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CHE CAOS SUL GAS! - TANTO PER CAMBIARE, L’EUROPA VIAGGIA IN ORDINE SPARSO, E LE SOCIETÀ ENERGETICHE NON SANNO CHE FARE: VOGLIONO CHE DALL’UE ARRIVI UN CHIARO PARERE LEGALE PER RIPARARSI DAI CONTENZIOSI, MA NEL FRATTEMPO SONO PRONTE A SEGUIRE LA PROCEDURA DEL DOPPIO CONTO CORRENTE - IL CASO DELLE PAROLE DI CINGOLANI, CHE HA APERTO AL PAGAMENTO IN RUBLI, AGITA PALAZZO CHIGI: DRAGHI L’HA MANDATO A SMENTIRE SUBITO, MA LA COMMISSIONE UE NON È SEMBRATA MOLTO CONVINTA…

1 - CINGOLANI E IL REBUS "CONTO K": «SIAMO IN LINEA CON I PARTNER»

Roberta Amoruso per “il Messaggero”

 

VLADIMIR PUTIN

L'Italia è pronta a pagare il suo gas in rubli? Per un attimo, e anche qualcosa in più, è sembrato davvero ieri che il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, fosse scivolato sulla buccia di banana che da giorni vanno scansando i principali Paesi europei da quanto Putin si è inventato il doppio conto corrente, il conto K, che trasforma i pagamenti in arrivo dall'Europa in euro, in rubli nel tentativo di aggirare le sanzioni.

 

Da allora Bruxelles ha di fatto vietato i pagamenti in rubli, ma poi ha diffuso delle Faq, Frequently asked questions, in cui di fatto lasciava mano libera alle singole aziende europee di trattare con Gazprom i pagamenti da fare eventualmente sul conto K, rigorosamente in rubli, a patto che non siano violati i paletti delle sanzioni.

 

GAZPROM

Cosa che sta puntualmente avvenendo visto che almeno dieci conti europei sarebbero già stati aperti presso Gazprombank. Altra cosa, però, è aprire ai pagamenti in rubli, come riportato ieri dal Politico facendo riferimento a un colloquio con il ministro: «Penso che sarebbe bene per qualche mese, almeno, permettere alle aziende di andare avanti e pagare in rubli, mentre comprendiamo il quadro giuridico e le implicazioni». Sono in molti a essere saltati sulla sedia, soprattutto a Bruxelles.

 

LA ROTTA

 L'articolo pubblicato da Politico dal titolo Italy open to paying for Russian gas with rubles, si sono affrettati a puntualizzare dal Mite, «è fuorviante e non corrisponde alla posizione espressa dal ministro Cingolani» che «non ha mai aperto ad un pagamento in rubli».

 

roberto cingolani

L'interpretazione autentica del colloquio, precisano fonti del Mite, è che in attesa che si definisca unitariamente, a livello di Ue, la posizione sui pagamenti, lo schema euro/rubli che prevede che le imprese paghino in euro, al momento non lascia ravvisare una violazione delle sanzioni stabilite il 24 febbraio.

 

Quindi finché l'Europa non dice che il conto K viola le sanzioni, non c'è motivo di escluderne l'utilizzo. Per quanto questa modalità è considerata «una violazione contrattuale», come ribadito ieri il premier Mario Draghi nel corso della conferenza strampa sul nuovo Decreto energia, aggiungendo che «è in attesa, al più presto, che arrivi un parere legale dall'Europa» in proposito. Prima dell'appuntamento di metà maggio in cui le big oil dovranno pagare i loro conti.

 

LA NEBBIA EUROPEA

cingolani franco draghi giorgetti giovannini orlando

A stretto giro era arrivata ieri, nel pomeriggio, la reazione dell'Europa. Il ministro della Transizione ecologica «Cingolani ha già detto chiaramente che non ci saranno pagamenti in rubli», ha precisato la commissaria Ue Kadri Simson in conferenza stampa riferendosi alle dichiarazioni riportate dal Politico: «È una notizia fuorviante», ha detto Simson parlando di un incontro con Cingolani avuto «venerdì scorso» in cui gli è stato «spiegato bene che le compagnie europee che hanno siglato contratti che prevedono il pagamento del gas in dollari o euro, come succede nel «97%» dei contratti interessati, possono continuare a rispettare i loro «obblighi contrattuali senza che ci sia violazione delle sanzioni, ha aggiunto.

 

E ancora: «Le compagnie che rispettano i contratti» con fornitori russi «hanno tutto il diritto di rifiutare proposte unilaterali russe» riguardo ai contratti, «che sono firmati».

gazprombank 2

Il punto è che «noi siamo in linea con l'Europa» ma rimane «una zona grigia», per usare le parole del ministro Cingolani nella conferenza stampa serale sul Decreto. E in effetti il quadro è confuso e non è ancora chiaro se, come prevedibile, dopo i pagamenti in euro o dollari, Putin applicherà un cambio in rubli a suo favore mettendo alla prova la tenuta dei contratti.

 

IL DOPPIO BINARIO

In questo contesto muoversi in ordine sparso in Europa sul gas russo è già un grande rischio. Poi lasciare alle singole aziende l'intera responsabilità di scelte che hanno conseguenze legali e contrattuali precise, ma importanti risvolti politici, è ancora peggio. L'importante è rimanere uniti», ha detto quindi Draghi.

 

I GASDOTTI VERSO L EUROPA

E allora serve una rotta comune più precisa dall'Ue. Perché non pagare, senza il paracadute politico, è il ragionamento del Mite, significa accollarsi un rischio legale ed economico troppo alto anche per una società controllata dallo Stato come Eni, che ha però il 70% diviso tra risparmiatori e fondi, Mentre pagare alla vecchia maniera, e quindi non con il conto K, significa rischiare il taglio delle forniture di gas russo come già successo a Polonia e Bulgaria. Per questo va superata la «zona grigia».

 

2 - MANCANO GARANZIE GIURIDICHE ITALIA PRONTA A PAGARE IN RUBLI

Marco Bresolin per “la Stampa”

 

Sul pagamento del gas russo in rubli regna ancora il caos in Europa. La Commissione continua a ripetere che il meccanismo imposto dal decreto firmato da Vladimir Putin comporta una chiara violazione delle sanzioni, ma alle società energetiche non basta.

mario draghi roberta metsola

 

Vogliono un chiaro parere legale per mettersi al riparo da eventuali contenziosi con Gazprom. E quindi, nel frattempo, sono pronte a seguire la procedura richiesta da Mosca: aprire due conti correnti presso Gazprombank, uno in euro (o in dollari) e uno in rubli, lasciando fare all'istituto di credito russo la conversione nella moneta locale.

 

Il problema è che non c'è ancora una linea comune. Il rifiuto delle società di Polonia e Bulgaria è già costato ai due Paesi l'interruzione delle forniture di gas. La ministra polacca dell'Ambiente, Anna Moswka, ieri ha lanciato un appello ai suoi colleghi durante la riunione del Consiglio Energia: «Non dobbiamo sostenere Gazprombank e l'economia russa».

 

ROBERTO CINGOLANI

Altri Stati sono scettici e propendono per la linea della fermezza, ma per i Paesi che più dipendono dal gas russo il timore di rimanere all'asciutto prevale su tutto. Secondo le informazioni raccolte a Bruxelles, tra questi ci sarebbero Austria, Germania, Ungheria, Slovacchia e secondo alcune fonti anche la Francia. Ma soprattutto c'è l'Italia, come ha confermato ieri Roberto Cingolani (che non era a Bruxelles perché impegnato a Roma per il consiglio dei ministri).

 

La testata "Politico Europe" ha pubblicato un articolo dal titolo "Italia disposta a pagare in rubli per il gas russo" con alcune dichiarazioni del ministro per la Transizione Ecologica che vanno proprio in questa direzione. Il ministero ha definito «fuorviante» l'interpretazione, ma in realtà il senso delle sue parole - come confermato dal suo stesso entourage - è proprio questo: per avere certezza giuridica in merito alla violazione delle sanzioni potrebbero servire mesi, e nel frattempo le aziende si adegueranno al meccanismo previsto dal decreto.

 

gazprombank 2

Versando in euro, ma di fatto pagando in rubli. «Le company di energia dovrebbero accontentarsi del pagamento in euro e nella transazione finale i russi dovrebbero considerare il pagamento in rubli dopo la conversione», ha poi precisato il ministro in conferenza stampa.

 

La commissaria all'Energia, Kadri Simson, non è sembrata molto convinta delle argomentazioni italiane: «Venerdì scorso ho spiegato al ministro Cingolani la posizione della Commissione. Le aziende che rispettano i contratti firmati hanno tutto il diritto di rifiutare la richiesta unilaterale della Russia».

 

URSULA VON DER LEYEN OLAF SCHOLZ MARIO DRAGHI

Il punto, però, è che le linee-guida fornite da Bruxelles non vengono considerate sufficienti dalle società energetiche. O quantomeno dalle società energetiche dei Paesi di cui sopra. La Commissione scrive che la conversione da euro a rubli «potrebbe coinvolgere» la Banca centrale russa «e questo è proibito dalle sanzioni».

 

Alle aziende che comprano gas da Gazprom, però, il condizionale non basta. Vogliono mettersi al riparo da eventuali contenziosi con un chiaro parere giuridico con il quale farsi scudo. La commissaria Simson si è impegnata a fornirlo in tempi brevissimi, prima delle prossime scadenze per i pagamenti, che saranno concentrati tra il 18 e il 25 maggio.

KADRI SIMSON

 

Fonti dell'esecutivo Ue ricordano però che spetta alle autorità nazionali garantire il rispetto delle sanzioni. Un modo per ributtare la palla delle responsabilità nel campo dei governi.

 

Il premier Mario Draghi ha incalzato Bruxelles dicendo di «aspettare con ansia» il parere della Commissione. E ha assicurato che da parte italiana non ci saranno strappi. In tutto ciò, il rischio di un incidente che porti a un'interruzione delle forniture è sempre dietro l'angolo, per questo ieri i ministri dell'Energia hanno discusso degli eventuali piani d'emergenza.

 

putin orban

Ma un embargo sul gas non è all'orizzonte. Oggi Ursula von der Leyen presenterà il sesto pacchetto di sanzioni che prevede un'uscita graduale dal petrolio di Mosca, in vista di un azzeramento entro la fine dell'anno.

 

La Germania e l'Austria hanno dato il via libera, ma l'Ungheria punta i piedi. Il portavoce di Viktor Orban ieri ha ribadito la contrarietà del governo: per superare il veto di Budapest potrebbero essere concesse deroghe. Il confronto tra i rappresentanti dei 27 è previsto per domani, ma il via libera immediato non è affatto scontato.

 

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