SAINT-TROPEZ ADIEU - IL TRISTE DECLINO DELLA META CHIC IN COSTA AZZURRA - POCHI YACHT, NESSUN VIP, PAPARAZZI IN CRISI - E SPOPOLANO I RUSSI MILIARDARI - SOLO L'ARRIVO DI SARKÒ E CARLA BRUNI PUÒ SALVARLI.
Domenico Quirico per "La Stampa"
Questo è l'unico posto in Francia dove il prezzo dell'immobiliare è in crescita mentre ovunque è bonaccia nera. Si possono piazzare ville a 30 milioni di euro come niente, gente che esige la vista mare perfino per i domestici. Non è cambiato, datemi retta: l'importante è mettere sulla cartolina il timbro Saint-Tropez, come ai tempi di BB». L'agente immobiliare ha la faccia di chi sofistica parole di speranza. Sbuca il sorrisino agro di chi aspira a confortarsi a tutti i costi. Ma al ristorante Nioulargo, sui materassini della Maison Ocoa si vede a occhio nudo che il discorso imbrunisce, sono irrequieti avviliti tabaccosi depressi. Signore e signori, qualcosa di imprevedibile sta succedendo a Saint-Tropez. A squinternare la stagione non è il maltempo. Sottovoce come se si dicesse una bestemmia si pronuncia la parolaccia: crisi.
Saint-Tropez, la «force de frappe» della Francia vacanziera, non è più di stramoda. Sorge sulle chiassaiole spiagge della Voile rouge il filosofico dubbio: anche i miliardari soffrono in villeggiatura della crisi del potere di acquisto? Attenzione, non è che qui siano afflitti da tutte le piaghe d'Egitto, tutt'altro. La giornata tipo del nababbo edonista in ferie per fortuna non è cambiata. Si debutta sulla spiaggia, Nikki beach è meglio; per il pomeriggio si ordinano le casse di champagne; la sera si chiude al Vip o al Caves du Roy.
Eppure qualcosa non va.
Si spiano con l'ansia alla gola gli indicatori inequivocabili del successo di una «saison»: ovvero gli yacht ormeggiati in porto. Qui lo scalo è stretto, occorre versare tra i dieci e i quindicimila euro per gettare le ancore in faccia al «cafè de Paris». Ci sono posti vuoti. E meno male che provvedono i soliti russi esagerati che hanno affittato si mormora per 380 mila euro dei vascelli soltanto per portare i bagagli.
A qualcuno, seppur del ceto magnatizio, il fatto di dover spendere 2.000 euro di benzina soltanto per fare avanti indietro tra il molo e i ristoranti delle spiagge di Ramatuelle comincia a sembrare un po' troppo caro. E per posti come Saint-Tropez l'arrivo del savio ragionamento economico è una campana a morto.
Eppure il problema non è qui. Il problema è che tracollano le star, non sultaneggiano i soliti notissimi, non lussureggiano quelli dei rotocalchi. Le placche tettoniche della moda dei nomadi di lusso sono in evidente movimento. Nel posto che ne era la nursery già ai tempi in cui profetava Colette, dove si poteva vedere in diretta Brigitte Bardot innamorarsi di Trintignant sotto gli occhi desolati di un dolente e uggito Vadim, insomma nella Saint-Tropez della Madrague, di Alain Delon, di Juliette Greco, di Piccoli di Romy Schneider, il paparazzo è disoccupato.
Incredibile. Si segnala la presenza a scarrucolarsi sulla sabbia di Nikki Beach soltanto di Denzel Washington. Un passaggio rapido di Naomi Campbell viene salutato con i toni che accompagnarono la resa della Germania nel 1918. Il people, saziato il capriccio stancato l'estro, si fa desiderare, tradisce, svicola, va a Porto Cervo o in Croazia, a Hvar. Le cronache locali snocciolano volenterosamente i presenti nelle ville. Televisivi di complemento e uomini di affari, sì quelli a frotte: Vincent Bollorè, Bernard Arnault, i Mulliez che sono i proprietari di Auchan e i nuovi primi nababbi di Francia. Vabbè, ma non fanno tendenza, non vanno in copertina. L'unica speranza è che invitino Sarkozy e Carla, ché sono tutti amici. Ecco, un passaggio del presidente salverebbe la stagione: al paparazzo. Le foto degli industriali, quelle si vendono a peso.
Si lamentano persino le «jet-setteurs» che si può tranquillamente tradurre con acchiappafamoso. Di questa dannata stagione Alexandre declina il bottino, dignitoso per carità: un avvocato svizzero quarantenne che l'ha scarrozzata in Porsche. Niente male ma questi sono ripieghi per le polpose amazzoni del «Vip room». Qui una volta, sembra di parlare di mille anni, si braccava Jack Nicholson, mica il commendatore incanutito!
Già: escono libri di ricordi, di Simone Duckstein, «Hotel de la Ponche, un altro sguardo su Saint-Tropez». Ahi! Vengono i brividi, si avverte un teporino guasto di museo, di rievocazioni di defunti. Jean Roch che è proprietario del «VIP Room» comunque annuncia: «Niente paura! Aspetto i Beckham, Tom Cruise e Bono». Evviva, agosto forse ci salverà.
Dagospia 28 Luglio 2008
Questo è l'unico posto in Francia dove il prezzo dell'immobiliare è in crescita mentre ovunque è bonaccia nera. Si possono piazzare ville a 30 milioni di euro come niente, gente che esige la vista mare perfino per i domestici. Non è cambiato, datemi retta: l'importante è mettere sulla cartolina il timbro Saint-Tropez, come ai tempi di BB». L'agente immobiliare ha la faccia di chi sofistica parole di speranza. Sbuca il sorrisino agro di chi aspira a confortarsi a tutti i costi. Ma al ristorante Nioulargo, sui materassini della Maison Ocoa si vede a occhio nudo che il discorso imbrunisce, sono irrequieti avviliti tabaccosi depressi. Signore e signori, qualcosa di imprevedibile sta succedendo a Saint-Tropez. A squinternare la stagione non è il maltempo. Sottovoce come se si dicesse una bestemmia si pronuncia la parolaccia: crisi.
Saint-Tropez, la «force de frappe» della Francia vacanziera, non è più di stramoda. Sorge sulle chiassaiole spiagge della Voile rouge il filosofico dubbio: anche i miliardari soffrono in villeggiatura della crisi del potere di acquisto? Attenzione, non è che qui siano afflitti da tutte le piaghe d'Egitto, tutt'altro. La giornata tipo del nababbo edonista in ferie per fortuna non è cambiata. Si debutta sulla spiaggia, Nikki beach è meglio; per il pomeriggio si ordinano le casse di champagne; la sera si chiude al Vip o al Caves du Roy.
Eppure qualcosa non va.
Si spiano con l'ansia alla gola gli indicatori inequivocabili del successo di una «saison»: ovvero gli yacht ormeggiati in porto. Qui lo scalo è stretto, occorre versare tra i dieci e i quindicimila euro per gettare le ancore in faccia al «cafè de Paris». Ci sono posti vuoti. E meno male che provvedono i soliti russi esagerati che hanno affittato si mormora per 380 mila euro dei vascelli soltanto per portare i bagagli.
A qualcuno, seppur del ceto magnatizio, il fatto di dover spendere 2.000 euro di benzina soltanto per fare avanti indietro tra il molo e i ristoranti delle spiagge di Ramatuelle comincia a sembrare un po' troppo caro. E per posti come Saint-Tropez l'arrivo del savio ragionamento economico è una campana a morto.
Eppure il problema non è qui. Il problema è che tracollano le star, non sultaneggiano i soliti notissimi, non lussureggiano quelli dei rotocalchi. Le placche tettoniche della moda dei nomadi di lusso sono in evidente movimento. Nel posto che ne era la nursery già ai tempi in cui profetava Colette, dove si poteva vedere in diretta Brigitte Bardot innamorarsi di Trintignant sotto gli occhi desolati di un dolente e uggito Vadim, insomma nella Saint-Tropez della Madrague, di Alain Delon, di Juliette Greco, di Piccoli di Romy Schneider, il paparazzo è disoccupato.
Incredibile. Si segnala la presenza a scarrucolarsi sulla sabbia di Nikki Beach soltanto di Denzel Washington. Un passaggio rapido di Naomi Campbell viene salutato con i toni che accompagnarono la resa della Germania nel 1918. Il people, saziato il capriccio stancato l'estro, si fa desiderare, tradisce, svicola, va a Porto Cervo o in Croazia, a Hvar. Le cronache locali snocciolano volenterosamente i presenti nelle ville. Televisivi di complemento e uomini di affari, sì quelli a frotte: Vincent Bollorè, Bernard Arnault, i Mulliez che sono i proprietari di Auchan e i nuovi primi nababbi di Francia. Vabbè, ma non fanno tendenza, non vanno in copertina. L'unica speranza è che invitino Sarkozy e Carla, ché sono tutti amici. Ecco, un passaggio del presidente salverebbe la stagione: al paparazzo. Le foto degli industriali, quelle si vendono a peso.
Si lamentano persino le «jet-setteurs» che si può tranquillamente tradurre con acchiappafamoso. Di questa dannata stagione Alexandre declina il bottino, dignitoso per carità: un avvocato svizzero quarantenne che l'ha scarrozzata in Porsche. Niente male ma questi sono ripieghi per le polpose amazzoni del «Vip room». Qui una volta, sembra di parlare di mille anni, si braccava Jack Nicholson, mica il commendatore incanutito!
Già: escono libri di ricordi, di Simone Duckstein, «Hotel de la Ponche, un altro sguardo su Saint-Tropez». Ahi! Vengono i brividi, si avverte un teporino guasto di museo, di rievocazioni di defunti. Jean Roch che è proprietario del «VIP Room» comunque annuncia: «Niente paura! Aspetto i Beckham, Tom Cruise e Bono». Evviva, agosto forse ci salverà.
Dagospia 28 Luglio 2008