ursula von der leyen

CE LO DICE L’EUROPA (COSA PRODURRE)! – BRUXELLES SI STA PREPARANDO ALL’ECONOMIA DI GUERRA: SECONDO IL PIANO DELLA COMMISSIONE EUROPEA, CHE DOVRÀ PASSARE AL VAGLIO DEL PARLAMENTO E DEL CONSIGLIO, BRUXELLES POTREBBE ORDINARE AI PAESI MEMBRI DI COSTITUIRE RISERVE STRATEGICHE DI UN DETERMINATO BENE. SI RISERVEREBBE PURE IL DIRITTO DI IMPORRE CERTE PRODUZIONI PRIORITARIE. ALLA FACCIA DELLA LIBERTÀ D’IMPRESA…

Alessandro Giorgiutti per “Verità & Affari”

 

URSULA VON DER LEYEN

L’Europa si sta preparando ad uno scenario da economia di guerra nel quale le autorita comunitarie potranno decidere che cosa le aziende dovranno produrre.

 

La Commissione europea presentera a meta mese la proposta di uno “strumento di emergenza per il mercato interno” che amplierebbe notevolmente i suoi poteri sugli Stati ma anche sul comparto privato in caso di emergenza.

 

Secondo questo piano, che dovra passare al vaglio dell’Europarlamento e del Consiglio dei ministri della Ue, Bruxelles potrebbe ordinare ai paesi membri dell’Unione di costituire riserve strategiche di un determinato bene e si riserverebbe il diritto di decidere come distribuirle. Inoltre, la Commissione interverrebbe direttamente nella vita delle aziende, imponendo certe produzioni che avrebbero la priorita su qualsiasi altro ordine.

 

PROCEDURA PER GRADI

thierry breton mostra in tv il passaporto vaccinale

Il documento, al quale sta lavorando il commissario per il mercato interno, il francese Thierry Breton, e del quale il quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung ha anticipato i punti principali, prende le mosse dall’esperienza della pandemia, quando l’Europa si trovo in grande difficolta nell’approvvigionarsi, di volta in volta, di mascherine, medicinali, vaccini.

 

La guerra in Ucraina ha rafforzato la convinzione che sia necessario disporre di strumenti eccezionali per far fronte alla possibile scarsita di beni e servizi chiave. La legge europea sui semiconduttori, che e precedente all’invasione russa dell’Ucraina, andava gia in questa direzione.

 

EMMANUEL MACRON THIERRY BRETON

Nei fatti, la Commissione immagina una procedura in più fasi, che dalla “normalità” passi alla “crisi acuta” attraverso tappe intermedie. In tempi normali, la Commissione si limiterebbe a monitorare i casi in cui è possibile che si verifichino strozzature nei canali dell’offerta.

 

Su raccomandazione di un organo consultivo che comprenderebbe anche rappresentanti degli Stati membri, Bruxelles potrebbe poi dichiarare la modalità di “vigilanza”. In questa situazione, la Commissione potrebbe richiedere alle aziende informazioni sull’organizzazione del lavoro e altri dati, nonché ordinare ai paesi la costituzione di riserve strategiche di un bene considerato a rischio.

 

g7 in germania ursula von der leyen

In modalita “crisi acuta”, infine, Bruxelles raccomanderebbe ai 27 membri come distribuire tra di loro le riserve accumulate da ciascuno.

 

L’obiettivo sarebbe quello di evitare il “ciascun per se”, come quando, a inizio pandemia, alcuni Stati vietarono l’esportazione di mascherine ai paesi vicini. Ma non basta.

 

Bruxelles chiede il potere di riorganizzare le catene di approvvigionamento e la produzione. Vorrebbe poter prescrivere la costruzione di nuovi impianti e imporre alle aziende che cosa produrre. Le sue richieste avrebbero la priorita su altri ordini: i contratti gia firmati dalle aziende con clienti e fornitori passerebbero in secondo piano.

 

L’ESPERTO: NON CON DIRIGISMO

MARIO DRAGHI URSULA VON DER LEYEN MEME

Un’ingerenza profonda nella liberta d’impresa, che la Commissione condiziona al rispetto di alcuni criteri (le aziende non dovranno subire un danno economico, la situazione dovra essere abbastanza grave da giustificare l’eccezionalita della misura) ma che ritiene necessaria. Lo e davvero?

 

Secondo Gianclaudio Torlizzi, esperto di materie prime e fondatore della societa di consulenza T- Commodity, lo e, anche se sarebbe preferibile che la Commissione, «che finora non si e dimostrata all’altezza delle sfide», si limitasse a formulare delle linee guida, lasciando poi l’attuazione dei piani di emergenza agli Stati nazionali.

 

Gianclaudio Torlizzi,

«Non mi scandalizza quel documento. Dazi, controllo dei capitali, e una maggiore presenza dello Stato nell’economia saranno le nuove linee guida per la politica del futuro. Il vecchio modello economico occidentale non funziona piu, perche non possiamo far piu affidamento su due cardini che hanno garantito lo sviluppo negli ultimi anni, cioe il gas russo a basso costo e i semi- conduttori asiatici a basso costo. In questo scenario di spaccatura delle supply chains, l’Europa dovra adottare politiche per attirare capitali esteri in grado di finanziare investimenti in capacita produttiva».

 

PARADIGMA ROVESCIATO

Proprio per questo, secondo Torlizzi, le banche centrali si stanno preparando ad alzare i tassi d’interesse a livelli piu alti di quelli che attualmente il mercato sta scontando.

 

«Il paradigma degli ultimi trent’anni sara rovesciato: dal binomio tassi d’interesse bassi e austerita fiscale, si passera a una politica monetaria restrittiva e, auspicabilmente, a una politica fiscale espansiva».

giancarlo giorgetti thierry breton

 

Rimane tuttavia la dipendenza del vecchio continente dai paesi produttori di materie prime. «Vinceremo questa guerra se saremo capaci di cooptare nella nostra zona di influenza un buon numero di questi paesi, penso specialmente al Nord Africa. E comunque anche in Europa le materie prime non mancano, ma per sfruttarle bisognerebbe rinunciare all’ipocrisia green che pretende energia a basso costo ma non vuole le miniere sotto casa»

 

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