BRACCIO DI FERRO SULLA GOOGLE-TAX: L’EUROPA PROVA A SPILLARE QUATTRINI, MA LA STRADA E’ TUTTA IN SALITA - IL MOTORE DI RICERCA NEL MIRINO DEL COMMISSARIO ALLA CONCORRENZA ALMUNIA PER LA “POSIZIONE DOMINANTE”: INCUBO MEGAMULTA DA 47 MILIARDI DI DOLLARI - FISCALITA’ E COPYRIGHT GLI ALTRI FRONTI APERTI: GOOGLE NEWS DEVE PAGARE I DIRITTI AGLI EDITORI DEI SITI DI INFORMAZIONE? - HOLLANDE E MERKEL NON MOLLANO L’OSSO…

Marco Magrini per il "Sole 24 Ore"

Posizione dominante e anticoncorrenziale. Elusione del fisco negli Stati membri. Battaglia sul copyright. Sono almeno tre, i fronti aperti nella contesa che oppone l'Europa al colosso multinazionale di questi tempi digitali: la società Google Inc. La quale, capace di abbracciare 160 domini internet di altrettanti Paesi del mondo con la forza dei suoi algoritmi, non può permettersi di cedere su nessun fronte di battaglia. Pena un dòmino di altrettante disfide - legali o diplomatiche - in altre legislazioni del mondo.

Antitrust. Che la società cofondata e guidata da Larry Page abbia una posizione dominante nel mercato pubblicitario dell'internet search, è lapalissiano: controlla oltre il 90%. Ma alcuni rivali, in primis Microsoft, che compete col suo motore Bing, sostengono che Google ne abusa. È da luglio, che la diplomazia della multinazionale si è seduta al tavolo del commissario Joaquín Almunia, nel tentativo di raggiungere un accordo. Che, sin qui, non è arrivato.

Il dito del commissario europeo è puntato sui risultati delle ricerche sul motore Google, dove i servizi della società californiana - da Google Maps a Google+ - appaiono in risalto su quelli della concorrenza. Com'è facile capire, si tratta di questioni che appena quindici anni fa - Google è stata fondata nel settembre del '98 - non esistevano neppure. «Dal punto di vista tecnico, il negoziato non è semplice», ha detto Almunia due mesi fa, nel segnalare una certa impazienza. In assenza di un accordo, la Ue potrebbe multare Google fino al 10% del suo fatturato globale annuale, che l'anno scorso è stato di 47 miliardi di dollari.

Una simile decisione da parte delle autorità antitrust europea non influenzerebbe certo quella americana, a maggior ragione adesso che la Federal Trade Commission si prepara a chiudere due anni di investigazioni sullo stesso tema: se aprirà una causa contro Google, si saprà nei prossimi giorni. Al che, potrebbero essere gli americani a influenzare gli europei.

Fiscalità. Anche sulla questione fiscale, Usa e Ue hanno un problema analogo, ma di segno opposto. I colossi del business digitale (Google, ma anche Apple, Amazon o Microsoft) non importano in America gli utili fatti all'estero, per schivare la tassa federale del 35%. In Europa invece, dirottano i proventi dei singoli mercati in una holding europea che sta in uno Stato membro a bassa fiscalità (Irlanda, Lussemburgo), che a sua volta li spedisce in gran parte a società controllate che detengono in portafoglio i brevetti di proprietà, ovviamente dislocate in paradisi fiscali (Bahamas, Bermuda). Attenzione: non c'è nulla di illegale. Ma, in entrambe le sponde dell'Atlantico, ci sono legislatori a cui prudono le mani.

Copyright. In compenso, dalla Germania potrebbe arrivare la risposta di un Parlamento a una domanda che - di nuovo - poco più di un decennio fa sarebbe stata senza senso: Google deve pagare un ancillary copyright - un copyright ausiliario - agli editori?
Quest'altra partita, che ha visto un recente vertice fra capi di Stato - il presidente della Francia François Hollande e il presidente della repubblica digitale di Google, Eric Schmidt - verte sul servizio Google News, che aggrega i titoli dei giornali online. Gli editori, inclusa l'italiana Fieg, sostengono che Google deve redistribuire alla carta stampata una fetta dei suoi vasti ricavi pubblicitari.

Per spiegare il contesto, basti dire che, secondo la World Association of Newspapers, fra il 2005 e il 2011 i ricavi pubblicitari dei giornali di tutto il mondo sono calati da 195 a 76 miliardi di dollari. E che i ricavi dei giornali dalla pubblicità online sono cresciuti, nello stesso periodo, da 2 a 3,2 miliardi.

«Ogni mese, Google porta quattro miliardi di click ai siti degli editori di tutto il mondo. Di questi, un miliardo di click arriva da Google News», risponde Simona Penseri, direttrice della comunicazione a Google Italy Srl. «Ma ricordo anche che su Google News non c'è pubblicità, quindi Google non trae profitto da Google News».

Il Bundestag sembra comunque intenzionato ad andare avanti con la legge (che qualcuno ha battezzato «Google Tax»), già approvata da un ramo del Parlamento. Schmidt, dopo il vertice con Hollande, ha detto al New York Times che le trattative in corso in Francia approderanno a un accordo. Ma non si capisce su cosa: «Non possiamo pagare per contenuti - ha dichiarato Schmidt - che non ospitiamo (nei nostri server)».

Dalla sua, la multinazionale ha i principi indiscutibili della libertà di parola e di espressione, peraltro amplificati dal nuovo mondo digitale. Il quale, spontaneamente avverso alle regolamentazioni, deve ancora venire a patti col mondo analogico che conoscevamo.

 

google-logoSERGEY BRIN E LARRY PAGE FONDATORI DI GOOGLE jpegSergey Brin e Page Larryalmuniaamazon logologo appleFRANCOIS HOLLANDE

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