JOHNNY ROTTEN E' ANCORA SEX PISTOLS - JAGGER, VECCHIACCIO COCAINOMANE - ELTON JOHN, UN PAGLIACCIO PAFFUTO CHE SUONA IL PIANO - I CLASH? QUALCHE SLOGAN TRENDY PRESO QUA E LÀ DA KARL MARX - VIVIENNE WESTWOOD ORMAI È RIDICOLA PER IL GUSTO DI ESSERLO.

Alessandro Gnocchi per "Libero"

C'era qualcosa di marcio nel punk, e il cantante dei Sex Pistols, Johnny Rotten, se ne accorse quasi subito. Il non-movimento musicale / culturale nato per celebrare l'individuo si era trasformato immediatamente in una moda. E allora addio. Rotten, dopo "Never Mind the Bollocks", disco simbolo di quella breve stagione, saluta tutti e toglie il disturbo al termine di una disastrosa tournée americana, rischiando di buttare alle ortiche una carriera ben avviata. Siamo nel 1978. Prende le mosse da quel gesto l'autobiografia di Rotten stesso, un divertente viaggio nell'Inghilterra fine anni Settanta (Johnny Rotten, "L'autobiografia", Arcana, pp. 354, euro 16,5 ). Una Gran Bretagna così diversa dall'Italia dello stesso periodo, in cui cantanti e scrittori si arruolano compatti nei partiti politici, anzi nel Partito falce e martello.

BOTTE, SCANDALI E SCATTI D'IRA
Respinto l'assalto dei modaioli, Rotten mette a posto gli intellettualoidi che hanno visto nei punk i nipotini dei Situazionisti, corrente anarcoide degli anni Sessanta con le radici piantate nel marxismo. Il bersaglio non dichiarato è forse il grande giornalista Jon Savage, principale sostenitore della tesi: «I Situazionisti non avevano regole né regolamenti. Questa era la loro filosofia apparente. Il problema era quello che pensavano del "caos" organizzato. Erano troppo strutturati per i miei gusti, troppe chiacchiere e pochi fatti».

Avevano poi un difetto insopportabile agli occhi di Rotten: «In più erano francesi, per cui vaffanculo. Giochi intellettuali per le classi dalle idee confuse». Roba da «studenti d'arte». La politica in senso stretto non sembra toccarlo più di tanto, nonostante i brani più famosi dei Pistols siano un inno all'anarchia («Io sono l'anticristo / io sono un anarchico / non so cosa voglio / ma so come ottenerlo») e uno sberleffo alla Regina d'Inghilterra («Dio salvi la regina / perché non è un essere umano»). La politica si riduce a questo: poiché nel Regno Unito vige la regola "stai al tuo posto", allora tu diventa ciò che vuoi diventare, senza guardare in faccia nessuno. Stop.

GLI "AMICI" MUSICISTI
Nel libro, i Sex Pistols sono descritti per quello che furono: un gruppo rock selvaggio con un talento innato per manipolare i media. Hanno inventato loro la pubblicità negativa, con una esibizione irriverente allo show televisivo per famiglie di Bill Grundy. Rotten racconta così l'episodio. Il conduttore si presenta in studio dopo aver alzato un po' il gomito e cerca di mettere i nostri sulla difensiva. Mossa sbagliata. La replica è questa: «Farabutto di merda. Lurido bastardo del cazzo». La stampa il giorno dopo li fa a pezzi, e senza volerlo li trasforma negli eroi di tutti gli adolescenti d'Inghilterra. Esilaranti le pagine sullo star system, al quale Rotten non intende appartenere (missione compiuta: non se lo fila più nessuno). La vita da stella del rock non gli interessa: «C'è qualcosa che non va nel grande pubblico che ha bisogno di icone. I fan vogliono che diventi una divinità. È assurdo».



Rifiuta perfino i "privilegi" che spettano a chi finisce in classifica. Ad esempio, fuori dal camerino lo attende una fila di groupie, le ragazze che amano gettarsi fra le braccia dei cantanti di successo: «Ricordo una famosa groupie venuta dall'America. Entrò nei camerini e annunciò "Ti devo aggiungere alla mia collezione. Devo averti"». Rotten il gentiluomo le risponde così: «Ah, davvero? Ma vaffanculo». Fioccano insulti per i colleghi, soprattutto quelli pieni di sé e quelli che si spacciano per qualcosa che non sono.

Ecco il giudizio sui "ribelli socialdemocratici" Clash, l'altro gruppo di punta del punk: «Mi sembrava che, nell'aspetto e nel sound, urlassero contro se stessi dicendo niente di particolare: qualche slogan trendy preso qua e là da Karl Marx». Questo il Rotten pensiero su altri mostri sacri del mondo dello spettacolo. Mick Jagger: «Gli Stones erano notoriamente uno dei gruppi più inetti della storia, ed ecco questo vecchiaccio cocainomane che si scandalizza e ci definisce disgustosi». Elton John: «Per qualche strano motivo, Elton non sembra male. Assomiglia a un clown. Elton non finge di essere qualcosa che non è. È un pagliaccio paffuto che suona il pianoforte, discretamente». David Bowie: «Ho un odio assoluto per lui. Che pomposo imbecille!». Russ Meyer, regista di culto arruolato per il film sui Pistols "La grande truffa del rock'n'roll": «Odiai Russ dal primo momento in cui lo vidi. Un vecchio borioso, stronzo e rimbambito».

Non c'è molta pietà nemmeno per i compagni di strada. Ad esempio, la stilista Vivienne Westwood, all'epoca regina punk, oggi celebrata regina dell'establishment: «Io mettevo insieme gli abiti e lei li metteva in quel cazzo di negozio (Seditionaries, a Londra, ndr) un paio di settimane dopo: prodotti in serie. E senza neanche un minimo accenno di senso di colpa. Purtroppo credo che Vivienne ormai sia ridicola per il gusto di esserlo. Fa vestiti per la gente da discoteca e per ricchi modaioli allo stadio terminale». Un filo di rimpianto (e di rimorso) affiora solo per l'amico d'infanzia Sid Vicious, finito tragicamente. Fu proprio Rotten a portare nei Sex Pistols quel bamboccione schiavo di ogni moda e di ogni droga, dando il via alla sua autodistruzione che si concluse col probabile omicidio della fidanzata Nancy e la morte per overdose.

Il libro arriva circa alla metà degli anni Novanta e quindi mancano le ultime imprese dell'autore. Mancano i saltuari ritorni sulle scene dei Sex Pistols per una serie di concerti, riunioni dettate da un solo motivo: «Ho bisogno di soldi». E manca soprattutto la surreale partecipazione di Rotten all'equivalente inglese dell'Isola dei famosi ("I'm a celebrity, get me out of here!"). Nonostante sia dato per sicuro vincitore, Johnny si ritira dopo essere stato massacrato a colpi di becco da uno struzzo al quale voleva rubare le uova per farsi una frittata.



Dagospia 15 Ottobre 2007