CARIGE TRABALLA - DIETRO LA GUERRA PER BANDE TRA BERNESCHI E REPETTO, LA FONDAZIONE RISCHIA DI AZZERARE IL PATRIMONIO

Fabio Pavesi per "Il Sole 24 Ore"

Vista da lontano ha il sapore di una guerra di potere. Dopo il defenestramento dalla guida di Carige di Giovanni Berneschi, chiesto a voce alta da Banca d'Italia, ora tocca alla Fondazione genovese affrontare la tempesta. Un nutrito gruppo di consiglieri (17 su 28) chiede la testa del presidente Flavio Repetto.

Quello stesso Repetto che si è schierato negli ultimi mesi contro Berneschi e che si trova a fronteggiare gli assalti dei berneschiani, con Alessandro Scajola (fratello dell'ex ministro) a capitanare la fronda. Ma vista più da vicino la vicenda genovese non è solo una "guerra per bande" come Claudio Burlando. È la resa dei conti di nodi che vengono al pettine e che riguardano non solo la gestione decennale di Banca Carige ma della stessa Fondazione che è legata a filo doppio all'istituto.

PATRIMONIO GONFIATO
Del resto come non poteva essere per una Fondazione che come nel caso di Mps vive in simbiosi con la banca? Quando si possiede il 47% del capitale di Carige e di fatto non si hanno diversificazioni d'investimento, quel che capita alla banca si ripercuote nel bene e nel male sul suo azionista pesante. Quel che scuote la Fondazione, al di là della "guerra per bande", è ora la messa a rischio del suo stesso patrimonio. Non è azzardato dirlo, basta scorrere i numeri del bilancio.

Su un attivo totale della Fondazione a fine 2012 di 1,45 miliardi; ben 1,37 miliardi sono attribuiti a Banca Carige. Il che vuol dire che il 94% dell'attivo è fatto solo dal valore della banca. Una concentrazione di rischio assoluta. Già perchè quel valore di bilancio è di fatto un valore contabile. Il miliardo e 14 milioni di titoli Carige in mano alla sua Fondazione sono iscritti a bilancio a un valore per azione di 1,35 euro. Ma con la caduta di borsa il mercato valuta oggi quelle azioni poco più di 61 centesimi.

La Fondazione valuta così 1,37 miliardi, la sua partecipazione di peso che in realtà vale sul mercato poco meno di 620 milioni. Ballano 750 milioni. Ovviamente per Cda e sindaci, come avviene in molti casi, non c'è necessità di svalutazione perchè la perdita di valore non è ritenuta duratura. Ma per giustificare quel bilancio approvato dai vertici della Fondazione, il titolo Carige dovrebbe più che raddoppiare i suoi prezzi.

La realtà è che svalutare, anche di poco, Carige vorrebbe dire vedersi erodere il patrimonio netto che ammonta a poco più di un miliardo. Ecco il punto dolens della Fondazione. Se Carige affonda, la Fondazione affonda con essa. Tolto un piccolo investimento in Cdp, non c'è null'altro che Carige nel portafoglio d'investimento della Fondazione. Mani legate quindi e solo la speranza, perchè non tutto vada a rotoli, che prima o poi il titolo dell'istituto ligure si svegli dal torpore. Ma sarà possibile con i conti in rapido deterioramento della banca?

NIENTE DIVIDENDI
Intanto la Fondazione ha dato addio per quest'anno al copioso dividendo da 70 milioni che Carige ogni anno faceva risalire al suo azionista di maggioranza. Con l'esigenza indifferibile di ricapitalizzare la banca, che oggi ha un Core Tier 1 solo del 6,2%, difficile che l'abbondante politica dei dividendi possa foraggiare in futuro la Fondazione. Anche perchè l'opera di pulizia dai crediti malati imposta da Banca d'Italia terrà sotto pressione i conti di Carige per altro tempo.

Gli incagli, tenuti in bonis e che consentivano a Carige di fare utili negli ultimi anni e di dare il dividendo alla Fondazione, sono raddoppiati a 1,47 miliardi in un solo semestre e ormai tutti i crediti deteriorati (4,2 miliardi) valgono il 14,8% del totale dei prestiti. Potrà una banca in queste condizioni recuperare valore e giustificare il bilancio gonfiato della Fondazione? Una domanda che a Genova dovrebbero porsi più spesso.

 

GIOVANNI BERNESCHI FOTO INFOPHOTOberneschi giovanni x Berneschi FLAVIO REPETTO FONDAZIONE CARIGE repetto carige ALESSANDRO SCAJOLA E SIGNORA BANCA CARIGE E LA NUOVA BANCA CARIGE ITALIA

Ultimi Dagoreport

giuseppe conte vladimir putin marco travaglio elly schlein beppe grillo

DAGOREPORT – CARO CONTE... MA PERCHÉ NON TE NE VAI A FARE IN CULO?! - NEL PARTITO DEMOCRATICO CRESCE UNA FRONDA SOTTERRANEA DI CHI VUOLE MOLLARE PEPPINIELLO AL SUO DESTINO DI “RAS-PUTIN” – AL NAZARENO, NONOSTANTE LA LINEA “TESTARDAMENTE UNITARIA” (SENZA M5S NON SI VINCE) DI ELLY SCHLEIN, MOLTI VORREBBERO ANDARE A VEDERE IL BLUFF DELL’EX PREMIER: SE VUOLE INTESTARDIRSI SU POSIZIONI FILO-RUSSE E ANTI-EUROPEE (NO AL FONDO SAFE PER LA DIFESA), FACCIA PURE, MA SAPPIA CHE ANDARE DA SOLO AL VOTO NON CONVIENE AL M5S NE' ALLA SUA OSSESSIONE DI TORNARE A PALAZZO CHIGI (CONTE METTERÀ SEMPRE IL VETO A CHIUNQUE NON SI CHIAMI CONTE) - A CONDIZIONARE IL LEADER M5S NON È DI DI BATTISTA, MA LA LINEA INTRANSIGENTE DI TRAVAGLIO, VERO IDEOLOGO DELLA GALASSIA PENTASTELLATA - LE CHIAMATE DI BEPPE GRILLO AI PIDDINI PER SABOTARE IL "CAMALEONTE CON LA POCHETTE'' - AMORALE DELLA FAVA: ORA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI È PRONTA A PERDERE, IL CENTROSINISTRA NON È PRONTO A VINCERE. 'STO "CAMPO LARGO" A PALAZZO CHIGI DIVENTA CAMPO SANTO IN SEI MESI... - VIDEO

generali philippe donnet luigi lovaglio carlo messina

DAGOREPORT - LE ULTIME SPERANZE DELL’IRRIDUCIBILE LUIGI LOVAGLIO DI SALVARE MPS DALL’OPAS DI INTESA SONO APPESE ALLA FUSIONE CON MEDIOBANCA, CHE INGLOBEREBBE L’OGGETTO DEL DESIDERIO DI TUTTI I PROTAGONISTI DEL RISIKONE: IL 13% DI GENERALI - OLTRE ALLA DELFIN DI MILLERI, A DAGOSPIA RISULTA IN GRAN MOVIMENTO IL CEO DEL LEONE DI TRIESTE, PHILIPPE DONNET, PRESSO I FONDI DI INVESTIMENTO, COME GIÀ SUCCESSE CON LA RESURREZIONE DI LOVAGLIO PER SBARRARE LA STRADA A CALTAGIRONE - SE FALLISSE LA FUSIONE MPS-MEDIOBANCA, A PIAZZA AFFARI C’È CHI IPOTIZZA UN’OPA SU PIAZZETTA CUCCIA, CHI CONGETTURA OPERAZIONI CHE COINVOLGEREBBERO BANCA GENERALI - UNA COSA È CERTA: PIÙ SI ANDRÀ AVANTI E PIÙ L’ASTICELLA DEL RISIKO SI IMPENNERÀ, PERCHÉ SOCI E GRANDI FONDI DOVRANNO SCEGLIERE: MESSINA O DONNET? BANCA INTESA CHE PRENDE LA LEVA DI COMANDO DI GENERALI (SALVO PROBLEMI CON L'ANTITRUST) O TRASFORMARE IL LEONE DI TRIESTE IN UNA VERA PUBLIC-COMPANY?

giuseppe conte donald trump mario draghi joe biden sergio mattarella matteo renzi gennaro vecchione william barr

DAGOREPORT – LA STORIA MAI RACCONTATA DELL'''ASTIO SPUMANTE'' DI GIUSEPPE CONTE VERSO MARIO DRAGHI - IL "TRASFORMISMO DAL VOLTO UMANO" NON HA MAI METABOLIZZATO LA CACCIATA DA PALAZZO CHIGI DEL 2021, DETRONIZZATO DA "SUPERMARIO" PER LA GIOIA DI ANGELA MERKEL, CONTRARIA A FAR GESTIRE I 200 MILIARDI DEL PNRR AL POPULISMO 5STELLE - I TWEET D'AMORE DI TRUMP A "GIUSEPPI" CHE PORTO' IL PREMIER CONTE AD AUTORIZZARE L'INSOSTENIBILE INCONTRO A ROMA DEI VERTICI DEI SERVIZI SEGRETI CON IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA DEGLI STATI UNITI, A CACCIA DI "MAIL IMBARAZZANTI SU HILLARY CLINTON IN POSSESSO DEI RUSSI" - DESTINO VOLLE CHE DOPO SEI GIORNI DAL GIURAMENTO DI BIDEN, LA FAVOLA DI "GIUSEPPI" FINI' ED INIZIO' LA VENDETTA CONTRO "DRAGHI, L'USURPATORE" (OGGI, A PAGARNE LE CONSEGUENZE, E' L'EX SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DI "MARIOPIO", FRANCO GABRIELLI) - VIDEO

la repubblica urbano cairo enrico mentana stefano cappellini theodore kyriakou

DAGOREPORT - SI ACCAVALLANO LE VOCI SUL CORTEGGIAMENTO A ENRICO MENTANA DELL’EDITORE DI ‘’REPUBBLICA’’, THEO KYRIAKOU, CHE INTENDE LANCIARE UNA RETE ALL NEWS-CNN, DIRETTA DAL CONDUTTORE DEL TG LA7 - S’AVANZA ANCHE L’IPOTESI DI UN ''DOPPIO MENTANA'': TV E DIRETTORE EDITORIALE DI “REPUBBLICA” - COSÌ IL MAGNATE GRECO SALVEREBBE CAPRA E CAPPELLINI (ALL’80% CONFERMATO ALLA DIREZIONE) - TRA MENTANA E IL PROPRIETARIO DI "ANTENNA GROUP", CI SAREBBE IL MACIGNO DELLA CLAUSOLA DI NON CONCORRENZA CHE RISCHIA DI TENERLO LONTANO DA UN ALTRO INCARICO PER UN ANNO E MEZZO - CHICCO DICE CHE QUESTA CLAUSOLA “NON C’È” - BENE, SE ‘’NON C’È’’, ALLORA NON SI COMPRENDE LA STIZZA RABBIOSA DELLA SUA LETTERA INVIATA AL “FOGLIO”, CONTRO L’EDITORE DE LA7, URBANETTO CAIRO… - VIDEO