"SE DORMO CON UN'AMICA NON VUOL DIRE CHE SONO LESBICA.
IL VIBRATORE NON C'ERA. ANCHE SE CI FOSSE STATO: E' UN REATO?"
LA VERSIONE DI PAOLETTA E RAZ SULLE FOLLI NOTTI ALL'ISOLA D'ELBA
IL VIBRATORE NON C'ERA. ANCHE SE CI FOSSE STATO: E' UN REATO?"
LA VERSIONE DI PAOLETTA E RAZ SULLE FOLLI NOTTI ALL'ISOLA D'ELBA
Francesca Montoneri per PANORAMA, in edicola domani
«Se è così che i media ci vogliono, allora eccoci: trasgressivi e provocatori come mai. Ma questa foto è un gioco a cui ci siamo prestati per Panorama, in maniera ironica. Oltre che per cercare il lato divertente della storia che ci ha coinvolti quest'estate». Parla Paola Barale, seduta in cucina accanto a Raz Degan. Vogliono dire la loro su quella notte fra il 17 e il 18 agosto all'isola d'Elba, quando usciti dal ristorante si sono trovati nel mezzo di un'operazione di polizia. Perquisita la villa, dove la coppia era ospite con molti amici, gli agenti hanno trovato un po' di fumo che apparteneva a una persona della compagnia. Ma tant'è, la storiella è diventata il serial-gossip più seguito della stagione calda, che, giura Raz Degan, «ha trasformato la nostra vita in un assurdo action movie».
Siete appena stati in prefettura a Livorno per parlare di quella notte. Allora?
Barale: Il prefetto ha voluto ascoltarci perché quella sera eravamo presenti. I carabinieri, dopo una segnalazione anonima, hanno trovato del fumo a persone che erano con noi. Ma non c'è nessun provvedimento giudiziario penale nei nostri confronti. L'incubo non è stata la notte tragicomica, ma la versione iperbolica dei giornali.
Si è parlato di hashish, crac e cocaina, un'«amica» nel letto e addirittura un vibromassaggiatore trovato nel cassetto...
Barale: Fandonie. Scritte per darci addosso. Ancora ci chiediamo il perché. A partire dalle droghe: io non le uso. Della mia amica nel letto dico solo che non era né la prima né sarà l'ultima volta che dormo con un'amica, ma questo non vuol dire che sono lesbica. Il vibratore non c'era. Ma poi anche se ci fosse stato mi chiedo: è un reato?
Suvvia, signora Barale, una canna in vita sua l'avrà pure provata?
Barale: È capitato che me l'abbiano offerta. Ma da qui a dire che sono una drogata...
Degan: Vogliamo sdoganare la canna? Nessuna guerra ha mai avuto inizio da uno spinello.
Però, con la storia del lesbismo, lei Barale ci ha giocato parecchio.
Barale: Se allude al bacio in quel mio balletto a Carràmba le rispondo che, esasperata dalla leggenda metropolitana sulla mia omosessualità, ho fatto come con queste foto: ho dato una beffarda risposta alle voci.
Ha mai ricevuto delle avance lesbo?
Barale: Mai di persona. Solo via e-mail e per posta. Mi arriva di tutto, dalle proposte matrimoniali con fedi allegate ai ritagli di porno riviste.
Ma allora cos'è la trasgressione?
Barale: Il trasgredire la legge e superare certi limiti, che però sono soggettivi. Certo non vivere la propria vita consapevoli delle proprie scelte, magari anche coraggiose, non trovo trasgressivi per esempio gli omosessuali. Ma io non lo sono. La penso come Neruda: muore lentamente chi evita la passione, chi non rischia la propria sicurezza per l'insicurezza di un sogno.
Degan: La trasgressione dipende dai propri tabù. E dalle passioni, dai desideri, dall'arte: sono tutte fonti di ispirazione ma richiedono un rischio.
Cosa è più trasgressivo nei mass media per voi?
Barale: Non i programmi fuori dagli schemi come il Grande fratello ma chi in tv ci lavora trasgredendo dietro le telecamere.
Degan: L'informazione falsata è trasgressione. Quello che è successo a me è un esempio: in Italia ero un marchio dal quale mi sono liberato solo con quattro anni intensi di lavoro su me stesso via da qui, dall'Actors' Studio al mio master in yoga fino al debutto in teatro. Ma l'informazione distorta mi ha rietichettato a suo piacere: questa è la trasgressione mediatica, non certo il mio look alternativo che poi sotto i riflettori è lo stesso che nella vita.
E ora quali sono i vostri progetti?
Barale: Vaglio proposte interessanti che, chissà perché, sfumano sempre d'incanto all'ultimo momento.
Degan: Ancora teatro: dopo Gesù, sempre con Albertazzi mi aspettano in primavera Shakespeare e Arthur Miller. Intanto inauguro una galleria d'arte tutta mia East West sui Navigli a Milano. Un melting pot di esposizioni che nascono dai miei viaggi e dove posso esprimere me stesso con creatività, senza essere controllato da nessuno.
Dagospia.com 10 Ottobre 2002
«Se è così che i media ci vogliono, allora eccoci: trasgressivi e provocatori come mai. Ma questa foto è un gioco a cui ci siamo prestati per Panorama, in maniera ironica. Oltre che per cercare il lato divertente della storia che ci ha coinvolti quest'estate». Parla Paola Barale, seduta in cucina accanto a Raz Degan. Vogliono dire la loro su quella notte fra il 17 e il 18 agosto all'isola d'Elba, quando usciti dal ristorante si sono trovati nel mezzo di un'operazione di polizia. Perquisita la villa, dove la coppia era ospite con molti amici, gli agenti hanno trovato un po' di fumo che apparteneva a una persona della compagnia. Ma tant'è, la storiella è diventata il serial-gossip più seguito della stagione calda, che, giura Raz Degan, «ha trasformato la nostra vita in un assurdo action movie».
Siete appena stati in prefettura a Livorno per parlare di quella notte. Allora?
Barale: Il prefetto ha voluto ascoltarci perché quella sera eravamo presenti. I carabinieri, dopo una segnalazione anonima, hanno trovato del fumo a persone che erano con noi. Ma non c'è nessun provvedimento giudiziario penale nei nostri confronti. L'incubo non è stata la notte tragicomica, ma la versione iperbolica dei giornali.
Si è parlato di hashish, crac e cocaina, un'«amica» nel letto e addirittura un vibromassaggiatore trovato nel cassetto...
Barale: Fandonie. Scritte per darci addosso. Ancora ci chiediamo il perché. A partire dalle droghe: io non le uso. Della mia amica nel letto dico solo che non era né la prima né sarà l'ultima volta che dormo con un'amica, ma questo non vuol dire che sono lesbica. Il vibratore non c'era. Ma poi anche se ci fosse stato mi chiedo: è un reato?
Suvvia, signora Barale, una canna in vita sua l'avrà pure provata?
Barale: È capitato che me l'abbiano offerta. Ma da qui a dire che sono una drogata...
Degan: Vogliamo sdoganare la canna? Nessuna guerra ha mai avuto inizio da uno spinello.
Però, con la storia del lesbismo, lei Barale ci ha giocato parecchio.
Barale: Se allude al bacio in quel mio balletto a Carràmba le rispondo che, esasperata dalla leggenda metropolitana sulla mia omosessualità, ho fatto come con queste foto: ho dato una beffarda risposta alle voci.
Ha mai ricevuto delle avance lesbo?
Barale: Mai di persona. Solo via e-mail e per posta. Mi arriva di tutto, dalle proposte matrimoniali con fedi allegate ai ritagli di porno riviste.
Ma allora cos'è la trasgressione?
Barale: Il trasgredire la legge e superare certi limiti, che però sono soggettivi. Certo non vivere la propria vita consapevoli delle proprie scelte, magari anche coraggiose, non trovo trasgressivi per esempio gli omosessuali. Ma io non lo sono. La penso come Neruda: muore lentamente chi evita la passione, chi non rischia la propria sicurezza per l'insicurezza di un sogno.
Degan: La trasgressione dipende dai propri tabù. E dalle passioni, dai desideri, dall'arte: sono tutte fonti di ispirazione ma richiedono un rischio.
Cosa è più trasgressivo nei mass media per voi?
Barale: Non i programmi fuori dagli schemi come il Grande fratello ma chi in tv ci lavora trasgredendo dietro le telecamere.
Degan: L'informazione falsata è trasgressione. Quello che è successo a me è un esempio: in Italia ero un marchio dal quale mi sono liberato solo con quattro anni intensi di lavoro su me stesso via da qui, dall'Actors' Studio al mio master in yoga fino al debutto in teatro. Ma l'informazione distorta mi ha rietichettato a suo piacere: questa è la trasgressione mediatica, non certo il mio look alternativo che poi sotto i riflettori è lo stesso che nella vita.
E ora quali sono i vostri progetti?
Barale: Vaglio proposte interessanti che, chissà perché, sfumano sempre d'incanto all'ultimo momento.
Degan: Ancora teatro: dopo Gesù, sempre con Albertazzi mi aspettano in primavera Shakespeare e Arthur Miller. Intanto inauguro una galleria d'arte tutta mia East West sui Navigli a Milano. Un melting pot di esposizioni che nascono dai miei viaggi e dove posso esprimere me stesso con creatività, senza essere controllato da nessuno.
Dagospia.com 10 Ottobre 2002