1- CALTA IN UNICREDIT: TUTTO EBBE INIZIO DIECI GIORNI FA QUANDO GHIZZONI E PALENZONA SALIRONO AL QUIRINALE PER UN COLLOQUIO CON NAPOLITANO AFFINCHÈ LA BANCA NON CADESSE IN MANI STRANIERE. DA QUEL MOMENTO SONO INIZIATE LE PRESSIONI DI PALENZONA SULL’AMICO CALTARICCONE PER RAFFORZARE LA CORDATA DEI “PATRIOTI” 2- METTENDO I PIEDI IN UNICREDIT CALTA AGGUANTA MEDIOBANCA, RCS E SI RAFFORZA NELLE GENERALI DOVE GIÀ È VICEPRESIDENTE (ANSIE NEI SALOTTI DELLA FINANZA MILANESE) 3- LUCA IL FERROVIERE HA UN PROBLEMA: UNA CARENZA DI CASSA DA QUI AL 2013 DI 150 MILIONI 4- IL PROBLEMA DI MAURO MORETTI È INVECE DI LICENZIARE ALCUNE MIGLIAIA DI FERROVIERI 5- LA CATENA SPAGNOLA DEI SUPERMERCATI MERCADONA STA PER SBARCARE IN ITALIA 6- DOPO LA FASE “SALVA-ITALIA” PROTAGONISTA MONTI, E LA FASE 2 “CRESCI-ITALIA” CAVALCATA DA CORRADINO PASSERA, STA PER APRIRSI LA FASE 3 “VENDI-ITALIA” DI GRILLI 7- I SOCI DI CAI SONO MOLTO GRATI AL PRESIDENTE DELL’ANTITRUST GIOVANNI PITRUZZELLA

1- CALTA IN UNICREDIT: TUTTO EBBE INIZIO DIECI GIORNI FA QUANDO GHIZZONI ACCOMPAGNATO DAL MASSICCIO PALLENZONA È SALITO AL QUIRINALE PER UN COLLOQUIO CON NAPOLITANO
Se volete leggere il più bel ritratto di Francesco Gaetano Caltagirone, per gli amici Caltariccone, dovete risalire al 4 giugno del '96 quando Francesco Merlo con la sua barocca scrittura ha raccontato la storia personale dell'imprenditore romano che oggi riempie le prime pagine dei giornali economici.

In quell'affresco si scoprivano gli interessi artistici del Calta e la sua cultura così vasta che portava gli amici a chiamarlo "Treccani". A distanza di quasi quindici anni la biografia va aggiornata e tra le passioni di questo 69enne protagonista della vita romana bisogna aggiungere il capitolo che è stato scritto ieri con l'annuncio del suo ingresso nell'azionariato di Unicredit.

Non si sa ancora l'entità della sua quota e c'è chi parla che abbia cacciato dalle sue tasche tra i 200 e i 400 milioni di euro, probabilmente il giusto è una via di mezzo, una cifra comunque imponente che ha raggranellato liberandosi di oltre il 3% delle azioni detenute in MontePaschi.

Ieri sera intorno alle 21,30 sul sito "Soldi Online" si leggeva che una settimana fa il Calta aveva venduto altri 93,8 milioni di azioni scendendo sotto il 2% nel capitale della più antica banca italiana.

Tra una manciata di cantucci e un bicchiere di vinSanto i contradaioli che siedono nei bar della piazza del Palio si stanno rassegnando all'idea di perdere il cavaliere bianco e di origini siciliane che avrebbe potuto rimettere in sesto i conti della banca. Da almeno un anno si erano abituati a conteggiare le operazioni di trading di Caltariccone che a giugno dell'anno scorso si era liberato di un enorme pacco di titoli per poi ricomprarli a settembre.

Adesso non importa capire se mettendo i piedi in Unicredit abbia voluto schiaffeggiare il nuovo management di MontePaschi e tirarsi indietro rispetto a una prospettiva che, nonostante il balzo in Borsa nell'ultima settimana, lascia molti dubbi sul futuro della banca.

Di sicuro la fine del sodalizio con il tandem Mussari-Vigni e l'idea che prima o poi MontePaschi avrà bisogno dei soldi dello Stato ha indotto Caltariccone a fare un altro gioco. Lasciata la spettacolarità del Palio di Siena con i cavalli azzoppati, è giunto il momento di esercitarsi al biliardo, un gioco complesso di cui nemmeno il giornalista Merlo conosceva la passione e che il Calta ha cominciato con le biglie dorate del portafoglio in una carambola a tre sponde.

Infatti mettendo i piedi in Unicredit agguanta Mediobanca, Rcs e si rafforza nelle Generali di Trieste dove già è vicepresidente. Questa prospettiva genera preoccupazioni nei salotti della finanza milanese, e non a caso il "Corriere della Sera" si preoccupa di sottolineare in un corsivo che "appare improprio parlare di nuovi salotti oppure immaginare fantasmagorici piani di aggregazioni fra aziende...salotto e mercato non si sposano più.

Ci sarà tempo per vedere gli effetti della marcia milanese del Calta su piazza Cordusio dove si va a piazzare accanto agli altri imprenditori come Maramotti, Del Vecchio, De Agostini e Pesenti intenzionati a sottoscrivere l'aumento di capitale di Unicredit che si chiude questa sera.

Anche Dieguito Della Valle è salito sul pennone della bandiera italiana che appare nell'orrenda e ossessiva campagna pubblicitaria di questi giorni. Lo scarparo marchigiano, che sembra aver acquistato qualcosa intorno al 2%, potrà insieme a Caltariccone ritrovarsi nel salotto di piazza Cordusio dal quale si accede a Mediobanca, Rcs e Generali (dove Dieguito siede per volontà di Cesarone Geronzi senza avere cacciato il becco di un quattrino).

Il "nocciolino italiano" al quale bisogna aggiungere il peso ridotto al 12% delle Fondazioni potrà bilanciare la presenza degli investitori stranieri (libici, tedeschi, americani e di Abu Dhabi) e potrebbe garantire (in linea per adesso del tutto teorica) la continuità del management guidato da Federico Ghizzoni e dai suoi alani.

C'è da chiedersi comunque quale sia stata la molla che ha indotto Caltariccone a esercitarsi sul biliardo nella carambola a tre sponde. E qui Dagospia nella sua infinita miseria non può ignorare ciò che è avvenuto esattamente dieci giorni fa quando Ghizzoni accompagnato dal massiccio Pallenzona è salito al Quirinale per un colloquio con Napolitano. In molti ambienti e soprattutto alla Banca d'Italia e al Tesoro l'udienza fu considerata "irrituale", perché non era mai successo che durante una bufera di Borsa sui titoli di due primarie banche italiane un Presidente della Repubblica ricevesse il vertice di Unicredit che per difendersi aveva annunciato un aumento di capitale.

In quelle ore qualcuno ha ricordato che l'ultimo incontro di Pallenzona al Quirinale risaliva al marzo dell'anno scorso quando nella sua veste di presidente di Aeroporti di Roma accompagnò Benetton, Toti e il socio di Singapore per consegnare una targa al Capo dello Stato. Ma quella era una cerimonia pubblica, mentre l'incontro a tre con i titoli di MontePaschi e Unicredit che agonizzavano, era destinata ad assumere un carattere particolare.

Nessuno è autorizzato a insinuare che il Presidente della Repubblica abbia suggerito soluzioni di tecnica finanziaria per Unicredit, ma di sicuro avrà chiesto lumi sul futuro della grande banca milanese ed europea per sincerarsi che non cadesse in mani straniere. Una specie di moral suasion, garbata e discreta, di cui Pallenzona ha fatto tesoro ed è credibile che da quel momento siano iniziate le pressioni sull'amico Caltariccone per rafforzare la cordata dei patrioti da far salire sul pennone di piazza Cordusio.

L'ex-camionista di Novi Ligure che ha le mani e i piedi dentro Unicredit e Mediobanca ha sempre avuto un feeling particolare con il Calta che in un'intervista del 17 marzo al "Corriere della Sera" ha definito "imprenditore cartesiano, senza fronzoli, ma soprattutto un uomo libero".

Per quanto approssimativa questa ricostruzione può spiegare almeno in parte la "riconversione" del Calta per arrivare da Siena a Milano, e trova conferma nello strappo vertiginoso che Unicredit ha avuto dopo l'udienza al Quirinale. Caltariccone che ha dato ordine al suo collaboratore Fabio Corsico di lanciare secchi "no comment" ha fatto comunque una carambola di potere ed è riuscito a ingannare chi pensava che dopo le vicende Bnl-Unipol e i dolori di MontePaschi, dismettesse per sempre i panni del banchiere.

Adesso può diventare insieme all'amico poco cartesiano Pallenzona il punto di equilibrio della nuova Unicredit.

2- LUCA IL FERROVIERE HA UN PROBLEMA: UNA CARENZA DI CASSA DA QUI AL 2013 DI 150 MILIONI - IL PROBLEMA DI MAURO MORETTI È INVECE DI LICENZIARE ALCUNE MIGLIAIA DI FERROVIERI
Gli uscieri delle Ferrovie dello Stato non riescono a capire perché Moretti e Montezemolo siano così depressi.

Ieri hanno teso le orecchie per seguire il consiglio di amministrazione di Ntv che si è svolto a poche decine di metri dal palazzo-obitorio delle Ferrovie e al termine hanno appreso dai loro colleghi in divisa sgargiante che entro la fine di marzo i supertreni "Italo" inizieranno a correre sulla tratta Milano-Napoli.

Questa notizia era stata anticipata da Dagospia con l'indicazione del giorno 18 per l'inizio della grande avventura, ma è probabile che ci sia un piccolo slittamento di qualche giorno. Sembra infatti che il sito per la vendita online dei biglietti di Ntv a partire dalla prossima settimana abbia ancora qualche problema di messa a punto. L'annuncio comunque non è stato fatto da Luchino & Company con grandi squilli di tromba e la spiegazione va cercata nella parte finale del comunicato emesso ieri al termine del Consiglio dove si legge che i soci hanno approvato "tutte le azioni necessarie finanziarie e manageriali".

E qui gli uscieri delle Ferrovie pensano che si nascondano i problemi più grossi per il concorrente poiché - come spiega il solito Rosario Dimito su "Il Messaggero" - la società ha una carenza di cassa da qui al 2013 di circa 150 milioni. I vari Luchino, Della Valle, Punzo, Sciarrone e gli altri soci (Intesa, Sncf, Generali, Bombassei) sarebbero disposti a tirar fuori 45 milioni mentre il resto arriverebbe da Alstom, la società che ha costruito i supertreni, e paga pegno per il ritardo nella consegna con una specie di anticipazione rimborsabile a dieci anni. Per farla breve Ntv si trova di fronte a un fabbisogno di quattrini che forse è addirittura sottostimato, e che comunque non può contare sulla "coperta" generosa di Corradino Passera che ha lasciato IntesaSanPaolo, il vero finanziatore dell'operazione.

Gli uscieri delle Ferrovie sono comunque curiosi di assistere alla guerra delle tariffe che oggi vede l'azienda di Moretti lanciare offerte da 48 euro per fronteggiare il calo dei passeggeri. Non riescono però a capire perché anche il loro capo sia depresso. In fondo Moretti è riuscito a portare a casa un grande successo grazie al governo e a quel Passera che ha annunciato la "Autorità delle Reti" differendo lo scorporo della Rete a tempi indefiniti.

Luchino ha detto l'altro giorno alla Commissione Trasporti della Camera che la nuova Autorità sarà "un nuovo grande futuro ministero di cui non si è capito molto". Nel palazzo-obitorio, dove sono in molti a condividere questa opinione, sembra che si stia già lavorando comunque alla prospettiva dello scorporo della Rete che non è un'idea totalmente nuova poiché tempo addietro Moretti aveva già tentato di vendere almeno la rete elettrica a Terna scaricando sulle spalle di Cattaneo un migliaio di dipendenti.

Ecco, il problema di Moretti è proprio questo: un numero sovrabbondante di operatori che per far quadrare i conti dovrebbe essere ridotto di alcune migliaia. Tre anni fa ci provò con un piano di ristrutturazione che prevedeva il taglio di 2.500 unità e sullo sfondo rimane sempre il problema del macchinista unico. Anche lui come Luchino teme che l'Alta Velocità non basti a far fronte agli impegni futuri e ha paura che dopo i tassisti, i benzinai e gli autotrasportatori anche i ferrovieri dalle divise grigie e un po' logore si sveglino all'improvviso per scendere in piazza.

3- LA CATENA DEI SUPERMERCATI MERCADONA STIA PER SBARCARE IN ITALIA CON L'ACQUISIZIONE DI UNA CATENA ITALIANA
La Spagna sarà pure in crisi ma ieri dai bar di plaza Mayor è arrivata una notizia che fa riflettere.

Sembra infatti che la catena dei supermercati Mercadona stia per sbarcare in Italia con l'acquisizione di una catena italiana che conta attualmente 30 punti vendita. L'idea è di Juan Roig, il 62enne fondatore e presidente di Mercadona, sposato con quattro figli, che è considerato il quinto uomo più ricco di Spagna ed è accreditato da "Forbes" di un patrimonio personale di 2,9 miliardi di dollari.

Il suo nome era già stato accostato al nostro Paese nel 2008 quando Bernardo Caprotti, il patron di Esselunga, sembrava intenzionato a cedere il controllo del suo Gruppo dopo alcuni dissidi con il figlio.

Adesso Mercadona, che conta 1.200 supermercati con quasi 70mila dipendenti e un fatturato di 17,3 miliardi, è pronta a riempire gli scaffali italiani.

4- LA FASE 3 "VENDI-ITALIA" DI GRILLI
Avviso ai naviganti N.1: "Si avvisano i signori naviganti che il pallido viceministro dell'Economia, Vittorio Grilli, è tornato da Londra più colorito del solito.

Sembra infatti che i suoi incontri con i rappresentanti dei fondi BlackRock e di importanti hedge fund come Fidelity, abbiano confortato la sua idea di accelerare la privatizzazione degli asset pubblici italiani.

In un'intervista trasmessa ieri sul canale "Class CNBC" e registrata in un salotto ottocentesco del Connaught Hotel, Grilli che nel '94 fu nominato al Tesoro capo della Direzione privatizzazioni, ha confermato con voce misurata ma sicura la disponibilità dei capitali stranieri.

Così dopo la fase 1 "Salva-Italia" che ha visto Monti protagonista assoluto, e la fase 2 "Cresci-Italia" cavalcata da Corradino Passera, sta per aprirsi la fase 3 "Vendi-Italia".


5- I SOCI DI CAI SONO MOLTO GRATI AL PRESIDENTE DELL'ANTITRUST GIOVANNI PITRUZZELLA
Avviso ai naviganti N.2: "Si avvisano i signori naviganti che i soci di Cai, la cordata dei patrioti in Alitalia, è molto grata al presidente dell'Antitrust Giovanni Pitruzzella per la proroga del monopolio Alitalia-AirOne nei voli nazionali.

Il giornalista Giovanni Dragoni spiega sul "Sole 24 Ore" che la deroga a favore di Cai è prolungata di un anno. E in questo modo il presidente dell'Antitrust Pitruzzella sembra seguire fedelmente le orme di Tonino Catricalà, che Dagospia ha soprannominato CatricaLetta (un nomignolo scherzoso sul quale ieri sera Marco Travaglio ha giocato a lungo nella trasmissione di Michele Santoro senza attribuirne la paternità a quel sito disgraziato di Dagospia)".

 

FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE - copyright PizziMUSSARI VIGNI Unicredit piazza CordusioDIEGO DELLA VALLE leonardo_delvecchioFEDERICO GHIZZONI Palenzona Moretti e MontezemoloGIORGIO NAPOLITANO ITALO IL TRENO DI NTV Gianni Punzogiuseppe sciarrone ad NTV lap2CORRADO PASSERA Juan RoigVITTORIO GRILLI

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