de pasquale descalzi severino

ALLAH, ALLAH, ALLAH, MA CHI T"HA FFATTO FA'? - MATTIA FELTRI: ‘’DA UNA TRENTINA D'ANNI I MAGISTRATI MILANESI INDAGANO SU ENI E, DOPO LE CONDANNE PER LA MAXITANGENTE ENIMONT, NON È CHE ABBIANO RACCOLTO SUCCESSI STRAORDINARI. IERI DESCALZI E SCARONI SONO STATI ASSOLTI DALL'ACCUSA DI CORRUZIONE INTERNAZIONALE - DUNQUE, DOVREMMO CHIEDERCI SE DAVVERO TUTTO IL MONDO SBAGLIA A SOTTOMETTERE L'ATTIVITÀ DI INDAGINE ALLA POLITICA, FOSSE PURE CON LO SCOPO DI PROTEGGERE LE IMPRESE STRATEGICHE PER LO STATO DAL RISCHIO DI UNA CONDANNA, MENTRE DA NOI GLI INQUIRENTI FANNO QUELLO CHE VOGLIONO, E NON LE PROTEGGIAMO NEMMENO DALLA MANIA DEL SOSPETTO’’

1 - LA MANIA

Mattia Feltri per "la Stampa"

 

Descalzi Scaroni

L' amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, e il suo predecessore, Paolo Scaroni, sono stati assolti dal tribunale di Milano dall' accusa di corruzione internazionale, e con loro tutti gli altri imputati.

 

Il fatto non sussiste, dice la sentenza, ovvero non sussiste la tangente da un miliardo abbondante di euro versata, secondo la procura, alle autorità nigeriane per i diritti di esplorazione di un blocco petrolifero. Da una trentina d'anni i magistrati milanesi indagano su Eni e, dopo le condanne per la celebre maxitangente Enimont, non è che abbiano raccolto successi straordinari.

claudio descalzi

 

Scaroni, per esempio, è sotto inchiesta da oltre un decennio perché, prima della questione Nigeria, dovette rispondere di una faccenda simile in Algeria, anche quella chiusa con niente di fatto. Non so se abbiate idea del danno di questi processi sulla seconda più grande azienda italiana, con i vertici che girano per il mondo con la fama dei tangentari pizza mandolino.

DESCALZI GRILLO

 

Sul Corriere della Sera un giornalista imprescindibile, Luigi Ferrarella, ci invita a non dolercene troppo: altrove le grandi aziende non finiscono sotto inchiesta, forse perché ovunque le procure (non i giudici) sono sotto il controllo del potere politico, mentre solo da noi, virtuosi, godono di totale indipendenza.

 

Ecco, magari dovremmo chiederci se davvero tutto il mondo sbaglia a sottomettere l' attività di indagine alla politica, fosse pure con lo scopo di proteggere le imprese strategiche per lo Stato dal rischio di una condanna, mentre da noi gli inquirenti fanno quello che vogliono, e non le proteggiamo nemmeno dalla mania del sospetto.

 

mattia feltri

2 - ENI-NIGERIA, TUTTI ASSOLTI «NON CI FURONO TANGENTI»

Claudia Guasco per "il Messaggero"

 

Tutti assolti «perché il fatto non sussiste». Si è concluso così, dopo poco più di tre anni, il processo di primo grado per corruzione internazionale che ha visto imputate le società Eni e Shell e altre tredici persone per una presunta tangente da 1,092 miliardi di dollari che sarebbe stata versata dalle due compagnie petrolifere ad alcuni politici della Nigeria per ottenere la concessione del blocco Opl245 al largo delle coste del Paese africano.

 

«La più grande tangente pagata da una compagnia italiana», sosteneva la Procura di Milano. Ora si scopre che quella super mazzetta non è mai esistita. I giudici della settima sezione penale del Tribunale di Milano, presieduta da Marco Tremolada, hanno smontato l' impianto accusatorio con una sentenza arrivata dopo quasi sei ore di camera di consiglio. Dunque, per aggiudicarsi i diritti di esplorazione del giacimento africano, non c' è stato alcun pagamento illecito.

 

vincenzo armanna

«REPUTAZIONE RESTITUITA» Assolti l' amministratore delegato dell' Eni, Claudio Descalzi, il suo predecessore Paolo Scaroni, l' ex ministro del petrolio della Nigeria, Dan Etete, oltre a quattro ex manager di Shell, ex dirigenti di Eni e alcuni intermediari. Fra questi Roberto Casula, ex capo divisione esplorazioni di Eni, Vincenzo Armanna, ex vicepresidente di Eni Nigeria, Ciro Antonio Pagano, all' epoca dei fatti managing director di Nae, Emeka Obi, avvocato che avrebbe fatto da intermediario nell' operazione, e Luigi Bisignani, anch' egli considerato mediatore.

 

paola severino foto di bacco

L' accusa aveva chiesto 8 anni di carcere per Scaroni e Descalzi e 10 anni per Etete. «Finalmente a Claudio Descalzi è stata restituita la sua reputazione professionale e a Eni il suo ruolo di grande azienda», afferma l' avvocato Paola Severino, difensore dell' ad della compagnia petrolifera.

 

«Dopo decine di udienze, migliaia di documenti esaminati, finalmente una sentenza restituisce a Descalzi intatta la sua reputazione di manager e all' Eni il suo ruolo di grande azienda italiana, di cui siamo tutti orgogliosi».

 

L' accusa contro Shell ed Eni si basava sulle dichiarazioni dell' imputato Vincenzo Armanna, dirigente Eni licenziato nel 2013: Armanna ha raccontato della presunta retrocessione di 50 milioni di dollari ad alti dirigenti Eni sulla base di quanto gli avrebbe riferito l' ufficiale dei servizi di sicurezza nigeriani, Victor Nwafor.

 

fabio de Pasquale

Il quale però, ascoltato dal Tribunale, ha detto di non aver mai visto Armanna. Che identifica quindi altri due Victor come la sua vera fonte: per il secondo i giudici non accolgono la richiesta di convocazione in aula, si presenta il terzo Victor che di nuovo smentisce Armanna.

 

Così l' accusa arriva alla fine del dibattimento senza testimonianze decisive né riscontri: i sequestri, le perquisizioni e le rogatorie non hanno dimostrato la versione di Armanna.

 

beppe grillo francesco greco

SPECCHIO OLANDESE «È un risultato di grande civiltà giuridica», riflette Nerio Diodà, legale del gruppo petrolifero. «Per me, che rappresento Eni, i suoi circa tremila dipendenti e un centinaio di società in giro per il mondo è un onore poter dire che è estranea a qualsiasi illecito penale e amministrativo. Ci sono voluti anni, impegni, confronti anche duri, ma l' esito è da considerare una garanzia di giustizia equilibrata per tutti i cittadini».

FRANCESCO GRECO

 

Aggiunge Enrico de Castiglione, difensore di Scaroni: «Speriamo di aver finito questo calvario, perché il mio assistito è sotto processo da dodici anni ed è stato assolto in tutti i gradi di giudizio con formula piena», così come Eni, «per il caso di presunta corruzione internazionale Saipem-Algeria».

 

Nel processo Eni Nigeria le difese hanno sostenuto che il contratto è stato firmato con il governo africano e che i soldi sono stati versati su un conto bancario di Londra intestato all' esecutivo della Nigeria: «La Procura ha dato un' immagine distorta dell' assegnazione del blocco petrolifero», ha spiegato nella sua arringa l' avvocato Paola Severino.

 

eni

«Le circostanze suggestive» di cui dispongono i pm «non hanno neanche il rango di indizio», ha rilevato. «Visto che i pm definiscono le mail di Shell lo specchio olandese, ricordo allora che nella pittura fiamminga lo specchio olandese era appunto lo specchio deformante».

dan etete

Ultimi Dagoreport

sigfrido ranucci valter lavitola giampaolo rossi

DAGOREPORT - MARTEDÌ PROSSIMO CALERÀ IL SIPARIO SU RANUCCI: A OTTOBRE, QUANDO RITORNERÀ IN ONDA “REPORT”, L’AMICO FRATERNO” DI WALTERINO LAVITOLA NON SARÀ PIÙ ALLA CONDUZIONE - IN SEGUITO ALLE VERIFICHE INTERNE (“AUDIT) SUL RISPETTO DEL CODICE ETICO DELLA RAI E IN ATTESA DELLE DECISIONI DEGLI INQUIRENTI E DEI MAGISTRATI SULLA MA-LAVITOLA ALLE VONGOLE SGUSCIATE, L'AMMINISTRATORE DELEGATO GIAMPAOLO ROSSI COMUNICHERÀ A RANUCCI IL CAMBIO DI CONDUZIONE (SOSTITUZIONE CHE È NEL PIENO DIRITTO DELLE PROCEDURE AZIENDALI) - QUINDI, A DISPETTO DI QUANTO PIÙ VOLTE SCRITTO, IL DIPENDENTE RAI RANUCCI SIGFRIDO NON VERRÀ ASSOLUTAMENTE “SOSPESO” DAL RUOLO DI VICE-DIRETTORE DI RAI3, IL SUO STIPENDIO CORRERÀ TRANQUILLO COME OGNI MESE, MA VERRÀ SPOSTATO DAL RESPONSABILE DEI PROGRAMMI DI APPROFONDIMENTO, PAOLO CORSINI, AD ALTRI IMPORTANTI INCARICHI - FINE DEL PRIMO TEMPO....

giorgia meloni e primo ministro etiope abiy ahmed sem fabrizi

DAGOREPORT – COME SI È ARRIVATI AL CLAMOROSO SCAZZO DIPLOMATICO CON L’ETIOPIA? BISOGNA TORNARE AL 2024, QUANDO IL PREMIER DI ADDIS ABEBA, ABIY AHMED, AIUTA GIORGIA MELONI A CONVINCERE L’UNIONE AFRICANA A FIRMARE IL PIANO MATTEI. GLI ALTRI LEADER DEL CONTINENTE NERO ERANO SCETTICI (EUFEMISMO) E AHMED TIRA FUORI DAL CILINDRO IL COINVOLGIMENTO DELL’UE – SOLO CHE IL GOVERNO ETIOPE SI ASPETTAVA QUALCHE “VANTAGGIO” CHE, EVIDENTEMENTE, NON È ARRIVATO. RISULTATO? LA “RITORSIONE” CONTRO SEM FABRIZI, OTTIMO AMBASCIATORE, CHE DOPO DIECI MESI È STATO RICHIAMATO IN ITALIA PER EVITARE L’UMILIAZIONE DI ESSERE DICHIARATO “PERSONA NON GRATA"

ceuta migranti spagna francia pedro sanchez giorgia meloni emmanuel macron

FLASH – IN POCHI SOTTOLINEANO QUALI SONO GLI UNICI DUE GRANDI PAESI DELL’UE A NON ACCODARSI AI “RESPINGIMENTI” DEI DUBLINANTI VERSO L’ITALIA: FRANCIA E SPAGNA – MACRON E SANCHEZ SE LA RIDONO DI FRONTE ALLE DIFFICOLTÀ DI GIORGIA MELONI, E MOSTRANO ORGOGLIOSAMENTE MA SENZA PUBBLICIZZARLA LA LORO POSIZIONE: NOI SIAMO PER L’ACCOGLIENZA, NON RIMANDIAMO INDIETRO NESSUNO, ANCHE SE POTREMMO. UNA MOSSA POLITICA CHE MANDA FUORI GIRI GLI OTOLITI DELLA “SIRENETTA DEL COLLE OPPIO”

giorgia meloni antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – I FRANCHI-TIRATORI PER IL “MELONELLUM” INIZIANO A ESSERE TANTI, FORSE TROPPI – SE LA LEGA VA DRITTA VERSO LA RESA DEI CONTI, ANCHE FORZA ITALIA È IN TUMULTO - DOPO LA “FRONDA” DELLE DONNE, GUIDATE DALLA BERLUSCHINA DEBORAH BERGAMINI, SU PREFERENZE E PARITÀ DI GENERE, ORA È IL MINISTRO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, PAOLO ZANGRILLO, A INCAZZARSI CON TAJANI PER IL MANCATO COINVOLGIMENTO NELL’INIZIATIVA ANTI-BUROCRAZIA DEL PARTITO – IL GUAIO PIÙ GROSSO PER LA DUCETTA, PERÒ, RESTA QUEL CARTOCCIO DEL CARROCCIO: CON IL 6% CHE GLI ATTRIBUISCONO I SONDAGGI (DI CUI QUASI LA METÀ “CONTROLLATO” DAI GOVERNATORI DEL NORD), LE TRUPPE DEL PARTITO DI SALVINI SI SGONFIERANNO. DEGLI ATTUALI 95 TRA DEPUTATI E SENATORI, E SARÀ UN MIRACOLO SE RESTERANNO UNA TRENTINA - IN CASO DI VITTORIA DEL CENTROSINISTRA, LA SITUAZIONE POTREBBE ESSERE ANCORA PEGGIORE: DUE LEGHISTI SU TRE RISCHIANO DI NON ESSERE RIELETTI - CHISSA' COSA SUCCEDERA' A SETTEMBRE, QUANDO ALLA CAMERA I DEPUTATI DI LEGA E DI FORZA ITALIA (MA ANCHE FRANGE DI FDI) SARANNO CHIAMATI A VOTARE (CON SCRUTINIO SEGRETO) LA NUOVA LEGGE ELETTORALE, UNICA RIFORMA RIMASTA IN PIEDI DEL GOVERNO MELONI....

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...