1- ALLARME AD ARCORE! LE BANCHE TRABALLANO, CHIEDONO RIENTRI E L’INDEBITAMENTO COMPLESSIVO DELL’IMPERO SAREBBE ARRIVATO A 1 MILIARDO E 200 MILIONI, UNA CIFRA CHE NON SUPERA LA CAPITALIZZAZIONE DI MEDIASET (1,7 MILIARDI) MA FA SCATTARE LA NECESSITÀ PER BERLUSCONI E FAMIGLIA DI USARE LE FORBICI E LA GHIGLIOTTINA 2- ORE FEBBRILI PER LA FINMECCANICA BY ORSI: OGGI A PALAZZO CHIGI INCONTRA MONTI 2- RIUSCIRÀ IL PRESIDENTE DELLA SUCCURSALE SPAGNOLA DI MEDIOBANCA BORJA PRADO A SBOLOGNARE A ENRIQUE YBARRA, GRUPPO VOCENTO, UN COLOSSO CHE CONTROLLA IL QUOTIDIANO “ABC” E QUALCOSA COME 120 SOCIETÀ TV E RADIO. IL MACIGNO DELLE PERDITE DI UNIDAD EDITORIAL, IL GRUPPO SPAGNOLO COMPRATO NEL 1990 DA RCS? 3- GRANDE RENATINO BRUNETTA, ULTIMO GIAPPONESE CHE SI BATTE CONTRO L’ITALIA DI MONTI


1- ORE FEBBRILI PER LA FINMECCANICA BY ORSI
Gli uscieri di Finmeccanica hanno i nervi che vibrano come le corde di un violino.
Da quattro giorni si chiedono se è vera la notizia lanciata venerd' scorso da quel sito disgraziato di Dagospia sull'incontro che il comandante supremo Giuseppe Orsi avrà oggi a Palazzo Chigi con Mario Monti.

Da quando l'indiscrezione ha preso a circolare gli uscieri hanno visto un'enorme agitazione ai piani alti di piazza Monte Grappa dove i centurioni della comunicazione guidati da Carlo Maria Fenu e dal mite Marco Forlani si sono mossi nell'acquario cercando di smentire con mille telefonate ai giornali che Monti oggi strapperà le mostrine e le medaglie dal petto di Orsi e di Pansa.

Secondo gli uscieri non si arriverà a tanto e la convocazione è un effetto indiretto del viaggio americano di SuperMario dove oltre ai think tank e agli spaghetti cremolati, il Professore di Varese ha sicuramente sentito l'opinione degli ambienti americani sulla fusione tra i due colossi europei dell'aerospazio Bae-Eads. Su questo tema nell'agenda del premier è fissata per il 16 ottobre una riunione interministeriale alla quale parteciperanno anche Corradino Passera e Vittorio Grilli, il pallido ministro dell'Economia che quando sente la parola Finmeccanica ha dei crampi allo stomaco.

Secondo gli uscieri Monti è tornato dall'America con la convinzione che Finmeccanica non è solo portatrice di valori economici, ma è uno strumento fondamentale di politica estera, e che il suo futuro non può essere abbandonato a se stesso di fronte a un terremoto come quello che si preannuncia nell'industria europea.

Da Parigi arriva la notizia che il merger Eads-Bae si sta scontrando con difficoltà del Gruppo francese Lagardère che possiede il 7,5% di Eads, e pare che anche gli inglesi di Bae stiano chiedendo garanzie non solo sull'occupazione ma sulla leadership industriale da definire nell'eventuale matrimonio.

Di tutte queste cose Monti è perfettamente al corrente perché gli amici americani gli hanno suggerito di tenere gli occhi bene aperti su un'operazione che tocca gli interessi del Pentagono e delle più grandi aziende dell'aeronautica Usa. Ma ciò che più deve preoccupare il Governo è il rischio di un'emarginazione totale di Finmeccanica dai mercati, un rischio legato non solo alla fusione tra i due colossi, ma anche alle vicende giudiziarie che toccano in prima persona il manager piacentino sostenuto fino a ieri dalla Lega e dall'Udc.

Il partito di Casini e di quell'anima pura e candida di Lorenzo Cesa non ha preso una posizione contraria alla strategia di Orsi che punta a dismettere i gioielli di famiglia, ma ieri attraverso il mensile "Formiche", diretto da Paolo Messa e sostenuto anche con la pubblicità di Finmeccanica, ha messo in guardia rispetto "a uno scenario pessimistico soprattutto se il nostro Paese assisterà passivo agli eventi. A meno che non si individui una strada diversa".

La strada diversa per non essere tagliati fuori dal mercato internazionale non è stata ancora individuata e c'è chi dubita fortemente che Orsi abbia la competenza e la visione necessarie per salvaguardare lo spazio di mercato a un Gruppo che con 70mila dipendenti pesa quanto la Fiat.

Questa convinzione è maturata in molti ambienti ed è accentuata dall'atteggiamento che Orsi manifesta nella gestione delle aziende. Ormai - dicono gli uscieri - il manager non si fida di nessuno, vuole vedere tutte le carte, prendere ogni decisione, e disegnare nuovi organigrammi dove le funzioni riportano in gran parte alla sua persona. Così quando deve affrontare una questione grande come una montagna del tipo Bae-Eads, balbetta risposte imbarazzate del tipo: "non c'è problema, noi lavoriamo con entrambi...", parole che hanno fatto cadere le braccia nei palazzi del potere.

In questi mesi la sua attenzione si è concentrata soprattutto nella vendita di Ansaldo Energia dove - come ha rivelato Dagospia - ha cercato in agosto di chiudere l'affare incontrando in una località segreta i vertici tedeschi di Siemens. Agli uscieri, e non solo a loro, il metodo seguito in questa operazione non è mai piaciuto. Tutti, a cominciare dalle autorità genovesi e dai sindacati per finire a Di Pietro, avrebbero preferito una gara internazionale all'insegna della trasparenza.

Un'istanza di questo genere deve aver messo una pulce nell'orecchio anche al pallido Vittorio Grilli che controlla Finmeccanica al 30%, ed è questo il motivo per cui è puntata all'improvviso la mossa del fondo strategico della Cassa Depositi e Prestiti per un'offerta alternativa a quella di Siemens.

Secondo il "Corriere della Sera" l'offerta è arrivata venerdì scorso, ma avrebbe un valore esplorativo con l'intento di convincere una cordata di investitori italiani a mantenere in Italia il cervello e gli impianti genovesi. La mossa è ancora troppo fumosa e non si capisce quali possano essere gli investitori disposti a cacciare soldi per salvare l'italianità dell'azienda.

Gli uscieri hanno i nervi tesi e le idee confuse. Da un momento all'altro potrebbero assistere a colpi di scena imprevedibili. L'unica cosa certa è che dal budget 2013 destinato alla comunicazione e distribuito con generosità a decine di consulenti improvvisati, è stato stralciato per il momento il "Finmeccanica Day", l'appuntamento annuale che quest'anno si è svolto a maggio alla Fiera di Milano con le note del giovane pianista Allevi.

2- RIUSCIRÀ IL PRESIDENTE DELLA SUCCURSALE SPAGNOLA DI MEDIOBANCA BORJA PRADO A SBOLOGNARE ENRIQUE YBARRA, IL MACIGNO DELLE PERDITE DI UNIDAD EDITORIAL, IL GRUPPO SPAGNOLO COMPRATO NEL 1990 DA RCS?
Sono ore febbrili anche per Pietro Scott Jovane, il 44enne ex-amministratore delegato di Microsoft Italia che a maggio è salito al vertice di Rcs, il Gruppo che pubblica il "Corriere della Sera".

Nel suo ufficio le luci rimangono accese fino a tarda ora perché sta preparando il Piano industriale che dovrebbe tirar fuori dai guai la corazzata editoriale sulla quale pesa un miliardo di debiti. Prima dell'appuntamento decisivo con il Patto di sindacato, il giovane manager vorrebbe incontrare in una località turistica i dirigenti più alti in grado per sentire il loro umore sui tagli inevitabili che si dovranno fare per ritrovare un po' di equilibrio.

Di fronte a un buco così grande anche i seguaci più ortodossi della dottrina McKinsey alzano le mani e si chiedono come sia possibile rimettere a posto il conto economico quando tra i piedi c'è il macigno delle perdite di Unidad Editorial, il Gruppo spagnolo comprato nel 1990 da Rcs.

Le notizie che arrivano da Madrid sono disastrose per il calo della pubblicità del 20% e la flessione del 15% delle vendite che potrebbe aumentare alla fine dell'anno.

A perdere sono i quotidiani "El Mundo", il periodico "Expansion" e il giornale sportivo "Marca" che, secondo notizie pubblicate da "MilanoFinanza", è crollato del 18% nel mese di agosto. Di fronte a questo collasso ecco spuntare la mediazione di Mediobanca che con la quota del 15% in Rcs è il soggetto più interessato a rimettere in sesto il bilancio Rcs.

Nei bar di plaza Mayor Dagospia ha raccolto la notizia che il presidente della succursale spagnola di Mediobanca Borja Prado si è incontrato venerdì scorso con Enrique Ybarra, il presidente del Gruppo Vocento, un colosso multimediale che controlla il quotidiano "ABC" e qualcosa come 120 società televisive e radiofoniche.

A Milano fremono per conoscere l'esito di questo incontro e puntano parecchio sull'abilità del rappresentante di Mediobanca. Costui è un pezzo da novanta nel panorama spagnolo perché dopo aver ricoperto incarichi in banche internazionali come Ubs, Rothschild e Lazard, è diventato anche presidente di Endesa, il colosso elettrico acquistato nel 2009 da Enel.

Non sarà facile per Borja Prado convincere il suo alter ego Ybarra. Per ripianare i debiti di Unidad Editorial c'è voluto già quest'anno una ricapitalizzazione per 500 milioni di euro tramite emissioni di nuove azioni, e secondo gli analisti Rcs potrebbe uscire dall'avventura spagnola vendendo un 40% che secondo i calcoli di Mediobanca porterebbe nelle casse milanesi almeno 170 milioni di euro.

Non è molto, ma quanto basta a far tirare un sospiro di sollievo a Scott Jovane e ai consulenti di McKinsey.

3- GRANDE RENATINO, ULTIMO GIAPPONESE CHE SI BATTE PER EVITARE CHE L'ITALIA DI MONTI SI TRASFORMI IN UN "CLUB MED DI SOLE, PIZZA E AMORE"
La guerra del Berlusconi politico sembra avviata verso un esito disastroso, ma nella foresta degli adepti è rimasto un ultimo giapponese che non ha ancora capito il senso della storia.

È Renatino Brunetta, il figlio dell'ambulante veneto che a novembre ha lasciato la carica di ministro e sembrava ritirarsi tra le braccia della moglie Titti.

In realtà il 62enne economista che ha sposato il Cavaliere di Arcore con la stessa enfasi con cui negli anni '80 abbracciò il socialismo di Craxi, non è uomo che resta con le mani in mano. L'ha dimostrato giovedì scorso quando al Tempio di Adriano ha presentato l'ultimo dei suoi 13 libri che ha per titolo "Il grande imbroglio - cronaca di un anno difficile".

Di tutti i fedelissimi del Cavaliere peccaminoso Renatino è sicuramente quello che ancora spera in un ritorno sulle ceneri dell'euro e dei tecnici che odia profondamente. E per dare più sostanza alla sua fede non si limita a scrivere libri nel buen retiro di Ravello (dove ha allargato la casa con qualche "strappo" edilizio) ma ogni giorno che dio manda in terra prepara un dossier che fa le pulci alla politica economica del Governo e dell'Europa. Poi con un clic sul computer lo spedisce a raffica a un'infinità di politici, imprenditori e amici perché si acculturino rispetto all'apocalisse che viene rappresentata in una sequenza impressionante di slides.

Il tono di questi dossier, che ieri erano arrivati al numero 155, alterna analisi e istogrammi interessanti a proposizioni che escono direttamente dalle viscere. Ieri ad esempio accanto alle slides che illustravano come lo spread dovrebbe essere a 150 punti invece dei 360, ha picchiato duro su Berlino accusando la Merkel di aver scaricato la crisi delle sue banche su Italia, Spagna e Grecia.

Il linguaggio scientifico di Renatino ha lasciato il posto a un lessico dove si condannano "i pusillanimi e i conniventi di casa nostra, che pur di sconfiggere Berlusconi hanno accettato passivamente, acriticamente e colpevolmente, di diventare sudditi sciocchi, imbelli ancora una volta dell'imperatore tedesco...".

Grande Renatino!, ultimo giapponese che si batte per evitare che l'Italia di Monti (come lui ha scritto nella slide numero 19 di ieri) si trasformi in un "club Med di sole, pizza e amore".

4- ALLARME AD ARCORE!
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che la notizia pubblicata ieri da Dagospia sulla possibile decapitazione del presidente del Milan Adriano Galliani ha destato grande scalpore negli ambienti milanesi.

Più fredda è stata la reazione degli analisti che puntano su un ribaltone e sulla vendita della squadra di calcio utilizzata da decenni dal Cavaliere per raccogliere consensi in politica. Secondo gli esperti di finanza l'indebitamento complessivo dell'impero berlusconiano è arrivato a 1 miliardo e 200 milioni, una cifra che non supera per il momento la capitalizzazione di Mediaset (1,7 miliardi) ma fa scattare la necessità per Berlusconi e la sua famiglia di usare le forbici e la ghigliottina anche a costo di far cadere nel cesto la testa pelata del fedele Galliani".

 

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