1-...”SONO I CONFRATELLI, MAESTRI E GRANDI MAESTRI CHIAMATI A SPANDERE NELL’UNIVERSO LA VERITÀ ACQUISITA NELLA LOGGIA”. SEMBRA L’INIZIO DI UN ROMANZO DI DAN BROWN, MA IN REALTÀ È L’INCIPIT DI UN ATTACCO FURIBONDO E DAVVERO INCONSUETO CHE “LE MONDE”, LANCIA CONTRO LA MASSONERIA EUROPEA DI GOLDMAN SACHS 2- AL GIORNALE PIÙ IMPEGNATO DI FRANCIA INTERESSA TOGLIERE IL CAPPUCCIO DI GOLDMAN SACHS E SENZA TANTI RIGUARDI METTE IN PRIMA FILA TRA GLI “AFFILIATI” MARIO MONTI, MARIO DRAGHI E LUCA PAPADEMOS (IL NEO-PREMIER GRECO) CHE VENGONO DEFINITI “FIGURE TOTEMICHE E MISSIDOMINICI” CHE DEVONO SERVIRE I LORO CARNET DI INDIRIZZI PER FAR CONOSCERE LA BANCA AMERICANA. “UN FANTASTICO NETWORK TRA FRANCOFORTE, ROMA E ATENE IN GRADO DI FAVORIRE GLI AFFARI DI GOLDMAN SACHS”. E POI DICONO CHE L’ITALIA È IL PAESE DEI GOSSIP E DELLA DIETROLOGIA!

1 - LEGION D'ONORE A GILBERTO BENETTON E QUEI BACI TRA SARKÃ’ E LA MERKEL
Vestito in maniera elegante con un abito creato dal suo sarto personale per l'occasione, Gilberto Benetton è atterrato questa mattina a Parigi.

La Mercedes con l'autista l'ha portato in albergo per un breve riposo prima della cerimonia del pomeriggio all'Eliseo in cui Sarkozy gli conferirà la Legione d'Onore. L'imprenditore di Ponzano Veneto attendeva da anni questo momento che lo toglie dall'ombra del fratello Luciano sotto la quale ha vissuto per tutta la vita. Finalmente può pareggiare la genialità dell'uomo che ha inventato i pullover con le sue qualità imprenditoriali che l'hanno portato a diversificare le attività della famiglia in autostrade, autogrill, aeroporti e in altre attività finanziarie.

Doveva essere la giornata perfetta e così è stato fino a quando la berlina nera non è transitata davanti al negozio Benetton di Boulevard Haussmann dove era in corso la presentazione della nuova campagna istituzionale del Gruppo voluta dal nipote Alessandro, il 47enne figlio di Luciano al quale il "Financial Times" di lunedì ha dedicato un grande ritratto. La storia del padre e le attività dello zio Gilberto continuano a sovrastare l'immagine di questo giovanotto dall'aria umile e gentile che anche nell'intervista al quotidiano inglese non ostenta supponenza e considera che il Gruppo, dove occupa la carica di vicepresidente, abbia bisogno di manager capaci.

Per adesso il suo impegno continua a restare nella seconda fila dove si diverte creando campagne pubblicitarie come quella lanciata oggi a Parigi che all'insegna dell'unità tra gli uomini prevede immagini sorprendenti con personaggi famosi come il Papa e Obama che si scambiano baci. Sul negozio parigino, a pochi passi dall'Eliseo, campeggia l'immagine del presidente Sarkozy mentre bacia voluttuosamente la massaia di Berlino Angela Merkel.

È probabile che di fronte a queste gigantografie Gilberto Benetton abbia provato una stretta allo stomaco perché il marito di Carla Bruni oggi pomeriggio appuntando la Legion d'Onore potrebbe rimproverarlo alla luce dei rapporti sempre più tesi tra Parigi e Berlino.

2 - IN ALTO I CAPPUCCI!
I parigini non si scandalizzano per la campagna dei baci lanciata da Benetton ma sono molto più interessati a capire che cosa c'è di vero dietro il presunto complotto che sta facendo lievitare lo spread del Btp rispetto ai Bund tedeschi.

A confondere le idee e a buttare benzina sui presunti attacchi della finanza angloamericana ci ha pensato ieri il quotidiano "Le Monde" con un articolo (ripreso unicamente da Dagospia) che salutava Mario Monti con insinuazioni pesanti e maliziose circa la sua appartenenza al "capitalismo di relazioni" di Goldman Sachs.

Oggi la sorpresa è ancora più grande perché il giornale, che interpreta l'anima laica e "illuminata", spara un altro articolo che sembra ispirato alle trame dello scrittore americano Dan Brown, autore del "Codice Da Vinci". L'articolo è stato scritto dal corrispondente di Londra di "Le Monde" e già nelle righe iniziali è per lo meno sorprendente perché suona così: "Sono seri e competenti, pesano i pro e contro, studiano i dossier prima di pronunciarsi: non si scoprono che raramente questi figli della Luce entrati dentro il Tempio dopo un lungo e puntiglioso processo di reclutamento...è la fede di un gruppo di pressione, una rete di aiuto reciproco. Sono i confratelli, maestri e grandi maestri chiamati a spandere nell'Universo la verità acquisita nella Loggia".

Sembra l'inizio di un romanzo, ma in realtà è l'incipit di un attacco furibondo e davvero inconsueto che il giornale più impegnato di Francia lancia contro la "franc-massoneria" europea di Goldman Sachs.

L'atto di accusa sembra dimenticare la lunga tradizione massonica della Francia, un Paese dove si calcola che esistano almeno 80mila cappuccetti (il doppio dell'Italia) guidati dal Grande Oriente di Francia e dalla famosa Gran Loggia di Neully fondata nel 1913. A "Le Monde" interessa togliere il cappuccio di Goldman Sachs e senza tanti riguardi mette in prima fila tra gli "affiliati" Mario Monti, Mario Draghi e Luca Papademos (il neo-premier greco) che vengono definiti "figure totemiche e missidominici" che devono servire i loro carnet di indirizzi per far conoscere la banca americana.

Il giornale non dimentica peraltro personaggi ben noti al gotha industria e finanziario parigino, che vengono citati come appartenenti a un Esagono impegnato a raccogliere informazioni e a piazzare i suoi uomini "senza mai lasciar cadere la maschera".

Oggi questi uomini (come i vecchi presidenti di Société Générale e Credit Commerciale) sono stati arruolati nella finanza e costituiscono - secondo "Le Monde" - "un fantastico network tra Francoforte, Roma e Atene in grado di favorire gli affari di Goldman Sachs.
E poi dicono che l'Italia è il Paese dei gossip e della dietrologia!

3 - ALLARME VALDARNO
Nelle osterie di Firenze nessuno ha mai creduto che Lorenzo Bini Smaghi potesse entrare nel governo. E così è avvenuto con gran dispetto del banchiere incazzoso che pochi giorni fa si è dimesso dalla BCE annunciando di volersi sedere nei giardinetti di Harvard.
In città preferiscono dimenticare l'esile economista che vanta tradizioni medicee e ricordano invece il nome di un economista ben più celebre che si chiamava Vilfredo Pareto.

Come la povera Gelmini (la vergine dei neutrini) saprà di sicuro, Pareto è lo studioso e sociologo francese che dopo aver studiato da ingegnere si trasferì in Italia diventando nel 1880 direttore generale della "Società delle Ferriere Italiane" che si trova a San Giovanni Valdarno.

I fiorentini hanno ripreso a ricordarlo non per la sua amicizia con Mussolini e per la sua teoria reazionaria sulle élites, ma perché il suo nome è legato alla storia dell'azienda dove ha lavorato per alcuni anni prima di dedicarsi all'attività accademica. Questa società era proprietaria di uno stabilimento che lavorava la lignite e ha costituito per quasi un secolo e mezzo il complesso minerario-siderurgico attorno al quale ruotava la vita economica della Valdarno.

Nel dopoguerra la ferriera è passata all'Iri e negli anni '80 occupava quasi 1.500 addetti, poi dieci anni dopo è finita nelle mani di un privato (il Gruppo Ferdofin) che intorno al 2000 l'ha ceduta alla Afv Beltrame di Vicenza. Oggi l'azienda meccanica è stremata e sul punto di fallire. A lavorarci sono rimaste 79 dipendenti che si danno il cambio, dieci alla volta, per comporre i picchetti che presidiano l'insediamento giorno e notte.

La cassa integrazione terminerà a fine anno e in giornata si terrà l'ennesimo incontro presso la Regione Toscana per trovare improbabili soluzioni.

4 - APRILE CRUDELE PER FIORENTINO?
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che l'amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, si è letteralmente scatenato con un fiume di interviste per spiegare i 10 miliardi di perdite annunciate ieri da piazza Cordusio.

Tra le svalutazioni che alcuni analisti considerano una coraggiosa operazione di pulizia e di trasparenza, c'è anche quella della As Roma, la squadra del Pupone salvata da un'operazione che continua a coinvolgere Unicredit insieme ai fantomatici americani di Tom di Benedetto. Come spiega oggi il giornalista Malagutti su "Il Fatto" pare che tra le svalutazioni dell'ultimo bilancio ci sia anche quella "integrale" di 54 milioni della holding Italpetroli di Rosella Sensi già proprietaria della squadra romana.

Il piccolo capolavoro porta la firma di Paolo Fiorentino, il numero 3 di Unicredit per il quale gli uscieri di Unicredit e l'alto dirigente che si fa chiamare "ministro" prevedono in aprile una buonuscita".

 

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