CARTE DI ILLECITO - TOCCA RASSEGNARSI: IL GRANDE FRATELLO È GIÀ REALTÀ: SIAMO SPIATI 24 ORE SU 24 - NON SOLO FACEBOOK, MA ORA ANCHE MASTERCARD E AMERICAN EXPRESS TRASMETTONO I DATI DELLE TRANSAZIONI DEI PROPRI CLIENTI ALLE AZIENDE PER COMPIERE RICERCHE DI MERCATO ANCHE SE IN FORMA ANONIMA E PER ORA SOLO NEGLI USA…

1 - MASTERCARD STUDIA COME VENDERE I PROFILI DEI CLIENTI...
Francesco Semprini per "La Stampa"

Un «grande fratello» dei consumi in grado di penetrare nelle abitudini di spesa dei cittadini e metterle a disposizione del commercio. E' questo, in sintesi, il programma al quale sta lavorando MasterCard, ovvero analizzare le transazioni compiute dai suoi clienti per aiutare chi sponsorizza prodotti e servizi a individuare un obiettivo di pubblico ben preciso. E' un modo per generare profitti dalla gestione della immensa banca dati di attività di cui dispone il colosso delle carte di credito che ogni anno gestisce circa 34 miliardi di transazioni.

Forte di questo «tesoro» di informazioni, MasterCard ha così pensato di definire profili di consumatori in base alle abitudini di spesa associando ai possessori di carta di credito prodotti e servizi che sono più inclini ad utilizzare. Già lo scorso anno il gruppo finanziario aveva fatto un tentativo in questo senso, ma era stato costretto a rimandare a tempi migliori, a causa delle obiezioni di carattere legale e regolamentare sul trattamento dei dati, sollevate dalle autorità. Il funzionamento del «grande fratello» del consumo è spiegato in una campagna pubblicitaria online dal titolo «Analizzare a fondo le informazioni di MasterCard per capire chi compra cosa durante le festività».

La società processa miliardi di operazioni di acquisto, cercando di individuare, ad esempio, quali consumatori sono più inclini ad acquistare prodotti di elettronica o beni di lusso. «La pietra miliare di tutte le nostre soluzioni sono i dati sulle transazioni», spiega Susan Grossman, vicedirettore «media solution» di MasterCard. Il colosso delle carte di credito conferma al Financial Times di aver lanciato il programma lo scorso febbraio e assicura che «si impegnerà a tutelare la privacy dei titolari».

Le informazioni che vengono trasmesse ai «marketer», infatti, sono anonime e vengono aggregate per gruppi di potenziali clienti piuttosto che gestite singolarmente. I dati raccolti da MasterCard inoltre riguardano i numeri delle carte di credito, che non sono condivisi con chi conduce le ricerche di mercato, ma non i nomi e dettagli personali dei titolari.

L'iniziativa, infine, è circoscritta agli Stati Uniti e non saranno utilizzati dati di clienti non americani. MasterCard non è l'unico a condurre operazioni di questo genere: Facebook, ad esempio, lavora in partnership con Datalogix per vedere se gli utenti acquistano un prodotto dopo averlo visto pubblicizzato sul social network. Sul versante delle carte di credito, invece, Visa vende ai rivenditori al dettaglio i numeri di telefono di propri clienti per inviare sms promozionali.

Chi accetta di riceverli ha diritto a sconti o altri incentivi. Anche American Express, infine, conduce ricerche di mercato sui propri clienti ma sempre su base aggregata e con la garanzia dell'anonimato. L'ampliamento del «grande fratello» commerciale, sebbene sia visto come un'opportunità di profitto per i fornitori di servizi finanziari e per gli operatori di mercato, desta preoccupazioni tra le autorità di regolamentazione e quelle politiche.

La scorsa settimana la Commissione Commercio del Senato Usa ha avviato un'indagine sulle attività condotte da nove società che scambiano dati sui consumatori. A marzo, invece, l'Autorità Federale per il Commercio degli Stati Uniti aveva chiesto un intervento del Congresso «per colmare il vuoto legislativo lasciato nella raccolta di informazioni» da parte dei cosiddetti «broker» specializzati. «Il patrimonio digitale accumulato dai consumatori spiega, in una missiva rivolta proprio ai "broker", il presidente della Commissione, il democratico John Rockefeller rischia di diventare una minaccia se usato in modo inappropriato o disonesto».


2 - GOOGLE NEI GUAI PER LA PRIVACY...
B.D'A. per "la Stampa"

Google viola le norme europee sulla privacy, per questo avrà quattro mesi di tempo pena pesanti sanzioni - per rendere più trasparenti i criteri di raccolta e diffusione del suo bene più prezioso: le informazioni sul conto dei propri utenti.

È quanto riporta il Financial Times segnalando l'ultimatum imposto dall'Unione europea al colosso informatico di Mountain View. Nel mirino dei tecnici di Bruxelles ci sono i nuovi termini e condizioni per la privacy che Google ha applicato lo scorso marzo suscitando non poche polemiche.

Cambiando i precedenti parametri, infatti, l'azienda avrebbe reso più complicato per gli utenti capire come e per quali scopi le loro informazioni sono registrate e utilizzate.

In questo modo, denunciano le autorità europee, il flusso dei dati personali sfugge completamente al controllo di chi naviga che invece ha diritto a una maggiore trasparenza sull'utilizzo dei prodotti targati Google.

A sollecitare l'intervento europeo è stata una ricerca del Cnil, l'equivalente francese del Garante per la privacy italiano. La relazione «conferma che alcune aziende semplicemente non prendono sul serio la privacy quanto il prezzo delle loro azioni», ha dichiarato Viviane Reding, commissario europeo alla Giustizia.

Un'accusa diretta che però Peter Fleischer, consulente di Google per la privacy, ha preferito non cogliere ritenendo invece che i criteri introdotti dall'azienda «rispettano le leggi europee». Ma la battaglia innescata dal trattamento dei dati personali è solo all'inizio. All'origine delle modifiche introdotte da Google, infatti, c'è la necessità di tracciare e incrociare in modo più veloce ed efficace le informazioni di chi naviga utilizzando il suo motore di ricerca o il suo browser Chrome. Sesso, età, luogo da cui si stanno consultando le pagine Internet: tutto viene tracciato e inserito in un sofisticato database, per creare statistiche accuratissime e pronte all'uso. Merce preziosa per le imprese e le società di marketing.

Secondo l'associazione Articolo 29, che rappresenta i funzionari sulla privacy dei Paesi europei, «gestire tutte queste informazioni su scala così ampia è altamente rischioso per la privacy degli utenti».

Eppure è proprio sulla gestione e sulla vendita di questi dati che si gioca il successo di colossi come Facebook e su cui Google ha costruito parte della sua fortuna. Solo nel secondo trimestre del 2012, l'azienda ha registrato un fatturato consolidato di più di 12 miliardi di dollari con un incremento del 35% rispetto al secondo trimestre del 2011.

 

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