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AUGURI ALL’HOTEL HILTON DI MONTE MARIO, UN ABUSO EDILIZIO LUNGO 50 ANNI

Paolo Fantauzzi per "L'Espresso online"

Una festa vip ispirata alla "Dolce vita" e un grandioso spettacolo pirotecnico. Per celebrare i suoi 50 anni, l'hotel Cavalieri Hilton di Roma ha voluto fare le cose in grande. Sembra essersi spenta ogni eco, o anche solo la memoria, della polemica che per anni accompagnò la costruzione della lussuosa struttura che da Monte Mario domina la Città eterna.

Una battaglia che vide contrapposte da un lato il Campidoglio a guida Dc, le gerarchie vaticane e la Società generale immobiliare e dall'altro l'opposizione di sinistra, gli ambientalisti e la stampa impegnata. Con in prima fila proprio 'L'Espresso' (all'epoca con entrambe le maiuscole), protagonista di "una campagna politica e morale", come la definì il direttore Arrigo Benedetti, che all'Italia di oggi ha ancora molto da insegnare, tanto sotto il profilo giornalistico quanto civile.

Siamo alla fine del 1955 e il settimanale, in edicola da appena tre mesi, pubblica la prima puntata di quella che viene presentata come "una grande inchiesta sugli scandali connessi allo sviluppo di Roma ed alla speculazione edilizia connessa". Nelle intenzioni doveva essere un semplice ritratto sul sindaco, il democristiano Salvatore Rebecchini, primo cittadino dal 1947.

Invece, scoperta dopo scoperta, si trasforma in una pesantissima accusa sulla gestione dello sviluppo cittadino, dove la corruzione dilaga e, nell'incapacità di resistere alle pressioni private, l'interesse particolare ha costantemente il sopravvento sul generale.

Il titolo è apocalittico e non a caso passa alla storia: "Capitale corrotta = Nazione infetta". Il settimanale arriva a spiegare "come col permesso per una casa a tre piani se ne può costruire una a nove" e chiama in causa la Società generale immobiliare, proprietaria di otto milioni di mq di terreni in tutti i quadranti della capitale e talmente potente da decidere dove far sviluppare il tessuto urbano.

Le aree agricole, comprate a prezzi stracciati, divengono di colpo edificabili e arrivano a centuplicare il loro valore: 400 miliardi solo a Roma, calcola il giornale. Un'enormità per l'epoca. 
L'Immobiliare, oltre che una corazzata, è anche assai vicina al Vaticano: nel cda siedono un parente di Pio XII, il suo cameriere segreto, esponenti fra i più in vista del patriziato cittadino e perfino il consigliere delegato dell'Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica.

E infatti non a caso la vicenda finisce subito in tribunale. Per aver alluso alla corruzione e alla presenza di società di comodo finalizzate all'evasione fiscale l'accusa, per il giornalista Manlio Cancogni e il direttore Benedetti, è di diffamazione. Assolti per insufficienza di prove da una magistratura ancora in assoluta continuità per forma mentis e spesso anche uomini a quella del Ventennio, i due vengono condannati a otto mesi di reclusione in appello e poi amnistiati nel '59.

E' in questo clima che nel febbraio '56, nell'ultima seduta del Consiglio comunale prima delle nuove elezioni, la giunta Rebecchini porta in Aula Giulio Cesare il progetto dell'Hilton. L'Immobiliare (proprietaria della collina di Monte Mario) ha perfino avuto una variante al piano particolareggiato, che nell'area prevede un parco con la possibilità di realizzare al massimo 60 mila metri cubi di cemento.

Solo il prestigioso hotel - coi suoi 150 metri di lunghezza, 30 di altezza, 11 piani (di cui tre interrati), 400 stanze e sei miliardi di costo - ne prevede 101 mila in appena cinque ettari. Il tutto con affaccio privilegiato sulla città in un punto in cui era previsto un piazzale panoramico. Di fatto è la definitiva conferma della veridicità delle denunce dell''Espresso', che rincara la dose: «Questa è un'altra di quelle iniziative anarchiche che nascono al di fuori di qualunque organica e complessiva impostazione di piano regolatore. Il nuovo albergo non è che premessa all'espansione incontrollata di Roma, cioè, ancora una volta, all'espansione a macchia d'olio, disastrosa per ogni città».

In Campidoglio, com'era prevedibile, finisce quasi in rissa: il capogruppo del Pci, Nicola Cianca, ironizza sulle bustarelle («Immagino che la Società generale immobiliare paghi bene l'approvazione di queste delibere»), scoppia il parapiglia e la seduta viene sospesa. La società civile si muove, la stampa anche. 'Il Mondo' affianca nella battaglia 'l'Espresso', con cui condivide la provenienza radicale e il fondatore di Italia nostra,Antonio Cederna, tuona contro la "profana e mondana baracca".

Risultato: la carriera politica di Rebecchini si interrompe bruscamente e per due anni il progetto viene bloccato. 
E' solo una pausa per far calmare le acque tuttavia: nell'estate del 1960, nel bel mezzo delle Olimpiadi, i cantieri possono partire e chiudersi tre anni dopo, esattamente mezzo secolo anni fa. Quando Roma già non è più la stessa e la zona compresa tra Aurelia, Trionfale, Camilluccia e Cassia, come preconizzato da Cederna, sono sul punto di diventare "intensivi tavolieri di cemento".

Per questo tornare a raccontare la "guerra dell'Hilton" è di estrema attualità e aiuta a ragionare sul futuro non solo di Roma ma dell'Italia tutta. «Da allora in poi si è quasi sempre ricaduti nello stesso errore: il sacco del territorio e delle casse pubbliche senza alcun ritorno per la comunità, come insegna Italia '90 e come rischia di accadere con l'Expo 2015» afferma il deputato democratico Michele Anzaldi, che insieme al collega di partito Paolo Gentiloni (entrambi con un passato in Legambiente) sta lavorando a un e-book che ricostruisce la vicenda del contestato albergo.

«Forse, piuttosto che a nuove cubature, è il caso di iniziare a pensare a come rendere bello il brutto mediante interventi mirati, perché metodi e protagonisti sono molto cambiati ma la questione della qualità urbana non è affatto superata». 
E se la crisi economica e la stretta del credito hanno rallentato la corsa al mattone, il problema resta.

«Perfino il meccanismo delle compensazioni, inventato per assicurare la tutela del paesaggio, è stato a volte il grimaldello per far passare operazioni di tutt'altro segno, spesso incentrati sui mega centri commerciali: un punto su cui la sinistra deve fare autocritica» ammette Gentiloni, assessore ai tempi della seconda giunta Rutelli.

«Il fenomeno è tutt'altro che estinto, semmai tende a riproporsi sotto nuova veste. Per questo i nuovi progetti urbani più che all'ampliamento devono puntare alla 'ricucitura' e al miglioramento dell'esistente. Magari approfittando dei tanti spazi inutilizzati come l'ex ospedale Forlanini o i depositi dell'Atac per dare alla città quelle funzioni urbane di cui è priva».

Ma non solo. La vicenda dell'Hilton ha infatti molto da dire anche sulle grandi opere. Lo dimostrano le argomentazioni addotte a favore del progetto, identiche a quelle che si sentono ripetere a ogni piè sospinto ancora oggi: la necessità di non disperdere un investimento straniero, l'urgenza di una corsia privilegiata anche a costo di non rispettare le regole (magari agendo in deroga), le ricadute positive sull'occupazione, l'impossibilità di avanzare critiche senza passare per retrogradi. Ricorda qualcosa?



LINK ALL'INCHIESTA SULL'ESPRESSO DEL 1955
http://speciali.espresso.repubblica.it/interattivi/sfogli_2013/Hilton/index.html

 

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