere stanno circolando strani discorsi. Secondo rumors milanesi Rodolfo De Benedetti, il 46enne figlio di Carletto, avrebbe una particolare predilezione nei confronti di De Bortoli. Da qui gli inviti sempre più numerosi a cena che Emmanuelle, la bella moglie di Rodolfo (imparentata De Villepin), rivolge con sempre maggiore insistenza al direttore di via Monte Rosa.
Fino ad oggi il secondo figlio di De Benedetti non ha mai messo bocca nell'editoria. Gli viene riconosciuto un grande fiuto per gli affari e il suo interesse prevalente è rivolto in questo momento ad attività industriali nel settore dell'energia. A Milano dicono che nell'animo di questo giovinotto che ha studiato in Svizzera e si è laureato a Ginevra, sia spuntato all'improvviso il diavoletto della carta stampata. E gli occhi si sarebbero fermati su "Repubblica" che considera un giornale troppo schiacciato a sinistra con un direttore, Ezio Mauro, che lo ha trasformato in un organo del partito che non c'è, cioè quello di Prodi.
La dialettica in casa De Benedetti non trova conferme autorevoli e il feeling di Rodolfo con De Bortoli rimane un fatto privato. Resta il fatto che il giornale fondato da Eugenio Scalfari sembra inchiodato nelle vendite per eccesso di simpatie filogovernativa. Nelle chiacchiere milanesi non si tiene conto, comunque, che lo stile di De Bortoli è agli antipodi rispetto a quello di "Repubblica", un giornale barricadiero che sta costruendo il mito di Veltroni, un uomo politico verso il quale Flebuccio non ha mai avuto particolari simpatie. L'unica cosa vera è il disagio del direttore del "Sole 24 Ore" che prima o poi alzerà i tacchi dalla sua poltrona.
3 - MEDUSA DE ROIS: NEL CDA PIERSILVIO, ADREANI, GIORDANI
Il Cavaliere di Arcore ha rimesso l'elmetto in testa alle sue televisioni. Nella sua strategia politica le elezioni rimangono un punto fermo e irrinunciabile ed è anche questo uno dei motivi che spiega la nomina di Clemente Mimun alla direzione del Tg5. E Carlito Rossella passa alla presidenza di Medusa, la società di produzione e distribuzione cinematografica da ieri controllata al 100% da Fininvest.
Rossella prende il posto di Bruno Ermolli, uno dei consulenti storici di Berlusconi che negli ultimi tempi sembra scomparso dagli incarichi di prima linea. Nel CdA, accanto all'ex-direttore del Tg5 e a Gianpaolo Letta, vicepresidente e amministratore delegato, si ritrova un parterre de rois: sono i fedelissimi della corazzata Mediaset guidati da PierSilvio Berlusconi e da Giuliano Adreani, numero uno di di Publitalia e AD di Mediaset, e Marco Giordani, l'amministratore delegato di Rti Mediaset. Quest'ultimo è l'uomo nuovo & forte di Pier Silvio, quello che dovrà tagliare e razionalizzare per dare al Cavaliere certezze assolute.
4 - GRUPPO RE, RE DELLE FINANZE VATICANE
Come un'azienda che si rispetti anche il Vaticano ha presentato ieri il bilancio 2006. Lo ha fatto in mattinata per bocca del cardinale Sergio Sebastiani, un prelato 76enne di Ascoli Piceno che presiede la Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede. E' lui l'amministratore delegato dell'azienda ecclesiale, e si deve anche al suo lavoro il risultato positivo di 21,8 milioni di euro che tranquillizza il Papa tedesco. E' lontano il tempo dei grandi buchi finanziari provocati da Marcincus e da Sindona, quando si dovette ricorrere al banchiere Calvi e ai vescovi americani per mettere in sesto le casse disastrate.
I dati presentati ieri nella 41esima riunione che si è svolta in Vaticano con il consiglio dei cardinali che governano le finanze, dicono che nella cittadella di San Pietro lavorano 1.693 dipendenti e che i Musei Vaticani con 4,2 milioni di turisti hanno portato quattrini benedetti. Un ruolo importante nell'assestamento del bilancio sembra che sia stato svolto da una struttura finanziaria che finora è rimasta nell'ombra e della quale i giornali non parlano.
Si tratta del Gruppo Re, fondato nel 1984, che opera con 13 società nella valorizzazione del patrimonio immobiliare degli Enti religiosi. Sull'attività di intermediazione e di consulenza patrimoniale di questo Gruppo nessuno si è mai curato di saperne troppo, ma non c'è dubbio che anche da questa sponda sono arrivate ieri le soddisfazioni per i prelati che governano le finanze di Ratzinger.
5 - LA PARODI PRESENTA LA 500 E LA VENTURA DA' BUCA
Dio benedica Marpionne! E' questo l'urlo che i 200mila torinesi lanceranno questa sera dalle sponde del Po dove una gru colossale calerà dal cielo la nuova 500. Il cuore di Torino è stato messo a dura prova nell'ultima settimana. Prima ci ha pensato WalterEgo Veltroni con la sua performance al Lingotto, la roccaforte dei nipotini di Gramsci. Questa sera ci pensa lo staff della Fiat capeggiato da Luca De Meo, il bocconiano 40enne che per settimane ha lavorato al lancio della "Topolino" del 2000. Sulle rive del Po lo spettacolo sarà grandioso e costoso.
Per il lancio della Bravo a Roma furono spesi circa 6 milioni di euro, ma il budget Fiat prevede che questa sera la cifra sarà largamente superata. Sulle tribune arriveranno Rutelli, i ministri piemontesi Damiano e Bonino, l'ineffabile ministro dei trasporti Alessandro Bianchi e il pallido Gentiloni. (tra i personaggi dello spettacoli, tra un Baudo e un Arbore, Repubblica annuncia Simona Ventura. Che, ovviamente, non sarà presente in prima fila. Per la diretta Canale5 ha infatti spedito sul palco Cristina Parodi.)
Sarà il trionfo di Sergio Marpionne, il manager italo-canadese che ha dismesso la cravatta prima dei dirigenti dell'Eni e che oggi si concede in una lunga intervista al quotidiano "La Stampa". Qui racconta che quando arrivò a Torino sentì puzza di morte, "morte industriale, un'organizzazione sfinita, pronta ad appigliarsi a qualsiasi chiodo". E aggiunge la sua simpatia per Sarkozy, un uomo di destra che si apre alla gente, pragmatico e ben diverso dai politici italiani "coinvolti in certe risse".
La Sacra Famiglia degli Agnelli considera Marpionne più venerabile della Santa Sindone. Il titolo in Borsa veleggia sui 23 euro e per alcuni arriverà a 27. Ma ci sono anche analisti più prudenti che ritengono lo strappo esagerato. La nuova 500 è destinata a un successo popolare. Il primo esemplare se lo è aggiudicato l'industriale veneto Calearo e Luchino di Montezemolo dichiara senza mezzi termini che si ripeterà la leggenda del 1957 quando l'Italia trovò nella vettura disegnata da Dante Giacosa il simbolo del nuovo Rinascimento.
La retorica è grande, l'euforia al massimo, la prudenza non ha limiti. Gli analisti che ritengono difficile per la Fiat proseguire con lo stesso ritmo, senza grandi alleanze internazionali, e fuori dalla categoria delle vetture di classe medio-alta, si devono mettere da parte. E' il momento dei fuochi e degli applausi. L'industria dell'automobile è ciclica e ogni sei anni va in crisi. Siamo a metà del percorso di Marpionne. La vera sfida comincia adesso.
6 - VALENCIA A CACCIA DI BERTARELLI
Il sindaco di Valencia, la città che ha vissuto l'emozione dell'America's Cup, sta rincorrendo un uomo 42enne di origine svizzera che ha un patrimonio di oltre 10 miliardi di euro. Si chiama Ernesto Bertarelli, il trionfatore di Alinghi che ieri ha sconfitto i kiwi di New Zealand. Il sindaco di Valencia conosce a memoria il regolamento della Coppa America e sa benissimo che tra i privilegi del vincitore c'è anche quello di dire la parola decisiva sulla località scelta per la prossima sfida. Dalle gare sulle onde la città spagnola ha portato a casa ricadute economiche eccezionali che ripagano alla grande gli investimenti urbanistici.
Finora Bertarelli non si è pronunciato e insieme alla moglie Kirsty, ex-miss Inghilterra, e alla figlia di nome Chiara si gode il successo. Per quest'uomo che nel 1985 ha raccolto l'eredità del padre nella ditta farmaceutica Serono (venduta nel 2006 per 10,6 miliardi alla tedesca Merk), è il momento della gloria e del riposo. Adesso si recherà nel suo albergo di Gstaad e poi in Guinea dove possiede una miniera di diamanti.
Dagospia 04 Luglio 2007
Paolino Mieli è perplesso. Il direttore-stratega del "Corriere della Sera" non vuole ripetere l'errore dell'anno scorso quando si schierò senza mezzi termini dalla parte di Romano Prodi con un pronunciamento bazoliano che gli avrà pure inchiodato la traballante poltrona ma è costato caro nelle vendite del giornale e nella sua immagine.
Il nuovo assetto di Mediobanca e gli altri soci azionisti del Gruppo Rcs gli garantiscono un futuro tranquillo e blindato. In questa situazione Paolino non può permettersi il lusso di sbagliare, e anche se sta tirando la volata a WalterEgo Veltroni e Luchino di Monteparioli, sa benissimo che un passo falso potrebbe compromettere i suoi disegni.
L'imperativo categorico al quale vuole attenersi il 58enne giornalista è la messa a punto e il rilancio del "Corriere della Sera". Questo spiega perchè la sua attenzione sia concentrata per rendere sempre meno vulnerabile la formidabile ammiraglia di via Solferino, che deve navigare nei flutti della politica senza schiacciarsi contro qualche iceberg.
Due giorni fa ha presentato alla redazione di Roma la nuova veste grafica del "Corriere". Il restyling del giornale comporta una riduzione del formato che è sempre stato giudicato ingombrante come il malloppone di carta del New York Times. Paolino è rimasto perplesso quando i giornalisti hanno timidamente dichiarato: "sembra la "Stampa" di Torino". Il commento gli è parso un po' sciocco, ma con nonchalance ha dribblato l'obiezione dicendo che il taglio del formato non comporterà tagli al personale.
In realtà il restyling è solo il primo passo verso una rivoluzione che è nell'aria da tempo. Le tappe del cambiamento prevedono che un bel giorno Mieli diventi presidente di Quotidiani Rcs (la società che controlla le testate del Gruppo e lasci le redini a Carlo Verdelli (il 50enne stimato direttore della "Gazzetta dello Sport") e a Dario Di Vico, l'attuale vicedirettore del "Corriere".
Su questa ipotesi Mieli sta lavorando da tempo e ha trovato nell'amministratore delegato Antonello Perricone, un alleato prezioso. Verdelli è considerato affidabile e capace; le sue esperienze precedenti in Mondadori e a Vanity Fair sono sempre state apprezzate, e non sembra superato l'incidente che lo ha contrapposto a Dieguito Della Valle (azionista del "Corriere") nella vicenda Calciopoli: l'incontro tra i due litiganti messo su da Perricone è in sostanza fallito. Comunque, sul progetto Corriere di Mieli è solo questione di tempi.
2 - IL DISAGIO DI DE BORTOLI E QUELLA "REPUBBLICA" TROPPO SCHIACCIATA A SINISTRA
Ma il 2008 promette di essere davvero un terremoto di carta. Si rumoreggia di cambio di direzione anche per "La Stampa" di Giulio Anselmi (Jaki non dimentica il fratel Lapo e D'Alema non perdona il fantomatico "tesoretto" in Brasile, e Gramellini è pronto per l'up-grade). Si spettegola di un ritorno di Paolo Graldi al "Messaggero". Si spiffera a Saxa Rubra che Riotta non vede l'ora di alzare i tacchi dal Tg1 e correre verso Torino (Ma Luchino arriccia il naso). E poi c'è un altro giornalista a Milano che è perplesso. E' Flebuccio De Bortoli, il 54enne giornalista milanese che dirige il "Sole 24 Ore".
Nelle ultime settimane Flebuccio ha dato segni evidenti di insoddisfazione verso l'editore Confindustria e il patron EgoLuca di Montezemolo. L'episodio più clamoroso è stato l'annullamento della Convention dei giornalisti del 9 giugno scorso. Quel giorno i redattori del "Sole" aspettavano con ansia il discorso di De Bortoli, che dopo un duro comunicato del Comitato di redazione contro il vertice della società editrice e il presidente Giancarlo Cerutti, ha cancellato l'appuntamento. A quel punto Flebuccio ha preso carta e penna e ha sparato una cannonata memorabile nei confronti di Luchino di Montezemolo e del suo fantomatico partito. Come se non bastasse non c'è giorno in cui il direttore del giornale rosa non si diverta a punzecchiare qualche esponente del gotha confindustriale. La schiena diritta lo porta a scrivere righe al vetriolo nei confronti di Tronchetti Provera come di Carlo De Benedetti.
Ma proprio nell'ambito della famiglia dell'Ingegnere stanno circolando strani discorsi. Secondo rumors milanesi Rodolfo De Benedetti, il 46enne figlio di Carletto, avrebbe una particolare predilezione nei confronti di De Bortoli. Da qui gli inviti sempre più numerosi a cena che Emmanuelle, la bella moglie di Rodolfo (imparentata De Villepin), rivolge con sempre maggiore insistenza al direttore di via Monte Rosa.
Fino ad oggi il secondo figlio di De Benedetti non ha mai messo bocca nell'editoria. Gli viene riconosciuto un grande fiuto per gli affari e il suo interesse prevalente è rivolto in questo momento ad attività industriali nel settore dell'energia. A Milano dicono che nell'animo di questo giovinotto che ha studiato in Svizzera e si è laureato a Ginevra, sia spuntato all'improvviso il diavoletto della carta stampata. E gli occhi si sarebbero fermati su "Repubblica" che considera un giornale troppo schiacciato a sinistra con un direttore, Ezio Mauro, che lo ha trasformato in un organo del partito che non c'è, cioè quello di Prodi.
La dialettica in casa De Benedetti non trova conferme autorevoli e il feeling di Rodolfo con De Bortoli rimane un fatto privato. Resta il fatto che il giornale fondato da Eugenio Scalfari sembra inchiodato nelle vendite per eccesso di simpatie filogovernativa. Nelle chiacchiere milanesi non si tiene conto, comunque, che lo stile di De Bortoli è agli antipodi rispetto a quello di "Repubblica", un giornale barricadiero che sta costruendo il mito di Veltroni, un uomo politico verso il quale Flebuccio non ha mai avuto particolari simpatie. L'unica cosa vera è il disagio del direttore del "Sole 24 Ore" che prima o poi alzerà i tacchi dalla sua poltrona.
3 - MEDUSA DE ROIS: NEL CDA PIERSILVIO, ADREANI, GIORDANI
Il Cavaliere di Arcore ha rimesso l'elmetto in testa alle sue televisioni. Nella sua strategia politica le elezioni rimangono un punto fermo e irrinunciabile ed è anche questo uno dei motivi che spiega la nomina di Clemente Mimun alla direzione del Tg5. E Carlito Rossella passa alla presidenza di Medusa, la società di produzione e distribuzione cinematografica da ieri controllata al 100% da Fininvest.
Rossella prende il posto di Bruno Ermolli, uno dei consulenti storici di Berlusconi che negli ultimi tempi sembra scomparso dagli incarichi di prima linea. Nel CdA, accanto all'ex-direttore del Tg5 e a Gianpaolo Letta, vicepresidente e amministratore delegato, si ritrova un parterre de rois: sono i fedelissimi della corazzata Mediaset guidati da PierSilvio Berlusconi e da Giuliano Adreani, numero uno di di Publitalia e AD di Mediaset, e Marco Giordani, l'amministratore delegato di Rti Mediaset. Quest'ultimo è l'uomo nuovo & forte di Pier Silvio, quello che dovrà tagliare e razionalizzare per dare al Cavaliere certezze assolute.
4 - GRUPPO RE, RE DELLE FINANZE VATICANE
Come un'azienda che si rispetti anche il Vaticano ha presentato ieri il bilancio 2006. Lo ha fatto in mattinata per bocca del cardinale Sergio Sebastiani, un prelato 76enne di Ascoli Piceno che presiede la Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede. E' lui l'amministratore delegato dell'azienda ecclesiale, e si deve anche al suo lavoro il risultato positivo di 21,8 milioni di euro che tranquillizza il Papa tedesco. E' lontano il tempo dei grandi buchi finanziari provocati da Marcincus e da Sindona, quando si dovette ricorrere al banchiere Calvi e ai vescovi americani per mettere in sesto le casse disastrate.
I dati presentati ieri nella 41esima riunione che si è svolta in Vaticano con il consiglio dei cardinali che governano le finanze, dicono che nella cittadella di San Pietro lavorano 1.693 dipendenti e che i Musei Vaticani con 4,2 milioni di turisti hanno portato quattrini benedetti. Un ruolo importante nell'assestamento del bilancio sembra che sia stato svolto da una struttura finanziaria che finora è rimasta nell'ombra e della quale i giornali non parlano.
Si tratta del Gruppo Re, fondato nel 1984, che opera con 13 società nella valorizzazione del patrimonio immobiliare degli Enti religiosi. Sull'attività di intermediazione e di consulenza patrimoniale di questo Gruppo nessuno si è mai curato di saperne troppo, ma non c'è dubbio che anche da questa sponda sono arrivate ieri le soddisfazioni per i prelati che governano le finanze di Ratzinger.
5 - LA PARODI PRESENTA LA 500 E LA VENTURA DA' BUCA
Dio benedica Marpionne! E' questo l'urlo che i 200mila torinesi lanceranno questa sera dalle sponde del Po dove una gru colossale calerà dal cielo la nuova 500. Il cuore di Torino è stato messo a dura prova nell'ultima settimana. Prima ci ha pensato WalterEgo Veltroni con la sua performance al Lingotto, la roccaforte dei nipotini di Gramsci. Questa sera ci pensa lo staff della Fiat capeggiato da Luca De Meo, il bocconiano 40enne che per settimane ha lavorato al lancio della "Topolino" del 2000. Sulle rive del Po lo spettacolo sarà grandioso e costoso.
Per il lancio della Bravo a Roma furono spesi circa 6 milioni di euro, ma il budget Fiat prevede che questa sera la cifra sarà largamente superata. Sulle tribune arriveranno Rutelli, i ministri piemontesi Damiano e Bonino, l'ineffabile ministro dei trasporti Alessandro Bianchi e il pallido Gentiloni. (tra i personaggi dello spettacoli, tra un Baudo e un Arbore, Repubblica annuncia Simona Ventura. Che, ovviamente, non sarà presente in prima fila. Per la diretta Canale5 ha infatti spedito sul palco Cristina Parodi.)
Sarà il trionfo di Sergio Marpionne, il manager italo-canadese che ha dismesso la cravatta prima dei dirigenti dell'Eni e che oggi si concede in una lunga intervista al quotidiano "La Stampa". Qui racconta che quando arrivò a Torino sentì puzza di morte, "morte industriale, un'organizzazione sfinita, pronta ad appigliarsi a qualsiasi chiodo". E aggiunge la sua simpatia per Sarkozy, un uomo di destra che si apre alla gente, pragmatico e ben diverso dai politici italiani "coinvolti in certe risse".
La Sacra Famiglia degli Agnelli considera Marpionne più venerabile della Santa Sindone. Il titolo in Borsa veleggia sui 23 euro e per alcuni arriverà a 27. Ma ci sono anche analisti più prudenti che ritengono lo strappo esagerato. La nuova 500 è destinata a un successo popolare. Il primo esemplare se lo è aggiudicato l'industriale veneto Calearo e Luchino di Montezemolo dichiara senza mezzi termini che si ripeterà la leggenda del 1957 quando l'Italia trovò nella vettura disegnata da Dante Giacosa il simbolo del nuovo Rinascimento.
La retorica è grande, l'euforia al massimo, la prudenza non ha limiti. Gli analisti che ritengono difficile per la Fiat proseguire con lo stesso ritmo, senza grandi alleanze internazionali, e fuori dalla categoria delle vetture di classe medio-alta, si devono mettere da parte. E' il momento dei fuochi e degli applausi. L'industria dell'automobile è ciclica e ogni sei anni va in crisi. Siamo a metà del percorso di Marpionne. La vera sfida comincia adesso.
6 - VALENCIA A CACCIA DI BERTARELLI
Il sindaco di Valencia, la città che ha vissuto l'emozione dell'America's Cup, sta rincorrendo un uomo 42enne di origine svizzera che ha un patrimonio di oltre 10 miliardi di euro. Si chiama Ernesto Bertarelli, il trionfatore di Alinghi che ieri ha sconfitto i kiwi di New Zealand. Il sindaco di Valencia conosce a memoria il regolamento della Coppa America e sa benissimo che tra i privilegi del vincitore c'è anche quello di dire la parola decisiva sulla località scelta per la prossima sfida. Dalle gare sulle onde la città spagnola ha portato a casa ricadute economiche eccezionali che ripagano alla grande gli investimenti urbanistici.
Finora Bertarelli non si è pronunciato e insieme alla moglie Kirsty, ex-miss Inghilterra, e alla figlia di nome Chiara si gode il successo. Per quest'uomo che nel 1985 ha raccolto l'eredità del padre nella ditta farmaceutica Serono (venduta nel 2006 per 10,6 miliardi alla tedesca Merk), è il momento della gloria e del riposo. Adesso si recherà nel suo albergo di Gstaad e poi in Guinea dove possiede una miniera di diamanti.
Dagospia 04 Luglio 2007