petrolio

IL CROLLO DEL PREZZO DEL PETROLIO (SOTTO I 40 DOLLARI A BARILE) SCUOTE LE BORSE MONDIALI: SI TEMONO FALLIMENTI A CATENA DEI COLOSSI PETROLIFERI CHE HANNO CONTRATTO PESANTI DEBITI QUANDO IL PETROLIO VALEVA PIÙ DEL DOPPIO

Federico Rampini per “la Repubblica”

 

petrolio isis iraq pozzi finanzapetrolio isis iraq pozzi finanza

Crisi cinese, cambiamento climatico, guerra allo Stato Islamico: c’è davvero un riassunto di tutti i macro-eventi mondiali, dietro il nuovo crollo del prezzo del petrolio. Scendendo a tratti sotto i 40 dollari il barile, il greggio ha raggiunto un nuovo minimo. Bisogna risalire a sette anni fa, al febbraio 2009, cioè al baratro della grande crisi, per ritrovare un prezzo così basso.

 

L’analogia col 2009 oggi si può estendere ad una sola delle concause di questo crollo: il rallentamento della crescita cinese, che trascina con sé altre nazioni emergenti, riduce fisicamente il consumo di energia e quindi ha un effetto depressivo dal lato della domanda. Ma le altre concause sono nuove, non esistevano o erano poco rilevanti nel 2009. E il nervosismo dei mercati finanziari va visto anche alla luce di quel che dovrebbe accadere fra una settimana esatta: il primo rialzo dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve, la fine di un settennato eccezionale in cui la banca centrale americana tenne i suoi tassi direttivi inchiodati a quota zero.

 

re salman al saud arabia saudita petroliore salman al saud arabia saudita petrolio

Il petrolio non è l’unica materia prima a scendere. Lo seguono abbastanza da vicino altre energie fossili che sono concorrenti o parzialmente sostitutive, dal gas al carbone. Tutta l’industria energetica è sotto shock. Le Borse temono un’ondata di fallimenti tra le società petrolifere, molte delle quali hanno contratto pesanti debiti quando il petrolio valeva più del doppio.

 

Quindi c’è anche un rischio di contagio nel settore finanziario, se si moltiplicano i default. Questo spiega perché le Borse vedano il mezzo bicchiere vuoto invece del mezzo pieno (ieri cali tra l’1-2% su tutti i listini con Milano peggiore d’Europa). Il calo del costo dell’energia è un bene per i consumatori e per tutti quei settori industriali, o economie nazionali, che sono degli acquirenti o importatori netti. Al momento però le Borse fissano l’attenzione sul mondo dell’energia, dove si avvertono scricchiolii sinistri.

la quota di produzione di petrolio dell opecla quota di produzione di petrolio dell opec

 

L’ultima accelerazione nel crollo del petrolio – un fenomeno già in atto da 18 mesi – è avvenuta dopo la riunione Opec di venerdì scorso. Ci si aspettava che l’Arabia Saudita tagliasse la sua produzione, per rispondere al calo della domanda e del prezzo. Invece niente. L’Opec non ha più il potere di mercato di qualche decennio fa e tuttavia il suo “liberi tutti” segnala che si incattivisce la sfida tra le due potenze regionali più importanti del Golfo, cioè l’Arabia Saudita e l’Iran.

 

Quest’ultimo può aumentare la sua produzione grazie all’accordo sul nucleare che ha iniziato a normalizzare le relazioni fra Teheran e l’Occidente. L’Arabia Saudita è decisa a contrastare il ritorno in forze dell’Iran sulla scena mondiale. La gara a chi produce più petrolio – per ridurre gli incassi del vicino e rivale – è la “prosecuzione” in chiave economica di quella guerra vera e propria che Arabia e Iran combattono per procura, in Siria e in Iraq. Sunniti contro sciiti. Una delle ragioni per cui l’isolamento dello Stato Islamico è meno reale di quanto si creda.

 

la produzione di petrolio americano la produzione di petrolio americano

Un’altra guerra tutta economica, è quella che l’Arabia saudita conduce anche per rallentare l’ascesa della nuova superpotenza energetica: gli Stati Uniti. Grazie alle rivoluzioni tecnologiche del fracking e delle trivellazioni orizzontali, gli Stati Uniti hanno già superato la Russia nella produzione di gas e possono sorpassare l’Arabia nel petrolio, secondo le proiezioni dell’Agenzia Internazionale dell’Energia. L’Arabia ha interesse a vedere fallire il maggior numero possibile di società petrolifere americane.

 

Un gioco pericoloso, però, perché anche la stabilità politica della monarchia saudita è legata alla sua rendita petrolifera. In quanto al cambiamento climatico, l’effetto El Nino aumenta le temperature stagionali in America e riduce i consumi. Resta infine il clima psicologico, i nervi tesi dei mercati, nella settimana del conto alla rovescia prima dell’annuncio Fed. Un modesto +0,25% nei tassi d’interesse non sarà la fine del mondo. Ma è pur sempre la fine di un’èra durata sette anni, l’inizio di un percorso in senso inverso nel costo del denaro. Per quanto sia una mossa annunciata, la psiche degli investitori può sempre riservare sorprese.

shale oil estrazione petrolioshale oil estrazione petrolio

 

 

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