L'AMORE GAY, ULTIMA FRONTIERA ETERO - DA NEW YORK IL PRIMO ROMANZO OMO-EROTICO PER UN PUBBLICO UNIVERSALE - "NON SIAMO FATTI PER ESSERE SUONATI DA UN SOLO STRUMENTO E NON ABBIAMO UNA SOLA SESSUALITÀ".
Livia Manera per il "Corriere della Sera"
Esiste un romanzo perfetto? E ammesso che esista, può quel romanzo essere una storia d'amore omosessuale e rivolgersi a un pubblico universale? Una storia erotica, per giunta, cruda almeno quanto intensa? Se questo oggetto del desiderio esiste è molto probabile che s'intitoli "Chiamami col tuo nome" e porti la firma di André Aciman, uno scrittore sofisticato e atipico, che con una punta d'ironia, nel giardino di New York dove c'incontriamo, si presenta dicendo «Non sono americano, non sono italiano, non sono francese, non sono egiziano e non mi sento nemmeno ebreo», perché il fatto di essere tutte queste cose insieme - un ebreo di Alessandria d'Egitto la cui famiglia si è rifugiata in Italia, in Francia e infine in America - ammonta per quanto lo riguarda a non riconoscersi più in nessuna identità collettiva.
Ecco chi è, in verità, André Aciman: un professore di letteratura comparata alla City University of New York, di 57 anni, con una moglie americana, due figli adolescenti, una forte cultura classica, un disinteresse radicale per tutto ciò che è letterariamente contemporaneo, un amore per Proust che rasenta l'identificazione, e tre libri al suo attivo di cui il primo, Out of Egypt, è il mémoire che lo ha reso celebre negli Stati Uniti, il secondo è una raccolta di saggi intitolata False papers e l'ultimo è questo romanzo «perfetto», Chiamami col tuo nome, in uscita il 17 aprile da Guanda, che fin dal titolo si annuncia come la storia di una fusione erotica assoluta.
Quella tra un ragazzo italiano di diciassette anni, Elio, e Oliver, un ventiquattrenne borsista americano che studia Eraclito e che metà degli anni '80 arriva da Princeton in Liguria per trascorrere sei settimane ospite della famiglia di Elio (suo padre è professore universitario), tra bagni di mare, volate in paese in bicicletta, languidi pomeriggi di sonno dietro le imposte semi chiuse, e tutto il catalogo di luci e ombre e suoni e odori dell'estate mediterranea, resi da Aciman con la sensualità con cui Elio, a vent'anni di distanza, ricorderà l'avventura del superamento della propria linea d'ombra.
Un'avventura cominciata nel terrore dell'eccitazione e dello smarrimento adolescenziale, il pomeriggio in cui Oliver «è entrato finalmente nella mia stanza senza bussare... e mi ha chiesto come mai non ero con gli altri sulla spiaggia, e tutto quello che mi veniva da dire, anche se non ci riuscivo, era, Per stare con te. Per stare con te, Oliver. Con o senza il mio costume da bagno. Per stare con te nel mio letto. Nel tuo letto.... Fai con me quello che vuoi. Prendimi. Chiedimi solo se lo desidero e ascolta la mia risposta, solo non lasciarmi dire di no».
Allora perché nessuno ha parlato di gay fiction per un romanzo come Chiamami col tuo nome? «Perché sono un uomo che ha moglie e figli e pertanto è considerato eterosessuale, il che è un fatto», risponde Aciman, «questo non è mai diventato un romanzo gay. Il lettore gay vuole romanzi scritti da gay, e divide il mondo in omosessuali, eterosessuali e omosessuali nascosti. Ma la verità è che ognuno di noi è una costellazione di esseri. Noi non siamo, come dice Elio nel libro, fatti per essere suonati da un solo strumento, non siamo una persona sola e non abbiamo una sola sessualità».
Per questo non è un caso che in Chiamami col tuo nome, Aciman abbia fatto di Oliver uno studioso di Eraclito: «Perché in Eraclito c'è un profondo scetticismo per ciò che appare in superficie. Eraclito dice che alla natura piace nascondersi; in altre parole dice che è nella natura dell'universo non essere rivelati ». E questo diventa un elemento pervasivo in una storia in cui la sessualità dei personaggi rimane fluida: tant'è vero che Elio desidera anche la ragazza della porta accanto, l'incantevole Marzia, e Oliver più tardi si sposerà e avrà dei figli.
A separare i due amanti alla fine - dopo tre giorni di libertà a Roma che sono una luna di miele e un addio - non saranno i soliti sospetti come la morale borghese o la condanna dei genitori o la vergogna e il senso di colpa (il padre di Elio sarà invece comprensivo fino all'auto identificazione), ma semplicemente il tempo. Oliver partirà, si sposerà. Elio vivrà la propria vita. E s'intuisce che il loro futuro si svolgerà nel segno di quel sentimento di perdita, che è il seme fertilissimo dell'opera di Aciman, fin dai ricordi del suo distacco da Alessandria in Out of Egypt.
Per questo si potrebbe pensare che la matrice autobiografica di questo romanzo scritto in soli tre mesi con la mente rivolta non a James Baldwin («che non ho letto»), ma alla
Principessa di Clèves di Madame de La Fayette e al Simposio di Platone, risieda soprattutto in quel sentimento di felicità provata e poi perduta, che la memoria trasforma in nostalgia e desiderio. «Io non sono poi così nostalgico », si schermisce André Aciman. «Ma la nostalgia è una delle leve di cui mi servo per penetrare un argomento. Ciò che davvero mi interessa è vedere come gli esseri umani si nascondano l'uno all'altro; scoprire possibili cose che pensavamo essere impossibili».
Come accade a Elio quando accoglie l'invito di Oliver e stordito dall'emozione scopre che chiamare l'amante col proprio nome, in un gioco di specularità perfetta, in un momento di passione vertiginosa, è la formula magica per accedere a un mondo nascosto che mai prima di allora aveva condiviso con qualcuno, e mai più avrebbe condiviso con nessun altro, dopo.
Dagospia 08 Aprile 2008
Esiste un romanzo perfetto? E ammesso che esista, può quel romanzo essere una storia d'amore omosessuale e rivolgersi a un pubblico universale? Una storia erotica, per giunta, cruda almeno quanto intensa? Se questo oggetto del desiderio esiste è molto probabile che s'intitoli "Chiamami col tuo nome" e porti la firma di André Aciman, uno scrittore sofisticato e atipico, che con una punta d'ironia, nel giardino di New York dove c'incontriamo, si presenta dicendo «Non sono americano, non sono italiano, non sono francese, non sono egiziano e non mi sento nemmeno ebreo», perché il fatto di essere tutte queste cose insieme - un ebreo di Alessandria d'Egitto la cui famiglia si è rifugiata in Italia, in Francia e infine in America - ammonta per quanto lo riguarda a non riconoscersi più in nessuna identità collettiva.
Ecco chi è, in verità, André Aciman: un professore di letteratura comparata alla City University of New York, di 57 anni, con una moglie americana, due figli adolescenti, una forte cultura classica, un disinteresse radicale per tutto ciò che è letterariamente contemporaneo, un amore per Proust che rasenta l'identificazione, e tre libri al suo attivo di cui il primo, Out of Egypt, è il mémoire che lo ha reso celebre negli Stati Uniti, il secondo è una raccolta di saggi intitolata False papers e l'ultimo è questo romanzo «perfetto», Chiamami col tuo nome, in uscita il 17 aprile da Guanda, che fin dal titolo si annuncia come la storia di una fusione erotica assoluta.
Quella tra un ragazzo italiano di diciassette anni, Elio, e Oliver, un ventiquattrenne borsista americano che studia Eraclito e che metà degli anni '80 arriva da Princeton in Liguria per trascorrere sei settimane ospite della famiglia di Elio (suo padre è professore universitario), tra bagni di mare, volate in paese in bicicletta, languidi pomeriggi di sonno dietro le imposte semi chiuse, e tutto il catalogo di luci e ombre e suoni e odori dell'estate mediterranea, resi da Aciman con la sensualità con cui Elio, a vent'anni di distanza, ricorderà l'avventura del superamento della propria linea d'ombra.
Un'avventura cominciata nel terrore dell'eccitazione e dello smarrimento adolescenziale, il pomeriggio in cui Oliver «è entrato finalmente nella mia stanza senza bussare... e mi ha chiesto come mai non ero con gli altri sulla spiaggia, e tutto quello che mi veniva da dire, anche se non ci riuscivo, era, Per stare con te. Per stare con te, Oliver. Con o senza il mio costume da bagno. Per stare con te nel mio letto. Nel tuo letto.... Fai con me quello che vuoi. Prendimi. Chiedimi solo se lo desidero e ascolta la mia risposta, solo non lasciarmi dire di no».
Allora perché nessuno ha parlato di gay fiction per un romanzo come Chiamami col tuo nome? «Perché sono un uomo che ha moglie e figli e pertanto è considerato eterosessuale, il che è un fatto», risponde Aciman, «questo non è mai diventato un romanzo gay. Il lettore gay vuole romanzi scritti da gay, e divide il mondo in omosessuali, eterosessuali e omosessuali nascosti. Ma la verità è che ognuno di noi è una costellazione di esseri. Noi non siamo, come dice Elio nel libro, fatti per essere suonati da un solo strumento, non siamo una persona sola e non abbiamo una sola sessualità».
Per questo non è un caso che in Chiamami col tuo nome, Aciman abbia fatto di Oliver uno studioso di Eraclito: «Perché in Eraclito c'è un profondo scetticismo per ciò che appare in superficie. Eraclito dice che alla natura piace nascondersi; in altre parole dice che è nella natura dell'universo non essere rivelati ». E questo diventa un elemento pervasivo in una storia in cui la sessualità dei personaggi rimane fluida: tant'è vero che Elio desidera anche la ragazza della porta accanto, l'incantevole Marzia, e Oliver più tardi si sposerà e avrà dei figli.
A separare i due amanti alla fine - dopo tre giorni di libertà a Roma che sono una luna di miele e un addio - non saranno i soliti sospetti come la morale borghese o la condanna dei genitori o la vergogna e il senso di colpa (il padre di Elio sarà invece comprensivo fino all'auto identificazione), ma semplicemente il tempo. Oliver partirà, si sposerà. Elio vivrà la propria vita. E s'intuisce che il loro futuro si svolgerà nel segno di quel sentimento di perdita, che è il seme fertilissimo dell'opera di Aciman, fin dai ricordi del suo distacco da Alessandria in Out of Egypt.
Per questo si potrebbe pensare che la matrice autobiografica di questo romanzo scritto in soli tre mesi con la mente rivolta non a James Baldwin («che non ho letto»), ma alla
Principessa di Clèves di Madame de La Fayette e al Simposio di Platone, risieda soprattutto in quel sentimento di felicità provata e poi perduta, che la memoria trasforma in nostalgia e desiderio. «Io non sono poi così nostalgico », si schermisce André Aciman. «Ma la nostalgia è una delle leve di cui mi servo per penetrare un argomento. Ciò che davvero mi interessa è vedere come gli esseri umani si nascondano l'uno all'altro; scoprire possibili cose che pensavamo essere impossibili».
Come accade a Elio quando accoglie l'invito di Oliver e stordito dall'emozione scopre che chiamare l'amante col proprio nome, in un gioco di specularità perfetta, in un momento di passione vertiginosa, è la formula magica per accedere a un mondo nascosto che mai prima di allora aveva condiviso con qualcuno, e mai più avrebbe condiviso con nessun altro, dopo.
Dagospia 08 Aprile 2008