donald trump benjamin netanyahu

IL BOARD OF PEACE DI GAZA È UNO SCHIAFFONE DOLOROSISSIMO PER NETANYAHU – IL PREMIER ISRAELIANO FA BENE A ESSERE INCAZZATO CON TRUMP PER LA COMPOSIZIONE DELL’ORGANISMO CHE DOVRÀ GESTIRE LA STRISCIA: LA PRESENZA DI TURCHIA E QATAR NEL “CONSIGLIO” È LA PROVA CHE “BIBI” NON È PIÙ NELLE GRAZIE AMERICANE DOPO L’ATTACCO SCONSIDERATO AL QATAR, A SETTEMBRE. GAZA NON SARÀ UNA “RIVIERA” A CONTROLLO ISRAELIANO, MA UNA PIATTAFORMA PER INTELLIGENCE ED ESERCITI OSTILI – GLI SCHIERAMENTI: DA UNA PARTE LA NATO ISLAMICA (ARABIA SAUDITA, TURCHIA E PAKISTAN, A CUI SI AGGIUNGE IL QATAR, GRANDE PROTETTORE DI HAMAS) E EMIRATI-ISRAELE-INDIA…

Estratto dell’articolo di Davide Assael per “Domani”

 

BENJAMIN NETANYAHU DONALD TRUMP

Siamo dunque alle solite: Israele vince la guerra, ma perde la pace. Mi ricordo che, parlando con persone molto qualificate, all’inizio del conflitto scatenato da Hamas il 7 ottobre […], tra i mille esercizi mentali che si fanno in queste occasioni, paventavo un pericolo per lo Stato ebraico in caso l’Egitto finisse, obtorto collo, a doversi rioccupare della Striscia di Gaza felicemente concessa agli israeliani dopo la sconfitta del 1967 e mai più voluta indietro, nemmeno dopo la pace siglata da Begin e Sadat.

 

erdogan abdel fattah al sisi donald trump cheikh tamim ben hamad al thani

Ecco, la presenza nell’attesissimo Board of peace per Gaza di turchi e qatarioti è mille volte peggio, dato che si tratta esplicitamente di rivali strategici nell’area mediorientale. Per non dire direttamente nemici.

 

Questa presenza non significa solo che Tel Aviv non potrà più mettere nemmeno mezzo dito nella Striscia, ma che quello spazio diventa una piattaforma per intelligence ed eserciti ostili.

 

A dispetto di una propaganda che va avanti dal cambio al vertice alla Casa Bianca […], si tratta della prova provata di quanto Netanyahu sia uscito, semmai ci fosse entrato, dalle grazie trumpiane, che gli sta preferendo da tempo Recep Tayyip Erdogan, il vero vincitore del nuovo Medio Oriente che si sta configurando.

 

benjamin netanyahu donald trump mar a lago 2

L’attacco a Doha è stato troppo destabilizzante per l’area e, se si guarda la reazione trumpiana al riconoscimento del Somaliland da parte israeliana («Non so dove sia»), in generale l’attivismo israeliano non piace a degli USA che cercano figure in grado di stabilizzare un’area di mondo da cui vogliono dismettere per concentrare i propri sforzi nell’Indo-Pacifico e, a quanto pare, nell’Artico.

 

Il confine gazawo potrebbe dunque essere una delle molte linee rigide che stanno tratteggiando una nuova divisione di blocchi mediorientale, che si estende fino al Corno d’Africa e giunge fino al Sudan.

 

attacchi israeliani nella striscia di gaza foto lapresse 7

In un nuovo rimescolamento di carte, vede da una parte Emirati Arabi-Israele-India, dall’altra Turchia, Egitto (molto teso per i giochi africani di Israele che potrebbero avvantaggiare l’Etiopia e strozzargli l’accesso all’acqua), Arabia Saudita (ormai in rotta con gli Eau, alleati di Israele), Qatar e Pakistan, che garantirebbe tutto col proprio arsenale nucleare.

 

[…] Daniele Santoro, su Limes, parla di una guerra fredda mediorientale, ma i blocchi che si stanno delineando sono, a ben vedere, assai permeabili, se l’Arabia Saudita ha già annunciato la volontà di aderire agli Accordi di Abramo previo cambio di governo a Tel Aviv ed è parte del faraonico progetto del corridoio Imec che dovrebbe unire India ed Europa attraverso Riad, l’Egitto ha appena rafforzato la sua partnership energetica con Israele, India ed Arabia Saudita intrattengono importanti legami commerciali (l’India è il secondo partner commerciale dei sauditi).

 

donald trump incontra Recep Tayyip Erdogan

Insomma, l’immagine che emerge è che ognuno tiene il piede in due, tre, quattro scarpe, in attesa di vedere le evoluzioni in Siria, in dialogo con Tel Aviv per riesumare l’accordo di collaborazione militare del 1974, e, soprattutto, in Iran

 

[…] Chiaro che l’alleanza Israele-Usa rimarrà saldissima anche nel nuovo quadro, ma, ecco, viene in mente il dialogo fra Kissinger e Golda Meir nel 1973: «Golda, l’America non abbandonerà Israele, ma...» deve sapersi comportare.

 

Nota a margine per le dichiarazioni critiche di uno Smotrich nel tentativo disperato di recuperare nei sondaggi che lo danno in bilico nella prossima Knesset: non conti nulla, stai zitto.

CROCE ROSSA RESTITUISCE I CADAVERI ISRAELIANI RECUPERATI DA HAMAS NELLA STRISCIA DI GAZAesecuzioni pubbliche by hamas nella striscia di gaza attacchi israeliani nella striscia di gaza foto lapresse 14attacchi israeliani nella striscia di gaza foto lapresse 4

esecuzioni pubbliche by hamas nella striscia di gaza 2

benjamin netanyahu donald trump mar a lago.

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